Avvocato, insegnante solo di materie giuridiche

Cassazione, Sez. Un. Civ., sentenza del 28 ottobre 2015 – – Avvocato. Iscrizione all’albo – esercizio della professione di avvocato – legge n. 247 del 2012 – disciplina delle incompatibilità – attività di insegnante – eccezione solo per docenti di materie giuridiche


 

giustizia-www-iussit-com

 

 

 

AVVOCATI – INCOMPATIBILITA’ – ECCEZIONI
CASSAZIONE, SEZ. UN. CIV., sentenza n. 21949 del 28 ottobre 2015

Avvocato – iscrizione all’albo – esercizio della professione di avvocato  – legge n. 247 del 2012 –  disciplina delle incompatibilità –   attività di insegnante  – eccezione  solo per docenti di materie giuridiche

 

Le Sez. Un. nel rigettare il ricorso proposto da un insegnante di scuola primaria a tempo indeterminato part-time hanno statuito quanto segue:

[L’art. 19 L. 247/2012 non consente una lettura estensiva tale da ricomprendere nell’ambito dell’eccezione, in nome dell’unitarietà della funzione docente, anche i docenti della scuola primaria, che insegnanti in materie giuridiche non sono.

Nel vigore della precedente disciplina dell’ordinamento della professione di avvocato, l’art. 3 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933, nel prevedere in via generale l’incompatibilità tra lo svolgimento della professione di avvocato e la sussistenza di un impiego pubblico, stabiliva anche un’eccezione (quarto comma, lettera a) per “i professori e gli assistenti delle Università e degli altri Istituti superiori ed i professori degli Istituti secondari”.

Con la sentenza 8 novembre 2010, n. 22623, le Sezioni Unite hanno interpretato la disposizione derogatoria contenuta nel citato art. 3, quarto comma, lettera a), nel senso che, sussistendone i requisiti, l’incompatibilità è esclusa anche per i docenti delle scuole elementari.

A tale conclusione questa Corte è giunta sul rilievo che anche i docenti della scuola elementare godono della medesima libertà di insegnamento stabilita per gli altri docenti e devono essere in possesso della laurea, sicché la loro esclusione dall’eccezione prevista dall’ordinamento professionale si risolverebbe in una discriminazione in contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza.
Si è trattato, in quel contesto, non di stabilire una nuova eccezione alla regola, bensì di esplicitare quanto era “già individuabile nel contenuto della norma in coerenza con l’identità di ratio di quanto espressamente previsto”.

L’art. 19 del nuovo ordinamento della professione forense, di cui alla legge n. 247 del 2012, avente ad oggetto la disciplina delle eccezioni alla norma sulla incompatibilità, ha un contenuto diverso, che non consente di ribadire l’interpretazione estensiva operata dalle Sezioni Unite con riferimento al quadro normativo precedente.
Infatti – ferma l’incompatibilità dell’esercizio della professione di avvocato “con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato” (art. 18, comma 1, lettera d) – l’art. 19, al comma 1, fa salva un’eccezione con riguardo all’”insegnamento o [al]la ricerca in materie giuridiche nell’università, nelle scuole secondarie pubbliche o private parificate e nelle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione pubblici”.

Ai fini dell’operatività dell’eccezione alla regola generale dell’incompatibilità con qualunque attività di lavoro subordinato, anche part-time, la nuova legge da quindi rilievo non solo al luogo nel quale l’insegnamento o la ricerca si svolge (nelle università, nelle scuole secondarie e nelle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione), ma – e ciò costituisce una novità rispetto al testo precedente – anche all’ambito disciplinare dell’insegnamento o della ricerca, il quale, per espressa previsione, è esclusivamente quello delle “materie giuridiche”.

L’univoco tenore letterale dell’art. 19 non ne consente una lettura estensiva tale da ricomprendere nell’ambito dell’eccezione, in nome dell’unitarietà della funzione docente, anche i docenti della scuola primaria, che insegnanti in materie giuridiche non sono.

Una diversa interpretazione non solo non si muoverebbe nel rispetto delle potenzialità obiettive del dato testuale, ma anche non terrebbe conto della ratio della riforma, che è quella di ammettere un’eccezione, alla regola che sancisce l’incompatibilità con qualsiasi rapporto implicante subordinazione e che vale anche per i docenti e i ricercatori, soltanto là dove l’insegnamento e la ricerca (costituenti la prestazione lavorativa) si esplichino in un settore disciplinare (“materie giuridiche”) comune a quello che tipicamente caratterizza la professione di avvocato. (…)

– – – 

(…) per espressa disposizione contenuta nella disposizione transitoria di cui all’art. 65 della legge n. 247 del 2012 – il citato art. 19 “non si applica agli avvocati già iscritti agli albi alla data di entrata in vigore della presente legge, per i quali restano ferme le disposizioni” precedenti (…)]

 – Legge n. 247 del 2012

 

***

Potrebbe interessarti:

Abogado, per 3 anni è vietato utilizzare titolo Avvocato  Cassazione , Sez. Un. Civ., sentenza del 15 marzo 2016 – – Abogado. L’avvocato stabilito per conseguire la dispensa dalla prova attitudinale di cui all’art. 8 d.lgs. n. 115/1992 deve aver utilizzato il titolo professionale di origine per almeno tre anni di esercizio effettivo e regolare della professione forense  /  E’ esercizio abusivo della professione (reato art. 348 c.p.)  l’utilizzo del titolo di Avvocato  da parte di un avvocato stabilito

Avvocato stabilito, requisiti per iscrizione albo speciale  Cassazione, Sez. Un., Civ, sentenza del 4 marzo 2016 – – Avvocato stabilito (abogados) – iscrizione nella sezione speciale dell’Albo degli avvocati – requisito di onorabilità [condotta specchiatissima e illibata / condotta irreprensibile] – non previsto

.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi