Impugnazioni: intervenuta abrogazione del reato

Tribunale Nola, sentenza del 3 novembre 2017 – – – Impugnazioni: intervenuta abrogazione del reato – effetto sulle statuizioni civili – intervento delle SS.UU. //  le condotte riducibili all’abrogato delitto di ingiuria vanno qualificate come illeciti civili e sottoposte a sanzioni pecuniarie che saranno irrogate dal “giudice competente …

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Tribunale Nola, sentenza del 3 novembre 2017 – – – Impugnazioni: intervenuta abrogazione del reato – effetto sulle statuizioni civili – intervento delle SS.UU.
(art. 9 d.lgs. 8/2016)

Tribunale Nola, GM Dott. Capasso, sentenza del 3 novembre 2017

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Ai sensi dell’art. 4 del citato decreto, le condotte riducibili all’abrogato delitto di ingiuria vanno qualificate come illeciti civili e sottoposte a sanzioni pecuniarie che saranno irrogate dal “giudice competente a conoscere dell’azione di risarcimento del danno (art.8 del d.lgs.). Con il “gemello” d.lgs. n. 8/2016, è stata, inoltre, prevista la depenalizzazione di una serie di reali puniti con la sola pena pecuniaria e la loro trasformazione in illeciti amministrativi. Nei casi in cui sia stata pronunciata sentenza di condanna di primo grado e risulti pendente appello, mentre il d.lgs. n.7 non fa rifermento specifico alla competenza in ordine alle situazioni civilistiche da parte del giudice dell’impugnazione, ai sensi dell’art. 9 del d.gls. n. 8/2016, è invece espressamente previsto che “quando è stata pronunciata sentenza di condanna, il giudice dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili”. Ciò considerato, allo stato attuale due sono le possibili interpretazioni da dare in ordine alla destinazione delle situazione civili da parte del giudice dell’impugnazione in caso di reati abrogati. La prima è quella di ritenere che, non essendo stato riprodotta la specifica norma transitoria prevista all’art. 9 del d.lgs. n.8 nel testo del d. lgs. n. 7, da ciò emergerebbe una precisa scelta legislativa in virtù del canone “ubi lex voluit dixit, ubi noluit lacuit” e, quindi, non spetterebbe al giudice dell’impugnazione di statuire in ordine agli interessi civili in assenza di specifica indicazione in tal senso. La seconda interpretazione è quella di ritenere che la mancata riproduzione di una disposizione analoga a quella contenuta nel terzo comma dell’art. 9 del d.lgs. n. 8 costituisca una lacuna involontaria del legislatore. Essendo, infatti, previsto all’art. 8 del decreto in analisi che le sanzioni pecuniarie civili siano irrogate dal “giudice competente a conoscere dell’azione e in risarcimento del danno”, sarebbe risultato superfluo specificare che nel regime transitorio questo sia il giudice penale davanti al quale la suddetta azione è stata esercitata. La questione è stata rimessa alle sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione che con Sentenza n. 46688 del 29/09/2016 Ud. (dep.07/11/2016) ha stabilito che “in caso di sentenza condanna relativa a un reato successivamente abrogato e qualificato come illecito civile ai sensi del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n.7, il giudice dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, deve revocare anche i capi della sentenza che concernono gli interessi civili, fermo restando il diritto della parte civile di agire “ex novo” nella sede naturale, per il risarcimento del danno e l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria civile.
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