Gratuito patrocinio, condizioni ostative, revoca, retroattività

[TRIBUNALE PENALE DI NAPOLI, ORDINANZA] – – – Condanna per reato associativo – condizione ostativa all’ammissione – presunzione del superamento dei limiti del reddito previsti dalla norma – esclusione della presunzione assoluta – ammissione di rigorosa prova contraria circa le condizioni reddituali –  mancanza “originaria o sopravvenuta” delle condizioni di reddito per l’ammissione al beneficio – revoca del decreto di ammissione d’ufficio o su richiesta dell’ufficio finanziario competente – applicabilità della efficacia retroattiva della revoca – esclusione del diritto del difensore a percepire i compensi professionali

giustizia-www-iussit-com

.

GRATUITO PATROCINIO
[Tribunale Penale di Napoli, G.M. Dr.ssa Bottillo, ordinanza del 31 marzo 2011]
 
(nota a cura di   Avv. Angelo Pignatelli )
———————–
 
GRATUITO PATROCINIO –  CONDIZIONI OSTATIVE
(art. 76 co. 4 bis del DPR 115/2002)
 
In caso di condanna per reato associativo, la presunzione (non più assoluta) del superamento del limite di reddito può essere vinta ove sia offerta rigorosa prova contraria circa le condizioni reddituali idonee a determinare l’ammissione al beneficio.  
 
Gratuito patrocinio: condanna per reato associativo – condizione ostativa all’ammissione – presunzione del superamento dei limiti del reddito previsti dalla norma – esclusione della presunzione assoluta – ammissione di rigorosa prova contraria circa le condizioni reddituali – intervento della Corte Costituzionale in tal senso.
 
* * *
 
GRATUITO PATROCINIO – REVOCA  – RETROATTIVITA’.
(art.112, comma 1 lettera d) –  art.114 comma 2 D.P.R. n. 115 del 2002)
 
In caso di accertamento della carenza originaria dei presupposti per l’ammissione, cui consegue la revoca del beneficio successivamente all’espletamento dell’assistenza difensiva, il difensore non ha diritto a percepire i compensi professionali.
 
Gratuito patrocinio: mancanza “originaria o sopravvenuta” delle condizioni di reddito per l’ammissione al beneficio – revoca del decreto di ammissione d’ufficio o su richiesta dell’ufficio finanziario competente – applicabilità della efficacia retroattiva della revoca – esclusione del diritto del difensore a percepire i compensi professionali.
 
 
 
 
TRIBUNALE DI NAPOLI
I° SEZIONE PENALE
(N. …/2010 R.C.C.)
 
Il Giudice Monocratico,
nel procedimento di “opposizione avverso il provvedimento di revoca del decreto di ammissione al patrocinio a Spese dello Stato” emesso in data 10.02.2009 dalla Corte D’Assise di Napoli 3° sezione in relazione al proc. pen  …, proposta nell’interesse dell’imputato Tizio;
-rilevato che avverso il provvedimento di revoca del decreto di ammissione al patrocinio a Spese dello Stato adottato ai sensi dell’art.112 T.U. 115/2002 è esperibile l’opposizione di cui all’art.99 T.U. 115/2002 (cfr. Cassazione penale SS.UU. sentenza 14.07.2004 … nr.36168) ed il procedimento è quello speciale camerale per gli onorari di avvocato di cui alla Legge 13.06.1942 nr.794;
-esaminati gli atti del fascicolo e rilevata la ritualità delle notifiche, all’esito dell’udienza camerale del 28.03.2011
ha pronunciato la seguente
                                                                       ORDINANZA
Con decreto del 25.05.2005 la Corte d’Assise di Napoli 3° sezione penale,  ammetteva l’imputato Tizio al patrocinio a spese dello Stato in relazione al procedimento penale nt……/2001 R.G.
Con successivo decreto del 10.02.2009 la Corte D’Assise revocava il decreto di ammissione al patrocinio a Spese dello Stato, argomentando che dal certificato del casellario giudiziario emergeva che Tizio era stato condannato con sentenza del Tribunale di Napoli del 14.3.1986, irrevocabile dal 1.02.1987, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso di cui all’art.416 bis c.p.
Sosteneva la Corte che la revoca s’imponeva a seguito della entrata in vigore della legge  24 luglio 2008 n. 125 di conversione del decreto legge 23 maggio 2008 n.92 (c.d. pacchetto sicurezza). Infatti, con la modifica introdotta dall’art.12 ter della citata legge agli artt.76 e 96 del D.P.R. 115/2002, sono mutate le condizioni di ammissibilità al patrocinio a spese dello stato, essendo stata testualmente prevista l’esclusione dal beneficio per i soggetti condannati per taluni reati tra i quali rientra l’art.416 bis c.p.           
Considerava la Corte che Tizio versava nella condizione ostativa come introdotta dal D.L. 92/2008, sin dal 1 febbraio 1987 (data di irrevocabilità della sentenza) e che l’art.112 D.P.R.115/2002, richiamando gli artt.76 e 92 dello stesso decreto, prevede la revoca del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello stato, sia per le condizioni di inammissibilità preesistenti che per quelle sopravvenute; ai sensi dell’art 114 2 comma D.P.R.115/2002, la revoca del decreto di ammissione al beneficio ha, inoltre, effetto retroattivo poichè il beneficio presuppone la regolarità dell’intero procedimento, condizionata alla permanenza delle condizioni di legge in tutte le sue fasi.
Con il reclamo proposto nell’interesse del Tizio, il difensore deduce che la revoca del decreto di ammissione al beneficio è stata disposta sul presupposto errato dell’applicazione del 2 comma dell’art.114 D.P.R.115/2002.
Sostiene la difesa che la variazione patrimoniale per presunzione introdotta dalla Legge 125/2008, rientra in uno dei casi contemplati dalle lettere a) e b) dell’art.112 T.U. Spese Giustizia che, ai sensi del successivo art.114 , determinano la revoca ex nunc, non invece nell’ipotesi della lettera d) –come ritenuto dalla Corte D’assise- che comporta, ai sensi dell’art.114 comma 2, la revoca ex tunc del decreto, dunque, con efficacia retroattiva. 
Invocava, quindi, la difesa l’annullamento del provvedimento di revoca del beneficio emesso dalla Corte d’Assise anche sul presupposto della evidente disparità di trattamento per il recupero del credito professionale rispetto alla difesa d’ufficio, nei casi, come quello in esame, della sopravvenienza imprevista di modifiche normative che hanno determinato una variazione delle condizioni reddituali ostative al beneficio.
Il Giudice, esaminati gli atti del fascicolo, sentite le parti all’udienza camerale del 28.03.2011, riservava la decisione.
 Il proposto reclamo è infondato e va pertanto rigettato.
Osserva, invero, il Giudicante, che Tizio, come si evince dal casellario giudiziale,  è stato condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione a delinquere di cui all’art.416 bis c.p.
La predetta condanna è ostativa all’ammissione al beneficio, stante la presunzione del “superamento del reddito” contenuta nell’art. 76 co. 4 bis del DPR 115/2002, come modificato dal DL 23.5.2008 n. 92, conv. in legge 24.7.2008 n. 125 relativa ai soggetti condannati con sentenza definitiva per uno dei delitti ivi indicati, tra cui rientra l’art.416 bis c.p. ovvero i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. o al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.
La suddetta disposizione normativa è stata recentemente incisa dalla Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 139 n. del 16.4.2010, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 76 co. 4 bis del DPR 115/2002, nella parte in cui –stabilendo che per i soggetti condannati con sentenza definitiva  per i reati indicati dalla stessa norma il “reddito si ritiene superiore ai limiti previsti  per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato” – non ammette la prova contraria, sicchè, all’esito dell’intervento della Consulta, la presunzione può essere vinta ove sia offerta rigorosa prova contraria circa le condizioni reddituali idonee a determinare l’ammissione al beneficio.
Orbene, ciò premesso, in base al disposto dell’art.112 comma l, lett. d) T.U. Spese di Giustizia, il magistrato, con decreto motivato, revoca il decreto di ammissione al beneficio, d’ufficio o su richiesta dell’ufficio finanziario presentata in ogni momento e, comunque, non oltre i cinque anni dalla definizione del processo,  se risulta provata la mancanza, originaria o sopravvenuta delle condizioni di reddito di cui agli artt.76 e 92 .
E’ pacifico, dunque, che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.L.2008/92, il   magistrato è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni di reddito anche quanto al profilo della presunzione negativa (presunzione originariamente iuris et de iure; ora, dopo l’intervento correttivo della Corte Costituzionale, iuris tantum), di cui all’art.76 T.U.S.G. per i soggetti condannati con sentenza irrevocabile per uno dei reati ivi elencati, stante il potere di revoca ex officio del Giudice introdotto dalla Legge 17.08.2005 nr.168.
Non appare condivisibile l’assunto difensivo sulla invocata irretroattività degli effetti della revoca del decreto in presenza di una condanna ostativa all’ammissione, introdotta da una disposizione normativa entrata in vigore dopo l’ammissione al beneficio.
Dal tenore letterale delle norme di cui agli artt.112 e 114 T.U. Spese di Giustizia e dal loro combinato disposto, si evince che l’essere gravato da una condanna ostativa all’ammissione al beneficio secondo il disposto dell’art.76 comma 4 bis come introdotto dal D.L.2008/92, rientra nelle condizioni del reddito di cui agli artt.76 e 92 T.U. S.G., la cui mancanza –si badi bene- “originaria o sopravvenuta” determina la revoca del decreto di ammissione al beneficio, d’ufficio o su richiesta dell’ufficio finanziario competente, entro i cinque anni successivi alla definizione del processo.
In altri termini, l’apprezzamento della presunzione negativa prevista per i condannati per taluni gravi reati, costituendo un presupposto dell’ammissione, non può che rientrare nella previsione dell’art.112, comma 1 lettera d) D.P.R. n. 115 del 2002, con la conseguenza della applicazione del disposto dell’art.114 comma 2 sulla efficacia retroattiva della revoca.
Viceversa, le lettere a) b) c) dell’art.112 si riferiscono testualmente e specificamente alla sola comunicazione di cui all’art.79 T.U. lett.d) delle variazioni del reddito verificatesi nell’anno precedente, ovvero alla mancata allegazione della certificazione consolare per i richiedenti stranieri, mentre la lettera d) si riferisce in via generale ai presupposti e condizioni di reddito di cui agli artt.76 e 92 per l’ammissione al beneficio, la cui mancanza originaria o sopravvenuta determina la revoca, presupposti e condizioni tra cui  -si ribadisce- vi rientra certamente la presunzione negativa del comma 4 bis dell’art.76  (non a caso, il comma 4 bis è stato inserito nell’art.76, a sua volta richiamato testualmente nella lett.d) dell’art.112 e non invece nelle lettere a) b) e c).
La previsione della efficacia non retroattiva della revoca del beneficio di cui all’art.114 comma 1, è limitata alle sole ipotesi di cui alle lettere a) b) e c) dell’art.112 come, d’altro canto, è logico, in ragione della stessa causale della revoca e come si evince dal dato testuale normativo incontestabile (la revoca del decreto di ammissione, disposta ai sensi delle lettere a) b) e c) del comma 1 dell’art.112,  ha effetto, rispettivamente, dalla scadenza del termine fissato per la comunicazione di variazione delle condizioni reddituali, dalla data in cui la comunicazione di variazione è pervenuta all’ufficio del giudice che procede, dalla scadenza del termine di cui all’art.94 comma 3).
Negli altri casi previsti dall’art.112 (quindi, i casi di cui alla lett.d), tra cui vi rientra la sussistenza del requisito di cui all’art.76 comma 4 bis T.U.Spese Giustizia), la revoca del decreto di ammissione ha efficacia retroattiva ex tunc, ovverossia dalla data del decreto ammissivo, giusta il disposto dell’art.114 comma 2.
Dunque, non può dolersi il reclamante della sopravvenienza di una legge peggiorativa (non prevista né prevedibile alla data in cui è stato reso dall’A.G. il decreto di ammissione) che ha introdotto condizioni di reddito più severe tali da determinare la successiva revoca del beneficio a causa della condizione ostativa “originaria”.  
Le disposizioni normative sul patrocinio a spese dello Stato richiamate impongono, infatti, una valutazione <<dinamica>> dei requisiti reddituali, dovendo il Giudice apprezzare la perdurante ammissibilità del beneficio anche dopo che sia intervenuta l’ammissione e dovendosi ritenere il provvedimento di ammissione stesso privo di definitività (fino al decorso del termine dei cinque anni dalla definizione del processo).
Quindi, è del tutto irrilevante  che la presunzione negativa prevista per i condannati per determinati reati sia stata introdotta da una legge posteriore alla data di emanazione del decreto di ammissione (attesa la non definitività e revocabilità d’ufficio del decreto ammissivo in ogni momento, in corso di processo e fino a cinque anni dopo la sua definizione). 
Come ha osservato la Suprema Corte di Cassazione (cfr. Sez. 4, Ordinanza n. 9297 del 15/11/2005 Imputato: … ed altro), l’efficacia “ex tunc” è conforme alla “ratio legis”, secondo la quale la soddisfazione dell’interesse pubblico cui la normativa sul patrocinio a spese dello Stato è ispirata, non si esaurisce nell’atto iniziale di ammissione al beneficio, ma implica la regolarità dell’intero procedimento, condizionata non soltanto dalla iniziale sussistenza, ma anche dalla permanenza delle condizioni di legge in tutte le sue fasi.
Alla stregua delle argomentazioni svolte, deve ritenersi corretta la revoca del decreto di ammissione al beneficio disposta dalla Corte d’Assise nei confronti di Tizio . in ragione della condanna definitiva a suo carico per il delitto di cui all’art.416 bis, ostativa alla ammissione al beneficio giusta il disposto di cui all’art.76 comma 4 bis T.U.S.G., a nulla rilevando che tale causa ostativa sia stata codificata dal legislatore successivamente al decreto di ammissione (né rileva la dedotta disparità di trattamento con la difesa d’ufficio invocata dal reclamante, basata su presupposti e condizioni integralmente differenti e non paragonabili quali l’esperimento indefettibile della procedura monitoria civilistica per tentare il recupero del credito professionale che, solo ove rigorosamente negativo, comporta il pagamento a carico dello Stato).  
Da ultimo, va detto che, in ogni caso, non sono stati offerti elementi fattuali documentati idonei a superare la presunzione negativa (divenuta “iuris tantum” all’esito dell’intervento correttivo della Corte Costituzionale), stabilita dalla legge di produzione di un reddito superiore ai limiti previsti, per i condannati per reati associativi, come nel caso in esame.
Non è stata, infatti, fornita alcuna <<prova contraria>> che non potrà ovviamente consistere in mere auto- certificazioni dell’interessato ma, al contrario, si richiede l’indicazione e documentazione di concreti elementi di fatto dai quali possa desumersi l’effettiva situazione economico-patrimoniale dell’imputato, elementi rispetto ai quali il Giudice ha l’obbligo di condurre una valutazione rigorosa, anche eventualmente avvalendosi degli strumenti di verifica di cui all’art. 96, comma 3 D.P.R. n. 115 del 2002.
Anche sotto tale profilo, il reclamo va pertanto respinto. 
Ne discende che, a fronte della intervenuta legittima revoca del provvedimento di ammissione al beneficio con efficacia retroattiva, il difensore non ha diritto a percepire i compensi professionali per l’attività svolta, non rilevando la circostanza che l’accertamento della carenza “originaria” dei presupposti per l’ammissione intervenga successivamente all’espletamento dell’assistenza tecnica (cfr. Cass. pen. Sez. 3, Sentenza n. 33899 del 21/04/2010 Imputato: …). 
PQM
Rigetta il ricorso come proposto nell’interesse di Tizio.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti e le comunicazioni di rito. 
Napoli, 31.03.2011       
Il Giudice
Dr.ssa Diana Bottillo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi