Divorzio contenzioso, assegnazione casa coniugale

Tribunale di Nola, 23.06.2004 – – FAMIGLIA. Divorzio contenzioso. Assegnazione casa coniugale – presupposto: esistenza figli minorenni o maggiorenni


 

 

 

FAMIGLIA.
Divorzio contenzioso. Assegnazione casa coniugale – presupposto: esistenza figli minorenni o maggiorenni. L’assegnazione della casa (art. 6 VI comma l.1970 n.898) è statuita a favore del coniuge affidattario dei figli, valutando in ogni caso le condizioni economiche delle parti e considerando la posizione del cd coniuge debole. Le norme (così anche l’art. 155 c.c.) condizionano il provvedimento alla tutela degli interessi della prole, anche maggiorenne purchè convivente con il coniuge.

Tribunale di Nola, sentenza del 23.6.04

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI NOLA I SEZIONE CIVILE
composto dai magistrati:
Dott. VINCENZA BARBALUCCA presidente est.
Dott. STEFANIA BORRELLI giudice
Dott. ANTONIO CRISCUOLO GAITO giudice
riuniti in camera di consiglio ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Nella causa civile iscritta al n.123/01 RGAC
vertente tra
CAIA ……..………………… -ricorrente-
elettivamente domiciliato in Pomigliano D’Arco (…) presso lo studio dell’avv. (…) da cui è rapp.tata e difesa giusto mandato a margine del ricorso
E
SEMPRONIO ……….…………………………… -resistente-
elettivamente domiciliato in Napoli (…) presso lo studio dell’avv. (…) che lo rapp.ta e difende giusto mandato a margine della comparsa di risposta

Nonché
P.M. presso il Tribunale………………………………..interventore ex lege
CONCLUSIONI
All’udienza del 17.2.2004 parte attrice concludeva come da ricorso

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato in data 16.1.2001 CAIA premesso di aver contratto matrimonio concordatario con SEMPRONIO, che dalla loro unione nascevano cinque figli Fxx in data 4.1.1966, Mxx in data 12.11.1967, Axx in data 6.7.1969, Gxx in data 19.9.1970, Exx in data 30.8.1988, che con sentenza n.11449 del 9.10.1991 il Tribunale di Napoli si pronunciava sulla separazione giudiziale dei predetti coniugi, chiedeva che venisse pronunciata la cessazione degli effetti civili del matrimonio essendo decorsi tre anni dalla data di comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale .
All’udienza del 7.7.2001, fissata per la comparizione delle parti, il Presidente esperiva infruttuosamente il tentativo di conciliazione; quindi, emessi i provvedimenti interinali, rimetteva le parti davanti all’Istruttore.
Qui si costituiva ritualmente la ricorrente che ribadiva la domanda, chiedendo la declaratoria di cessazione degli effetti civili con assegnazione della casa coniugale già di proprietà del defunto genitore, con assegno di mantenimento a carico del SEMPRONIO ed a favore della CAIA per l’ammontare di £.1.000.000; si costituiva anche il resistente che non si opponeva al ricorso, ma chiedeva che la casa coniugale non venisse assegnata alla ricorrente, che l’assegno di mantenimento a favore della figlia Gxx ed a suo carico venisse eliminato essendo detta figlia divenuta autonoma, con vittoria di spese.
Sulle conclusioni in epigrafe riportate, la causa veniva rimessa al Collegio per la decisione in camera di consiglio.
MOTIVI
La domanda è fondata e merita accoglimento.
E’ invero provato il titolo addotto a sostegno della stessa e cioè sentenza di separazione giudiziale del 20.3.1991 n.11449 passata in giudicato giusta certificazione del 2.2.2004 Corte di Appello di Napoli, previa comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale in data 9.2.1987.
Del pari è provata la cessazione effettiva di ogni rapporto tra i coniugi quanto meno nel triennio anteriore alla proposizione della domanda, non essendo stata l’interruzione della separazione eccepita dalla parte convenuta ai sensi dell’art.5 l.74/87.
Ricorre perciò nella fattispecie l’ipotesi prevista dall’art.3 lett.b) l.1.12.1970 n.898 così come modificata dall’art.5 della citata l.n.74/87 .
D’altra parte attese le risultanze degli atti di causa si deve ritenere che la comunione spirituale e materiale fra i coniugi sia definitivamente venuta meno e non possa più perciò ricostituirsi.
Quanto alle ulteriori determinazioni si dà atto che sia parte ricorrente, sia parte resistente non hanno precipuamente formulata in sede istruttoria alcuna specifica richiesta probatoria a suffragio delle proprie richieste: specie parte ricorrente non ha minimente provato la propria dedotta mancanza di redditi e precarietà di salute, così come incidente sulla capacità reddituale, né ha contestato precipuamente il rilievo svolto da controparte circa il fatto che la stessa è altresì precettrice di reddito pensionistico.
Esaminate, quindi, le dichiarazioni rese dalle parti all’udienza presidenziale, rilevato che risultano pacifiche in quanto non contestate le circostanze relative alla completa autonomia economica di tutti i figli compresa l’ultima Gxx che avrebbe formato proprio nucleo familiare, il Tribunale ritiene equo non porre più a carico del resistente l’obbligo di versare la somma di £.250.000 per il mantenimento della figlia Gxx.
Il Tribunale osserva inoltre che il provvedimento di assegnazione della casa coniugale così come richiesto da parte ricorrente è inaccoglibile: infatti tale assegnazione, secondo l’espresso dettato normativo (art. 6 VI comma l.1970 n.898), è statuita a favore del coniuge affidattario dei figli, valutando in ogni caso le condizioni economiche delle parti e considerando la posizione del cd coniuge debole. In effetti la citata norma, così come l’art. 155 cc in tema di separazione, condizionano il provvedimento alla tutela degli interessi della prole, anche maggiorenne purchè convivente con il coniuge. Se invece non c’è affidamento e/o convivenza di prole con il coniuge richiedente l’assegnazione, detto provvedimento non è giuridicamente giustificabile in quanto non c’è previsione legislativa ad hoc. Il che significa che le parti dovranno necessariamente regolare i loro rapporti concernenti la casa coniugale in sede di giudizio ordinario avente per oggetto azione per diritti reali. Né è possibile far rientrare nella determinazione dell’assegno divorzile una prestazione in natura quale sarebbe l’assegnazione della casa coniugale, visto che per legge la determinazione di tale assegno deve corrispondere ad una precisa entità monetaria tra l’altro aggiornabile e quindi rivedibile.
Si dà atto che ai sensi dell’art. 70 cpc il PM in sede è stato informato del giudizio con comunicazione di cancelleria del 30.1.2001, ragion per cui tale parte è stata posta in grado di svolgere l’attività che ritenga più opportuna, non essendo necessaria né la formulazione di conclusioni orali o scritte, né la presenza a tutte le udienze (cfr.: Cass. n. 13062 del 2000; Cass. n. 12456 del 1999 Cass. N.11915 del 1998).
Sussistono equi motivi per compensare le spese di lite.
PQM
Il Tribunale di Nola I sezione civile definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da CAIA nei confronti di SEMPRONIO così provvede :
1) Pronunzia la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto in Cfff in data 31.10.1963 da SEMPRONIO nato a Cfff il 15.10.1936 e da CAIA nata a Sggg l’8.9.1939 (atto n.15 dell’anno 1993 parte II serie A) ;
2) Ordina che la presente sentenza sia trasmessa a cura della cancelleria in copia autentica all’ufficiale di stato civile del predetto comune per la trascrizione, l’annotazione e le ulteriori incombenze di cui agli artt.3 e 10 l.1.12.1970 n.898 e 125 n.6, 133 n.2 e 88 n.7 ord. Stato civile;
3) le spese del giudizio sono compensate.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti.
Così deciso in Nola, addì 23.6.2004
Il presidente est. Dott.ssa Vincenza Barbalucca

 

 

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