Buca sulla strada: caduta, lesioni, responsabilità PA, art. 2051 cc

Giudice di Pace di Napoli, sentenza del 13 settembre 2017 – – – Buca sulla strada – non visibilità – imprevedibilità – insidia – caduta – lesioni – responsabilità ex art. 2051 c.c. del Comune proprietario della strada

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Risarcimento danni

Giudice di Pace di Napoli, Dr.ssa Ida Della Rocca, IV Sez. Civ.,
sentenza del 13 settembre 2017

Buca sulla strada – non visibilità – imprevedibilità – insidia – caduta – lesioni – responsabilità ex art. 2051 c.c. del Comune proprietario della strada

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Sussiste la responsabilità della P.A. per le lesioni subite in conseguenza di una caduta in una buca stradale non visibile e non segnalata

Perchè ricorra un’insidia (o trabocchetto), che dà luogo a responsabilità per i danni a carico dell’ente pubblico proprietario della strada, occorre che sussista il carattere obiettivo della non visibilità del pericolo occulto e l’elemento subiettivo della sua imprevedibilità e, quindi, dell’impossibilità di avvistarlo tempestivamente per poterlo evitare.

L’Ente (P.A. – nel caso di specie il Comune), nella qualità di proprietario della strada, è tenuto non solo alla sua manutenzione, ma anche alla sua custodia, con conseguente applicazione, nei suoi confronti, della presunzione di responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c., qualora abbia omesso di vigilare..

