Diritto di sepolcro, cappella gentilizia, successione ereditaria

[TRIBUNALE DI NAPOLI, Sezione distaccata di Frattamaggiore, sentenza del 25 agosto 2008]  CAPPELLA GENTILIZIA : Diritto di sepolcro – Sepolcro familiare – Sepolcro successorio – Distinzione – Diritto sul sepolcro – Azioni a tutela del diritto sul sepolcro  ///  Possesso – azione di spoglio – reintegrazione …. 

 

 

 

 

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       Cappella gentilizia       

      TUTELA DEL DIRITTO DI SEPOLCRO       

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Tumulazione del proprio congiunto – Chiavi del cancello di ingresso alla cappella – Stumulazione – Spese di manutenzione – Dichiarazione di erede universale

[TRIBUNALE DI NAPOLI, Sezione distaccata di Frattamaggiore, 

Dott. Francesco Graziano, sentenza del 25 agosto 2008]

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Diritto primario di sepolcro: diritto di essere seppellito

Diritto secondario di sepolcro: spetta ai congiunti della persona che riposa nel sepolcro

Ius sepulchri: diritto sulla cappella funeraria in quanto edificio

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Sepolcro familiare – Sepolcro successorio – Distinzione 

Rapporto fra successione mortis causa  e diritto di sepolcro

Accettazione eredità – Rinunzia all’eredità – Qualità di erede 

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Il diritto sulla cappella gentilizia o familiare costruita previa concessione

Esercizio del potere di fatto – Compossesso – Usucapione –  Rivendicazione –  Azione negatoria  - Azione di Manutenzione – Azione di spoglio

Costituzione di sepolcro familiare  - Particolare tipo di comunione 

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Litisconsorzio necessario – Ordine di integrazione del contraddittorio – Interruzione per morte di una parte – Riassunzione  – Eccezione di nullità del ricorso in riassunzione – Raggiungimento dello scopo  in ordine alla vocatio in ius  e alla editio actionis  con la costituzione in giudizio con comparsa depositata in Cancelleria – Intervento volontario di tipo litisconsortile – Ammissibilità

 Giurisdizione del G.O. 

Giurisdizione del G.A. (riguardante la legittimità del provvedimento di diniego di volturazione di una concessione inerente il diritto di uso di sepolcro)

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Napoli

 Sezione distaccata di Frattamaggiore

 nella persona del Giudice Monocratico dott. Francesco Graziano, ha pronunziato la seguente

sentenza

nella causa civile iscritta al numero 138/AC/2001 del Ruolo Generale Affari Contenziosi dell’anno 2001, avente ad oggetto tutela del diritto di sepolcro e promossa

DA

Meviox Fxxx, nato a … aprile 1948, Caiox Sssx Gggx, nata a  … gennaio 1912 e Meviox Aaax, nata a   … settembre 1940, elettivamente domiciliati in  …, presso lo studio degli avv. ti  …., che li rappresentano e difendono, congiuntamente all’avv. … [con studio in …. giusta procura a margine dell’atto di citazione introduttivo del presente giudizio e della comparsa di intervento volontario depositata all’udienza del 1° ottobre 2001 (-Attori in riassunzione-)                                                    

CONTRO

Tiziox Aaax, Nata A  …. Febbraio 1949 Ed Ivi Residente,    (Codice Fiscale Indicato: …), Tiziox Bbbx, nata a … gennaio 1944 ed ivi residente, …. (Codice Fiscale indicato:….), Tiziox Cccx Dddx, nato a  … febbraio 1952 e residente in  …. (Codice Fiscale indicato:  ….), in proprio ed anche nella qualità di eredi legittimi del convenuto Tiziox Eeex, nato a  …. maggio 1945 ed ivi deceduto il … dicembre 2003, nonché Meviox Aaax, nata a … dicembre 1928 ed ivi residente, …. (Codice Fiscale indicato: …), tutti elettivamente domiciliati in  …, presso lo studio dell’avv.  …, che li rappresentano e difendono, il primo (avv. … ), giusta procura a margine della comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001 e, per il sig. Tiziox Cccx Dddx in forza di procura speciale ad litem per Notaio dott. Azzz Rrrrx di … (repertorio n.  ….), nonché in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione all’esito della riassunzione depositata in Cancelleria in data 20 ottobre 2004, il secondo (avv.  …) giusta procura a margine delle note illustrative depositate in Cancelleria in data 2 dicembre 2004  (convenuti in riassunzione)

CONCLUSIONI RASSEGNATE DALLE PARTI

 PER GLI ATTORI IN RIASSUNZIONE: il difensore, nel riportarsi all’atto introduttivo del presente giudizio ed a tutti gli scritti difensivi prodotti agli atti, concludeva chiedendo che l’adito giudice volesse accogliere le richieste attoree contenute nell’atto di citazione così come integrate nelle successive memorie ex art. 183 c.p.c. e nella memoria di intervento volontario, con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa;

PER I CONVENUTI IN RIASSUNZIONE: Il difensore, nel riportarsi integralmente alle pregresse eccezioni, deduzioni ed alle difese tutte contenute nei propri scritti difensivi, nonché alle risultanze dei verbali di causa, dichiarava di reiterare le conclusioni già rassegnate in tutti i propri scritti difensivi ed, in particolare:1) nell’originaria comparsa di risposta; 2) nelle memorie ex art. 183 C. P. C; 3) nella comparsa di costituzione a seguito della riassunzione del giudizio.  Chiedeva il totale e completo rigetto delle avverse domande e conclusioni, insistendo altresì per il pieno e completo accoglimento delle proprie domande, incluse le spiegate riconvenzionali.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 Con atto di citazione regolarmente notificato in data 1° febbraio 2001, MEVIOX FXXX conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Napoli - Sezione Distaccata di Frattamaggiore -, i sigg. TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX, TIZIOX CCCX DDDX, TIZIOX EEEX e MEVIOX AAAX, i primi quattro, quali eredi di MEVIOX NNNX e l’ultima, quale erede di MEVIOX EEEX, esponendo:

che, in data 20 ottobre 1970, il Consorzio dei Servizi Cimiteriali dei Comuni di … (NA) – ... ... (NA) e ... (NA), aveva concesso in uso perpetuo a Meviox Sssx, nata a ... ... (NA) il 12 aprile 1913, il lotto contrassegnato dal numero 48 di metri quadrati 12,00, conferendole la facoltà di erigere sullo stesso una cappella gentilizia, poi effettivamente edificata;

che, all’interno di detta cappella, erano stati sistemati sette (7) loculi e la concessionaria in vita aveva provveduto alla sistemazione dei parenti all’interno dei loculi stessi collocando in un loculo i propri genitori Meviox Fxxx e Sempronio Aaax (deceduti nel 1963 e nel 1962) ed, in un altro loculo, la propria sorella Meviox Nnnx (deceduta nel 1970);

che, in data 25 marzo 1973, era deceduta la concessionaria della cappella sig.ra MEVIOX SSSX e si era, pertanto, aperta la sua successione ab intestato;

che al momento del decesso erano ancora non occupati quattro (4) dei sette (7) loculi esistenti nella suddetta cappella gentilizia e gli eredi legittimi succeduti alla sig.ra Meviox Sssx erano da individuarsi nei fratelli di quest’ultima e precisamente: Meviox Tttx all’epoca ancora vivente e deceduta poi nell’anno 1977; Meviox Lxxx, ancora vivente e poi deceduto nell’anno 1997; Meviox Eeex deceduto in data 27 marzo 1986 ed, infine, per rappresentazione, Tiziox Aaax, Tiziox Eeex, Tiziox Bbbx e Tiziox Cccx Dddx, figli di Meviox Nnnx premorta alla sorella Meviox Sssx;

che la sig.ra Tiziox Aaax (nipote di Meviox Sssx in quanto figlia di Meviox Nnnx deceduta il 29 aprile 1970) aveva richiesto la tumulazione della defunta sig.ra Meviox Tttx (zia della richiedente e sorella della concessionaria) in un loculo diverso da quello già occupato dal marito di quest’ultima sig. Tiziox Hhhx;

che la suddetta richiesta era illegittima in quanto unilateralmente predisposta nonostante il fatto che, al momento del decesso di Meviox Tttx (deceduta senza figli e successivamente al proprio consorte), fossero ancora viventi il fratello Meviox Lxxx (poi deceduto in data 3 novembre 1997), i nipoti Tiziox Aaax, Tiziox Bbbx, Tiziox Cccx Dddx, Tiziox Eeex e Meviox Aaax, di cui i primi quattro, figli di Meviox Nnnx, sorella di Meviox Sssx premorta a quest’ultima e la quinta (Meviox Aaax) figlia di Meviox Eeex;

che, stando così le cose, la richiesta di tumulazione doveva essere autorizzata da tutti gli aventi diritto innanzi indicati, mentre, come era risultato dalle note del Servizio Cimiteriale del 12 ottobre 2000, protocollo n. … e del 7 luglio 2000, protocollo n. …, l’istanza era stata presentata dalla sola TIZIOX AAAX;

che, tra l’altro, la stessa sig.ra TIZIOX AAAX aveva provveduto arbitrariamente a sostituire la serratura di entrata della cappella ed, a causa di ciò, il predetto sig. MEVIOX Fxxx (figlio di MEVIOX LXXX deceduto in data 3 novembre 1997, fratello della concessionaria sig.ra MEVIOX SSSX), si era visto impossibilitato ad accedere alla stessa e non aveva potuto provvedere a farvi tumulare suo padre;

che a nulla erano valsi i ripetuti solleciti rivolti, mediante lettere raccomandate del 13 settembre 1999 e del 23 dicembre 1999, alla sig.ra TIZIOX AAAX e ad alcuni degli eredi di MEVIOX SSSX (figli dei fratelli di quest’ultima) e, precisamente, a coloro che risiedevano in … (NA) ed erano in possesso delle chiavi della cappella;

che vani erano risultati altresì i solleciti rivolti sempre ai sigg. TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX, TIZIOX EEEX e MEVIOX AAAX, attraverso i quali era stato richiesto a costoro anche di liberare i loculi abusivamente occupati, né avevano sortito effetto alcuno quelli indirizzati al responsabile del Servizio Cimiteriale di … (NA), riscontrato mediante nota del 18 aprile 2000 e del 12 ottobre 2000.

Tanto premesso e considerato, il sig. MEVIOX Fxxx, come sopra rappresentato e difeso, nella propria qualità di figlio ed erede di MEVIOX LXXX, fratello della concessionaria sig.ra MEVIOX SSSX, deceduto in data 3 novembre 1997, concludeva affinché l’adito giudice, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione, volesse così provvedere: a) ordinare ai convenuti che ne fossero in possesso di consegnare all’attore le chiavi del cancello di ingresso della cappella gentilizia eretta sul lotto n. ……. del Cimitero di  ….. (NA) ovvero, in mancanza, autorizzare l’attore alla sostituzione della serratura con consegna delle relative chiavi agli aventi diritto; b) ordinare ai convenuti di liberare uno dei due loculi occupati con la tumulazione dei defunti MEVIOX TTTX e TIZIOX HHHX in due loculi diversi non autorizzata da tutti gli aventi diritto, tumulando gli stessi in un medesimo loculo e contestualmente ordinare sempre ai convenuti di consentire la tumulazione del defunto genitore dell’attore sig. MEVIOX LXXX in un loculo della cappella gentilizia, nonché al Responsabile del Servizio Cimiteriale di ... ... (NA) – ….  (NA) – ….  (NA) di provvedere in tal senso esonerandolo da ogni responsabilità al riguardo; c) condannare la convenuta TIZIOX AAAX al risarcimento dei danni, da quantificarsi in via equitativa e cagionati attraverso la tumulazione illegittima e non autorizzata, nonché condannare tutti i convenuti al risarcimento dei danni derivanti dalla sostituzione arbitraria della serratura della porta di entrata della cappella, anche questi ultimi da quantificarsi in via equitativa. Il tutto, con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.

