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Denuncia di nuova opera – Atto emulativo

DENUNCIA DI NUOVA OPERA DOPO LA RIFORMA DEL C.P.C. – VIOLAZIONE DELLE DISTANZE MINIME – COSTRUZIONE SOTTOTETTO – ATTO EMULATIVO – RECLAMO [Tribunale di Nola, decisioni emesse il (..) ottobre 2006 e dicembre 2006]

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DENUNCIA DI NUOVA OPERA DOPO LA RIFORMA DEL C.P.C. – VIOLAZIONE DELLE DISTANZE MINIME – COSTRUZIONE SOTTOTETTO – ATTO EMULATIVO – RECLAMO [Tribunale di Nola, decisioni emesse il (..) ottobre 2006 e dicembre 2006]
( Nota a cura di: Avv. Luisa Nunziata e Dott. Francesco Colucci )
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Nota
Nel caso esaminato dalle due ordinanze che seguono viene trattata la procedura di denuncia di nuova opera, la quale, nella disciplina risultante dalla riforma del Codice di Procedura Civile, non pone più l’obbligo di inizio del giudizio ordinario ma lascia libere le parti di scegliere se dare vita o meno al giudizio a cognizione piena conferendo in tal modo una propria autonomia al procedimento cautelare.
Risulta interessante rilevare come nel caso in esame venga accolta l’eccezione di atto emulativo. Di fatti Tizio e Caia propongono ricorso per denuncia di nuova opera, contro Sempronio, su due presupposti: la violazione delle distanze minime tra edifici previste dal PRG del Comune in questione e l’esistenza di un atto emulativo nell’edificazione di un sottotetto non abitabile che provocherebbe la chiusura dell’unica finestra-luce del bagno. Il primo Giudicante accoglie le doglianze dei ricorrenti e conferma il primo provvedimento, per altro concesso inaudita altera parte, di sospensione dei lavori. Contro tale ordinanza Sempronio propone reclamo al Collegio il quale oltre a rigettare lo stesso, dà nuova forza alla sollevata eccezione di atto emulativo in quanto precisa che la sopraelevazione arrecherebbe a Tizio e Caio un pregiudizio grave ed irreparabile.
Sulla figura dell’atto emulativo, disciplinata dall’art.833 c.c., risulta utile precisarne gli elementi costitutivi. Perché possa ritenersi integrata tale fattispecie, è necessaria l’esistenza di quattro elementi: 1) il compimento dell’atto stesso nell’ambito dell’esercizio del diritto di proprietà; 2) la finalità pregiudizievole; 3) l’inutilità dell’atto; 4) la molestia ed il danno che l’atto è idoneo ad arrecare a terzi.

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TRIBUNALE DI NOLA
Proc. N. xxxx/2006
Il Giudice Dott.ssa M. Casaregola,
-a scioglimento della riserva formulata all’udienza del xx.xx.2006,
OSSERVA QUANTO SEGUE
Con ricorso depositato in data xx.x.2006 Tizio e Caia hanno chiesto all’intestata Giustizia di vietare la continuazione dei lavori di abbattimento, ricostruzione e sopraelevazione intrapresi da Sempronio nell’immobile sito in xxxxxx alla via xxxxxxx, identificato in catasto al foglio x, p.lla xxx, perché in contrasto con la normativa vigente in materia di distanze tra i fabbricati e, per quanto concerne il sottotetto, anche perché compiuti a scopo emulativo. Detti lavori riguardano una struttura, già in lamiera e vetro, collocata sul lato anteriore del fabbricato, la costruzione di un sottotetto non abitabile ( che, peraltro, comporterebbe la chiusura della finestra delle scale e delle luci del bagno e del corridoio posto al lato superiore) e alcuni balconi che limiterebbero la vista dalle finestre del fabbricato degli istanti pregiudicando gravemente l’ingresso di aria e luce.
Con decreto emesso inaudita altera parte in data x.x.2006 è stata concessa la tutela richiesta, ritenendo sussistenti il fumus boni iuris sulla base della relazione tecnica e della documentazione fotografica allegate alla produzione degli istanti nonché il fondato timore di ritenere che la convocazione della controparte potesse pregiudicare l’attuazione del provvedimento, con l’imposizione di una cauzione di euro 5.000,00; contestualmente è stata fissata l’udienza del xx.x.2006 per la comparizione delle parti.