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Testo sentenza:
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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI NAPOLI
Il Giudice di Pace di Napoli, Dr.ssa Ida Della Rocca, della IV Sez. civile
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al n. … del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi nell’anno 2014 avente ad oggetto: risarcimento danni.
TRA
AXX TIZIA, c.f. … , elettivamente domiciliata in XXXX, alla via … , presso lo studio dell’avv. Bx Cxxx, che la rappresenta e difende come da procura a margine dell’atto introduttivo del giudizio; (Attrice)
CONTRO
COMUNE DI XXXX, in persona del Sindaco pro tempore, corrente in … ed ivi elettivamente domiciliato presso … dal quale è difeso dall’avv. Dx Exxx, c.f. … , che lo rappresenta e difende come da procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; (Convenuto)
CONCLUSIONI: le parti concludevano come da verbale di causa.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Preliminarmente, deve darsi atto che la presente sentenza viene estesa senza la puntuale esposizione dello svolgimento del processo, atteso che, a norma dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n°4 come novellato a seguito dell’art. 45, comma 17, L. 69/2009, la sentenza deve contenere unicamente “ la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione”.
Pertanto essa viene redatta indicando succintamente le ragioni di fatto e di diritto della decisione, ben precisando che, trattandosi di disposizione normativa dettata con evidente finalità di accelerazione ai fini della produzione della sentenza, deve ritenersi consentito al giudice di pronunciare quest’ultima, considerando integralmente richiamati dalla presente pronuncia sia l’atto introduttivo, sia la comparsa di costituzione della convenuta, sia gli altri scritti difensivi delle parti ed i verbali delle udienze in cui la causa è stata trattata, istruita e discussa.
In limine litis, deve essere dichiarata la validità di tutti gli atti introduttivi e di costituzione delle parti, atteso che i medesimi consentono di individuare gli elementi costitutivi delle domande avanzate e delle difese ed eccezioni proposte.
In particolare, l’atto introduttivo del giudizio contiene, in modo adeguato, tutti gli elementi di identificazione del diritto azionato.
La titolarità ad agire e resistere in giudizio in capo alle parti, risulta provata per tabulas e attraverso le risultanze testimoniali.
Sussiste la competenza per valore del giudice adito.
Nel merito, la domanda giudiziale proposta dall’istante con l’atto introduttivo del giudizio, ritualmente notificata e volta ad ottenere la declaratoria di responsabilità del Comune di XXXX nella determinazione dell’evento dannoso, è fondata e, per quanto di ragione, deve essere accolta.
Le dichiarazioni rese in sede di istruttoria, hanno confermato la dinamica dell’accadimento come dedotta nel libello introduttivo.
I testi attorei, Fx e Gx Lxx dichiaravano di trovarsi nei giorni, nelle ore e località indicate nel libello introduttivo allorquando hanno visto la sig.ra Tizia “..cadere in un buco coperto da un cartone..circolare..destinato forse ad un piano di illuminazione..“ e che il predetto buco sembrava un tutt’uno con la pavimentazione ulteriormente precisando che la buca non era né visibile né segnalata, e confermando le lesioni subite dall’attrice.
Alla luce degli elementi probatori sopra riassunti, non è configurabile alcun dubbio circa la sussistenza dell’esclusiva responsabilità della convenuta nella produzione dell’evento dannoso dedotto per violazione manifesta dell’art. 2051 c.c..
Va ribadito un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione sent. n. 999/14 del 20.01.2014, secondo cui in caso di sinistri causati da un tombino lasciato scoperto dal Comune, se la strada è evidentemente in dissesto, allora la sua richiesta di risarcimento del danno è infondata.
Quando la situazione di pericolo è prevedibile e la strada fa presumere chiaramente la presenza di rischi, è l’utente che deve adottare un atteggiamento di massima prudenza e attenzione.
In merito a tale evento dannoso, va ricordato che, perchè ricorra un’insidia (o trabocchetto), che dà luogo a responsabilità per i danni a carico dell’ente pubblico proprietario della strada, occorre che sussista il carattere obiettivo della non visibilità del pericolo occulto e l’elemento subiettivo della sua imprevedibilità e, quindi, dell’impossibilità di avvistarlo tempestivamente per poterlo evitare.
Può quindi al riguardo stabilirsi, sulla base delle suddette deposizioni, che, la concreta situazione che si esamina contiene i due predetti caratteri dell’insidia.
Per quel che attiene poi ai presupposti per la configurabilità in tali fattispecie della responsabilità ex art. 2043 c.c. della p.a., secondo un frequente orientamento della giurisprudenza del Supremo Collegio – deve affermarsi che l’ente proprietario del bene aperto all’uso pubblico è tenuto a mantenere lo stesso in condizioni che non costituiscano per l’utente, il quale fa ragionevole affidamento nella sua apparente regolarità, una situazione di pericolo occulto.
La responsabilità del Comune di XXXX discende dalla considerazione che, essendo la strada di proprietà pubblica, l’Ente è tenuto non solo alla sua manutenzione, ma anche alla sua custodia, con conseguente applicazione, nei suoi confronti, della presunzione di responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c., qualora abbia omesso di vigilare.
In sostanza, la responsabilità della P.A. deriva non da un generico obbligo di custodia, ma direttamente, ed inderogabilmente, dal fatto che, aperta la strada al traffico veicolare e pedonale, esso è tenuto ad assicurare la sicurezza degli utenti, a prescindere da quali rapporti lo leghino a chi abbia in custodia la strada stessa o vi abbia effettuato dei lavori; il principio del neminem laedere impone anche all’amministrazione il dovere di tenere le strade in condizioni tali da non costituire per l’utente, che regolarmente confida nello stato apparente di transitabilità, un’insidia o trabocchetto (Cass. 24/1/95 n. 809).
Invero, la mancata manutenzione non può essere indice di caso fortuito ovvero di una forza maggiore; è indice di omessa manutenzione ed omesso rispetto di quanto imposto dall’art. 14 del C.d.S., ed è quindi indice della violazione ex 2051 c.c..
Né consegue che, in sede di istruttoria testimoniale, il danneggiato debba provare che “ il danno si sia verificato nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa o dallo sviluppo di un agente dannoso sorto nella stessa…” e che l’amministrazione abbia un potere effettivo (custodia, vigilanza etc..) sulla cosa medesima, tale da non arrecare danni a terzi, cfr. Cass. civ. sentenza n. 526/1987.
Parte convenuta, di converso, avrebbe dovuto provare il caso fortuito o quanto meno il verificarsi di un evento atmosferico di rilevanti dimensioni, tale da aver concorso alla determinazione del danno, cfr. Cass. civ. 526/1987.
In assenza di prova contraria, i danni rimangono integralmente a carico del Comune di XXXX.
In ordine alla quantificazione dei danni, deve rilevarsi come, dalla documentazione medica in atti e dalla CTU medico legale espletata e logicamente argomentata e condivisa da questo Giudice, la somma è liquidata anche tenendo conto delle risultanze della perizia redatta dal CTU nominato, dott. Mx Nxx.
Sulla base delle esposte considerazioni il Comune di XXXX va condannato al risarcimento dei danni per lesioni subite dalla Axx Tizia, come di seguito determinato:
– € 1.687/00 per ITT gg. 36 al 100%;
– € 398/48 per ITP gg. 17 al 50%;
– € 199/24 per ITP gg. 17 al 25%;
– € 2.285/40 in ragione del danno biologico permanente al 2% e considerata l’età della danneggiata al momento del sinistro come da tabelle ministeriali vigenti;
Competono, altresì, € 25/00 per spese mediche documentate.
In conclusione, sommando le sunnominate voci di danno, la somma spettante all’attrice ascende ad € 4.595/12, già rivalutata all’attualità, oltre gli interessi a far data dalla presente fino all’effettivo soddisfo.
Non va riconosciuto il danno morale che, conformemente ai più recenti orientamenti della Suprema Corte di Cassazione, merita una valutazione autonoma rispetto al danno biologico, stabilendo l’incongruità di una mera valutazione tabellare ai fini del calcolo delle somme dovute a ristoro del pregiudizio subito dalla vittima.
La liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psico-fisica – quale perdita delle qualità della vita del soggetto gravemente leso con tutte le componenti psichiche e spirituali del dolore umano – può essere provata anche per presunzioni oltre che da allegazioni di parte attrice che, allo stato, non sono sufficientemente tali da far ritenere riconoscibile tale posta di danno.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo ai sensi del D.M. 55/14, con attribuzione, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., in favore dell’avv. Bx Cxxx, dichiaratosi antistatario delle stesse e tenendo conto, ai fini dell’individuazione del valore della presente controversia, della somma effettivamente attribuita alla parte vittoriosa, a titolo di risarcimento dei danni complessivamente patiti per effetto dell’illecito dedotto in lite.
P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Napoli, IV sez. civ. dr.ssa Ida Della Rocca definitivamente pronunciando, sulla domanda proposta da Axx Tizia, nei confronti del Comune di XXXX, contrariis reiectis così decide:
– in accoglimento della domanda giudiziale dichiara esclusivo responsabile ex art. 2051 c.c. nell’evento per cui è causa, il Comune di XXXX;
– Condanna, per l’effetto, il Comune di XXXX, al pagamento in favore di Axx Tizia della complessiva somma di € 4.595/12 (quattromilacinquecentonovantacinque/12), a titolo di danni subiti dall’attrice, somma già rivalutata all’attualità, oltre gli interessi a far data dalla presente fino all’effettivo soddisfo;
– Condanna, il Comune di XXXX, al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in € 1.000/00 (mille/00) oltre € 638/00 (seicentotrentotto/00) per gli esborsi sostenuti (ivi compresi € 488,00 liquidati al CTU, oltre oneri accessori se documentati con idonea fattura, che si pongono a carico della soccombente) oltre al rimborso spese generali, I.V.A. e Cassa Previdenza Avvocati come per legge;
– Dispone la distrazione delle spese e competenze di lite come sopra liquidate, in favore dell’avv. Bx Cxxx, difensore di parte attrice, antistatario delle stesse.
– La presente sentenza deve essere dichiarata provvisoriamente esecutiva ai sensi dell’art. 282 c.p.c.
Così deciso in Napoli, 13/09/2017
Il Giudice di Pace
Dr.ssa Ida Della Rocca
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