Assegno divorzile, sentenza Cass. 10.5.2017, nuovi orientamenti

Nuovi orientamenti in tema di assegno divorzile, alla luce della Sentenza della Cassazione Civile n. 11504 del 10 maggio 2017

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Nuovi orientamenti in tema di assegno divorzile, alla luce della Sentenza della Cassazione Civile n. 11504 del 10 maggio 2017

di  Giovanni Della Corte

 

Dato il recente clamore mediatico, è utile effettuare alcuni brevi chiarimenti sulle innovazioni introdotte dalla Sentenza Cass. Civ. 10.05.2017, n. 11504 in tema di assegno divorzile.

Innanzitutto va subito chiarito che il nuovo orientamento è applicabile solo ed esclusivamente per i coniugi divorziati, non per i coniugi separati: con la separazione, infatti, si mantengono, seppur allentati, i vincoli di solidarietà familiare ed economica mentre col divorzio cessa qualunque vincolo tra i coniugi.
Il Giudice di legittimità, nella citata Sentenza 11504/17, ha affermato che una volta sciolto il matrimonio civile o cessati gli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio religioso, il rapporto matrimoniale si estingue definitivamente sul piano dello status personale dei coniugi, i quali devono perciò considerarsi da allora in poi “persone singole“, fermo restando, in presenza di figli, l’esercizio congiunto della responsabilità genitoriale, con i relativi doveri e diritti, gravanti su entrambi gli ex coniugi.
Perfezionatasi la fattispecie estintiva del rapporto matrimoniale, il diritto all’assegno di divorzio – previsto dalla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, nel testo sostituito dalla L. n. 74 del 1987, art. 10 – è condizionato dal propedeutico riconoscimento di esso in base all’accertamento giudiziale della mancanza di “mezzi adeguati” dell’ex coniuge richiedente l’assegno o, comunque, dell’impossibilità dello stesso “di procurarseli per ragioni oggettive“.
Infatti, la Cassazione, e qui l’innovazione, nel giudizio di divorzio distingue nettamente due momenti di indagine: preliminarmente il Giudice deve procedere all’accertamento finalizzato a valutare la sussistenza del diritto alla percezione dell’assegno divorzile (che diviene diritto condizionato) e, solo successivamente, deve passare all’eventuale fase della quantificazione del detto assegno.
Nella prima fase il giudice, facendo utilizzo dei criteri dell’adeguatezza dei mezzi, dell’indipendenza economica, e dell’autoresponsabilità economica dovrà accertare se il diritto all’assegno sussite; la novità è che non si dovrà più tenere in considerazione il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e/o le condizioni economiche (reddituali e patrimoniali) dell’altro coniuge (ossia quello che dovrebbe pagare…). Assumono rilevo, in altre parole, le indagini finalizzate ad circoscrivere le condizioni economiche (reddituali e patrimoniali) dell’ex coniuge richiedente, oltre che delle sue capacità lavorative (quest’ultime anche presuntive, in ragione di sesso, età e titolo di studio).
Il criterio di adeguatezza economica, quindi, non deve più essere parametrato al precedente tenore di vita bensì alla capacità del richiedente di essere indipendente (o all’astratta capacità di esserlo).
Inoltre, la Corte richiama il Giudice di merito ad analizzare i fatti anche alla luce del criterio della autoresponsabilità economica, ovvero sul dovere sociale che ogni individuo ha di contribuire al proprio mantenimento utilizzando le capacità (personali, culturali, patrimoniali, ecc.) di cui dispone.
Il Collegio ritiene che l’utilizzo dei parametri di riferimento siffatti – cui rapportare il giudizio sull’adeguatezza-inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio e sulla possibilità-impossibilità per ragioni oggettive dello stesso di procurarseli – serve ad effettuare il giudizio prognostico sull’indipendenza economica del richiedente: se è accertato che quest’ultimo è economicamente indipendente o è effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto il relativo diritto.
Di tal guisa, così come accade per il diritto al mantenimento per i figli maggiorenni, la Cassazione ha affermato che non può essere imposto all’ex coniuge di mantenere l’altro (con cui non esiste più alcun vincolo matrimoniale) se questi è in grado (seppur astrattamente) di provvedere a se stesso.
Per agevolare l’applicazione dei principi illustrati, il Collegio fornisce degli indici da utilizzare per accertare, nella fase di giudizio sull’an debeatur, la sussistenza dell’indipendenza economica dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio, ovvero:
1) il possesso di redditi di qualsiasi specie;
2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza (“dimora abituale”: art. 43 c.c., comma 2) della persona che richiede l’assegno;
3) la capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;
4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.
Quanto al regime della prova della non “indipendenza economica” dell’ex coniuge che fa valere il diritto all’assegno di divorzio, allo stesso spetta allegare, dedurre e dimostrare di “non avere mezzi adeguati” e di “non poterseli procurare per ragioni oggettive“.
Solo dopo aver accertato il diritto a percepire l’assegno di mantenimento il Giudice dovrà procedere alla determinazione dell’assegno divorzile, basandosi sulla seguente massima di diritto: “tener conto”, nella fase del quantum debeatur – informata al principio della “solidarietà economica” dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro in quanto “persona” economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost.), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell’assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all’esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma (“(….) condizioni dei coniugi, (….) ragioni della decisione, (….) contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, (….) reddito di entrambi (….)”), e “valutare” “tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio”, al fine di determinare in concreto la misura dell’assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell’onere della prova (art. 2697 cod. civ.).

Pomigliano d’Arco, 19 giugno 2017

Avv. Giovanni Della Corte

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