Danni rca: rifiuto ingiustificato convenzione negoziazione assistita

Giudice di Pace di Napoli, Sez. II, sentenza del 2 ottobre 2018  – – – Risarcimento danni da circolazione stradale – apertura sportello – responsabilità – proponibilità – procedibilità – incoerenza sistemica di due condizioni che gravano sulla stessa materia suscettibili di pregiudicare la celerità del giudizio – eccezione di mancata negoziazione da  parte dell’impresa assicurativa – conseguente concessione termine ed invito alla negoziazione assistita – rifiuto ingiustificato alla stipula della convenzione da parte di quest’ultima – condanna (a carattere sanzionatorio, ammissibile anche ex officio) ex art. 96 c.p.c., comma 3 (al fine di contrastare azioni dilatorie)

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RISARCIMENTO DANNI
NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Giudice di Pace di Napoli, Sez. II, Avv. Felice Alberto D’Onofrio
sentenza del 2 ottobre 2018

Risarcimento danni da circolazione stradale – apertura sportello – responsabilità – proponibilità – procedibilità – incoerenza sistemica di due condizioni che gravano sulla stessa materia suscettibili di pregiudicare la celerità del giudizio – eccezione di mancata negoziazione da  parte dell’impresa assicurativa – conseguente concessione termine ed invito alla negoziazione assistita – rifiuto ingiustificato alla stipula della convenzione da parte di quest’ultima – condanna (a carattere sanzionatorio, ammissibile anche ex officio) ex art. 96 c.p.c., comma 3 (al fine di contrastare azioni dilatorie)  

 

Negoziazione assistita
Nella sentenza il GdP osserva: È  singolare che nella stessa materia si verifichi la contemporanea presenza di  una condizione di proponibilità, costituita  nel caso di specie dalla  preventiva richiesta di risarcimento e di una condizione di procedibilità. In particolare  l’improcedibilità dell’azione (Vd. es. art. 412/bis, 443 cpc), si ha quando la norma pone in limine litis un ostacolo provvisorio alla prosecuzione del processo, e non consente che sia proseguito e concluso con una decisione di merito finché l’ostacolo non sia rimosso mentre l’azione deve essere considerata improponibile quando una norma pone un ostacolo insormontabile alla proposizione del giudizio avanti la A.G. .  Nel caso di specie, tuttavia, il legislatore, onde evitare che contrariamente alle sue  buone intenzioni, come purtroppo  spesso avvenuto, la condizione di procedibilità, si risolva paradossalmente e perniciosamente  in un ulteriore allungamento dei  tempi ha previsto, questa volta, opportunamente, un’apposita norma di salvaguardia statuendo  all’art 4  dl 132-14 che  “la mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio e di quanto previsto dagli articoli 96 e 642, primo comma, del codice di procedura civile”

“il rifiuto a stipulare la convenzione appare ingiustificato  considerato  che la convenuta impresa assicurativa, che pure aveva  proposto l’eccezione, nella fase successiva non ha inteso iniziare nessun confronto   con la parte attrice, il  quale  non necessariamente avrebbe dovuto concludersi con  l’accordo di cui all’ art 5 “

 

 

Testo:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Giudice di Pace di Napoli Avv. Felice Alberto D’Onofrio, II Sezione,ha pronunziato la seguente   
SENTENZA
nel procedimento incardinato con RG.N.xxxx-17, riservato all’udienza  del giorno  21-09-18
TRA
Meviax Ax  c.f…. , el.te dom.ta  in Napoli,  alla via …, presso lo studio dell’Avv. Bx Cxx, difensore in virtù  di mandato  a margine dell’ atto di citazione         (attrice)
E
Tiziax Dx         (convenuta)
NONCHÈ
ZZZZ Ass.ni spa, in persona del l. r. el.te dom.to in Napoli,  alla via  …,   presso lo studio dell’ Avv. Bx Cxx, difensore in virtù  di mandato  a margine dell’atto di citazione         (convenuta)
Oggetto: risarcimento danni
Conclusioni: come da verbali ed atti di causa
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione ritualmente notificato, l’istante, chiamava in giudizio le parti convenute, rispettivamente  proprietario ed assicuratore della vettura Fiat 500 tg. …,  per sentirle condannare al risarcimento dei danni subiti in occasione del sinistro  avvenuto  in data 28-02-15, alle ore 14,00 circa, in Napoli, alla  via Nnn.  Incardinatasi la lite si costituiva la impresa assicurativa che impugnava la domanda chiedendone il rigetto mentre l’altra  convenuta sebbene ritualmente citata rimaneva contumace, indi concesso il termine per l’esperimento della negoziazione assistita che non andava a buon fine, ammessa ed espletata la prova testimoniale, disposta ctu, precisate le conclusioni di cui in epigrafe, la causa  veniva riservata a sentenza.

MOTIVI  DELLA DECISIONE
In via preliminare  va osservato che la domanda è proponibile  invero l’attore ha versato in atti messa in mora recapitata alla ZZZZ arl in data 08-07-16. La richiesta di risarcimento  contiene l’indicazione di codice fiscale, descrizione del fatto, entità delle lesioni, dichiarazione ex art 142 dlgs 209-05.

La ratio della normativa prevista  dal dlgs 209/05 è quella di consentire all’ assicuratore di poter disporre di tutti gli elementi per formulare l’ offerta di cui all’ art. 148 comma 2. Tuttavia, a  fronte di una messa in mora incompleta l’art. 148 comma 5, prevede espressamente  che l’assicuratore, ove non possa per tale incompletezza formulare  congrua offerta  di risarcimento, debba richiedere al danneggiato, entro trenta giorni dalla  sua ricezione, le necessarie integrazioni.

Non può, dunque, ricorrere alcun  effetto interruttivo  atteso che lo stesso, come    previsto dal comma 5, è  collegato alla richiesta di informazioni da parte dell’ assicuratore, che nel caso di specie non è stata documentata. Nel caso di specie, peraltro è pacifico, ed emerge dagli atti di causa, che l’attrice si sia sottoposta agli accertamenti  medici da parte  del consulente della impresa assicurativa dott. Hxx. Ai fini della procedibilità va osservato che  risulta proposto il tentativo di negoziazione assistita   ex art 3 dl 132-14 con  invito alla negoziazione assistita recapitato ad entrambe le parti.

Per quanto concerne la legittimazione delle parti, intesa come titolarità del rapporto controverso, a differenza  della legitimatio ad causam, si configura come una questione che attiene al merito della lite e rientra nel potere dispositivo e nell’onere deduttivo e probatorio della parte interessata (ex multis Cass. n. 21192/06, Cass. n. 4796/06, trib. Napoli XI del 28-02-06);  risulta  provata per presunzioni e per tabulas.  Nel merito  va osservato che la fattispecie  dedotta in giudizio rientra  nella previsione  di cui all’ art. 2054 comma 1 cc che presume la responsabilità del conducente del veicolo investitore.

