Covid-19, violazione misure contenitive: l’ombra di una doppia sanzione

Covid-19, violazione delle misure contenitive: l’ombra di una doppia sanzione

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COVID-19, VIOLAZIONE DELLE MISURE CONTENITIVE:
L’OMBRA DI UNA DOPPIA SANZIONE

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Avv. Pasquale Napolitano

L’esigenza di contenimento dell’attuale pandemia ha indotto il Legislatore ad emanare, in un arco temporale assai ristretto, una serie di atti normativi con il fine di arginare – nel più breve tempo possibile – i numerosi contagi registrati; ne è conseguita una successione di norme il cui coordinamento potrebbe creare non solo ardui nodi interpretativi ma finanche sovrapposizioni tra disposizioni dei diversi ordinamenti del diritto interno.

L’ultimo intervento legislativo, ha portato all’adozione del D.L. n. 19 del 25 marzo 2020, entrato in vigore il successivo 26 marzo il quale, all’art. 4, introduce una serie di disposizioni variegate e di non agevole interpretazione in materia di “sanzioni e controlli” concernenti l’accertamento di condotte contrarie alle misure adottate al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus Covid-19.
Lo scopo perseguito, tra gli altri, è stato quello di creare una catalogazione delle sanzioni che ha generato – e genererà – non poche problematiche applicative, che non appaiono risolte rispetto al precedente assetto normativo ma che, anzi, potrebbero essere state addirittura complicate.
Cerchiamo di fare ordine.
La disciplina precedente al DL 19/2020, richiamava, in caso di violazione delle misure, l’art. 650 c.p., ipotesi di reato punita con la pena dell’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro. Tale fattispecie, indipendentemente dal richiamo ad essa operato dai DPCM, è applicabile quando non risulti configurabile altra ed eventualmente più grave ipotesi di reato.
Nel medesimo contesto, va segnalato che alcune Procure, a prescindere dalla accennata menzione dell’art. 650 c.p., avevano evocato l’applicabilità nello specifico della diversa e più rilevante fattispecie di cui all’art. 260 R.D. n. 1265/1934 (Testo Unico delle leggi sanitarie), che punisce, con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000 chiunque non osservasse un ordine legalmente dato per impedire la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo con l’ipotesi aggravata nel caso in cui la diffusione fosse cagionata dagli esercenti di una professione o un’arte sanitaria.
Le novità previste dal DL 19/2020 sono da ricondursi al richiamato art. 4, il quale stabilisce che: “salvo che il fatto costituisca reato”, il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito con la sanzione amministrativa da 400 euro a 3.000 euro, irrogata dal Prefetto e non con la sanzione contravvenzionale prevista dall’art. 650 c.p.
Tale disposizione, inoltre, contempla ipotesi più gravi la cui sanzione amministrativa sarebbe aumentata unitamente alla sanzione accessoria della chiusura dell’attività per un tempo determinato. Ed ancora, il comma 6, stabilisce che salva l’ipotesi in cui risulti configurabile il più grave reato di epidemia colposa, la violazione della misura del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per chi sia sottoposto a quarantena essendo risultato positivo al Covid-19 è punita a norma dell’art. 260 R.D. 1265/1934, con le nuove sanzioni previste dal successivo comma 7, cioè l’arresto da tre a diciotto mesi e l’ammenda da 500 a 5000 euro. Il comma 8, infine, stabilisce l’applicazione retroattiva delle disposizioni che sostituiscono le sanzioni penali con quelle di natura amministrativa, da quantificare tuttavia, in misura ridotta per i fatti commessi in data anteriore al 26 marzo 2020.
Tuttavia, giova ricordare che, nel predetto scenario giuridico, non può escludersi la configurabilità di ipotesi di reato di maggior disvalore, quali i delitti di epidemia (art. 438 c.p.) o di epidemia colposa (artt. 438 e 452 c.p.), in relazione alla diversità delle condotte poste in essere ed alle conseguenze di queste.
Tanto stabilito, è opportuno operare una riflessione in ordine alla concreta possibilità di ritenere applicabile la disposizione di cui all’art. 260 TULS ai soli fatti riguardanti la violazione della misura della quarantena ai soggetti Covid-19 positivi e non anche a tutte le altre condotte violatrici delle disposizioni. Difatti, la vasta portata applicativa di tale norma finirebbe col vanificare tutte le indicazioni concernenti la sostituzione delle sanzioni previste dall’art. 650 c.p. con sanzioni amministrative (di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5, 8), sebbene, nel caso specifico, entrambe le disposizioni abbiano la medesima ed espressa finalità di limitare la diffusione del contagio nello scenario dello stato di emergenza sanitaria.

In altri termini, l’illiceità della condotta di chiunque ometta di osservare un ordine dato dall’Autorità per ragioni di igiene o sanità, come nel caso specie, trova censura sia in ambito amministrativo che in ambito penale, attesa l’identica natura del bene giuridico protetto dalle, seppur diverse, disposizioni.
In definitiva, il frenetico susseguirsi degli atti normativi emanati, legati ad una situazione inedita ed in continua evoluzione, unitamente ai conseguenti nodi interpretativi ad essi legati ed avuto riguardo alle difficoltà interpretative in cui potranno incorrere gli operatori all’atto degli accertamenti, potrebbe, tuttavia, esporre i cittadini al rischio di divenire oggetto tanto di sanzione amministrativa, quanto di procedimento penale, sebbene le diverse contingenze saranno esaminate, in concreto, caso per caso.

Avv. Pasquale Napolitano  –  28 Aprile 2020
(Studio Legale Pignatelli, Siniscalchi & Partners)

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