Avvocati. Abolizione temporanea del contributo minimo integrativo

Avvocati. Abolizione temporanea del contributo minimo integrativo


 

Avvocati

Abolizione temporanea del contributo minimo integrativo
di   Roberto Bigi (*)

Premessa: il sistema contributivo forense è disciplinato dal “Regolamento dei Contributi “ e dal “Regolamento di attuazione dell’art. 21, commi 8 e 9, della legge 247/2012”. Analogamente a quanto disposto dalla normativa previgente, gli attuali regolamenti prevedono che tutti gli iscritti alla Cassa che non siano pensionati di vecchiaia e fermo restando le agevolazioni per i “nuovi iscritti” disciplinate dagli artt. 7, 8 e 9 del citato “Regolamento di attuazione dell’art. 21, commi 8 e 9, della legge 247/2012”, sono tenuti al pagamento del contributo soggettivo e integrativo in una misura “minima”, eventualmente da integrare in autoliquidazione, sulla base del reddito e del volume d’affari IVA effettivamente dichiarati.

Il contributo integrativo: la caratteristica di questa forma di contribuzione, di natura solidaristica, è quella di costituire un “costo” per i clienti degli avvocati e non per il singolo professionista. Quest’ultimo, infatti, è tenuto ad applicare la maggiorazione in fattura (4%) con l’obbligo di riversarla alla Cassa. Solo nel caso di produzione di un volume d’affari modesto, cioè nel caso in cui il totale delle maggiorazioni applicate nelle fatture risulti inferiore al contributo minimo integrativo dovuto dal professionista alla Cassa, si determina un “costo” in capo all’iscritto. Tale fattispecie, risulta configurarsi più frequentemente di quanto risultasse prima dell’entrata in vigore della legge 247/2012 e del relativo Regolamento di attuazione che, si ricorda, hanno imposto l’obbligo dell’iscrizione alla Cassa per tutti gli iscritti in un Albo professionale forense, indipendentemente da qualsiasi considerazione sull’effettivo esercizio dell’attività.

La soluzione: al fine di evitare che l’obbligo del pagamento del contributo minimo integrativo possa costituire un “costo” dell’iscritto, il Comitato dei Delegati ha deliberato una modifica regolamentare, in corso di approvazione ministeriale, che prevede l’abolizione “temporanea” (per il quinquennio 2018-2022) del contributo minimo integrativo, fermo restando l’obbligo di riversare alla Cassa, in sede di autoliquidazione, l’intero contributo percentuale (4%) calcolato sul volume d’affari IVA, importo che dovrebbe quindi corrispondere all’effettiva somma delle maggiorazioni applicate nelle fatture. Per effetto di tale modifica, nessun professionista dovrebbe più trovarsi nella condizione di sopportare un “costo” in riferimento al contributo integrativo.
A titolo esemplificativo, si illustrano schematicamente gli effetti sul contributo integrativo che produrrebbero le modifiche regolamentari in approvazione ministeriale, nel caso di 2 professionisti tenuti entrambi, attualmente, al pagamento del contributo minimo integrativo nella misura ordinaria (per il 2018 – € 710,00) e che dichiarino, rispettivamente, un volume d’affari Iva pari a € 10.000,00 e € 50.000,00: […] continua a leggere alla fonte>>

(*) Rag. Roberto Bigi – Responsabile Ufficio Accertamenti Contributivi e Dichiarativi

  • Fonte: http://newsletter.cassaforense.it – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense – CF Newsletter – Febbraio 2018 – Numero 2

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