Con comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001, si costituivano in giudizio i convenuti TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX, TIZIOX CCCX DDDX, TIZIOX EEEX e MEVIOX AAAX contestando le avverse pretese e deducendo: a) che la cappella gentilizia oggetto di controversia sorgeva su un lotto facente parte del Consorzio Cimiteriale dei Comuni di ... ... (NA) – …. (NA) – ... (NA), che era stato concesso in uso perpetuo alla sig.ra MEVIOX SSSX in data 20 ottobre 1970; b) che, successivamente, la sig.ra MEVIOX SSSX, unitamente ai germani MEVIOX EEEX e MEVIOX TTTX e con il contributo economico degli stessi, aveva eretto la cappella gentilizia, mentre alcuna spesa era stata sostenuta dall’altro germano sig. MEVIOX LXXX, di cui l’attore MEVIOX GIOVAN DDDX era figlio; c) che, nel corso degli anni, i germani MEVIOX EEEX e MEVIOX TTTX, nonché il sig. TIZIOX MXXX (coniuge della germana MEVIOX NNNX, premorta, e padre dei convenuti TIZIOX), e gli odierni convenuti, avevano provveduto, più volte ed a propria cura e spese ad effettuare ulteriori lavori di sistemazione nonché alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, che venivano eseguiti in più riprese nell’arco di circa un trentennio e, comunque, avevano esercitato un possesso continuo ed ininterrotto sulla cappella, ritenendosi gli unici ed esclusivi aventi diritto alla fruizione di tale cespite; anche a tali interventi (ed, ovviamente, alle correlative spese) non aveva mai partecipato il sig. MEVIOX LXXX, né il coniuge dello stesso, né i figli, i quali tutti, disinteressandosi completamente della cappella in questione, mai avevano realizzato un qualsivoglia atto che denotasse la sussistenza di una volontà di possesso; d) che la sig.ra MEVIOX SSSX era deceduta nell’anno 1973 ed ogni diritto successorio era stato trasmesso agli altri germani, ma non già al sig. MEVIOX LXXX, il quale non aveva mai manifestato alcuna volontà di accettazione dell’eredità ed aveva tenuto anzi un contegno indicativo della volontà di rinunziarvi, né, del resto, una simile volontà di accettazione era stata mai resa esplicita dall’attore MEVIOX GIOVAN DDDX, in qualità di figlio del suddetto MEVIOX LXXX; e) che il decesso della sig.ra MEVIOX TTTX, avvenuto nell’anno 1997, alcuna rilevanza poteva assumere, ai fini di un’eventuale trasmissione di quota successoria al sig. MEVIOX LXXX e, quindi, all’odierno attore, atteso che la sig.ra MEVIOX TTTX aveva nominato erede universale la propria nipote TIZIOX AAAX, con testamento olografo pubblicato in data 28 ottobre 1997; f) che doveva fermamente contestarsi l’assunto dell’attore secondo cui la sig.ra TIZIOX AAAX aveva provveduto arbitrariamente a sostituire la serratura di ingresso della cappella, così impedendo l’accesso all’attore sig. MEVIOX Fxxx, atteso che la convenuta sig.ra TIZIOX AAAX, al pari degli altri aventi diritto, era in possesso delle chiavi di ingresso della cappella, in qualità di comproprietaria della stessa, così come doveva essere contestato che l’attore (ovvero il suo genitore) avesse mai avuto il possesso delle suddette chiavi, anche perché non aveva titolo alcuno per accedere alla cappella gentilizia, non essendo quest’ultima di sua proprietà; g) che la sig.ra TIZIOX AAAX, in qualità di erede universale della sig.ra MEVIOX NNNX, aveva eseguito fedelmente le volontà della defunta, la quale, in vita, aveva espresso il desiderio, per il tempo in cui avesse cessato di vivere, di essere tumulata nella cappella gentilizia di cui si tratta: così facendo, dunque, la convenuta sig.ra TIZIOX AAAX aveva esercitato lo ius eligendi sepulchrum, correttamente adempiendo agli obblighi scaturenti dalla propria qualità di erede universale; h) che, nella cappella, giacevano, pertanto, le spoglie dei congiunti dei convenuti, comproprietari della stessa e, quindi, alcuna abusiva occupazione risultava essere stata perpetrata. Né, del resto, poteva essere accolta la richiesta di parte attrice avente ad oggetto la riunione delle spoglie dei coniugi TIZIOX HHHX e MEVIOX TTTX all’interno di un unico loculo, in quanto contraria alle vigenti disposizioni di polizia mortuaria contemplanti il divieto di traslare le spoglie di un cadavere tumulato (nella specie, quello di MEVIOX TTTX) ed unirle a quelle di un cadavere già esumato (quello di TIZIOX HHHX, deceduto da oltre un ventennio ed allocate in altro loculo). Peraltro, i convenuti ponevano in evidenza come la collocazione delle salme all’interno della cappella fosse stata effettuata tenendo presente le esigenze dei singoli comproprietari, avendo ciascuno di essi contribuito pro quota alle spese relative all’edificazione della cappella.

Infine, i convenuti dichiaravano di formulare domanda riconvenzionale nei confronti dell’attore, con riguardo all’ipotesi in cui vi fosse accoglimento della domanda di quest’ultimo, affinché egli venisse condannato al pagamento della quota di sua pertinenza, relativa alle spese sostenute per l’edificazione della cappella gentilizia e per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria effettuati nel corso degli anni, quota che doveva essere quantificata in circa Lit. 20.000.000.

Sulla base di tali difese e deduzioni, i convenuti TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX, TIZIOX CCCX DDDX, TIZIOX EEEX e MEVIOX AAAX concludevano chiedendo l’integrale rigetto della domanda, perché assolutamente infondata in fatto ed in diritto ed, in via riconvenzionale: 1) accertare e dichiarare essere i convenuti gli unici ed esclusivi proprietari della cappella gentilizia di cui si tratta, in qualità di eredi degli originari proprietari MEVIOX SSSX, MEVIOX EEEX e MEVIOX TTTX; 2) in subordine, accertare e dichiarare essere i convenuti gli unici ed esclusivi proprietari della cappella gentilizia, avendo MEVIOX LXXX ed il figlio di questi MEVIOX Fxxx – ciascuno per quanto di rispettiva pertinenza e ragione – rinunziato all’eredità della sig.ra MEVIOX SSSX; 3) in subordine, accertare e dichiarare essersi ogni diritto di accettazione dell’eredità di MEVIOX SSSX, eventualmente sorto in favore di MEVIOX LXXX e/o di MEVIOX GIOVAN DDDX, definitivamente estinto per intervenuta prescrizione; 4) in via ulteriormente gradata, accertare e dichiarare che i convenuti, anche in virtù della successione mortis causa nel possesso già esercitato da MEVIOX EEEX e MEVIOX TTTX avevano usucapito la quota di proprietà sulla cappella, eventualmente acquistata mortis causa a suo tempo da MEVIOX LXXX e/o da MEVIOX GIOVAN DDDX; 5) accertare e dichiarare essere la convenuta TIZIOX AAAX unica erede universale di MEVIOX TTTX, giusta testamento olografo pubblicato il 28 ottobre 1997 e, come tale, unica ed esclusiva titolare dello ius eligendi sepulchrum con riguardo alle spoglie della defunta MEVIOX TTTX; 6) in caso di accoglimento dell’avversa domanda, condannare l’attore al pagamento della somma di Lit. 20.000.000 quale quota di sua pertinenza per le spese sostenute dai convenuti sulla cappella oggetto di controversia nel corso degli anni.

All’udienza di prima comparizione del 30 aprile 2001, il giudice, verificata la sussistenza di una pretermissione di due litisconsorti necessari, suscettibili di essere identificati – sulla base di quanto osservato dalla difesa dei convenuti – nelle persone di MEVIOX AAAX, figlia anch’ella del defunto Meviox Lxxx e di Caiox Sssx Gggx, coniuge superstite di quest’ultimo, ordinava l’integrazione del contraddittorio nei confronti delle predette Meviox Aaax e Caiox Sssx Gggx. All’uopo, il Giudice Istruttore fissava, per la prima comparizione di tutte le parti, l’udienza del 1° ottobre 2001. Peraltro, le sigg. re MEVIOX AAAX e CAIOX SSSX GGGX si costituivano nel presente giudizio mediante comparsa di intervento volontario depositata all’udienza del 1° ottobre 2001, aderendo alla domanda giudiziale proposta dall’attore MEVIOX GIOVAN DDDX e facendo proprie tutte le richieste e conclusioni da quest’ultimo formulate. Concludevano, infatti, affinché il giudice adito  volesse così provvedere: a) ordinare ai convenuti che ne fossero in possesso di consegnare all’attore ed alle intervenienti le chiavi del cancello di ingresso della cappella gentilizia eretta sul lotto n. 48 del Cimitero di ... ... (NA) ovvero, in mancanza, autorizzare i suddetti istanti alla sostituzione della serratura con consegna delle relative chiavi agli aventi diritto; b) ordinare ai convenuti di liberare uno dei due loculi occupati con la tumulazione dei defunti MEVIOX TTTX e TIZIOX HHHX in due loculi diversi non autorizzata da tutti gli aventi diritto, tumulando gli stessi in un medesimo loculo e contestualmente ordinare sempre ai convenuti di consentire la tumulazione del defunto genitore dell’attore sig. MEVIOX LXXX in un loculo della cappella gentilizia, nonché al Responsabile del Servizio Cimiteriale di ... ... (NA) – …. (NA) – ... (NA) di provvedere in tal senso esonerandolo da ogni responsabilità al riguardo; c) condannare la convenuta TIZIOX AAAX al risarcimento dei danni, da quantificarsi in via equitativa e cagionati attraverso la tumulazione illegittima e non autorizzata, nonché condannare tutti i convenuti al risarcimento dei danni derivanti dalla sostituzione arbitraria della serratura della porta di entrata della cappella, anche questi ultimi da quantificarsi in via equitativa. Il tutto, con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.

Pertanto, dopo che la causa era stata rinviata, per la trattazione, all’udienza del 4 marzo 2002, i convenuti, con la memoria depositata in Cancelleria in data 11 febbraio 2002, precisavano di estendere anche alle suddette interventrici le eccezioni e le domande riconvenzionali originariamente proposte nei riguardi del solo attore MEVIOX Fxxx.

All’udienza del 5 marzo 2004, peraltro, il difensore dei convenuti dichiarava l’avvenuto decesso, in data 20 dicembre 2003, del sig. TIZIOX EEEX e chiedeva che l’adito giudice volesse dichiarare l’interruzione del giudizio ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 300 del Codice di Procedura Civile. Con ordinanza pronunciata in tale udienza, dunque, il giudice dichiarava l’interruzione del presente giudizio, il quale veniva riassunto mediante ricorso depositato in Cancelleria in data 21 aprile 2004, dall’attore MEVIOX Fxxx, unitamente alle interventrici volontarie MEVIOX AAAX e CAIOX SSSX GGGX.

Con comparsa di costituzione depositata in Cancelleria in data 20 ottobre 2004, si costituivano in giudizio i sigg. TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX, TIZIOX CCCX DDDX e MEVIOX AAAX, i primi tre anche quali eredi legittimi del sig. TIZIOX EEEX eccependo, in via preliminare, l’intervenuta estinzione del processo per nullità del ricorso in riassunzione notificato in data 12 maggio 2004, attesa, a loro dire, la carenza degli elementi di cui all’art. 125, commi primo e secondo, delle Disposizioni di Attuazione del Codice di Procedura Civile. All’uopo, ponevano in rilievo come, nella specie, gli attori in riassunzione avrebbero dovuto previamente esperire la procedura prevista dal secondo comma dell’art. 125 sopra menzionato, chiedendo al Presidente del Tribunale la sostituzione dell’originario giudice istruttore non più facente parte della sezione distaccata presso cui la controversia risultava essere stata incardinata. Nel merito, ribadivano le eccezioni e deduzioni già proposte nelle pregresse difese, nonché le domande riconvenzionali formulate, riportandosi altresì alla documentazione prodotta ed ai mezzi istruttori richiesti.

Prodotta documentazione, ammessi ed assunti interrogatori formali e prove testimoniali, la causa, sulla base delle conclusioni di cui in epigrafe, veniva trattenuta in decisione, previa concessione dei termini di legge (art. 190 C. P. C.) per il deposito in Cancelleria di comparse conclusionali e di memorie di replica.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 Preliminarmente, deve essere disattesa l’eccezione di nullità del ricorso in riassunzione, sollevata dalla difesa dei convenuti, atteso che, come del resto chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, la mancanza del previo esperimento della procedura di cui al secondo comma dell’art. 125 delle Disposizioni di Attuazione del Codice di Procedura Civile non comporta alcuna nullità, trattandosi di procedura che, in quanto afferente alla mera ripartizione interna degli affari tra organi dello stesso ufficio giudiziario e finalizzata all'ordinato svolgimento e trattazione dei procedimenti, risulta priva, come tale, di idoneità ad incidere in senso negativo sul raggiungimento dello scopo dell'atto di riassunzione e così sulla sua validità (cfr., in tal senso, Cass. 2 marzo 1990, n. 1655).

Peraltro, l’avvenuto raggiungimento dello scopo del suddetto ricorso risulta agevolmente desumibile – in ordine alla vocatio in ius - dall’avvenuta costituzione in giudizio dei convenuti TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX e TIZIOX CCCX DDDX anche nella qualità di eredi legittimi del defunto TIZIOX EEEX (per effetto del cui decesso era stata dichiarata l’interruzione del presente giudizio), nonché – quanto alla editio actionis – dal fatto che i convenuti in riassunzione hanno, mediante la comparsa di costituzione depositata in Cancelleria in data 20 ottobre 2004 all’esito della riassunzione, ribadito le difese, deduzioni, eccezioni e domande riconvenzionali spiegate nella precedente fase di giudizio, riportandosi altresì alla documentazione prodotta ed ai mezzi di prova già richiesti, dunque, ampiamente dimostrando di ben aver compreso a quale processo si riferisse l’atto di riassunzione e quale fosse la causa petendi ed il petitum della domanda giudiziale proposta dagli attori e manifestando la propria intenzione di richiamare le difese di merito già svolte in precedenza.

Sempre in via preliminare occorre evidenziare l’ammissibilità dell’intervento volontario spiegato, nell’ambito del presente giudizio, dalle sigg.re MEVIOX AAAX e CAIOX SSSX GGGX.

Ed invero, come più volte chiarito dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, la formulazione della domanda costituisce l'essenza stessa dell'intervento principale e litisconsortile, sicché la preclusione sancita dall'art. 268 del Codice di Procedura Civile non si estende all'attività assertiva del volontario interveniente, nei cui confronti, perciò, non è operante il divieto di proporre domande nuove ed autonome in seno al procedimento “fino all'udienza di precisazione delle conclusioni”, configurandosi solo l'obbligo, per l'interventore stesso ed avuto riguardo al momento della sua costituzione, di accettare lo stato del processo in relazione alle preclusioni istruttorie già verificatesi per le parti originarie (cfr., in tal senso, Cass. 28 luglio 2005, n. 15787, nonché, quanto alla giurisprudenza di merito, Tribunale di Salerno, 13 marzo 2008, n. 716).

Orbene, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, non è chi non veda come, essendo le suddette MEVIOX AAAX e CAIOX SSSX GGGX intervenute nell’ambito del presente giudizio proponendo, nei confronti degli originari convenuti, domande giudiziali con cui le stesse hanno sostanzialmente affiancato la propria posizione a quella dell’attore sig. MEVIOX  Fxxx, così venendo ad integrare l’ipotesi dell’intervento di tipo litisconsortile o adesivo autonomo (trattandosi di pretese identiche in termini di petitum e causa petendi a quelle già avanzate dall’attore e fatte valere esclusivamente nei riguardi dei convenuti, dunque, solo di una delle parti tra cui era già pendente il processo: cfr., in tal senso, Cass. 14 luglio 2004, n. 13063), le suddette domande, in quanto formulate all’udienza di prima comparizione delle parti (cioè con notevole anticipo rispetto a quella di precisazione delle conclusioni), non possano non essere ritenute ammissibili e debbano, conseguentemente essere esaminate ai fini delle decisione del merito della presente controversia.

Ciò premesso a passando, dunque, alla disamina del merito della presente controversia, appare opportuna, in via preliminare, una ricostruzione dell’istituto rappresentato dal cosiddetto ius sepulchri.

            Il diritto di sepolcro costituisce materia di particolare interesse in ragione della carenza di disposizioni normative scritte che ne contengano la disciplina. Si tratta, infatti, sotto il profilo strettamente privatistico, di un istituto regolamentato integralmente dalla consuetudine, che, in questo caso, acquisisce valore suppletivo (cosiddetta consuetudine praeter legem).

Parte della dottrina, peraltro, non ha mancato di osservare come in questa materia si rinvengano disposizioni ispirate ad esigenze ed a principi che con il diritto privato ben poco hanno in comune.

Sembra tuttavia corretto riportare anche la disciplina del diritto di sepolcro ai principi generali del diritto privato ed ai valori costituzionali, all'interno ed alla luce dei quali ogni disposizione del vigente ordinamento giuridico (e, quindi, anche le norme consuetudinarie) deve essere rispettivamente posizionata e letta.

Orbene, mediante l'espressione diritto di sepolcro si fa riferimento ad un istituto complesso, suscettibile di essere scomposto in un diritto primario ed in un diritto secondario.

Il diritto primario di sepolcro consiste nel diritto di essere seppellito (ius sepulchri propriamente detto) o di seppellire altri in un determinato sepolcro (ius inferendi mortuum in sepulchro), che può essere attribuito dal proprietario del sepolcro a titolo gratuito oppure oneroso, per atto tra vivi o a causa di morte (cfr., in tal senso, Cass. 5 luglio 1979, n. 3851, nonché Cass. 24 gennaio 1979, n. 532).

Il diritto secondario di sepolcro, invece, spetta a chiunque sia congiunto di una persona che riposa in un sepolcro e consiste nella facoltà di accedervi in occasione delle ricorrenze e di opporsi ad ogni sua trasformazione che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella determinata spoglia e ad ogni atto che costituisca violazione od oltraggio a quella tomba (cfr., in tal senso, Corte d’Appello di L’Aquila, 6 giugno 1984).

È possibile configurare, poi, anche un diritto riguardante l'intestazione del sepolcro. Ai fini dell'esclusività dello ius nominis sepulchri, ovvero dell'intestazione della tomba familiare, è irrilevante il mero fatto che un soggetto sia, per ovvi motivi amministrativi e di semplificazione, il primo o unico intestatario della concessione di suolo cimiteriale, qualora risulti pacificamente da apposite convenzioni fra i privati che suolo e tomba siano stati rispettivamente acquistati e realizzati di comune accordo da due differenti famiglie, ciascuna contribuente in ragione della metà delle spese, e, pertanto, avente di conseguenza diritto non solo a metà quota del sepolcro familiare, ma anche alla cointestazione dello stesso (in tal senso, Pretura di Niscemi, 5 dicembre 1985).

Occorre, infine, distinguere uno ius sepulchri come diritto sulla cappella funeraria in quanto edificio.

L'atto di fondazione del sepolcro è l'atto con cui una o più persone, proprietarie di un fondo, o nella normalità dei casi, concessionarie del diritto di usarne per sepolcro, dopo avere conseguito le autorizzazioni necessarie da parte dell'autorità pubblica, lo destinano concretamente allo scopo menzionato.

Tale atto può avere la forma di un contratto ovvero di un atto collettivo oppure ancora di un testamento. Esso può anche esaurirsi nella semplice edificazione di un edificio avente le caratteristiche del sepolcro.

            In quest'ultima fattispecie, per conoscere la volontà del fondatore circa la titolarità del diritto ad essere sepolti nella cappella funeraria, si tiene conto di ogni elemento a ciò utile, fra cui particolare importanza acquisisce la cosiddetta prova monumentale, avente riguardo alle iscrizioni che il fondatore stesso ha posto sull'edificio (Corte d’Appello di Brescia, 4 ottobre 1987).

La volontà del fondatore, comunque, può essere manifestata in qualsiasi forma, purché in maniera non equivoca, e può risultare anche indirettamente, in base ad elementi indiziari presuntivi, rimessi alla valutazione del giudice di merito, il cui convincimento al riguardo costituisce giudizio di fatto, sindacabile in sede di legittimità solo per vizi logico - giuridici della motivazione (Cass. 24 gennaio 1979, n. 532, già sopra citata).

In ogni caso, nel dubbio circa la regolamentazione del diritto di sepolcro in base alla qualificazione di esso, si presume che il fondatore abbia voluto costituire un sepolcro di tipo familiare.

Con espresso riguardo al rapporto fra successione mortis causa e diritto di sepolcro, è possibile affermare che l'erede di una cappella sepolcrale su terreno oggetto di una concessione, sia in ragione di tale qualità, sia come portatore di un interesse morale e spirituale alla conservazione del bene stesso scaturente dalla tumulazione nel sepolcro dei resti dei più stretti congiunti, è titolare di una posizione giuridica soggettiva di carattere sostanziale che lo abilita ad agire per la difesa, la conservazione ed il ripristino dell'interesse stesso, ove se ne prospetti l'illegittima lesione da parte di chiunque (cfr., in tal senso, T. A. R. Sicilia, Sezione di Palermo, 7 marzo 1984, n. 283).

Per quanto riguarda l'edificio della cappella funeraria, poi, la giurisprudenza di legittimità ha evidenziato come non si possa ritenere che la disposizione testamentaria con cui si provvede alla sua manutenzione, senza alcuna modalità integrativa relativa alla celebrazione di riti di suffragio e di devozione, abbia fine di culto o di religione e possa, perciò, venire considerata alla stregua di una disposizione a favore dell'anima (cfr., all’uopo, Cass. 3 agosto 1999, n. 8386).

È possibile individuare due differenti tipologie di sepolcro: quello familiare e quello successorio.

Ed invero, atteso che lo ius sepulchri costituisce il diritto primario di essere seppelliti o di collocare una salma in una determinata tomba, la titolarità di esso può derivare o dalla qualità di erede del fondatore (sepolcro ereditario) ovvero dall'appartenenza ad una famiglia (sepolcro familiare o gentilizio: cfr., in tal senso, T. A. R. Sicilia, Sez. III, Catania, 24 dicembre 1997, n. 2675).

Orbene, costituisce orientamento consolidato quello in base al quale l'individuazione della natura di una cappella funeraria come sepolcro familiare o gentilizio, ovvero come sepolcro ereditario dà luogo ad un apprezzamento fattuale non suscettibile di sindacato in sede di legittimità, purché sia sorretto da sufficiente motivazione e sia immune da vizi logico – giuridici (cfr., in tal senso, Cass. 22 maggio 1999, n. 5020).

La fattispecie del sepolcro familiare ricorre allorquando il fondatore esprima la volontà di riservare lo ius sepulchri ai componenti della famiglia, così come da lui intesa, ma sempre nei limiti di un legame derivante da un rapporto di consanguineità (Cass. 8 gennaio 1982, n. 78).

Entro i limiti della consanguineità, infatti, la volontà del fondatore è sovrana, potendo, senza restrizione alcuna, ampliare o contenere la sfera dei beneficiari del diritto e determinare entro quali confini vada intesa la famiglia allo scopo particolare della titolarità del diritto in esame (cfr., al riguardo, Cass. 24 gennaio 1979, n. 532).

Nel sepolcro cosiddetto familiare, l'appartenenza alla famiglia è, dunque, presupposto indispensabile per l'acquisto del diritto alla sepoltura (cfr., in tal senso, Cass. 30 maggio 1984, n. 3311), sempre che il fondatore non abbia diversamente disposto.

Il diritto alla tumulazione non può essere trasmesso per atto fra vivi, né per successione mortis causa e si estingue, per ciascun titolare, nel momento in cui il cadavere del medesimo viene deposto in quel dato sepolcro, salvo quel suo aspetto secondario riguardante gli atti di pietà e di culto (cfr. sempre Cass. 30 maggio 1984, n. 3311).

Così, il diritto alla sepoltura spetta al fondatore del sepolcro ed a tutti i suoi discendenti, facenti parte della famiglia, ivi compresi, salva eventuale volontà contraria del fondatore, i discendenti di sesso femminile, ancorché coniugati e con diverso cognome.

Questi ultimi acquistano il diritto alla sepoltura iure proprio, in quanto facenti parte della famiglia, nella cui cerchia, avuto riguardo al significato semantico del termine generalmente usato ed accettato, devono farsi rientrare tutte le persone del medesimo sangue e legate fra loro dal coniugio, ancorché non aventi lo stesso cognome (in proposito, si veda Cass. 19 maggio 1995, n. 5547).

Il diritto alla tumulazione nella tomba della famiglia del coniuge non viene meno per effetto del passaggio a nuove nozze dopo la vedovanza, poiché il nuovo matrimonio non estingue il vincolo di affinità con la famiglia stessa (cfr., all’uopo, Consiglio di Stato, Sez. V, 13 maggio 1991, n. 806).

Anche i discendenti di una figlia nubile del fondatore di un sepolcro familiare sono titolari del diritto ad essere seppelliti in esso (cfr., in tal senso, Tribunale di Roma, 27 maggio 1980).

Nel caso di sepolcro familiare, infine, il diritto primario di sepolcro, trasmettendosi a tutti coloro che sono legati al concessionario da rapporti di consanguineità, riguarda anche, in assenza di discendenti diretti, i parenti collaterali, la cui presenza impedisce che il diritto di sepolcro si trasformi da familiare in ereditario (cfr., in tal senso, Corte d’Appello di Perugia, 20 maggio 1995, nonché Cass. 27 gennaio 1986, n. 519).

L'accordo, con cui alcuni discendenti di un fondatore di una tomba familiare limitano il diritto degli altri ad esservi sepolti, deve considerarsi inefficace. Infatti, in assenza di una diversa volontà del fondatore, tale diritto si trasmette iure sanguinis alla famiglia del fondatore medesimo, anche ai nondum nati, alla sua morte e non ai suoi eredi, che, quindi, non possono, in tale qualità, disporne (sul punto, cfr. Cass. 8 settembre 1998, n. 8851).

La fondazione di un sepolcro familiare non è incompatibile con la circostanza che i loculi di cui è costituito siano compresi in un più vasto portico - sepolcreto, sito in un pubblico cimitero e realizzato dal concessionario dell'area (Cass. 22 maggio 1999, n. 5020).

La cerchia dei componenti la famiglia, titolari del diritto ad essere seppelliti in un sepolcro familiare, va determinata alla stregua della volontà del fondatore, da individuarsi anche sulla base di inequivoci elementi di carattere presuntivo (cfr. Cass. 24 gennaio 1979, n. 532).

Ciò posto, se è vero che, in presenza di un sepolcro familiare, il fondatore ha inteso destinarlo sibi familiaeque suae, può risultare tuttavia complessa l'individuazione dei soggetti titolari dello ius sepulchri (con tale locuzione intendendosi sia il diritto primario, ossia il diritto di essere seppellito, o di seppellire altri, in un dato sepolcro, sia il diritto secondario, avente ad oggetto forme di pietas verso i defunti, quali l'accesso al sepolcro e la possibilità di effettuarvi le onoranze di rito).

È pacifico che occorre aver riguardo alla volontà del defunto, se ed in quanto manifestata (cfr. Cass. 24 gennaio 2003, n. 1134, con espresso riguardo alla preminente rilevanza della volontà del fondatore, suscettibile di essere espressa in qualsiasi forma e desunta anche da elementi di natura indiziaria e presuntiva), posto che la legge non specifica alcunché circa i titolari del diritto. Osserva correttamente la dottrina che, in ogni modo, detta volontà non può porsi in contrasto con i principi generali dell'ordinamento giuridico. Infatti, un'eventuale esclusione di un membro dal gruppo, operata dal fondatore, dovrà, necessariamente, presentare caratteristiche tali da essere meritevole di tutela, sia per l'ordinamento, sia per la morale ed il costume, valori a cui, del resto, lo stesso ordinamento fa riferimento. Di contro, come già detto, è stato ritenuto inefficace l'accordo con cui alcuni discendenti del fondatore della tomba familiare limitino il diritto degli altri ad essere sepolti, attesa l'indisponibilità del diritto (cfr., in tal senso, Cass. 8 settembre 1998, n. 8851).

Problemi interpretativi più rilevanti si determinano invece quando il titolare del sepolcro nulla abbia disposto circa i beneficiari dello ius sepulchri.

La giurisprudenza più risalente, valorizzando al massimo il vincolo del sangue e del nome, riconosceva lo ius sepulchri al coniuge del titolare, ai suoi figli maschi ed alle mogli di costoro, nonché alle figlie femmine, se nubili. Solo i figli maschi, infatti, continuavano a portare il cognome del fondatore del sepolcro (o della fondatrice che, per effetto del matrimonio, assumeva il cognome del marito) e tale cognome trasmettevano alle mogli che lo anteponevano al proprio; quanto alle figlie femmine, solo la permanenza dello stato civile libero le avrebbe messe al sicuro dalla perdita del cognome paterno (Cass. 7 ottobre 1977, n. 4282; Cass. 18 febbraio 1977, n. 727; Pretura di Macerata, 6 giugno 1992).

Col tempo, peraltro, è profondamente mutato il concetto di famiglia nella società e nell'ordinamento giuridico, come del resto è mutato il concetto stesso di matrimonio che è alla base della famiglia. Se prima, infatti, il matrimonio (sulla scorta dell'influsso del diritto canonico) veniva per lo più concepito nel suo aspetto formale di atto negoziale, nel tempo si è fatta strada l'idea di matrimonio come unione basata sul consenso reciproco, ossia sulla comunione materiale e morale.

L'essenza dell'istituto viene allora a coincidere con la funzione di gratificazione affettiva e di mutua solidarietà che si è soliti assegnare all'unione coniugale. Non è questa, ovviamente, la sede per ripercorrere in dettaglio l'evoluzione legislativa che ha condotto dalla separazione per colpa a quella per intollerabilità della convivenza, nonché all'introduzione nell'ordinamento giuridico dell'istituto del divorzio. Nello stesso tempo, peraltro, con la riforma del diritto di famiglia, l'uomo e la donna sono stati posti sul medesimo piano giuridico, sia nei rapporti reciproci come coniugi, sia nei rapporti con i figli come genitori. Inoltre, figli legittimi e figli naturali sono stati riconosciuti titolari dei medesimi diritti, estesi pure ai casi di filiazione non riconosciuta né riconoscibile (cfr., all’uopo, Corte Costituzionale 28 novembre 2002, n. 494, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 278, comma primo, del Codice Civile, nella parte in cui escludeva la dichiarazione giudiziale della paternità e maternità naturali e le relative indagini nelle ipotesi in cui, ai sensi della disposizione normativa contenuta nel primo comma dell’art. 251 c. c., è vietato il riconoscimento dei figli incestuosi), in forza di un principio generale di responsabilità in capo ai genitori per il solo fatto della procreazione.

Orbene, tale evoluzione normativa ha finito con l’influenzare altresì la giurisprudenza in materia di ius sepulchri. È evidente, infatti, come la comunione affettiva che lega tra loro i componenti della famiglia non possa venir meno, sulla scorta di elementi formali, per effetto del decesso. Così la Suprema Corte ha affermato che detto diritto compete pure alle figlie coniugate del fondatore e ai loro discendenti, superando pertanto una concezione dell'istituto strettamente legata alla trasmissione del cognome (cfr. Cass. 19 maggio 1995, n. 5547). In epoca più recente la stessa Suprema Corte ha precisato che il diritto alla sepoltura spetta ai discendenti del fondatore nonché ai rispettivi coniugi, ancorché la decisione non affronti specificamente la questione della titolarità dello ius sepulchri in capo ai coniugi dei figli del fondatore (Cass. 29 settembre 2000, n. 12957).

La giurisprudenza si è poi spinta ancora oltre, affermando espressamente, con ampie ed articolate argomentazioni, che anche i coniugi delle discendenti femmine del titolare del sepolcro  hanno diritto di essere inumati o tumulati nella tomba di famiglia (cfr. al riguardo, Corte di Appello di Genova, 16 marzo 2002). Tale orientamento è stato salutato con particolare favore dalla dottrina, la quale ha posto in rilievo come non vi fosse alcuna ragione per discriminare tra coniugi dei figli del fondatore secondo il sesso. L'idea stessa di famiglia rimanda oggi all'idea di un gruppo fondato sull'affetto e non su elementi meramente formali, quali il sangue o il cognome.

Escludere dallo ius sepulchri il marito della figlia del fondatore verrebbe a determinare sia una disparità di trattamento con la moglie del figlio del fondatore (con violazione dell'art. 3 Cost.), sia un'inaccettabile lesione dei principi ispiratori dell'unità familiare e del vincolo matrimoniale (in contrasto con l'art. 29 della Costituzione).

Fatto il punto sul sepolcro familiare o gentilizio, si può osservare che, nel sepolcro ereditario, invece, il fondatore si limita a compiere una mera destinazione del diritto di sepoltura ai propri eredi (sibi haeredibusque suis) in considerazione di tale loro qualità, con la conseguenza che ciascuno di essi, subentrandogli iure haereditatis, è legittimato alla tumulazione di salme estranee alla famiglia di origine, entro i limiti della propria quota ereditaria (cfr., in tal senso, Cass. 30 maggio 1997, n. 4830).

Anche in caso di sepolcro familiare, con la morte dell'ultimo componente la cerchia familiare, determinandosi l'estinzione della classe degli aventi diritto alla sepoltura, lo ius sepulchri si trasforma in ereditario e diviene trasmissibile per successione mortis causa (Cass. 29 maggio 1990, n. 5015).

La vedova del fondatore del sepolcro è titolare del diritto primario di sepolcro; questo - alla sua morte ed in assenza di altri eredi legittimi del fondatore - si trasforma da familiare in ereditario e conseguentemente il diritto primario di sepolcro si trasferisce agli eredi della vedova stessa (in tal senso Corte d’Appello di L’Aquila, 6 giugno 1984).

Il diritto sulla cappella, gentilizia o familiare - costruita, previa concessione ai sensi degli artt. 90 e 92 del Decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, sopra o sotto il suolo di un'area cimiteriale - si atteggia come un diritto reale particolare, assimilabile al diritto di superficie (si esprime in termini generici di diritto reale Cass. 30 maggio 1984, n. 3311, mentre Cass. 15 settembre 1997, n. 9190 e Cass. 25 maggio 1983, n. 3607 ravvisano, più in particolare, la sussistenza di un diritto di superficie o, comunque, ad esso suscettibile di essere assimilato).

La natura reale del diritto sulla costruzione funeraria fa sì che esso possa essere oggetto di esecuzione forzata, mentre la sua temporaneità ed estinguibilità da parte della concedente amministrazione pubblica per ragioni di pubblico interesse, incide soltanto sulla sua valutazione patrimoniale (cfr., al riguardo, Cass. 15 settembre 1997, n. 9190).

Il diritto sul sepolcro già costruito nasce, dunque, da una concessione da parte dell'autorità amministrativa di un'area di terreno (o di una porzione di edificio) in un cimitero pubblico di carattere demaniale in forza dell'art. 824 c.c. Questa concessione di natura traslativa, poiché si riferisce all'uso specifico cui l'area stessa è permanentemente destinata, crea, a sua volta, a favore del privato concessionario, un diritto soggettivo perfetto di natura reale e, in quanto tale, opponibile iure privatorum agli altri privati.

Come diritto reale il diritto sul sepolcro è alienabile, essendo il fondo ed il manufatto destinato a sepolcro da considerarsi una cosa commerciabile, anche se la destinazione a sepolcro ha l'effetto di limitare il diritto reale sul sepolcro medesimo.

Altre caratteristiche del diritto in esame sono la prescrivibilità e l'espropriabilità, salvo le particolari limitazioni che siano previste dai regolamenti comunali, in base ai quali la concessione è stata fatta, o da atti di essi modificativi.

Il diritto primario di sepolcro, consistente nel diritto di essere seppelliti o di seppellire i propri congiunti nell'edificio sepolcrale, è diritto di natura reale e patrimoniale con peculiari caratteristiche, secondo un orientamento giurisprudenziale (Cass. 4 maggio 1982, n. 2736).

Il diritto alla tumulazione (ius inferendi mortuum in sepulchrum) costituisce, perciò, una posizione giuridica attiva autonoma e distinta rispetto al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono.

In ordine ad esso, dunque, è configurabile l'esercizio del potere di fatto, qualificabile come possesso o compossesso (art. 1140 c.c.), utile per l'usucapione (cfr., in tal senso, Cass. 5 ottobre 1993, n. 9838), se ad esplicarlo sullo stesso sepolcro sono più soggetti.

Tale possesso non viene meno per il compimento da parte di un compossessore di atti giuridici che, pur incidendo sulla titolarità formale del diritto, non hanno influenza sull'esercizio del potere di fatto animato dall'intenzione di esercitare un diritto (si veda a tal proposito, la già citata Cass. 4 maggio 1982, n. 2736).

Secondo un diverso orientamento, invece, il diritto primario di sepolcro non può essere considerato di natura reale, poiché è accordato a tutela di un interesse che viene soddisfatto, e, quindi, si estingue, nel momento stesso nel quale la salma viene deposta nel sepolcro.

Il diritto in esame dovrebbe essere qualificato, perciò, come un diritto di uso di natura personale, suscettibile, comunque, nei limiti in cui può ritenersi importare una detenzione della res, di tutela anche in via possessoria, secondo il disposto dell'art. 1168, comma secondo, del Codice Civile.

A tale diritto è possibile rinunziare con dichiarazione dello stesso titolare oppure, successivamente alla sua morte, dei suoi congiunti o dei suoi eredi, pure per facta concludentia, seppellendo in un luogo diverso il defunto. Naturalmente, ai fini strettamente processuali, la rinunzia (espressa o tacita) al diritto primario di sepolcro, concretando un fatto estintivo di tale posizione giuridica soggettiva, non è suscettibile di essere rilevata d’ufficio e necessita, per poter essere fatta valere, di un’espressa eccezione di parte (cfr., in tal senso, Cass. 9 febbraio 1999, n. 1110).

 L'atto con il quale uno dei componenti la famiglia rinunzia allo ius sepulchri primario, in favore di un congiunto già deceduto, escluso dalla titolarità del sepolcro per volontà del fondatore, non può dare luogo ad una rinunzia traslativa del diritto, che presuppone l'esistenza del soggetto cessionario, ma costituisce, invece, solo un'utilizzazione del sepolcro, attuata dallo stesso titolare, in forma diversa da quella originariamente prevista (cfr., in tal senso, Cass. 12 maggio 1980, n. 3133).

Circa la natura del così detto diritto secondario di sepolcro, se ne può senz'altro escludere una natura reale, mancando anche il potere di uso che caratterizza, invece, il diritto primario e che rappresenta il presupposto di ogni diritto reale.

Si deve, perciò, concludere che esso è un diritto personale di godimento, il cui esercizio dura fino a quando permane la sepoltura (cfr., in tal senso, Pretura di Napoli, 3 aprile 1991).

La costituzione del sepolcro familiare dà luogo ad una particolare forma di comunione fra i contitolari, caratterizzata dalla mancanza della quota come titolo per partecipare alla comunione, e dall'assoluta indisponibilità, con atti inter vivos o mortis causa, imprescrittibilità ed irrinunciabilità del diritto del singolo titolare o dei suoi aventi causa (cfr., in tal senso, Cass. 29 maggio 1990, n. 5015; Cass. 8 gennaio 1982, n. 78; Cass. 4 maggio 1982, n. 2736; Cass. 24 gennaio 1979, n. 532; Tribunale di Perugia, 14 novembre 1995; Tribunale di Roma, 27 maggio 1980).

In virtù della comunione instaurata, in capo ai singoli si ha, di regola, solo il potere di concorrere insieme agli altri titolari del sepolcro, alla formazione di delibere collettive, prese a maggioranza (Cass. 27 gennaio 1986, n. 519).

Tale comunione indivisibile esclude ogni potere di disposizione del diritto da parte di taluni soltanto dei titolari ed anche dello stesso fondatore, così come il potere di alcuno dei titolari di vietare, consentire o condizionare l'esercizio dello ius inferendi in sepulchro spettante agli altri contitolari.

La destinazione di un fondo a sepolcro familiare dà origine ad una particolare forma di comunione dove la deliberazione assembleare, avente in oggetto lavori di ristrutturazione della cappella cimiteriale, che comportano la traslazione delle salme, e, quindi, pregiudizio al rispetto dovuto alle spoglie, non può essere presa senza il consenso dei congiunti più strettamente legati da vincoli di parentela al defunto e titolari del diritto secondario di sepolcro (cfr., in materia, Tribunale di Catania, 28 giugno 1997).

Il diritto sul sepolcro, in quanto diritto soggettivo (reale patrimoniale), è tutelabile dinanzi all'autorità giudiziaria ordinaria mediante ogni azione che il particolare caso richieda, compresa la rivendicazione o l'azione di spoglio (cfr., con riguardo alla rivendicazione, T. A. R. Sicilia, Sez. III, Catania, 24 dicembre 1997, n. 2675, nonché Cass. 25 maggio 1983, n. 3607, mentre, con riguardo all’azione di reintegrazione nel possesso, si veda Pretura di Napoli, 3 aprile 1991).

Il legittimo compossessore commette spoglio, se eccede i limiti del suo potere e tale eccesso è ravvisabile qualora violi la destinazione della cosa oggetto del comune possesso, in tal modo sostituendo il proprio esclusivo potere - anche se solo su una determinata parte di essa - a danno del concorrente potere degli altri sulla stessa parte.

Per questo, qualora sia stato costituito un sepolcro familiare, riservato, nella volontà dei fondatori, a ricevere esclusivamente i corpi dei membri delle famiglie dei fondatori stessi, commette spoglio il compossessore di tale sepolcro che immetta la salma di persona estranea alle famiglie stesse, in quanto in tal modo viene a violare la destinazione specifica del sepolcro (Cass. 4 maggio 1982, n. 2736).

La legittimazione ad agire con l'azione di spoglio spetta anche a coloro che abbiano usato per lungo tempo in via esclusiva, con l'inferre mortuum in sepulchro, il sepolcro abbandonato dai legittimi titolari (cfr., in tal senso, Tribunale di Velletri, 12 febbraio 1981).

Tale diritto reale è tutelabile, poi, anche con l'azione negatoria (art. 949 c.c.), diretta ad impedire od eliminare l'introduzione nel sepolcro delle salme di coloro che non vi avessero diritto, e la relativa legitimatio ad causam trova riferimento alla titolarità o meno di quel diritto reale (cfr., in tal senso, Cass. 30 maggio 1984, n. 3311).

L'esercizio del potere di fatto, corrispondente al contenuto dello ius sepulchri, concreta un possesso ai sensi dell'art. 1140 c.c. ed è, quindi, tutelabile anche con l'azione di manutenzione (Cass. 29 settembre 1991, n. 9837).

Non sussiste, comunque, turbativa del possesso quando un congiunto del concessionario originario tumula nel sepolcro familiare la propria madre (moglie di un figlio del fondatore del sepolcro), pur senza il consenso degli altri contitolari e senza dare a questi ultimi preventivo avviso del seppellimento, avendo anzi mendacemente comunicato all'autorità comunale cimiteriale che i compossessori avevano acconsentito all'inumazione (cfr., in tal senso, Pretura di Genova, 30 dicembre 1995).

La pretesa volta all'accertamento del proprio diritto ad essere seppellito nella tomba di famiglia non dà luogo a litisconsorzio necessario e può essere fatta valere anche soltanto nei riguardi di quello dei compartecipi al sepolcro, che ne abbia contestato la concorrente titolarità dell'attore (cfr. Tribunale di Roma, 27 maggio 1980).

Il diritto sul sepolcro, iure publico, è, invece, destinato ad affievolirsi nei riguardi dell'amministrazione concedente e a degradare a diritto condizionato o affievolito, ad interesse legittimo, qualora esigenze di pubblico interesse, per la tutela dell'ordine e del buon governo del cimitero, impongono o consigliano alla amministrazione pubblica di esercitare il potere di revoca della concessione (cfr., in tal senso, Cass. 7 ottobre 1994, n. 8197, nonché Cass. 25 maggio 1983, n. 3607).

In base a queste considerazioni, la domanda del terzo, che rivendichi il diritto di sepolcro sul sepolcro nei riguardi dell'originario concessionario, non può essere accolta in mancanza dell'apposita concessione. Quest'ultima costituisce la fonte del diritto reale preteso senza che l'occupazione dell'area, ove abusiva, sia idonea a fondare alcun diritto, trattandosi di bene soggetto al regime del demanio pubblico (cfr. Cass. 25 maggio 1983, n. 3607).

Rientra, invece, nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia riguardante la legittimità del provvedimento di diniego di volturazione di una concessione inerente il diritto di uso di sepolcro, poiché gli atti di cessione di suoli cimiteriali, a favore di soggetti privati, sono compresi nella categoria delle concessioni amministrative di beni e servizi, trasmissibili in tutto o in parte per diritto comune ed ereditario, previo nulla osta dell'amministrazione comunale (cfr. la già citata T. A. R. Sicilia, Sez. III, Catania, 24 dicembre 1997, n. 2675).

            Ciò premesso in termini generali, ritiene questo giudice che la domanda giudiziale con la quale è stata richiesta, dall’attore MEVIOX Fxxx, la pronuncia di condanna dei convenuti alla consegna delle chiavi relative al cancello di ingresso alla cappella gentilizia oggetto di controversia nonché a permettere la tumulazione del genitore del suddetto istante in tale sepolcro (domanda alla quale hanno poi aderito le interventrici volontarie CAIOX SSSX GGGX e MEVIOX AAAX), sia risultata parzialmente fondata e, come tale, meritevole di trovare accoglimento, per quanto di ragione.

