Divorzio contenzioso: patti in vista del divorzio – nullità

Tribunale di Nola, ordinanza del 10 febbraio 2015 – –  Divorzio contenzioso – ordinanza presidenziale – patti in vista del divorzio – nullità – valutazione incidenter tantum – i cd patti a latere – valenza


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Tribunale di Nola, Dott. Vincenza Barbalucca, ordinanza del 10 febbraio 2015

Divorzio contenzioso – ordinanza presidenziale – patti in vista del divorzio – nullità – valutazione incidenter tantum – i cd patti a latere – valenza

 

 

Testo

TRIBUNALE ORDINARIO DI NOLA
PRIMA SEZIONE CIVILE
Il Giudice Delegato dal Presidente del Tribunale
Dott. VINCENZA BARBALUCCA
Nella proc. n.(*)/2014 rgac
avente per oggetto: DIVORZIO CONTENZIOSO
vertente tra
TIZIOX AX rapp.tato e difeso dall’avv. C. Bx e avv. B. Cx
E
MEVIAX EX rapp.tata e difesa dall’avv. L. Fx

-Sentite le parti; esaminate le informative;
-esaminate le rispettive richieste delle parti in causa;
-rilevato che rispetto all’epoca della separazione, statuita con sentenza a conclusioni congiunte del 16.3.2013, in cui veniva stabilito a carico del TIZIOX una contribuzione nella misura di euro 700,00 per il mantenimento dei tre figli maggiorenni non autonomi, dichirandosi la sig. MEVIAX autonoma economicamente tanto da rinunciare alla richiesta di mantenimento per sé, emergono dalla risultanze della istruttoria in atti specifici elementi di novità;
-ritenuto in particolare che se l’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni in sede di separazione si presume con onere di prova liberatoria a carico dell’obbligato che il figlio abbia raggiunto l’autonomia economica, in vece in sede processuale di divorzio incombe sul richiedente (di solito il coniuge con cui convivono i figli maggiorenni) l’onere di provare che il figlio maggiorenne non è ancora autonomo, salva in ogni caso la prova contraria a carico dell’obbligato della raggiunta autonomia;
-rilevato nel caso che ci occupa che il TIZIOX, che svolgeva all’epoca della separazione attività di insegnante, continua a svolgere la stessa attività, ed ha tra l’altro costituito nuovo nucleo familiare; inoltre la figlia maggiorenne Gx si è trasferita a Milano ove lavora e si sta specializzando come ottico (circostanza dedotta da entrambe le parti); inoltre il figlio maggiorenne Hx si è inserito nel mondo del lavoro come tecnico del suono (circostanza dedotta da entrambe le parti) ed ha in concreto buone potenzialità ed occasioni lavorative che gli consentono una certa autonomia economica anche in ragione della spiccata specializzazione del tipo di attività lavorativa ( la stessa resistente deduce in sede presidenziale che questo figlio ha lavorato sino ad ottobre 2014, in ogni caso dalla documentazione versata in atti dal ricorrente si deduce agevolmente che detto figlio ha concrete e continue occasioni di lavoro);
-ritenuto dunque che dei tre figli maggiorenni, due hanno raggiunto una certa autonomia economica ragion per cui sussiste l’obbligo di mantenimento solo della figlia maggiorenne Lx;
-ritenuto che ai sensi dell’art 5 l. div. la determinazione dell’assegno divorzile, che ha natura assistenziale, quindi con pronuncia costitutiva e non informato al solo principio di contribuzione per solidarietà familiare ex art. 147 c.c., come in sede di separazione, oltre ad essere correlato ad una serie di specifici parametri evidenziati nel dettato normativo, quali la durata del matrimonio, il tenore di vita delle parti in costanza di matrimonio, l’entità dell’assegno di mantenimento in sede di separazione, i motivi della separazione, per poi accedere alla valutazione finale della verifica di mezzi adeguati di sussistenza e/o capacità ed idoneità a procurarseli per il coniuge richiedente, necessita prioritariamente della richiesta della parte;
-rilevato che nel caso di specie dunque la resistente, che in sede di separazione ha verosimilmente goduto di una certa autonomia economica tanto da dichiarare di rinunciare alla domanda per il proprio mantenimento, si può dire che abbia mezzi adeguati per la propria sussistenza, visto che dalla documentazione in atti emerge che anch’ella è inserita nel mondo de lavoro con qualifica specializzata come direttore di scena (l’assunto della parte di effettuare saltuariamente tale attività e per mere fini filantropici non appare verosimile ed in ogni caso non adeguatamente suffragata), inoltre la parte ha dichiarato di essere aiutata dalla propria famiglia di origine;
-ritenuto dunque che non si ravvisano i presupposti per la determinazione di assegno divorzile a suo favore, come dalla stessa richiesto, avendo detta parte mezzi adeguati per la propria sussistenza;
-ritenuto che gli accordi patrimoniali tra coniugi svolti sia prima della celebrazione del matrimonio o in vista della separazione o in vista del divorzio, intesi spesso come possibile adattamento interno dei premarital agreements  di matrice anglosassone, secondo cristallizzato orientamento giurisprudenziale in ragione della natura pubblicistica dell’istituto del matrimonio, e del principio di indisponibilità degli status nonché dello stesso assegno di divorzio, la cui natura assistenziale, introdotta dalla legge di riforma n.74/1987, che in qualche modo consente di giustificare i suddetti accordi solo quando tornano a vantaggio del coniuge economicamente più debole, «sono ritenuti nulli per illiceità della causa allorchè i coniugi li stabiliscono al fine di fissare il regime giuridico del futuro ed eventuale divorzio» ( Cass. civ. 14.6.2000, n. 8109; Cass. civ. 4.6.1992, n.6857);
-rilevato infatti che ai sensi dell’art. 160 c.c., che sancisce i diritti e doveri derivanti dal matrimonio come situazioni giuridiche indisponibili e quindi inderogabili, la giurisprudenza ha sempre considerato che le pattuizioni dei coniugi, anteriori o contestuali all’omologazione della separazione, oppure alla pronuncia presidenziale di cui all’art. 708 c.p.c., dovessero, comunque, essere rispettose dei diritti inderogabili (C. 9174/2008; C. 24321/2007; C. 9287/1997; C. 7029/1997): lo stesso principio, inoltre, veniva affermato in relazione alle successive modificazioni degli accordi di separazione (C. 20290/2005; C. 5829/1998; C. 2270/1993). È pertanto nullo, per es., per contrasto con l’art. 160, l’accordo con il quale i coniugi decidano di definitivamente esonerare per il futuro il coniuge onerato dalla corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge più debole, a fronte di un unico versamento una tantum (T. Piacenza 6.2.2003). Ugualmente invalidi sono da considerarsi gli accordi con i quali i coniugi fissano, in sede di separazione, il regime giuridico-patrimoniale in vista di un futuro ed eventuale divorzio (C. 8109/2000) o addirittura condizionano la domanda di divorzio magari nella modalità congiunta ad una determinata pattuizione;
-ritenuto invece che sono validi i cd patti definiti “a latere” , configurando contratti atipici e non convenzioni matrimoniali o atti di liberalità, le pattuizioni convenute dai coniugi prima e/o contestualmente al decreto di omologazione e non trasfuse nell’accordo omologato solo quando, in base ai principi stabiliti dall’art. 1362 ss., risultino tali da assicurare una maggiore vantaggiosità all’interesse protetto dalla norma ovvero concernano un aspetto non preso in considerazione dall’accordo omologato e sicuramente compatibile con questo o ancora costituiscano clausole meramente specificative e/o integrative dell’accordo stesso, non essendo altrimenti consentito ai coniugi incidere sull’accordo omologato con soluzioni alternative di cui non sia certa a priori la uguale o migliore rispondenza all’interesse tutelato attraverso il controllo giudiziario di cui all’art. 158 c.c. (T. Milano, 11.5.2009);
-ritenuto che in tal senso va interpretata la recente pronuncia (Cass. civ., sez. I, 21.12.2012, n. 23713) che ha inquadrato l’accordo della coppia come “ contratto “atipico”, espressione dell’autonomia negoziale dei coniugi, con il quale viene stabilito che, in caso di fallimento del matrimonio l’uno dovrà cedere all’altro un suo immobile, quale indennizzo delle spese sostenute da quest’ultimo per la ristrutturazione di altro immobile da adibirsi a casa coniugale, esso deve sicuramente considerarsi volto a realizzare interessi meritevoli di tutela, ai sensi dell’art. 1322, comma 2, c.c. e la condizione del “fallimento” di certo lecita” evidenziando che la ragione della validità dell’accordo intervenuto tra i coniugi deve rinvenirsi nel fatto che in esso “il fallimento del matrimonio non viene considerato come causa genetica dell’accordo, ma è degradato a mero evento condizionale. In definitiva, si tratta di un accordo tra le parti, libera espressione della loro autonomia negoziale, estraneo peraltro alla categoria degli accordi prematrimoniali in vista del divorzio (che intendono regolare l’intero assetto economico tra i coniugi o un profilo rilevante) e caratterizzato da prestazioni e controprestazioni tra loro proporzionali”.

