Condominio, riscaldamento, distacco da impianto centralizzato

Cassazione, Sez. VI Civ., 18 maggio 2017 – – – Condominio – riscaldamento – equiparazione rinuncia temporanea a distacco definitivo – distacco da impianto centralizzato e regolamento condominiale – ripartizione delle spese di gestione/riscaldamento dell’impianto centralizzato – legittimità delibera assemblea

giustizia-www-iussit-com

Cassazione, Sez. VI Civ., n. 12580 del 18 maggio 2017

Condominio – riscaldamento – equiparazione rinuncia temporanea a distacco definitivo – distacco da impianto centralizzato e regolamento condominiale – ripartizione delle spese di gestione / riscaldamento dell’impianto centralizzato – legittimità delibera assemblea

 

Nella sentenza
(omissis) “ è stato più volte affermato da questa Corte che l’interpretazione del regolamento contrattuale di condominio da parte del giudice del merito è insindacabile in sede di legittimità quando non riveli violazione dei canoni di ermeneutica oppure vizi logici (Cass. Sez. 2, 31 luglio 2009, n. 17893). È in tal senso del tutto coerente l’interpretazione che la Corte d’Appello di Roma ha dato dell’art. 11 del Regolamento di condominio, nel senso che, dove esso disciplina “la rinuncia al servizio di riscaldamento centrale… purché per un’intera stagione”, stabilendo comunque per il rinunciante “l’obbligo di pagare la metà del contributo”, si riferisca sia alle ipotesi di temporanea astensione dalla fruizione dell’impianto di riscaldamento, sia al definitivo distacco delle diramazioni della singola unità immobiliare dall’impianto comune (non sussistendo, secondo il senso letterale delle parole, alcuna ontologica temporaneità della “rinuncia” al riscaldamento, intesa come atto volontario unilaterale del condomino, quale concetto da contrapporre al definitivo “distacco”, che indica invece l’atto materiale, come può desumersi anche dall’art. 1118, comma 4, c.c., introdotto dalla legge n. 220/2012, pur non applicabile nella specie ratione temporis). D’altro canto, la disposizione regolamentare in esame, limitandosi ad obbligare il condomino rinunziante a concorrere parzialmente anche alle spese per l’uso del servizio centralizzato, non va intesa come clausola impeditiva del distacco (il che, ad avviso di precedenti decisioni di questa Corte, renderebbe il contratto non meritevole di tutela: Cass. Sez. 2, 29 settembre 2011, n. 19893; Cass. Sez. 2, 13 novembre 2014, n. 24209). È stato, piuttosto, stabilmente affermato dalla giurisprudenza, con orientamento che deve trovare conferma e depone per l’infondatezza del ricorso, come sia legittima la delibera assembleare che disponga (proprio come nel caso in esame), in esecuzione di apposita disposizione del regolamento condominiale avente natura contrattuale posta in deroga al criterio legale di ripartizione delle spese dettato dall’art. 1123 c.c., che le spese di gestione dell’impianto centrale di riscaldamento siano a carico anche delle unità immobiliari che non usufruiscono del relativo servizio (per avervi rinunciato o essersene distaccati), tenuto conto che la predetta deroga è consentita, a mezzo di espressa convenzione, dalla stessa norma codicistica (Cass. Sez. 2, 23 dicembre 2011, n. 28679; Cass. Sez. 2, 20 marzo 2006, n. 6158; Cass. Sez. 2, 28 gennaio 2004, n. 1558).
È del resto derogabile dai condomini, nell’esercizio della loro autonomia privata, anche la disciplina dell’art. 1118 c.c., che correla diritti ed obblighi dei condomini al valore millesimale di contitolarità, prescegliendo un accordo di valore negoziale che si risolve in un impegno irrevocabile di determinare quantitativamente le quote di contribuzione alle spese in un certo modo (cfr. Cass. Sez. 2, 26/03/2010, n. 7300).
Non è dunque ravvisabile nella previsione che il rinunziante all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento debba concorrere alle sole spese per la manutenzione straordinaria o alla conservazione dell’impianto stesso, una norma imperativa non derogabile nemmeno con accordo unanime di tutti i condomini, in forza di vincolo pubblicistico di distribuzione degli oneri condominiali dettato dall’esigenza dell’uso razionale delle risorse energetiche e del miglioramento delle condizioni di compatibilità ambientale, ed essendo perciò i condomini liberi di regolare mediante convenzione il contenuto dei loro diritti e dei loro obblighi mediante una disposizione regolamentare di natura contrattuale che diversamente suddivida le spese relative all’impianto, ferma l’indisponibilità del diritto al distacco.”

 

Questo è quanto hanno stabilito gli Ermellini (Cass., Sez. VI, n. 12580, 18 maggio 2017, rel. Scarpa) pochi giorni dopo una decisione, di senso non conforme, della stessa Corte (Cass., Sez. II Civ., n. 11970 del 12 maggio 2017, rel. Criscuolo) che stabilisce la nullità della clausola del regolamento che vieti il distacco o che obblighi comunque il condomino (nel caso di distacco) alle spese di consumo.

Sull’argomento, si renderà necessario un intervento delle Sezioni Unite?