Sempronio, costituendosi, ha contestato 1 ‘avversa pretesa deducendo:
a) che il fabbricato oggetto dei lavori, costruito in assenza di concessione edilizia e successivamente condonato, è conforme alla normativa sulle distanze atteso una parte è costruita in aderenza al fabbricato dei ricorrenti e 1 ‘altra parte è posta ad una distanza di oltre tre metri dal confine, come prescrive l’art. 873 c.c.;
b) che non deve essere osservata la distanza di dieci metri prevista dal P.R.G. atteso che il fabbricato era già ultimato alla data di approvazione di tale strumento urbanistico;
c) che è stato usucapito il diritto di mantenere il fabbricato alla distanza in cui si trova;
d) che alle ricostruzioni non si estendono le prescrizioni sulle maggiori distanze previste per le nuove costruzioni;
e) che la scala a sbalzo non viola alcuna distanza legale non essendo computabile a tale fine;
t) che il balcone rappresenta solo la migliore sistemazione di uno sporto già esistente ed era stato progettato ad una distanza di m. 2,14, superiore a quella di m. 1,5 prevista dal P.R.G.;
g) che la realizzazione del sottotetto non è stata progettata a fini emulativi, mirando ad evitare infiltrazioni, condensa, umidità nonché a formare una camera d’ aria per garantire all’immobile sottostante una adeguata protezione termica, e comportava la chiusura di una sola finestra-Luce dei ricorrenti (probabilmente quella del bagno);
h) che i lavori sono stati assentiti da D.I.A. prima e sono stati oggetto di permesso a costruire successivamente.
Ha chiesto, pertanto, la revoca dell’ ordine di sospensione, quanto meno per il sottotetto, e che i ricorrenti siano condannati a rendere conformi al dettato dell’art. 901 c.c. le luci aperte sul proprio fabbricato.
Preliminarmente va ribadito che la domanda volta ad ottenere la condanna dei ricorrenti a rendere le luci esistenti lungo il muro perimetrale del fabbricato conformi al dettato dell’art. 901 c.c. non può essere esaminata in questa sede, non essendo stato dedotto il presupposto di qualsivoglia provvedimento cautelare; essa va proposta in un ordinario giudizio di cognizione. L’ordinanza depositata in data xx.x.2006 va, sul punto, interamente confermata.
Nel merito dell’azione nunciatoria proposta, si osserva che non risulta contestata la legittimazione attiva e passiva; peraltro, quella dei ricorrenti risulta comprovata dagli atti di donazione e divisione per notar xxxx del xx.x.xxxx e dall’atto di vendita per notar xxxxx del xx.xx.xxxx , mentre quella del resistente emerge dall’ atto di donazione e vendita per notar xxxxx del xx.x.xxxx e dalla denunzia di inizio attività presentata dallo stesso Sempronio in data x.x.xxxx, successiva integrazione del xx.xx.xxxx e variante del xx.x.xxxx;
Ciò posto, va evidenziato che il resistente ha incentrato la propria difesa principalmente sulla considerazione che il fabbricato è stato ultimato prima del 2.5.1990, data di entrata in vigore del P.R.G. che impone la distanza di dieci metri tra le costruzioni, sicché per quanto concerne le parti non costruite in aderenza doveva rispettare la distanza di tre metri da quello dei resistenti.
L ‘assunto è infondato atteso che già prima del 2.5.1990 il piano di fabbricazione approvato il x.x.xxxx prescriveva una distanza dal confine di dieci metri nel caso in cui la costruzione non fosse in aderenza.
Né tanto meno il resistente ha provato che la fosse stata già costruita entro i primi mesi del 1986, Si da poter usucapire il diritto di mantenerla ad una distanza inferiore. Sul punto, si osserva che Mevia, indotta dallo stesso resistente, ha dichiarato sotto il vincolo del giuramento che detta struttura non esisteva nel 1986, anno del matrimonio del resistente, e il fabbricato era stato iniziato nel 1985 ed è stato completato un poco per volta.
