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Contrassegno e polizza di assicurazione falsi. Ricettazione

DELITTO DI USO DI ATTO FALSO E RICETTAZIONE [Tribunale di Nola, sentenza del 23.01.07]

DELITTO DI USO DI ATTO FALSO E RICETTAZIONE
NEL CASO IN CUI UN SOGGETTO VENGA RITROVATO
IN POSSESSO DI POLIZZA E CONTRASSEGNO ASSICURATIVO FALSO
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.(massima a cura dell’ Avv. Angelo Pignatelli)
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RICETTAZIONE – FALSO: rinvenimento di contrassegno e polizza di assicurazione risultati falsi sia nel modello che nel contenuto – configurabilità sia del reato di uso di atto falso (nel momento in cui i documenti falsi sono stati consegnati all’imputato) sia del delitto di ricettazione (nel momento in cui quest’ultimo li ha ricevuti).
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[Tribunale di Nola, Giudice Monocratico Dr.ssa Bilosi, sentenza del 23.01.07 depositata il 23.02.07]
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TRIBUNALE DI NOLA
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(omissis)
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Motivi della decisione
Ritiene questo Giudice accertata la penale responsabilità di R.R. in ordine al reato ascrittogli al capo b).
La prova si fonda sulle dichiarazioni rese dal teste qualificato circa il controllo dell’auto C. tg XXXXXX, effettuato in data XXXX, quando l’auto era condotta dal coimputato R.F…
La mera visione del contrassegno e poi della polizza – ove l’imputato era indicato quale contraente – radicavano la certezza della provenienza illecita di entrambi i documenti, definitivamente confermata dalla risposta della compagnia circa la inesistenza di un contratto di assicurazione per responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli stipulato dall’imputato o da chiunque altro con la compagnia “RAS” e con riferimento all’auto oggetto del controllo.
In particolare, i colori e la stampigliatura del contrassegno non erano originali, ed il numero di polizza riportato sul contratto era più piccolo di quello originale impiegato dalle compagnie. E’ di tutta evidenza anche la apposizione sfalsata dei numeri e delle lettere impressi con macchina da scrivere e la presenza di ribattiture (cfr. polizza e contrassegno).
Lo stesso è a dirsi per il modello di polizza e di tagliando in bianco, anch’essi oggetto di abile ed accurata contraffazione “devono essere molto bravi a fare queste cose, uno di noi non è sicuramente all’altezza”, come ha commentato il verbalizzante.
Ciò posto, la visione dei documenti – polizza e tagliando assicurativo – conferma la dichiarazione del teste circa la evidente contraffazione del contrassegno e del contratto, nella loro compilazione, per essere tutti i caratteri stampati a macchina.
Alla luce delle risultanze dibattimentali, in assenza di elementi che depongano in senso contrario, deve pertanto ritenersi integrata la fattispecie del reato contestato, ricorrendone l’elemento oggettivo, consistente nella ricezione, comunque avvenuta, del tagliando di assicurazione e del contratto nonchè l’elemento soggettivo del dolo generico consistente nella consapevolezza di ricevere una cosa proveniente da reato. Esso è desunto dalla evidenza della contraffazione e dalla consapevolezza di utilizzare quei documenti, nonostante la loro provenienza illecita, agevolmente desumibile dalle consuete modalità con le quali si entra in loro possesso, ed aggirate al fine di non pagare la rata del premio, delitto presupposto, nella fattispecie in esame, essendo il delitto di cui all’art. 485 c.p..
Correttamente l’imputato è stato imputato del delitto di uso di atto falso, dovendosi escludere, per le abilità tecniche e la predisposizione di apparecchiature sofisticate, che abbia potuto provvedere egli stesso alla falsificazione, fermo restando che la mancanza di querela per la procedibilità del delitto presupposto non incide anche sulla procedibilità del delitto in esame.
Deve quindi ritenersi raggiunta la prova della conoscenza dell’illecita provenienza dei documenti e la consapevolezza di ricevere una cosa proveniente da reato.
