Danno da matrimonio rovinato, intossicazione alimentare

Tribunale di Paola, sentenza del 15 febbraio 2018 – – – Danno da matrimonio rovinato – intossicazione alimentare al banchetto nuziale // Opposizione a decreto ingiuntivo per pagamento spesa ricevimento – con domanda riconvenzionale per ottenere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni subiti

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DANNO NON PATRIMONIALE

Tribunale di Paola, Sez. Civ., dott Franco Caroleo,
sentenza del 15 febbraio 2018

Danno da matrimonio rovinato – intossicazione alimentare al banchetto nuziale // Opposizione a decreto ingiuntivo per pagamento spesa ricevimento – con domanda riconvenzionale per ottenere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni subiti – danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale – sussistenza

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Nel caso di specie, il Tribunale di Paola ha affrontato (risolvendola positivamente) la questione della sussistenza del danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale anche in ipotesi non costituzionalmente qualificate (come invece sembrano aver richiesto le note Sezioni Unite del 11.11.2008, nn. 26972, 26973, 26974, 26975).
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– “In tema danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale, deve ritenersi che questa tipologia di pregiudizio sia risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di una lesione di un diritto inviolabile costituzionalmente qualificato, dalla consumazione di un reato ex art. 185 c.p. o da una previsione legislativa, atteso che, laddove si faccia riferimento ad un contratto (tipica espressione dell’autonomia contrattuale), sono le parti che all’atto della stipulazione tipizzano gli interessi che intendono perseguire. In altre parole, in ambito contrattuale non c’è una legge che stabilisce dirigisticamente gli interessi da presidiare, ma sono i contraenti (ed il contratto con la sua causa) che fissano gli scopi concreti del sinallagma, anche non patrimoniali, anche non necessariamente aderenti al dettato costituzionale e ai diritti inviolabili; sono le parti ad individuare gli interessi che, proprio perché dedotti in contratto, ritengono meritevoli di tutela”;

“Se i contraenti individuano interessi non economici, ma neanche inerenti a diritti inviolabili, dalla frustrazione di questi interessi, produttiva di un danno consequenziale di tipo morale o esistenziale, non può che derivare l’obbligo di risarcimento. Se poi così non fosse – se, cioè, si ammettesse il risarcimento del danno non patrimoniale da inadempimento soltanto in caso di lesione di diritti inviolabili – si finirebbe per incidere non soltanto sulla disciplina del risarcimento del danno, ma su quella della stessa esistenza dell’obbligazione, dal momento che il debitore, in ogni contratto volto a soddisfare interessi non ricollegabili a diritti inviolabili, potrebbe unilateralmente sciogliersi dall’obbligazione senza pagare alcun costo diverso da quello della mancata percezione dell’eventuale corrispettivo (cfr. Trib. Roma 21.07.2009, n. 16202)”;

“Postulare che possa sussistere un danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale benché non costituzionalmente qualificato non equivale ad allargare la platea della risarcibilità a qualsiasi fattispecie di danno non patrimoniale. E ciò perché, in campo contrattuale, operano comunque molteplici filtri codicistici quali: – il disposto di cui all’art. 1174 c.c. in base al quale l’interesse non patrimoniale che si assume leso deve essere desumibile dal contratto; – il principio sancito all’art. 1455 c.c. secondo cui l’inadempimento, per poter dar luogo al risarcimento del danno, deve essere grave e non può essere di scarsa importanza; – la previsione di cui all’art. 1223 c.c. che richiede che il danno sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento; – la regola della prevedibilità del danno da risarcire fissata all’art. 1225 c.c., che esclude così la risarcibilità della conseguenza emozionale non prevedibile al momento del contratto; – l’esclusione del risarcimento del danno quando poteva essere evitato dal creditore ai sensi dell’art. 1227, co. 2, c.c.”;

“Può riconoscersi il danno esistenziale da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato se viene provata la sofferenza derivata dalla brutta figura che gli sposi hanno fatto con i propri invitati, nel dare l’impressione che si fossero rivolti ad un ristoratore inadeguato per l’allestimento del ricevimento, che trattava alimenti scadenti (se non proprio nocivi alla salute), così da rovinare la serata sia a sé stessi che agli invitati [nel caso di specie, i testi hanno fornito un’impietosa ricostruzione dei fatti: alcuni invitati che si contorcevano per i forti dolori addominali; altri che affollavano i bagni della struttura; altri che, trovando i bagni occupati, si vedevano costretti a vomitare nel giardino; altri ancora che, in preda alle convulsioni, hanno dovuto abbandonare il banchetto anzitempo, chi tornando a casa e chi recandosi in Pronto Soccorso]”;

“Può riconoscersi il danno morale da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato da identificare con la reazione, per un verso, di rabbia e dispiacere (dal momento in cui gli sposi hanno realizzato che la festa era ormai rovinata) e, per altro verso, di imbarazzo (nei confronti degli invitati). Si tratta di una reazione che va valutata alla luce del fatto che è stata determinata dalla piena violazione di un contratto nel quale era dedotto proprio l’interesse alla felice riuscita del banchetto nuziale [nel caso di specie, per la liquidazione del pregiudizio, è parso congruo parametrarsi agli importi che si trovano sovente liquidati per ingiurie e diffamazioni non particolarmente gravi, alle quali sembra potersi paragonare l’episodio in questione”.
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Leggi testo:
Tribunale di Paola Danno da matrimonio rovinato sentenza 15 febbraio 2018

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