Ebbene  l’assunto attoreo è stato  confermato   dall’ escussione del  teste  la cui deposizione  è verosimile  non essendo emersi elementi di sospetto nè contrari riscontri. Exx Fx, indifferente, infatti, confermava le circostanze esposte nell’atto introduttivo riferendo, in particolare, che all’altezza dell’orto botanico, una  ragazza che stava passeggiando in direzione di via Sss,” veniva colpita al volto dallo sportello lato passeggero di un’auto modello fiat 500 di colore scuro”; che  in conseguenza dell’impatto finiva al suolo; che sanguinava dal labbro e lamentava dolori alla bocca, che presentava una ferita, ed ai denti anteriori. D’altra parte nulla è stato dimostrato dalla convenuta a fronte della contestazione della domanda mentre il convenuto è rimasto contumace. Ebbene la contumacia può concorrere insieme ad altri elementi a formare il convincimento del giudice (Cass. n. 7739/07).  Appare chiara dunque, la  esclusiva responsabilità del convenuto,  alla luce degli  elementi probatori emersi dall’istruttoria ed in mancanza della prova liberatoria di cui al richiamato art. 2054 comma 1 c.c., in ordine alla produzione dell’evento dannoso di cui alla fattispecie dedotta in giudizio, per aver  il conducente del veicolo antagonista violato le norme di prudenza e di comportamento dettate dal codice della strada.  A fronte di quanto  contestato dalla ZZZZ, il ctu ha adeguatamente e puntualmente  risposto alle osservazione del fiduciario della impresa assicurativa in ordine alla sussistenza del nesso di causalità  confermato sulla scorta della documentazione di tre strutture sanitarie  tra cui il referto del Pronto Soccorso Ospedale Loreto. Alla luce di tali risultanze va, quindi,  liquidato  il danno biologico inteso quale lesione al diritto alla salute  concretatesi nella  menomazione della integrità psico-fisica della persona (a prescindere dalla capacità di produrre reddito)  la cui ingiustizia e risarcibilità dipende  dal combinato disposto  degli artt. 32 c e 2043 cc. La liquidazione  avviene tenuto conto della certificazione medica e delle consulenze di parte versate in atti (entrambe contenute nel fascicolo di parte attrice), della comune esperienza, delle norme di cui  agli artt.2056 e 1226 c.c.  nonchè dell’ art 139 dlgs. 209-05. E pertanto  sulla scorta della ctu, che questo giudicante ritiene redatta con scrupolo e precisione, vanno  riconosciuti  una invalidità temporanea  parziale al 50% di gg. 15; una invalidità temporanea parziale al 20% di giorni 15; una I.P. pari al 01% (con adozione della tabella  ex lege 57/01 nonchè ex art 139 dlgs. 209-05 come aggiornata con D.M. Sviluppo Economico), un danno morale da calcolarsi nella misura di ¼ del danno biologico, euro 2850,00 per il danno emergente. E dunque (Danno biologico permanente € 691,26, Invalidità temporanea parziale al 50%  € 351,60, Invalidità temporanea parziale al 20%  € 93,76, Danno morale (25%) € 172,82, Spese mediche € 2.850,00) va liquidata la somma complessiva di euro € 4.159,44. Gli interessi sono dovuti  sulla somma liquidata, prima  devalutata, in base agli indici istat, al momento del fatto e  successivamente  rivalutata anno per anno  a partire dalla data del sinistro  fino alla data di pubblicazione della presente sentenza. Dalla pubblicazione della sentenza decorrono gli interessi  sulla somma liquidata all’attualità. L’attrice richiedeva infine la condanna alla responsabilità aggravata della convenuta ai sensi dell’art 132-14 avendo rifiutato di  stipulare la convenzione di negoziazione assistita. Sul punto va osservato che la normativa prevede che le parti   convengono “di cooperare in buona fede e lealtà”, al fine di risolvere in via amichevole una controversia, tramite l’assistenza di avvocati. L’istituto è stato introdotto per tentare di risolvere stragiudizialmente le controversie, al fine di decongestionare le aule giudiziarie ed abbreviare i tempi di risoluzione delle liti, in  osservanza del superiore  interesse pubblico alla celerità della giustizia tutelato dall’art. 111 Cost. . Va, tuttavia, evidenziata la peculiarità della normativa per cui  su colui che “ intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti” gravano contemporaneamente  sia una condizione di proponibilità che di procedibilità. Infatti, il legislatore con una scelta di dubbia coerenza sistemica, logicità ed efficacia, ha aggiunto  la negoziazione assistita   al previgente dlgs. 209-05 (il quale  già prevedeva  il meccanismo dello “spatium deliberandi” , la formulazione dell’offerta  ovvero il suo rifiuto…) senza preoccuparsi di coordinare  le due  normative, abrogando  o  modificando  alcuni degli articoli (ad esempio il 145-148-149-287…) del codice delle assicurazioni. È  singolare che nella stessa materia si verifichi la contemporanea presenza di  una condizione di proponibilità, costituita  nel caso di specie dalla  preventiva richiesta di risarcimento e di una condizione di procedibilità. In particolare  l’improcedibilità dell’azione (Vd. es. art. 412/bis, 443 cpc), si ha quando la norma pone in limine litis un ostacolo provvisorio alla prosecuzione del processo, e non consente che sia proseguito e concluso con una decisione di merito finché l’ostacolo non sia rimosso mentre l’azione deve essere considerata improponibile quando una norma pone un ostacolo insormontabile alla proposizione del giudizio avanti la A.G. .  Nel caso di specie, tuttavia, il legislatore, onde evitare che contrariamente alle sue  buone intenzioni, come purtroppo  spesso avvenuto, la condizione di procedibilità, si risolva paradossalmente e perniciosamente  in un ulteriore allungamento dei  tempi ha previsto, questa volta, opportunamente, un’apposita norma di salvaguardia statuendo  all’art 4  dl 132-14 che  “la mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio e di quanto previsto dagli articoli 96 e 642, primo comma, del codice di procedura civile”. Ebbene  in questo quadro, va valutato   il comportamento della convenuta, che dopo aver  tempestivamente  eccepito  ai sensi dell’ art 3 comma 1 (l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza)   la mancata ottemperanza dell’attore, al disposto di cui al citato articolo, con  conseguente  concessione dei termini e fissazione di nuova udienza da parte del sottoscritto giudicante, ricevuto l’invito,  con  pec del 05-04-18 (cfr. fasc. parte attrice) del suo procuratore, dichiarava seccamente  di  non poter aderire sia “in virtù delle eccezioni di cui alla comparsa conclusionale  e sia per il merito dell’evento di cui è causa”. E dunque, il rifiuto a stipulare la convenzione appare ingiustificato  considerato  che la convenuta impresa assicurativa, che pure aveva  proposto l’eccezione, nella fase successiva non ha inteso iniziare nessun confronto   con la parte attrice, il  quale  non necessariamente avrebbe dovuto concludersi con  l’accordo di cui all’ art 5 anzi ha opposto un deciso rifiuto. Peraltro, la giurisprudenza di merito si è espressa più volte sul punto.  Invero per il  Tribunale di Verona non è sufficiente ad evitare la sanzione neanche l’adesione se la stessa si è esplicitata solo nella risposta positiva all’invito alla negoziazione assistita e non con comportamenti concreti volti a dimostrare l’effettiva volontà di comporre la controversia (Tribunale Verona, ordinanza 17/11/2015). Il Tribunale di  Torino, sez. III civile, sentenza 18/01/2017 n° 214 ha ribadito  che in  caso di mancato riscontro all’invito alla negoziazione assistita della parte risultata in giudizio del tutto soccombente, ben può il giudice condannarla al pagamento di una somma equitativamente determinata ex officio ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3; condanna che ha natura sanzionatoria ed officiosa, non corrisponde ad un diritto di azione della parte vittoriosa e può essere liquidata anche in assenza della prova di un danno subito dalla controparte. Nel caso di specie, pertanto, la domanda  va accolta, e la convenuta va condannata, equitativamente  ex art. 96 capoverso a corrispondere a titolo di responsabilità aggravata la ulteriore somma equitativamente determinata di euro 250,00. Le spese di giudizio vanno parimenti  poste a carico dei convenuti  soccombenti  e liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Napoli, II Sezione, definitivamente pronunziando  sulla domanda proposta  cosi provvede:
-dichiara l’esclusiva responsabilità del conducente del veicolo antagonista nella produzione dell’evento dannoso dedotto in giudizio;
-condanna, per l’effetto, i convenuti  al pagamento, in solido,  in favore dell’istante  della somma  di    euro 4159,44 a titolo di risarcimento danni , oltre  interessi  legali dall’evento come calcolati nella parte motiva;
-condanna la convenuta  ZZZZ  arl, in persona del l. r. , a corrispondere  in favore dell’attrice la somma di euro 250,00 ex art 96 comma 3 cpc;
-condanna, altresì, i predetti convenuti, in solido,  al pagamento in  favore dell’Avv. Bx Cxx,  distrattario, delle spese di lite  che  liquida  in euro 50,00  per  spese (non risulta versato il contributo unificato) oltre al rimborso di quelle di ctu,    euro 1205,00 per competenze legali  oltre rimborso  spese  forfettarie, cpa, iva.
Il Giudice  di Pace
Avv. Felice A. D’Onofrio
Pubblicata il 2/10/2018

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