Danni da pirata della strada, successiva identificazione veicolo

Cassazione, Sez. III Civ., sentenza del 22 novembre 2016 – – Rca. Incidente stradale – veicolo non identificato – richiesta di risarcimento danni all’impresa designata per conto FGVS – successiva identificazione del veicolo / La legittimazione passiva, processuale e sostanziale dell’impresa designata rispetto al sinistro rimane stabilizzata per tutto il corso del giudizio


 

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Cassazione, Sez. III Civ., sentenza n. 23710 del 22 novembre 2016

Rca. Incidente stradale – veicolo non identificato – richiesta di risarcimento danni all’impresa designata per conto del FGVS – successiva identificazione del veicolo: la legittimazione passiva, processuale e sostanziale dell’impresa designata rispetto al sinistro rimane stabilizzata per tutto il corso del giudizio

 

La Sez. III della Cassazione, con la sentenza n. 23710 del 22 novembre 2016, ha precisato:

[(…) che la tutela già apprestata dalla legge 990 del 1969 per indennizzare le vittime dei cd. “pirati della strada” non può più, come tale, essere messa in discussione dal legislatore nazionale (per i cogenti vincoli sovranazionali: attualmente, art. 117, primo comma Cost.) a seguito dell’art. 1, comma 4, della Direttiva 2009/103/CE, del 16.9.2009), il quale ha imposto di adottare /e/o mantenere) una disciplina che sia volta a “garantire la vittima” (cfr. 6° Considerando della direttiva 84/5).
Di qui, peraltro, il principio, ormai consolidato, secondo cui la complessiva disciplina dell’assicurazione r.c.a. è orientata al conseguimento di apprestare la maggior tutela possibile alle vittime della strada (omissis).
Principio che è stato più volte ribadito dalla Corte Costituzionale (sentt. N.83 del 1977 e n. 235 del 2014, con richiamo, in entrambe, al fondativo principio di solidarietà ), dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (omissis)  e da questa stessa Corte di cassazione (il principio “vulneratus ante omnia reficiendus” è riaffermato, tra le altre da Cass., 30 agosto 2013, n. 19963).
Il principio di massimizzazione della tutela del danneggiato dalla circolazione stradale si viene, poi, a coniugare con quello dell’effettività della stessa in forza di un processo giusto a dalla durata ragionevole  (omissis), là dove la garanzia del diritto di azione sarebbe frustrata in modo non ragionevole ove si optasse per un suo inutile esercizio a fronte dell’identificazione del responsabile del sinistro nel corso dell’intentato giudizio risarcitorio (avvenuta, presumibilmente, a distanza di anni e, magari, anche in grado di appello), con la conseguenza che al danneggiato sarebbe imposto di attivarsi per un nuovo e ulteriore giudizio contro il responsabile successivamente “scoperto” al fine di vedere attuato il proprio diritto al risarcimento.
E in tale prospettiva non è senza rilievo che, secondo la soluzione ermeneutica da preferirsi, l’impresa designata sarebbe in ogni caso presidiata nelle proprie ragioni sostanziali dal diritto di agire in via di regresso contro il responsabile del sinistro, potendo altresì avvalersi di una sterilizzazione della decorrenza del termine di prescrizione sino al momento dell’avvenuto pagamento del risarcimento; mentre, diversamente opinando, le ragioni risarcitorie del danneggiato potrebbero, invece, essere rese vane anche dalla maturazione della prescrizione nei confronti del responsabile “scoperto” successivamente, eventualmente resa possibile dalla durata di un intero giudizio in cui il tehema decidendum  si concentri intorno all’accertamento dell’effettivo responsabile del sinistro, rimasto estraneo al contraddittorio.
Il che si palesa come ulteriore riprova del fatto che l’interpretazione prescelta, nei vari tasselli che la compongono, è quella che opera un bilanciamento degli interessi implicati orientato ragionevolmente verso l’anzidetto principio di effettività della tutela giurisdizionale, che è valore costituzionale predicato dal diritto sostanziale (omissis) . Ciò che, nella specie, assume uno specifico rilievo, giacchè , nel caso dell’art. 19, primo comma, lett. a), della legge 990 del 1969 (ma anche per il vigente art. 283 d.lgs. n. 209 del 2009),il rimedio risarcitorio riguarda (espressamente ed unicamente) il  vulnus  recato alla persona e, dunque, la tutela si rivolge (non solo, ma anzitutto) ai diritti inviolabili e fondamentali che ad essa sono riconosciuti e garantiti dalla Carta Fondamentale (tra gli altri, artt. 2 e 32 Cost.)]

 

Quindi, ha enunciato il seguente principio di diritto:
 [Nel caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato, il danneggiato, esaurito lo  spatium deliberandi  previsto dalla legge, potrà agire nei confronti dell’impresa designata per conto del FGVS allegando e provando, oltre al fatto che il sinistro si è verificato per condotta dolosa o colposa del conducente di un altro veicolo, che quest’ultimo non era identificabile in forza di circostanze obiettive, non dipendenti da sua negligenza; la legittimazione passiva, processuale e sostanziale, dell’impresa designata rispetto a tale sinistro rimarrà stabilizzata per tutto il corso del giudizio, anche nel caso in cui si accerti successivamente l’identità del responsabile, nei cui confronti la stessa impresa designata, adempiuta la sentenza di condanna al risarcimento del danno, potrà agire in via di regresso]

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