detenuto, autorizzazione traduzione giudice civile, incompetenza

Tribunale di Nola, ordinanza del 4 febbraio 2015 – –  Separazione giudiziale – autorizzazione traduzione del giudice civile di parte detenuta – incompetenza – figlio minore – condizione di detenzione del padre – affido esclusivo alla madre – mantenimento …


giustizia-www-iussit-com

 

 

 

Tribunale di Nola, Dott.ssa Vincenza Barbalucca, ordinanza del 4 febbraio 2015

SEPARAZIONE GIUDIZIALE – UDIENZA PRESIDENZIALE – AUTORIZZAZIONE TRADUZIONE DEL GIUDICE CIVILE DI PARTE DETENUTA – INCOMPETENZA – FIGLIO MINORE – CONDIZIONE DI DETENZIONE DEL PADRE – AFFIDO ESCLUSIVO ALLA MADRE – MANTENIMENTO A CARICO DI CONIUGE DETENUTO – OBBLIGO INELUDIBILE

 

 

Testo:

TRIBUNALE ORDINARIO DI NOLA
REPUBBLICA ITALIANA
Il Giudice Delegato dal Presidente del Tribunale
Dott. VINCENZA BARBALUCCA
Nella proc. (*)/2014
avente per oggetto: SEPARAZIONE GIUDIZIALE
vertente tra
Meviax Ax rapp.tata e difesa dall’avv. F. Bxx
E
Tiziox Cx rapp.tato e difeso dall’avv. S. Dxx
– Sentita parte ricorrente;
– esaminati gli atti di causa;
– esaminate le informative ;
– dato atto che il resistente non è comparso;
– rilevato che parte resistente non è comparso in quanto il Magistrato di Sorveglianza di XXXX con provv.to del 29.1.2015 ha ritenuto di dover rigettare l’istanza iscritta quale permesso di prima necessità ai sensi dell’art. 30 l. 26.7.1975 n. 354 inoltrata dal Tiziox Cx, detenuto nella Casa Circondariale di XXXX, motivando con l’assunto che il citato detenuto avrebbe dovuto attivare la procedura di traduzione ex art. 85 comma 5 dpr 230/2000, da inoltrare al Giudice Competente;
– ritenuto che dalla lettura della norma citata e quindi dal significato letterale della stessa che recita  “I trasferimenti o le traduzioni per motivi di giustizia penale diversi da quelli indicati dal comma 3 ed i trasferimenti o le traduzioni per motivi di giustizia civile sono consentiti solo quando, a giudizio dell’autorità giudiziaria competente, gravi motivi rendono inopportuno il compimento dell’attività da espletare nel luogo dove il detenuto è ristretto”  non si evince assolutamente ed univocamente che l’autorità competente per l’autorizzazione alle traduzioni di parti di un processo civile in stato di detenzione sia il Giudice Civile e nello specifico il Giudice Delegato dal Presidente del Tribunale per l’udienza presidenziale: infatti la norma fa riferimento “all’autorità giudiziaria competente” e tale deve intendersi non il Giudice Civile innanzi a cui dovrà comparire la parte detenuta, che non può avere ovviamente ed istituzionalmente cognizione precisa della situazione del detenuto, ma piuttosto l’Autorità Penale procedente (Giudice del Dibattimento ovvero il Giudice di Sorveglianza se vi è pronuncia definitiva) che evidentemente ha “competenza” a seguire le sorti detentive del detenuto (è a questo Giudice che il detenuto per es. inoltra istanza per permessi ) in quanto questo Giudice ha cognizione diretta della situazione detentiva del soggetto , laddove , per es. , fosse sottoposto a particolare misure quali l’isolamento, la protezione, od altro, inoltre questo Giudice è istituzionalmente deputato a fornire ex lege tutte le conseguenti prescrizioni e cautele correlate alla traduzione oltre che valutarne a priori la opportunità o meno;

