Covid-19, diritto di visita genitori separati – assegno mantenimento

Famiglia.  Emergenza COVID-19: diritto di visita dei genitori separati – assegno di mantenimento dei figli minori
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FAMIGLIA

EMERGENZA COVID-19
DIRITTO DI VISITA DEI GENITORI SEPARATI
ASSEGNO DI MANTENIMENTO DEI FIGLI MINORI

di
Avv. Giuseppina Marotta

 

Cosa succede nel caso in cui non viene versato l’assegno di mantenimento dei figli minori a causa della crisi economica?

E’ consentito lo spostamento per esercitare il diritto di visita dei genitori separati nonostante i divieti COVID-19? Cosa succede se il genitore collocatario lo impedisce?

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In questo periodo spesso viene richiesto al proprio avvocato se è passibile di denuncia penale il coniuge che:
a)- arbitrariamente, adducendo la attuale crisi economica, riduca e/o omette di corrispondere l’importo stabilito dal Giudice civile a titolo di assegno di mantenimento dei figli minori;
b)- sempre sua sponte, richiamando l’obbligo di restare a casa, neghi al genitore non collocatario di prendere i figli e/o di esercitare il diritto di visita secondo il calendario statuito dal giudice civile.
Ebbene, pur in assenza di disposizioni normative in tal senso, la risposta non può che essere affermativa, per entrambe le condotte.
Rispetto al primo caso, infatti, che la crisi economica non possa essere una giusta causa per sottrarsi al pagamento dell’assegno di mantenimento totale o parziale, si desume dalle numerose pronunce già emesse dalla S.C. di Cassazione, che ha sempre ribadito i seguenti principi, ormai consolidati, cui i Giudici di merito si sono pedissequamente conformati:
1)- lo stato di bisogno di un figlio minore è implicito nella sua condizione di minore (cfr. per tutte Cass. sez. VI 4/10 – 25/11/2016 n. 5007526/3/2003 n. 26725 ed altre conf.);
2)- non vale ad escludere il reato la circostanza che l’altro coniuge (o un terzo) provveda in via sussidiaria al mantenimento del minore (cfr. cass. Sez. VI 18/3/2015 n. 11804; cass. Sez. VI 21/11/2012 n. 49755; cass. sez. VI 9/1/2004 ed altre conf.)
3)- sussiste il reato anche in caso di inadempimento parziale del genitore obbligato, qualora le somme versate non siano in grado di far fronte alle loro esigenze fondamentali di vita; (cfr. Cass. n. 51027 del 18/12/2013; n. 15898 del 9/4/2014)
4)- l’addotta impossibilità di adempiere va dimostrata, con onere di allegazione a carico dell’obbligato. (cfr. Cass. Sez. V 15/12/2016-25/1/2017 n. 3831), che oltre a provare di non essere stato posto in condizioni di adempiere per cause a lui non imputabili, dovrà anche dimostrare di essersi prodigato per trovare attività di lavoro alternative e/o di non percepire rendite e/o altri benefici, tra cui reddito cittadinanza, indennità e/o benefit riconosciuti con i decreti governativi e regionali, anche in tale periodo critico.
Insomma, sembra evidente che in questo periodo non sarà semplice sottrarsi all’obbligo di corrispondere il mantenimento per i figli minori richiamando genericamente la crisi economica legata al COVID-19, in quanto a prescindere da tutto e da tutti, ai figli va comunque sempre assicurato il loro mantenimento, pena la responsabilità penale per il reato di cui all’art. 570 bis cp.
Per quanto concerne il diritto di visita dei minori, ci si pone di fronte ad una seria problematica avente ad oggetto la necessità di contemperare da un lato la tutela della salute dei figli minori, e dall’altro di garantire il diritto del genitore non collocatario di poter vedere e stare con i figli anche in questo periodo.
Va subito precisato che nonostante tale diritto non sia stato vietato con i decreti ministeriali succedutisi in questo terribile periodo di restrizioni, non sono mancati già pronunce di merito contrastanti.
Ed invero, da un lato il Tribunale di Bari adito da una madre che invocava la sospensione del diritto di visita del padre dimorante in altro e diverso comune, ritiene che vada sacrificato il diritto di far visita ai figli, a fronte di un prevalente interesse a tutelare la salute degli stessi.
Si legge, infatti, nel suo provvedimento che «Il diritto paterno ad incontrare i figli, in presenza della pericolosissima espansione della epidemia in corso, che non accenna ancora a ridurre la sua aggressività tanto da essere stata qualificata dell’Oms pandemia, deve considerarsi quindi recessivo rispetto al primario interesse dei minori a non esporsi al rischio di contagio, nel quale potrebbero poi essere veicolo essi stessi, e ciò sia in ossequio al divieto normativo» di spostamento tra comuni, «sia in forza dell’assoluta preminenza del diritto alla salute dei minori, che può essere compromesso dai contatti con il genitore, il quale sta continuando a lavorare in un call center e ha quindi frequentazioni con un numero indeterminato di persone, così rendendosi egli stessi possibile veicolo di infezione per i piccoli».
Nel contempo il giudice ha inoltre ordinato alla madre «di favorire i contatti audio-video anche plurigiornalieri tra il padre e i suoi figli attraverso l’utilizzo di tutti gli strumenti tecnologici disponibili».

Con questo provvedimento «provvisorio e urgente», il giudice ha così accolto la richiesta della madre di «sospensione degli incontri» per il rischio di contagio da coronavirus legato allo spostamento dei bambini da un comune all’altro.
Dall’altro, invece, il Tribunale di Milano adito per una analoga richiesta, si è pronunciato diversamente, rigettando la richiesta, ritenendo vincolante, ai fini del collocamento e frequentazioni con il padre, l’accordo separativo, aggiungendo che i decreti ministeriali dell’ 8 e del 9 Marzo non vietano l’esercizio di tale diritto.
Nello specifico, infatti, il Tribunale, rileva come il DPCM non precludesse il rientro presso la residenza o domicilio, e che il Governo nelle proprie FAQ aveva chiarito che erano permessi gli spostamenti per permettere a ciascun genitore di attuare il diritto di visita e frequentazione del figlio, rientrante nei “comprovati motivi di assoluta urgenza” che legittima lo spostamento da un Comune all’altro.
Nel successivo decreto dell’11 Marzo si faceva riferimento alla questione e si diceva che “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore, sono consentiti, secondo le modalità previste dal Giudice”, munendosi di apposita autocertifcazione e documentazione comprovante il calendario delle visite.
Dunque una legittimazione che permane anche con il nuovo DPCM del 22.3.20, che nulla ha modificato al riguardo, e che nel caso in cui venga impedito e/o ostacolato da parte del coniuge collocatario, in assenza di pronunce d’urgenza che sospendano o vietano la visita, risulta punibile ex art. 388 c.p. .
Provvedimenti diametralmente opposti che, purtuttavia, auspicano entrambi un buon senso e responsabilità da parte dei genitori affinchè si adottino comunque tutte le cautele per evitare rischi del contagio.
Si pensi, ad esempio ai genitori esposti al rischio di contagio per ragioni sanitarie o perché conviventi con soggetti che per ragioni lavorative siano più esposti a rischio, oppure perché manifestano sintomi caratterizzanti il COVID-19.
In tali casi, prima ancora delle norme o dei provvedimenti giudiziali, dovrebbe imporsi, nel preminente interesse di tutela della salute dei minori, il senso di responsabilità e la prudenza del genitore “più esposto”.
Per cui, proprio in ossequio a quel senso di responsabilità che mai come in questo periodo ha assunto il ruolo di protagonista sin dall’inizio della pandemia, la soluzione auspicabile è quella di un accordo tra i genitori che, con equilibrio, nel rispetto della bigenitorialità e delle norme connesse all’emergenza epidemiologica, nell’interesse primario dei figli, favorisca sia la continuità del rapporto genitore/figli, sia la riduzione di rischi con limitazioni di frequenti trasferimenti, adottando soluzioni più pratiche e/o più opportune. (Si pensi ad esempio ad accorpare più giorni di permanenza dei figli presso ciascun genitore, ovvero, incentivare videochiamata e/o chiamata attraverso skype con i figli anche più volte al giorno, ovvero autosospendere il proprio diritto di visita ove sussista un rischio di contagio)

Avv. Giuseppina Marotta
(Studio Legale Pignatelli Siniscalchi & Partners)

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