            Ed invero, come più volte chiarito dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, lo ius sepulchri, vale a dire il diritto alla tumulazione (autonomo e distinto rispetto al cosiddetto diritto sul sepolcro, cioè al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono), deve presumersi di carattere non ereditario, ma familiare, in difetto di specifica diversa volontà del fondatore, e,  quindi, considerarsi sottratto a possibilità di divisione o trasmissione a terzi non legati iure sanguinis al fondatore medesimo (cfr., in tal senso ed ex permultis, Cass. 29 gennaio 2007, n. 1789; Tribunale di Trapani, 12 settembre 2006; Tribunale di Brindisi, 12 aprile 2006; Tribunale di Trani, 8 settembre 2005; Cass. 20 maggio 2003, n. 8804; Tribunale di Reggio Calabria, 3 aprile 2003; Cass. 12 settembre 2000, n. 12957).

            Orbene, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, non è chi non veda come, non risultando dimostrata la sussistenza di alcuna specifica volontà diversa da parte della sig.ra MEVIOX SSSX, originaria fondatrice del sepolcro di cui si tratta, lo stesso dovesse ritenersi avente carattere non già ereditario ma familiare, come tale, dunque, destinato ad accogliere, oltre alla salma della suddetta fondatrice, quelle dei fratelli  di quest’ultima e, dunque, dei consanguinei in linea collaterale e dei rispettivi coniugi, trattandosi di sepolcro fondato da persona che, com’è agevole desumere dalle circostanze di fatto allegate nell’atto di citazione introduttivo del presente giudizio, ebbe a decedere in data 25 marzo 1973, senza lasciare discendenti (cfr., in tal senso, Corte di Appello di Perugia, 20 maggio 1995, che ha chiarito come, nel caso di sepolcro familiare, il diritto primario di sepolcro si trasmetta a tutti coloro che sono legati al concessionario da rapporti di consanguineità, ivi compresi, in mancanza di discendenti diretti, i parenti collaterali, la cui presenza impedisce che il diritto di sepolcro si trasformi da familiare in ereditario).

            È evidente, dunque, come anche in favore del sig. MEVIOX LXXX, fratello della suddetta MEVIOX SSSX e genitore dell’istante MEVIOX GIOVAN DDDX dovesse ravvisarsi la sussistenza del diritto ad essere tumulato all’interno del sepolcro oggetto di lite, parimenti a quanto, del resto, concretamente accaduto in relazione agli altri tre fratelli e, cioè, ai sigg. MEVIOX EEEX, MEVIOX TTTX e MEVIOX NNNX (quest’ultima premorta rispetto alla fondatrice del sepolcro ed anch’ella tumulata all’interno dello stesso).

            Del resto, se è certamente vera la circostanza – dedotta dalla difesa dei convenuti – secondo cui alcun contributo economico risulta essere stato fornito, da parte del sig. MEVIOX LXXX, alle spese sostenute con riguardo ai lavori di sistemazione della cappella gentilizia oggetto di controversia e documentate in atti, è altrettanto innegabile come dall’istruttoria espletata sia emersa altresì la circostanza costituita dalla presenza, all’interno di tale sepolcro ed ancor prima della morte del predetto sig. MEVIOX LXXX, di un loculo sul quale era impresso il nome di questi (cfr., in tal senso, le dichiarazioni rilasciate dall’attore MEVIOX Fxxx nel corso dell’interrogatorio formale da questi reso all’udienza del 9 maggio 2003 e confermate dalle deposizioni fornite dalle testi XXXX  e YYYY, escusse, rispettivamente, all’udienza del 27 ottobre 2003 e dell’8 luglio 2005).

            In particolare, tale ultimo elemento circostanziale, valutato unitamente all’assenza di dimostrazione di una specifica volontà della fondatrice diretta, in modo espresso, ad attribuire al sepolcro una destinazione diversa da quella di tipo familiare, induce a riconoscere, anche in favore del sig. MEVIOX LXXX, il diritto primario ad essere tumulato nella cappella gentilizia oggetto di controversia. E ciò in quanto, se è vero che, ai fini della distinzione tra ius sepulchri iure sanguinis e ius sepulchri iure successionis occorra interpretare la volontà del fondatore del sepolcro al momento della fondazione, al punto da ritenersi irrilevanti le successive vicende della proprietà dell'edificio nella sua materialità (cfr., in tal senso, Cass. 29 settembre 2000, n. 12957 in motivazione, nonché Tribunale di Reggio Calabria, 3 aprile 2003), ne consegue che ancor meno rilevanti devono essere considerate le vicende concernenti la concreta gestione dell’edificio sepolcrale ed, in particolare, quelle relative alla contribuzione economica alle spese attinenti ai lavori di manutenzione, ordinaria e straordinaria, realizzati con riguardo a tale immobile.

            Dalle considerazioni finora svolte deriva, dunque, con tutta evidenza, il riconoscimento della fondatezza sia della pretesa attorea diretta a conseguire la tumulazione del sig. MEVIOX LXXX all’interno del sepolcro di cui si tratta, sia di quella finalizzata alla condanna dei convenuti alla consegna delle chiavi relative al cancello di ingresso all’edificio sepolcrale in favore degli attori in riassunzione sigg. MEVIOX Fxxx, MEVIOX AAAX e CAIOX SSSX GGGX, attesa la dimostrata sussistenza dello ius sepulchri in favore del defunto sig. MEVIOX LXXX con conseguente affermazione del diritto dei suoi congiunti, suscettibili di essere identificati con i suddetti istanti, di accedere all’edificio sepolcrale allo scopo di onorare la memoria del padre e marito in occasione delle ricorrenze, nonché di opporsi a qualsiasi trasformazione del sepolcro che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto alla spoglia del predetto defunto e ad ogni atto che possa costituire violazione od oltraggio della sua tomba. Né, del resto, in difetto di un’espressa eccezione di parte tempestivamente sollevata e diretta a rappresentare la sussistenza di un’ipotesi di rinunzia al diritto primario di sepolcro, può assumere rilevanza alcuna la circostanza – evidenziata dalla difesa dei convenuti in riassunzione solo in comparsa conclusionale – secondo cui gli attori in riassunzione, in quanto congiunti del sig. MEVIOX LXXX hanno provveduto, alla morte di quest’ultimo, alla sepoltura delle spoglie del predetto, al di fuori della cappella sepolcrale oggetto di lite.

            Pertanto, in accoglimento della domanda giudiziale proposta dagli attori in riassunzione MEVIOX  Fxxx, MEVIOX AAAX e CAIOX SSSX GGGX, i convenuti in riassunzione TIZIOX AAAX, TIZIOX BBBX, TIZIOX CCCX DDDX e MEVIOX AAAX devono essere condannati a consentire ai suddetti istanti la tumulazione del proprio genitore sig. MEVIOX LXXX all’interno del manufatto funerario edificato sul lotto contrassegnato dal numero … del cimitero di  … (NA) – ... (NA) e ... ... (NA), astenendosi dal compimento di qualsiasi atto che possa costituire ostacolo allo svolgimento delle attività materiali relative a tale sepoltura.

            Naturalmente, quanto alle concrete modalità in base alle quali la tumulazione della salma del defunto sig. MEVIOX LXXX dovrà avvenire, occorre porre in rilievo come le stesse dovranno formare oggetto di specifica valutazione e determinazione ad opera delle Pubbliche Amministrazioni territorialmente competenti, atteso che la presente controversia, com’è agevole intuire, concerne i profili esclusivamente privatistici del diritto di sepolcro, vale a dire l’accertamento della titolarità e dell’opponibilità iure privatorum di tale posizione giuridica soggettiva. Per quanto concerne, invece, l’accesso alla cappella sepolcrale oggetto di controversia, i convenuti in riassunzione devono essere condannati, in solido tra loro, a provvedere, a propria cura e spese, alla consegna, in favore degli attori in riassunzione, di una copia o duplicato della chiave o delle chiavi valevoli all’apertura del cancello di ingresso al manufatto funerario edificato sul lotto contrassegnato dal numero … del cimitero di  …. (NA) – ... (NA) e ... ... (NA). In alternativa, come richiesto dagli attori, i convenuti in riassunzione potranno, ove così preferiscano, procedere alla sostituzione della serratura relativa al cancello di ingresso dell’edificio sepolcrale di cui si tratta, con altra serratura, da installarsi a propria cura e spese, provvedendo, poi, naturalmente ed in conseguenza di ciò, alla consegna, in favore degli attori in riassunzione, di copia della chiave o delle chiavi relative a tale serratura di nuova installazione.

            Non può invece essere accolta la domanda giudiziale nella parte in cui la stessa risulta diretta a conseguire la condanna dei convenuti alla estumulazione della salma del proprio congiunto TIZIOX HHHX, coniuge della sig.ra MEVIOX TTTX. Ed invero, sulla base di quanto già sopra chiarito e, dunque, alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale circa il concetto di famiglia rilevante ai fini dello ius sepulchri, anche i coniugi dei fratelli della fondatrice – in quanto soggetti legati alla medesima da un rapporto di consanguineità indipendente dalla permanenza di elementi meramente formali, quali il sangue o il cognome - devono ritenersi inclusi tra i titolari della suddetta posizione giuridica, intesa come diritto ad essere tumulati nell’edificio sepolcrale edificato sul suolo cimiteriale attribuito in concessione a favore della sig.ra MEVIOX SSSX, in ragione della già evidenziata mancanza di discendenti diretti di quest’ultima.

            Pertanto, diversamente da quanto opinato dalla difesa degli attori in riassunzione, alcun carattere di illegittimità può essere ravvisato a carico dell’avvenuta tumulazione del sig. TIZIOX HHHX all’interno della cappella gentilizia fondata dalla sig.ra MEVIOX SSSX.

            Nemmeno, infine, la domanda risarcitoria proposta dagli attori in riassunzione merita accoglimento, non potendosi ritenere illegittima – come si è appena evidenziato – la tumulazione del sig. TIZIOX HHHX all’interno della cappella gentilizia fondata dalla sig.ra MEVIOX SSSX e non essendo stata, del resto, fornita alcuna dimostrazione circa i danni concretamente subiti per effetto dell’arbitraria sostituzione della serratura relativa al cancello di ingresso del suddetto edificio sepolcrale e della conseguente impossibilità di accedere a quest’ultimo sia ai fini dell’esercizio del diritto primario di sepolcro relativo alle spoglie del defunto genitore e marito MEVIOX LXXX, sia ai fini dell’esercizio del diritto secondario di sepolcro suscettibile di essere ravvisato in capo agli istanti, nella loro qualità di familiari (nipoti ex fratre) della stessa fondatrice e di altri soggetti deposti all’interno del sepolcro di cui si tratta. Ed invero, come più volte chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, l'attore, che abbia proposto una domanda di condanna al risarcimento dei danni da accertare e liquidare nel medesimo giudizio, ha l'onere di fornire la prova certa e concreta del danno, così da consentirne la liquidazione, oltre che la prova del nesso causale tra il danno ed i comportamenti addebitati alla controparte; può, invero, farsi ricorso alla liquidazione in via equitativa, allorché sussistano i presupposti di cui all'art. 1226 del Codice Civile, solo a condizione che l'esistenza del danno sia comunque dimostrata, sulla scorta di elementi idonei a fornire parametri plausibili di quantificazione (cfr., in tal senso ed ex multis, Cass. 15 febbraio 2008, n. 3794). Del resto, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, non è chi non veda come gli attori in riassunzione non abbiano nemmeno specificamente chiarito, in punto di allegazione, quali fossero i pregiudizi (patrimoniali o non patrimoniali) subiti a seguito dell’impedimento all’esercizio dello ius sepulchri nei termini sopra indicati.     

