Effetti della tracciabilità oltre i 1000 euro, sanzioni

Gli effetti della tracciabilità oltre la soglia di 1.000 euro. Per il cliente minimulta da 20. Professioni, rischio sui contanti. Sanzione di 3 mila euro a chi non comunica le transazioni (Italia Oggi, da: Rassegna Stampa oua.it  del 12.12.2011)
 
 
ITALIA OGGI
Gli effetti della tracciabilità oltre la soglia di 1.000 euro. Per il cliente minimulta da 20
Professioni, rischio sui contanti
Sanzione di 3 mila euro a chi non comunica le transazioni
sab. 10 – Le novità della manovra in tema di tracciabilità rischiano di essere pagate a caro prezzo dai professionisti dell’area economico-contabile. Le transazioni di 1.000 euro in contanti, infatti, potrebbero determinare sanzioni di 20 euro per chi le pone in essere e di 3.000 sui professionisti che non le comunicano alle competenti autorità.
Professionisti e Ced che gestiscano contabilità ordinarie dovranno prestare una particolare attenzione alle modalità con cui vengono pagate le fatture ed eseguiti i prelievi ed i versamenti fra soci e società.
Qualora dette operazioni, infatti, si concretizzassero visibilmente in pagamenti in uniche soluzioni con importi di 1.000 euro o più, in caso di verifica sul cliente, anche con finalità esclusivamente fiscali, da parte della Guardia di finanza, i professionisti contabili rischierebbero di vedersi rilevare l’omessa comunicazione dell’irregolarità e, di conseguenza, contestare sanzioni minime ingenti su ogni irregolarità riscontrata.
È questo uno dei (pericolosi) effetti delle novità apportate dal 1° comma dell’art. 12 del dl 6/12/2011 n. 201, in tema di riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti che, ad oggi, non ha invece visto modificarsi l’impianto sanzionatorio di cui all’art. 58 del dlgs 231/07.
Le restrizioni sulle limitazioni dei trasferimenti in contanti
Come noto, con una modifica al 1° comma dell’art. 49 del dlgs 231/07 sono inibiti i pagamenti in contanti fra soggetti privati, in unica soluzione a partire dai 1.000 euro in su.
Ma la riduzione si estende anche alle emissioni di assegni liberi. Infatti con una modifica al comma 5, dell’anzidetto articolo 49 anche gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro, dovranno recare oltre che l’indicazione del nome e della ragione sociale del beneficiario (in assenza della quale i titoli risulterebbero, di fatto, al portatore) anche la clausola di intrasferibilità.
Gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari potranno, inoltre, essere richiesti senza clausola di intrasferibilità solo se inferiori a 1.000 euro (comma 8). Infine, a far data dal 1° gennaio (quindi con obbligo di correzione entro il prossimo 31 dicembre 2011), i libretti di deposito bancario o postali al portatore dovranno essere estinti o il loro saldo dovrà essere ridotto a importo pari o inferiore a 1.000 euro.
I rischi sanzionatori
Alla riduzione della soglia delle irregolarità su assegni e contanti non ha fatto riscontro alcuna riduzione delle sanzioni introdotte dal dl 31 maggio 2010 n. 78, conv. con legge n. 122 del 30/7/2010.
Tale decreto, ricordiamo, ha modificato, l’art. 58 del dlgs 231/07 che, nell’attuale comma 7-bis, stabilisce che per ciascuna delle irregolarità in commento, la sanzione amministrativa pecuniaria (di norma ricompresa fra l’1 e il 40% dell’importo indebitamente trasferito o di quello trascritto sull’assegno irregolare) non può comunque essere inferiore a 3.000 euro.
A riguardo, va segnalato tuttavia, che in molte situazioni tale rischio può essere scongiurato (o meglio fortemente mitigato) per chi ha commesso l’illecito in virtù dell’utilizzo dell’istituto dell’oblazione (si tratta dell’art. 16 della legge n. 689/81, richiamato dall’art. 60 del dlgs 231/07). In relazione allo stesso, va infatti ricordato che è ammesso il pagamento in misura ridotta senza tener conto della sanzione minima (in tal senso, circ. Mef. prot. 281178 dell’agosto 2010). Ne consegue che chi compie il pagamento irregolare (o chi percepisce la somma) a fronte di 1.000 euro pagati in contanti (o ricevuti) potrà versare, entro 60 giorni dal ricevimento della contestazione, la minor somma fra il doppio del minimo e il terzo del massimo, quindi, nel caso di specie il 2% di quanto indebitamente pagato (pari, nella fattispecie, a 20 euro oltre alle spese di procedimento).
Va poi ricordato che con una modifica all’art. 51, comma 1, si impone a tutti i destinatari della normativa antiriciclaggio di comunicare le infrazioni di cui prendano contezza, in relazione ai loro compiti di servizio e nei limiti delle loro attribuzioni e attività, oltre che al Mef (o a sue organizzazioni territoriali) anche all’Agenzia delle entrate per l’attivazione dei relativi controlli in chiave fiscale.
La situazione dei professionisti
L’art. 60, purtroppo, richiama la possibilità di ricorrere alla oblazione solo per le irregolarità poste in essere dagli operatori ex art. 49 e non per le mancate comunicazioni al Mef o alle Ragionerie territoriali dello Stato previste dall’art. 51 del dlgs 231/07. Di qui la conseguenza (invero piuttosto paradossale) secondo cui chi omette di effettuare la comunicazione rischia ora di pagare 150 volte di più di chi compie l’illecito. La situazione fa, in realtà, un po’ sorridere perché sarebbe come se il poliziotto che non riesca ad arrestare il ladro possa essere, esso stesso, passibile di arresto.
Di contro, non pare che i professionisti possano prendere atto di tale situazione con particolare ilarità. Non sfugga, infatti, che le eventuali sanzioni loro comminabili sono senz’altro da qualificarsi quali sanzioni dirette e come tali neppure «circoscrivibili» attraverso polizze di responsabilità civile (in tal senso la comunicazione Isvap 24/7/2000 Prot. 67335).
 
(Fonte: oua.it – Rassegna Stampa del 12.12.2011)
 

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