La circostanza che il resistente abbia avuto la concessione in sanatoria per gli abusi commessi non rileva in questa sede; invero, il condono edilizio opera nei rapporti tra l’autore della costruzione e la p.a. perseguendo l’effetto di conservare l’opera costruita abusivamente e di sottrarre l’autore della relativa violazione alle sanzioni a questa conseguenti, e non comporta una modifica della disciplina urbanistica ne fa venire meno la contrarietà della costruzione alle norme che regolano i rapporti tra privati in materia di distanze nelle costruzioni.
Allo stesso modo non rileva in questa sede la circostanza che per i lavori per cui è causa il resistente abbia presentato la D.I.A. e poi abbia ottenuto il permesso a costruire.
Deve quindi confermarsi l’ordine di sospensione dei lavori che alla data del deposito del ricorso non erano stati terminati e risultavano iniziati da meno di un anno, avuto riguardo alla data di presentazione della d.i.a.
Le spese del presente giudizio, liquidate d’ufficio nella misura indicata in dispositivo in mancanza di notula, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Visti gli artt. 1171 c.c., 669-sexies c.p.c.;
accoglie il ricorso e, per l’ effetto, conferma l’ ordine di sospensione dei lavori di abbattimento, ricostruzione e sopraelevazione intrapresi da Sempronio nell’immobile sito in xxxxxxx alla via xxxxx, identificato in catasto al foglio x, p.lla xxx;
condanna il resistente al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.200,00 per diritti ed onorari ed euro 268,00 per spese, oltre rimborso di spese di c.t.u. (liquidate in euro 400,00 come da separato decreto ), IV A e C P A come per legge.
Si comunichi.
Nola, xx.10.2006
Il Giudice
Dott.ssa Maria Casaregola
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RECLAMO
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IL TRIBUNALE DI NOLA
2^ Sezione civile
nelle persone dei magistrati
Dott. Giuliano Perpetua Presidente – Dott. Ciro Caccaviello Giudice – Dott.ssa Rosanna De Rosa Giudice rel., riunito in camera di consiglio, ha emesso la seguente
ORDINANZA
nella causa civile iscritta al n.xxxx/06
TRA
Sempronio, rappresentato e difeso dall’avv. Xxxxxx xxxxx, in virtù di mandato a margine dell’atto di reclamo -reclamante-
E
Tizio e Caia, rappresentati e difesi dagli avv. Xxxx xxxxx e Xxxxx xxxx, in virtù di mandato a margine della comparsa di costituzione -reclamati-
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con atto notificato in data xx.xx.06, Sempronio ha proposto reclamo avverso l’ordinanza emessa in accoglimento del ricorso ex art.1171 cc ( RG xxxx/06 ) presentato da Tizio e Caia: ordinanza del xx.xx.06 con la quale il GD, confermando quanto disposto con decreto inaudita altera parte in data x.x.06, ha ordinato "la sospensione dei lavori di abbattimento, ricostruzione e sopraelevazione intrapresi da Sempronio nell’immobile sito in xxxxx alla via xxxx, identificato in catasto al foglio x p.lla xxx" e condannato l’odierno reclamante al pagamento delle spese processuali.
A sostegno del gravame il reclamante ha evidenziato, riportandosi sostanzialmente alle argomentazioni svolte nella prima fase del procedimento, l’assenza dei presupposti per l’emissione del provvedimento, sul rilievo che: l.la sopraelevazione – realizzata sulla parte dell’immobile edificata in aderenza- non è vietata dalla normativa sulle distanze legali prevista dagli strumenti urbanistici locali; 2. quanto alla parte del fabbricato che dista mt.3 dall’immobile di proprietà dei reclamati, avrebbe acquisito per usucapione il diritto di mantenerla a distanza inferiore da quella prescritta essendo trascorsi oltre 20 anni dalla costruzione dell’immobile, realizzata secondo la sua prospettazione nell’anno 1985.
Le riportate doglianze sono infondate.
In primo luogo è emerso che l’immobile di proprietà Sempronio viola la normativa sulle distanze prevista dapprima dal piano di fabbricazione del x.x.xxxx e poi dal P.R.G. del 12.5.1990 del Comune di xxxxxxx, in quanto i suddetti strumenti urbanistici prevedono entrambi per la edificazione di immobili il rispetto della distanza minima dal confine di mt.10 ( quando non si tratti di costruzione in aderenza ). Tale circostanza, documentalmente provata, è stata confermata ctu ing.xxxxxxxx, che ha testualmente riferito: "Con l’entrata in vigore del PRG la distanza nelle costruzioni è rimasta quella stabilita dal piano di fabbricazione del xxxx. Si poteva costruire in aderenza o ad una distanza di 10 mt. dal confine. "( cfr.udienza del xx.xx.2006). Peraltro la prospettazione di parte reclamante, che assume aver usucapito il diritto di mantenere l’immobile a distanza inferiore rispetto a quella prevista dalla richiamata normativa, appare resistita dalle risultanze dell’istruttoria svolta. I testi escussi hanno infatti escluso che la parte dell’immobile non costruita in aderenza, oggetto della violazione delle distanze legali, esistesse e fosse stata ultimata nell’anno 1986: in particolare la teste Mevia ha reso dichiarazioni dettagliate in merito ( "Ricordo che il fabbricato è stato iniziato nel 1985; la struttura in lamiera e vetro non c’ era quando il resistente si è sposato, cioè nel 1986"). Pertanto, tenuto anche conto degli aerofotogrammi versati in atti ed esaminati dal ctu, deve ritenersi che alla data della proposizione del ricorso ex art. 1171 cc ( xxxx 2006 ) non era trascorso il tempo utile per l’usucapione del diritto di mantenere l’immobile a distanza inferiore in favore di Sempronio.
Per quanto concerne la realizzazione della sopraelevazione, non assume rilevanza il fatto che la stessa riguardi quella parte dell’immobile di proprietà Sempronio costruita in aderenza al fabbricato confinante. Invero osta alla continuazione dell’opera la circostanza, evincibile dalla documentazione fotografica prodotta, che attraverso la sopraelevazione il resistente finirebbe per chiudere l’unica finestra- luce del bagno dei ricorrenti, così arrecando loro grave ed irreparabile pregiudizio.
Tanto premesso, il tribunale condivide le motivazioni poste a fondamento del provvedimento impugnato, ritenendo sussistenti, nel caso di specie, gli elementi qualificanti la tutela nunciatoria azionata.
La denuncia di nuova opera, avendo carattere preventivo in quanto mira ad evitare un danno, può essere promossa, così per difendere il possesso come per difendere il diritto di proprietà od un qualsiasi altro diritto reale, quando la nuova opera da altri intrapresa, e dalla quale si ha ragione di temere che stia per derivare danno alla cosa che forma oggetto del diritto o del possesso del denunciante, non sia ancora terminata. Ed invero l’esigenza che l’opera non sia ultimata e che non sia decorso un anno dalla data di inizio dei lavori condiziona la proponibilità della domanda di provvedimenti provvisori ed urgenti nella fase preliminare del procedimento ( cfr.Cass.sez.II, 14.4.1992 nr. 4531). L’azione de qua può essere proposta anche con riferimento ad opere, che pur se non immediatamente lesive, siano suscettibili di essere ritenute fonte di un futuro danno in forza dei caratteri obiettivi che esse potranno assumere se condotte a termine. Condizione dell’azione di nuova opera pertanto, non deve necessariamente identificarsi in un danno certo o già verificatosi, ma può anche riconoscersi nel ragionevole pericolo che il danno si verifichi in conseguenza della situazione determinatasi per effetto dell’opera portata a compimento.
Alla luce delle risultanze della consulenza tecnica espletata devono ritenersi sussistenti, nel caso di specie, i presupposti per la concessione della tutela interdittale ai sensi dell’art. 1171 cc, posto che l’ azione di nunciazione è finalizzata ad evitare che la prosecuzione dell’opera intrapresa, che si ha ragione di ritenere dannosa per il bene oggetto della proprietà o del possesso, si concreti in un danno effettivo. Ogni ulteriore rilievo deve ritenersi assorbito, attesa la sommarietà che contraddistingue il procedimento cautelare e tenuto conto degli specifici quesiti demandati al ctu, le cui conclusioni, pienamente condivisibili per la puntualità dei rilievi svolti portano a ritenere sussistente il periculum in mora.
Dalle riportate considerazioni discende il rigetto del gravame proposto.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese processuali della presente fase.
P.Q.M.
Rigetta il reclamo.
Compensa le spese processuali.
Si comunichi.
Così deciso in Nola il xx.12.06, in camera di consiglio.
Il Presidente

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