            Alle medesime conclusioni già evidenziate con riguardo alla fondatezza della domanda giudiziale proposta dagli attori in riassunzione e diretta ad ottenere la consegna delle chiavi relative al cancello di accesso all’edificio sepolcrale fondato dalla sig.ra MEVIOX SSSX, si perviene altresì prendendo in considerazione il diverso profilo rappresentato dal diritto su tale immobile, il quale, in quanto alienabile e suscettibile di essere trasmesso mortis causa (cfr., in tal senso, Cass. 30 maggio 2002, n. 8804), si è certamente trasferito, pro quota e per successione ereditaria, in favore di ciascuno dei fratelli della suddetta fondatrice che erano ancora in vita alla morte di quest’ultima (nonché dei discendenti della sig.ra MEVIOX NNNX, premorta alla sorella MEVIOX SSSX, giusta l’operatività dell’istituto della rappresentazione: artt. 467 e seguenti del Codice Civile) ed, in particolare, del sig. MEVIOX LXXX, del cui patrimonio giuridico esso è entrato stabilmente a fare parte, attesa la sussistenza di comportamenti, da parte di quest’ultimo, suscettibili di integrare un’accettazione tacita dell’eredità della sorella sopra menzionata.

            Ed invero, occorre sottolineare come le deposizioni fornite dai testimoni escussi su indicazione di parte convenuta ed in base alle quali il suddetto MEVIOX LXXX non avrebbe mai avuto, nel corso della propria vita, il possesso della cappella gentilizia oggetto di controversia, risultano essere state notevolmente infirmate dalle dichiarazioni rese dalla teste XXXX SSSX (connotate da particolare attendibilità in quanto provenienti da soggetto che, diversamente da quanto riscontrabile per i testimoni Pzzz e Dzzz, non risulta legato da vincolo di parentela con alcuna delle parti in causa), la quale ha ricordato di avere incontrato, dopo la morte della sig.ra MEVIOX SSSX ed almeno fino all’anno 1995, più volte il sig. MEVIOX LXXX al cimitero nei pressi della cappella funeraria suddetta e di avere notato che egli poteva accedere (e concretamente accedeva) alla stessa in quanto munito della chiave relativa al cancello di ingresso. Inoltre, la teste XXXX SSSX ha evidenziato come, successivamente al decesso del suddetto sig. MEVIOX LXXX e fino al gennaio dell’anno 1998, le fosse accaduto di notare più volte, all’interno della cappella gentilizia, la presenza dell’attore MEVIOX Fxxx (figlio del sig. MEVIOX LXXX), ricordando addirittura di averlo visto, in un’occasione, alle prese con operazioni di pulizia del pavimento della cappella medesima (cfr., all’uopo, le dichiarazioni rese dalla teste XXXX SSSX, nel corso della propria escussione, avvenuta all’udienza del 27 ottobre 2003, e documentate nel relativo verbale). Infine, la teste già sopra menzionata ha ricordato di avere nuovamente incontrato, nell’aprile del 1998, l’attore sig. MEVIOX Fxxxx, il quale affermò di non poter più accedere alla cappella gentilizia oggetto di controversia, in quanto la chiave in suo possesso non era più idonea ad aprire la serratura del cancello di ingresso del suddetto edificio sepolcrale.

            Pertanto, alla luce degli elementi circostanziali finora posti in rilievo, deve ritenersi certamente priva di fondamento giuridico l’eccezione, sollevata dalla difesa dei convenuti, ed in base alla quale il diritto di accettare l’eredità dell’originaria de cuius MEVIOX SSSX, sorto in favore del fratello di quest’ultima, sig. MEVIOX LXXX, si sarebbe estinto per intervenuta prescrizione decennale. E ciò in quanto, proprio gli elementi fattuali suddetti – così come emersi nell’ambito dell’istruttoria espletata – permettono, invece, di ravvisare nel comportamento del suddetto MEVIOX LXXX (genitore e coniuge degli attori in riassunzione) un’ipotesi di accettazione tacita (rectius: presunta) dell’eredità suscettibile di rientrare nell’ambito del paradigma normativo di cui all’art. 485 del Codice Civile, il quale, com’è noto, oltre ad espressamente disporre, al primo comma, che il chiamato all’eredità che si trovi, a qualsiasi titolo, nel possesso di beni ereditari, è tenuto a fare l’inventario entro il termine di tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità, prevede, poi, al terzo comma, che, ove il suddetto termine risulti decorso senza il compimento dell’inventario, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice. Trattasi, infatti, di un’ipotesi con riguardo alla quale il legislatore prescinde completamente, ai fini dell’acquisto dell’eredità, non solo da un’effettiva volontà del chiamato, ma altresì da una sua volontà presunta desumibile da un comportamento concludente [cfr., in tal senso, Cass. 19 marzo 1998, n. 2911, la quale ha espressamente chiarito come non possa esser dichiarato prescritto il diritto all'eredità del chiamato, possessore, o compossessore, a qualsiasi titolo, dei beni ereditari, se non ha redatto, entro tre mesi dall'apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità, l'inventario indipendentemente dall'accettazione, con o senza tale beneficio (art. 484 del Codice Civile) - ovvero non vi ha rinunciato perché in tal Meviox diviene erede puro e semplice ope legis, prescindendo dalla sua volontà come nel Meviox in cui sono trascorsi quaranta giorni dalla redazione dell'inventario senza che abbia ancora deliberato per decadenza a rinunziarvi (comma ultimo dell'art. 485 del Codice Civile); cfr. altresì, in epoca più risalente, Cass. 4 maggio 1983, n. 3043]. Ed invero, la ratio di tale disciplina – ed, in particolare, della prescrizione dell’inventario ed, in mancanza, dell’acquisto della qualità di erede (o coerede) puro e semplice, con conseguente responsabilità illimitata per i debiti ereditari – deve essere individuata nell’esigenza di evitare che il chiamato che si trovi nel possesso dei beni ereditari possa avvantaggiarsi di tale situazione di fatto appropriandosi, senza alcuna possibilità di controllo e di verifica, di beni ereditari in pregiudizio delle ragioni dei creditori dell’eredità, dei legatari ed, in genere, dei soggetti che hanno interesse alla consistenza dell’asse ereditario (come, ad esempio, i chiamati ulteriori). Peraltro, la giurisprudenza di legittimità non ha mancato di porre in evidenza come l’onere di redigere l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione, condizioni non soltanto la facoltà del chiamato di accettare l’eredità con il beneficio di cui all’art. 484 del Codice Civile, ma altresì quella di rinunciare all’eredità stessa, ai sensi dell’art. 519 del Codice Civile, con effetto liberatorio nei confronti dei creditori del de cuius, poiché il chiamato all’eredità, alla scadenza del termine stabilito per il compimento dell’inventario, deve essere considerato erede puro e semplice (cfr., in tal senso, Cass. 22 giugno 1996, n. 7076; Cass. 29 marzo 2003, n. 4845).

            Dalle considerazioni appena svolte deriva, dunque, con tutta evidenza e come si è già sopra anticipato, la manifesta infondatezza dell’eccezione di prescrizione del diritto di accettare l’eredità, sollevata dalla difesa dei convenuti in riassunzione, atteso che l’istruttoria svolta nell’ambito del presente giudizio ha consentito di accertare come il sig. MEVIOX LXXX, essendo rimasto nel possesso del bene ereditario costituito dalla cappella gentilizia oggetto di controversia per quasi venticinque anni (dal 25 marzo 1973, data del decesso della sorella MEVIOX SSSX fondatrice dell’edificio sepolcrale, fino al 3 novembre 1997, data della morte del suddetto MEVIOX LXXX), senza compiere alcun inventario (al riguardo, infatti, alcun elemento di prova è stato offerto da alcuna delle parti in causa), dovesse essere considerato (co)erede puro e semplice, senza necessità di alcuna espressa dichiarazione di accettazione dell’eredità della sig.ra MEVIOX SSSX, concessionaria del suolo sul quale il manufatto suddetto venne costruito e, come tale, titolare, dunque, del diritto su tale sepolcro (posizione giuridica che, come già sopra evidenziato, risulta avere natura di diritto soggettivo perfetto, assimilabile al diritto di superficie, suscettibile di possesso nonché di trasmissione inter vivos o di successione mortis causa, e come tale opponibile agli altri privati, atteso che lo stesso nasce da una concessione amministrativa avente natura traslativa – di un’area di terreno o di una porzione di edificio in un cimitero pubblico di carattere demaniale – che, in presenza di esigenze di ordine pubblico o del buon governo del cimitero, può essere revocata dalla Pubblica Amministrazione nell’esercizio di un potere discrezionale che determina l’affievolimento del diritto soggettivo ad interesse legittimo: cfr., in tal senso, Cass. 30 maggio 2003, n. 8804).

            Del resto, come chiarito dalla giurisprudenza della Suprema Corte, la ricorrenza di un’ipotesi di accettazione ex art. 485 del Codice Civile, è suscettibile di essere riscontrata anche nel caso di compossesso del patrimonio ereditario indiviso, benché non esercitato materialmente su tutti i singoli beni che lo compongano, dovendosi ritenere che ciascun coerede possegga anche in rappresentanza degli altri (cfr., in tal senso, Cass. 4 maggio 1983, n. 3043). Il possesso dei beni ereditari, infatti, non deve necessariamente riferirsi all’intera eredità, essendo sufficiente quello che investa un solo bene con la consapevolezza della sua provenienza. Esso non si concreta in un astratto possesso del diritto sui beni, né deve manifestarsi in un’attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà sui beni ereditari, ma si esaurisce in una mera relazione materiale tra i beni ed il chiamato all’eredità, e, cioè, in una situazione di fatto che consente l’esercizio di concreti poteri sui beni, sia pure per il tramite di terzi detentori, con la consapevolezza dell’appartenenza di tali beni al compendio ereditario (Cass. 14 maggio 1994, n. 4707). Pertanto, la previsione legale si estende ad ogni specie di possesso – quale che ne sia il titolo giustificativo – ed include anche la detenzione a titolo di custodia o di affidamento temporaneo (cfr., in tal senso, Cass. 25 luglio 1980, n. 4835).

            In conclusione, sulla base del complesso di considerazioni, fattuali e giuridiche, sopra sviluppate, è ben possibile affermare che il diritto sulla cappella gentilizia fondata dalla sig.ra Meviox Sssx, si è certamente trasferito, pro quota e per successione ereditaria, in favore di ciascuno dei fratelli della suddetta fondatrice che erano ancora in vita alla morte di quest’ultima ed, in particolare, del sig. Meviox Lxxx, del cui patrimonio giuridico esso è entrato stabilmente a fare parte, attesa la sussistenza di comportamenti, da parte di quest’ultimo, suscettibili di integrare un’accettazione tacita (rectius: presunta) dell’eredità della sorella sopra menzionata. Pertanto, una volta defunto il  sig. Meviox Lxxx, il diritto pro quota sul sepolcro di cui si tratta, in quanto ormai pienamente rientrante nel patrimonio giuridico di quest’ultimo, si è trasmesso mortis causa in favore degli eredi del predetto ed, in particolare, dell’attore Meviox Fxxx, il quale, peraltro in base agli elementi probatori assunti e già sopra posti in rilievo, risulta altresì essere rimasto nel possesso di tale manufatto funerario successivamente al decesso del genitore (avvenuto in data 3 novembre 1997) e fino al mese di aprile del 1998, dunque per un periodo superiore ai tre mesi dal giorno dell’apertura della successione e senza che, anche con riguardo alla posizione del suddetto istante, sia stata fornita dimostrazione alcuna circa il compimento dell’inventario, con conseguente acquisto, da parte del medesimo, della qualità di erede puro e semplice del proprio padre sig. Meviox Lxxx. Naturalmente, trattandosi di quota indivisa, tali osservazioni risultano perfettamente suscettibili di estendersi anche alle interventrici volontarie sigg. Caiox Sssx Gggx e Meviox Aaax (rispettivamente, moglie e figlia del sig. Meviox Lxxx), in ragione del principio, già sopra evidenziato, secondo cui la ricorrenza di un’accettazione presunta dell’eredità, secondo la previsione dell’art. 485 c. c., da parte del chiamato che si trovi a qualsiasi titolo nel possesso di beni ereditari, e non compia l’inventario o non emetta la dichiarazione di accettare o rinunciare nel termine all’uopo stabilito, va riscontrata anche nel caso di compossesso del patrimonio ereditario indiviso, sebbene non esercitato materialmente su tutti i singoli beni che lo compongono, dovendosi ritenere che ciascun erede possegga anche in rappresentanza degli altri (cfr., in tal senso, Cass. 4 maggio 1983, n. 3043).