Non coglie nel segno la tesi, pure prospettata in dottrina, secondo la quale risultano integrati solo gli elementi del reato meno grave di cui all’art. 485 c.p., contestato al capo a), sul presupposto giuridico della coincidenza tra le due condotte ed in base alla considerazione che il delitto di falso in scrittura privata, penalmente irrilevante prima della utilizzazione del documento, necessariamente richiede che venga consegnato ad altri che ne faccia uso. Ne discende, ad avviso della medesima teoria, da un lato la integrazione del delitto di cui all’art. 485 c.p. e, dall’altro, la impossibilità di configurare il reato di ricettazione perchè la consegna di un documento – la cui falsità è penalmente irrilevante fino a quello stesso momento – farebbe venire meno il presupposto del delitto in contestazione.
Ritiene questo giudice che nella esposta tesi la premessa – secondo la quale il modulo assicurativo sol perché redatto su modelli non contenenti grafie né autografie non possa essere oggetto di ricettazione prima della compilazione falsa – pure in astratto corretta, non attiene al caso concreto perché è stata raggiunta la prova che quei documenti fossero falsi anche nel modello.
Per tale ragione, il reato di falso si è perfezionato (nei confronti del suo autore) nel momento in cui i documenti sono stati consegnati all’imputato ed il delitto di ricettazione si è a sua volta perfezionato (nei confronti dello stesso) nel momento in cui quest’ultimo li ha ricevuti.
E’ notorio che esiste un nutrito mercato clandestino di polizze e contrassegni assicurativi falsi. Il modulo stampato, anche se privo della sottoscrizione dell’assicuratore, reca elementi tali da determinare l’affidamento collettivo quanto ad originalità e provenienza e la rilevanza della falsificazione è nell’inganno in cui si trae l’intera collettività – certamente non solo la compagnia di assicurazione, che, più semplicemente, aveva un cliente in meno – non garantita nel caso di sinistro.
L’imputato non ha provato di avere riprodotto indebitamente il documento nè poteva ignorare di utilizzare un modulo non avente una legittima provenienza, perchè falsificato, del quale ha fatto uso per fine di profitto.
Elementi tutti dalla cui coordinazione logica, risulta provata la malafede dell’imputato.
Non ricorrendo ulteriori elementi di segno contrario, l’imputato va condannato.
Pena equa, valutate tutte le circostanze di cui all’art. 133 c.p., ritenuta l’attenuante delle circostanze generiche per la sua incensuratezza e per la lieve tenuità del fatto da porre in giudizio di prevalenza sull’aggravante del nesso teleologico con riferimento al delitto di cui al capo a), si stima quella di anni uno mesi sei di reclusione ed euro 200,00 di multa (p.b. operato il giudizio di prevalenza, anni due di reclusione ed euro 300,00 ridotta ex art. 62 bis c.p. alla pena finale), oltre al pagamento delle spese processuali.
Ricorrono le condizioni di legge per la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna.
Ritiene questo Giudice non doversi procedere nei confronti di entrambi gli imputati per il reato ascrittogli al capo a) perchè manca la querela.
Ne discende quindi il loro proscioglimento per mancanza della condizione di procedibilità.
Ritiene questo Tribunale non doversi procedere nei confronti di R.F. per il reato ascrittogli al capo b) perchè estinto per morte del reo.
Ed invero, dal certificato rilasciato in data 11.3.05 dal Comune di C. risulta che l’imputato è deceduto in data 21.10.04.
Pertanto, non risultando dagli atti evidente la sussistenza di una causa di assoluzione nel merito (cfr. esito del controllo sui documenti assicurativi dell’auto da lui condotta), va dichiarato non doversi procedere per estinzione del reato a norma dell’art. 150 c.p.
I documenti risultati falsi vanno confiscati e distrutti.
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P.Q.M.
letti gli artt. 533 e 535 c.p.p.,
dichiara R.R. responsabile del reato a lui ascritto e, ritenuta la circostanza delle attenuanti generiche prevalente sulla contestata aggravante, lo condanna alla pena di anni uno mesi sei di reclusione ed euro 200,00 di multa oltre al pagamento delle spese processuali.
Pena sospesa e non menzione.
Letto l’art. 529 c.p.p.,
dichiara non doversi procedere nei confronti di entrambi gli imputati per il reato loro ascritto al capo a) per difetto di querela.
Letto l’art. 531 c.p.p.,
dichiara non doversi procedere nei confronti di R.F. per il reato di cui al capo b) perchè estinto per morte dell’imputato.
Confisca e distruzione del contrassegno e del certificato assicurativo.
Giorni trenta per il deposito della motivazione.
Nola, 23.1.07
Il Giudice
Dr.ssa Bilosi
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