-Rilevato che nel caso che ci occupa l’accordo del 28.6.2012 testualmente svolto in vista della presentazione del ricorso per la cessazione degli effetti civili del matrimonio al fine di presentare una istanza congiunta (dovendo svolgere in questa sede processuale una delibazione  incidenter tantum anche al fine di verificare ed accertare se detti accordi debbono o meno incidere sulle presenti statuizioni) è da considerarsi nullo in quanto viziato nella causa, giacchè finalizzato, nella specifica fattispecie, ad incidere sulla libertà dello status e quindi sulla scelta di divorziare secondo una specifica modalità processuale (congiunto), ragion per cui le pattuizioni ivi espresse non hanno alcuna valenza giuridica rispetto all’odierna decisione;

così provvede:
-conferma l’autorizzazione alle parti a vivere separati;
-determina in euro 500,00 l’assegno a favore della figlia Lx da porre a carico del ricorrente e da versare alla resistente entro il giorno 5 di ogni mese in contanti o bonifico bancario o vaglia postale con indicizzazione annuale Istat; dispone che il ricorrente contribuisca nella misura del 50% alle spese straordinarie per la figlia previamente concordate o documentate, se anticipate;
-assegna al ricorrente termine sino al 16.5.2015 per il deposito in cancelleria di memoria integrativa che deve contenere il contenuto di cui all’art. 163 III comma cpc nn. 2,3,4,5,6; -assegna alla resistente il termine ex art. 166 e 167 c.p.c. per la costituzione in giudizio e per la proposizione di eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio con l’avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze ex art. 167 c.p.c. e che oltre detto termine non potranno più essere sollevate le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. Nomina GI la dott. XXX; Rinvia all’ud. Istruttoria del (…).6.2015 h.10.00. Si comunichi alle parti
Nola, 10 febbraio 2015
Il Giudice

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