            Infine, non è chi non veda come gli elementi circostanziali sopra esaminati e le conseguenze giuridiche che dagli stessi scaturiscono, conducano altresì all’infondatezza sia dell’eccezione, sollevata dalla difesa dei convenuti ed in base alla quale nel comportamento del sig. Meviox Lxxx sarebbe stata ravvisabile una volontà di rinuncia tacita dell’eredità derivante dalla successione mortis causa della sig.ra Meviox Sssx [ipotesi, quest’ultima, peraltro manifestamente inammissibile, atteso che il nostro ordinamento giuridico non conosce l’istituto della rinuncia tacita all’eredità: cfr., all’uopo, l’art. 519 del Codice Civile, da cui può agevolmente desumersi come la rinunzia all’eredità rappresenti un negozio giuridico con riguardo al quale la legge impone l’osservanza di determinate forme (dichiarazione resa davanti a notaio o al cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione). Cfr. altresì Cass. 30 ottobre 1991, n. 11634, che parla di forma solenne], sia della domanda riconvenzionale [contenuta nel capoverso contrassegnato dal numero 4) delle conclusioni rassegnate mediante la comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001] – la quale deve essere perciò rigettata – con cui gli stessi convenuti hanno chiesto accertarsi l’intervenuto acquisto, a titolo di usucapione, della quota relativa al diritto sull’edificio sepolcrale di cui si tratta, spettante, a seguito dell’apertura della successione mortis causa della sig.ra Meviox Sssx, al sig. Meviox Lxxx, fratello di quest’ultima.

            Analogo discorso può essere svolto, naturalmente, con espresso riguardo alla domanda riconvenzionale contenuta nel capoverso contrassegnato dal numero 1) delle conclusioni rassegnate mediante la comparsa di risposta sopra menzionata, atteso che, le argomentazioni sopra sviluppate conducono ad escludere in radice che i convenuti possano essere considerati quali unici ed esclusivi titolari del diritto sulla cappella gentilizia oggetto di controversia.      

            Peraltro, occorre sottolineare come le conclusioni alle quali si è appena pervenuti in ordine all’acquisto, da parte del defunto sig. MEVIOX LXXX, della qualità di (co)erede della sig.ra MEVIOX SSSX (sorella del predetto e fondatrice del sepolcro), pacificamente deceduta ab intestato, permettono altresì di ritenere del tutto priva di rilevanza, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, la distinzione tra sepolcro familiare o gentilizio e sepolcro ereditario, nel senso che, proprio in ragione dell’accertata sussistenza della qualità di erede, le considerazioni già svolte con riferimento alla sussistenza, nel patrimonio giuridico del sig. MEVIOX LXXX, del diritto primario ad essere tumulato all’interno della cappella cimiteriale fondata dalla propria sorella, non risultano minimamente scalfite o infirmate dall’eventuale adesione ad un’opzione ermeneutica favorevole alla qualificazione di tale cappella in termini di sepolcro di tipo ereditario anziché di natura familiare.

            Deve invece, trovare parziale accoglimento la domanda riconvenzionale diretta a conseguire la condanna degli attori in riassunzione alla corresponsione, in favore dei convenuti in riassunzione, della somma dovuta, a titolo di contribuzione alle spese sostenute da questi ultimi in relazione ai lavori di manutenzione della cappella gentilizia di cui si tratta (ed a pagamento del canone per la fornitura di lampade votive), nei limiti della quota ereditaria di pertinenza del sig. MEVIOX LXXX, dante causa degli istanti [cfr. il capoverso contrassegnato dal numero 6) delle conclusioni contenute nella comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001]. Ed invero, la fondatezza di tale pretesa risulta agevolmente desumibile dalla documentazione prodotta dalla difesa dei convenuti in riassunzione, consistente in quietanze e ricevute dei pagamenti dagli stessi eseguiti e complessivamente ammontanti all’importo di €. 3.609,74 (tremilaseicentonove/74) e non già a quello, di gran lunga superiore, indicato in comparsa di risposta, ove si è fatto riferimento ad una spesa di circa Lit. 20.000.000, pari ad €. 10.329,13 (diecimilatrecentoventinove/13). Del resto, proprio la disamina testuale della suddetta documentazione permette di escludere la sussistenza di qualsiasi contribuzione degli attori in riassunzione ovvero del genitore di questi ultimi (sig. MEVIOX LXXX) alle spese da essa attestate.

            Pertanto, in parziale accoglimento della domanda riconvenzionale, gli attori in riassunzione dovranno essere condannati – non già in solido, ma ciascuno per la quota ereditaria di rispettiva pertinenza in rapporto alla successione mortis causa di MEVIOX LXXX, giusta il principio desumibile dalla disposizione normativa di cui all’art. 752 del Codice Civile – al pagamento, in favore dei convenuti in riassunzione, della somma di €. 902,43 (novecentodue/43) corrispondente alla quota di eredità (1/4) spettante al predetto Meviox Lxxx per effetto dell’apertura della successione a causa di morte della sig.ra Meviox Sssx, fondatrice della cappella gentilizia oggetto di causa, e sorella di quest’ultimo.

            Parimenti merita accoglimento la domanda riconvenzionale nella parte in cui [capoverso numero 5) delle conclusioni rassegnate nella comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001] essa risulta diretta all’accertamento, in favore della convenuta in riassunzione Tiziox Aaax, della qualità di erede universale della sig.ra Meviox Tttx, sorella della sig.ra Meviox Sssx fondatrice della cappella gentilizia oggetto di controversia. Ed invero, la difesa della suddetta convenuta ha prodotto in atti copia del testamento olografo (datato 9 novembre 1974 e pubblicato il 28 ottobre 1997), della suddetta de cuius dal quale risulta manifesta la volontà di quest’ultima di istituire, quale propria erede universale, la nipote Tiziox Aaax. Pertanto, non essendo sorta al riguardo alcuna specifica contestazione, tra le parti, la predetta convenuta deve essere dichiarata erede universale della suddetta Meviox Tttx, come tale succeduta altresì nella quota del (diritto sul) sepolcro familiare a quest’ultima spettante. Priva di rilevanza, invece, risulta la pretesa della suddetta convenuta, diretta a far accertare l’esclusiva titolarità, in capo alla stessa, dello ius eligendi sepulchrum relativo alle spoglie della sig.ra Meviox Tttx, atteso che, come si confida di avere già sopra chiarito, sia pure in via implicita, quest’ultima, in quanto titolare del diritto primario di sepolcro, del tutto legittimamente è stata tumulata all’interno del manufatto funerario fondato dalla propria sorella Meviox Sssx e sopra più volte menzionato.

            La particolare complessità e controvertibilità, sia in punto di fatto che di diritto, delle questioni affrontate e decise con la presente pronuncia, la reciproca soccombenza delle parti e la sussistenza di legami di parentela e consanguineità tra le stesse, costituiscono, complessivamente considerati, motivi idonei a giustificare l’integrale compensazione delle spese di lite, ai sensi della disposizione normativa di cui al secondo comma dell’art. 92 del Codice di Procedura Civile.

P.Q.M.

Il Tribunale Di Napoli – Sezione Distaccata di Frattamaggiore -, definitivamente pronunziando nella controversia civile promossa come in narrativa, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:

•-in accoglimento della domanda giudiziale, condanna i convenuti in riassunzione Tiziox Aaax, Tiziox Bbbx, Tiziox Cccx Dddx e Meviox Aaax [nata a ... ... (NA) il 2 dicembre 1928]  a provvedere, in solido tra loro, alla immediata consegna, a propria cura e spese ed in favore degli attori in riassunzione Meviox Giovan Dddx, Caiox Sssx Gggx e Meviox Aaax [nata a ... ... (NA) il 10 settembre 1940], di una copia o duplicato della chiave o delle chiavi valevoli all’apertura del cancello di ingresso al sepolcro familiare edificato sul lotto contrassegnato dal numero … del cimitero di  …. (NA) – … (NA) e … … (NA) OVVERO, in alternativa, a provvedere, sempre in solido tra loro, alla immediata sostituzione della serratura relativa al suddetto cancello di ingresso con altra serratura, da installarsi a cura e spese degli stessi convenuti in riassunzione, nonché alla conseguente consegna, in favore degli attori in riassunzione sopra già indicati, di una copia della chiave o delle chiavi valevoli all’apertura di tale serratura di nuova installazione;

•-CONDANNA altresì i convenuti in riassunzione Tiziox Aaax, Tiziox Bbbx, Tiziox Cccx Dddx e Meviox Aaax [nata a ... ... (NA) il 2 dicembre 1928]  a consentire, agli attori in riassunzione Meviox Fxxx, Caiox Sssx Gggx e Meviox Aaax [nata a ... ... (NA) il 10 settembre 1940], la tumulazione della salma del sig. Meviox Lxxx, nato a … … (NA) il 9 luglio 1919 ed ivi deceduto in data 3 novembre 1997, genitore e marito dei suddetti istanti, all’interno del sepolcro familiare sopra menzionato, astenendosi dal compimento di qualsiasi atto che possa costituire ostacolo allo svolgimento delle attività materiali relative alla realizzazione di tale sepoltura;

•-RIGETTA tutte le ulteriori domande giudiziali proposte dagli attori in riassunzione;

•-In ACCOGLIMENTO della DOMANDA RICONVENZIONALE contenuta nel capoverso contrassegnato dal numero 5) delle conclusioni rassegnate nella comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001, DICHIARA la convenuta in riassunzione sig.ra Tiziox Aaax nata a … … (NA) il 6 febbraio 1949, unica erede universale della sig.ra Meviox Tttx, nata a … … (NA) il 23 novembre 1921 ed ivi deceduta in data 22 settembre 1997;

•-In ACCOGLIMENTO della DOMANDA RICONVENZIONALE contenuta nel capoverso contrassegnato dal numero 6) delle conclusioni rassegnate nella comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 2 aprile 2001, CONDANNA gli attori in riassunzione Meviox Fxxx, Caiox Sssx Gggx e Meviox Aaax [nata a ... ... (NA) il 10 settembre 1940] al pagamento, ciascuno per la propria quota ex art. 752 del Codice Civile ed in favore dei convenuti in riassunzione Tiziox Aaax, Tiziox Bbbx, Tiziox Cccx Dddx e Meviox Aaax [nata a ... ... (NA) il 2 dicembre 1928], questi ultimi in solido tra loro, della somma di €. 902,43 (novecentodue/43);

•-RIGETTA tutte le ulteriori domande riconvenzionali;

•-DICHIARA interamente compensate, tra le parti, le spese del presente giudizio.

Sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege.

Così deciso in Frattamaggiore, lì 25 agosto 2008.

IL GIUDICE MONOCRATICO

Dott. Francesco Graziano

 

 

 

 

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