– ritenuto dunque che in tal senso va interpretato il concetto di “competenza” evidenziato dalla norma, in quanto diversamente opinando si attribuirebbe al concetto una interpretazione forzata visto che si veicolerebbe la competenza alla finalità della traduzione e cioè rispetto al Giudice che deve sentire le parti, ma che non è competente a disciplinare lo stato detentivo, tanto più che il Giudice Civile non può obbligare le parti a comparire tanto è vero che la scelta di comparire o meno in sede presidenziale è rimessa alla libera valutazione dei coniugi;
– rilevato in ogni caso che il resistente benchè non autorizzato alla comparizione innanzi a questo Giudice ha fatto pervenire tramite il suo legale in udienza presidenziale una propria memoria con firma autenticata di cui si prende atto;
– ritenuto che attesa la condizione in vinculis del resistente è opportuno adottare il regime di affido esclusivo della minore alla madre per consentire una più agevole gestione e più snello esercizio della potestà genitoriale, in considerazione altresì che lo stato detentivo dovrà durare ancora un certo numero di anni per arrivare alla completa espiazione della pena;
– ritenuto che nel giudizio di separazione l’obbligo di mantenimento a favore del coniuge economicamente debole, seppur giustificato dal principio generale della solidarietà tra i coniugi ex art. 148 e 156 c.c., presuppone sempre l’assolvimento di due precisi oneri e cioè:
– a) la formulazione della domanda;
      – b) il conforto probatorio da parte del richiedente.
– rilevato che nel caso che ci occupa la ricorrente non ha svolto specifica domanda di determinazione di assegno di mantenimento a suo favore e tra l’altro dalle emergenze in atti si evince che svolge attività di commessa e parrucchiera a domicilio, oltre che essere sostenuto dal nuovo compagno, cameriere;
– ritenuto invece che l’obbligo di mantenimento dei minori è assolutamente ineludibile da parte di entrambi i genitori in virtù delle disposizioni ex artt. 147, 148 e soprattutto 160 c.c. norma questa ultima che sancisce la indisponibilità dei diritti/doveri correlati al matrimonio e tra questi sicuramente quelli della cura materiale dei figli (art. 148 c.c.);
– ritenuto che lo stato detentivo del soggetto obbligato di per sé non esime dall’obbligo di mantenimento dei figli minori e maggiorenni non autonomi, tenuto conto che il detenuto potrebbe in ogni caso godere di introiti reddituali (es. proventi derivanti da attività lavorativa svolta in carcere, pensioni, rendite, etc): ragion per cui se non è provata l’assoluta incapienza ed incapacità attuale a produrre reddito, l’obbligo di contribuzione persiste e sussiste;
– rilevato che nel caso che ci occupa tale onere probatorio non risulta assolto dalla parte anzi dal tenore della comparsa e dalla documentazione versata emerge che il resistente ha una certa capacità contributiva (v. cedolini paga in atti), tanto è vero che ha dichiarato di “aver sempre versato e di versare tutt’ora quando può delle somme di denaro alla figlia – vedasi ricevute prodotte – ;
P.Q.M.
– autorizza i coniugi a vivere separati;
– dispone affido esclusivo della minore alla madre con diritto per il padre di vederla un giorno a settimana previo accompagnamento e prelevamento a cura della nonna paterna o di altro familiare di fiducia, invitando la ricorrente a far coltivare la minore rapporti significativi con la famiglia di origine del padre della minore in particolare i nonni paterni;
– determina in euro 200,00 il contributo per il mantenimento della minore da porre a carico del resistente e da versare alla ricorrente entro il giorno 5 di ogni mese a mezzo bonifico o vaglia bancario con indicizzazione annuale ISTAT;
-assegna alla ricorrente termine sino al 25.4.2015 per il deposito in cancelleria di memoria integrativa che deve contenere il contenuto di cui all’art. 163 III comma c.p.c. nn.2,3,4,5,6; assegna al convenuto il termine ex art. 166 e 167 c.p.c. per la costituzione in giudizio e per la proposizione di eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio con l’avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze ex art. 167 c.p.c. e che oltre detto termine non potranno più essere sollevate le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. Nomina GI la dott. (**); rinvia all’ud. Istruttoria (…).6.2015 h.10.00; Si comunichi alle parti ed al Pm
Nola , 4.2.2015
il GD

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi