Edifici abusivi, debitore comproprietario pro quota, divisione

Edifici abusivi, debitore comproprietario pro quota, divisione, scioglimento comunione ordinaria o ereditaria – esclusione comminatoria di nullità – principio di diritto – – –  Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili,
sentenza del 7 ottobre 2019

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DIVISIONE
(CD. ENDOESECUTIVA O CD. ENDOCONCORSUALE)

Edifici abusivi  – debitore comproprietario pro quota – divisione – esclusione comminatoria di nullità – principio di diritto

Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili,
sentenza n. 25021 del 7 ottobre 2019

Le SS.UU della Suprema Corte di Cassazione sulla questione hanno enunciato il principio di diritto sotto riportato:

Nella Sentenza
“…nell’ambito del procedimento di espropriazione della quota, la divisione costituisce lo strumento principale previsto dalla legge per soddisfare il credito de quo agitur.
Impedire la divisione dell’edificio privo di legittimità urbanistica vorrebbe dire, perciò, ridurre l’espropriazione forzata alla vendita della quota indivisa, indirizzandola così verso esiti economicamente irrisori quanto al possibile ricavato.
E invece la legge punta a massimizzare il risultato della esecuzione forzata. In tal senso depongono le disposizioni eccettuative in esame, laddove esse prevedono, in favore dell’aggiudicatario dell’immobile abusivo, la riapertura dei termini per presentare domanda di sanatoria dell’abuso (quando consentita).
In sostanza, sia la lettera delle disposizioni di cui agli artt. 46, comma 5, del d.P.R. n. 380 del 2001 e 40, commi 5 e 6, della legge n. 47 del 1985 sia la loro la ratio normativa depongono nel senso che la divisione “endoesecutiva” e quella “endoconcorsuale” sono sottratte alla comminatoria di nullità prevista per gli atti di scioglimento della comunione aventi ad oggetto edifici abusivi .
Considerato il carattere unitario del fenomeno divisorio, è appena il caso di osservare che non vi sono ragioni per distinguere tra scioglimento della comunione ordinaria e scioglimento della comunione ereditaria: le disposizioni eccettuative sopra esaminate sottraggono entrambe le divisioni alla comminatoria di nullità di cui agli artt. 46, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001 e 40, commi 2, della legge n. 47 del 1985.
In definitiva, deve ritenersi che, con le disposizioni di cui agli artt. 46, comma 5, del d.P.R. n. 380 del 2001 e 40, commi 5 e 6, della legge n.47 del 1985, la legge ha inteso esentare dalla comminatoria di nullità tutti gli atti finalizzati a portare a termine la procedura esecutiva immobiliare, individuale o concorsuale.
Tra tali atti va compresa la divisione dell’edificio abusivo, di cui il debitore sia comproprietario pro quota, da disporsi con apposito giudizio divisorio, comunque inserito nell’ambito del processo di espropriazione individuale; e vanno compresi gli atti di divisione, contrattuali o giudiziali, promossi dal curatore in seno al procedimento fallimentare disciplinato dal r.d. 16 marzo 1942 n. 267 e successive modificazioni (la cui disciplina continua ad applicarsi alla presente causa ratione temporis, considerato che il “Codice della crisi d’imprese e dell’insolvenza”, introdotto dal d.lgs. 12/01/2019 n.14, non si applica alle procedure di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, le quali – ai sensi dell’art. 390 d.lgs. n.14 del 2019 – continuano ad essere regolate dalla precedente disciplina) o dall’omologo organo gestorio delle altre procedure concorsuali.

Sul punto va dunque enunciato, ai sensi dell’art. 384, primo comma, cod. proc. civ., il seguente principio di diritto:

In forza delle disposizioni eccettuative di cui agli artt. 46, comma 5, del d.P.R. n. 380 del 2001 e 40, commi 5 e 6, della legge n.47 del 1985, lo scioglimento della comunione (ordinaria o ereditaria) relativa ad un edificio abusivo che si renda necessaria nell’ambitodell’espropriazione dei beni indivisi (divisione c. d. “endoesecutiva”) o nell’ambito del fallimento (ora, liquidazione giudiziale) e delle altre procedure concorsuali (divisione c.d. “endoconcorsuale”) è sottratta alla comminatoria di nullità prevista, per gli atti di scioglimento della comunione aventi ad oggetto edifici abusivi, dall’art. 46, comma 1, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e dall’art. 40, commi 2, della legge 28 febbraio 1985, n.47”. “
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