Incidente stradale, danni, lesioni, auto pirata, FGVS

[TRIBUNALE DI NAPOLI, SEZ. FRATTAMAGGIORE, SENTENZA DEL 27 MAGGIO 2010]
Veicolo pirata – Onere di diligenza identificazione veicolo – Denuncia-querela – Decreto di archiviazione – Condotta intenzionalmente lesiva o dolosa – Applicabilità normativa // Danno biologico – Danno morale –  Tabelle di liquidazione – Adeguata personalizzazione – Danno da ritardo

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Risarcimento danni
da circolazione stradale
 
LESIONI – VEICOLO NON IDENTIFICATO
FGVS, FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA
 
[Tribunale di Napoli, Sez. di Frattamaggiore,
 Dott. Francesco Graziano, sentenza del 27 maggio 2010]
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Veicolopirata - Onere di diligenza nell’identificazione del veicolo – Denuncia-querela – Decreto di archiviazione – Condotta intenzionalmente lesiva o dolosa – Applicabilità normativa // Danno biologico – Danno morale –  Tabelle di liquidazione – Adeguata personalizzazione – Danno da ritardo
 
 
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Napoli
- Sezione distaccata di Frattamaggiore -
nella persona del Giudice MONOCRATico dott. Francesco Graziano, al termine dell’udienza di discussione orale del 27 maggio 2010 ha pronunziato, mediante lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, ai sensi dell’art. 281-sexies cod. proc. civ., la seguente
sentenza
nella causa civile iscritta al numero 526/AC/2004 del Ruolo Generale Affari Contenziosi dell’anno 2004, avente ad oggetto risarcimento danni da circolazione stradale e promossa
DA
TIZIOX AX, nato a  … e DEL MEVIAX CX, nata a …, entrambi residenti in …, in qualità di genitori esercenti la potestà sul minore TIZIOX BX, nato a  … e residente in …, elettivamente domiciliati in  ….., presso lo studio dell’avv. Dx Ddx, che li rappresenta e difende giusta procura a margine dell’atto di citazione introduttivo del presente giudizio
                                                                            ATTORI
CONTRO
GENERALI ASSICURAZIONI S. p. A., quale impresa designata, per la Regione Campania, alla gestione del FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA, in persona dei legali rappresentanti pro tempore dott. Ex Eex e dott. Fx Ffx, con sede in Trieste, alla Piazza Duca degli Abruzzi n. 2 ed elettivamente domiciliati in …, presso lo studio dell’avv.  …. , che rappresenta e difende la società stessa, giusta procura in calce alla copia notificata dell’atto di citazione introduttivo del presente giudizio
                                                                                                 CONVENUTA
MOTIVI DELLA DECISIONE
Come evidenziato nel verbale di udienza che precede, la presente decisione viene adottata ai sensi dell’art. 281-sexies del Codice di Procedura Civile e, dunque, prescindendo dalle indicazioni contenute nell’art. 132 stesso Codice (cfr., in tal senso, Cass. 19 ottobre 2006, n. 22409, la quale, al riguardo, ha avuto modo di chiarire come, essendo l’art. 281-sexies cod. proc. civ., norma di accelerazione ai fini della produzione della sentenza, esso consenta al giudice di pronunciare quest’ultima in udienza, al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, senza dover premettere le indicazioni richieste dal comma secondo dell’art. 132 cod. proc. civ. perché esse si ricavano dal verbale dell’udienza di discussione sottoscritto dal giudice stesso, sottolineando altresì come non sia, pertanto, affetta da nullità la sentenza, resa nella forma predetta, che non contenga le indicazioni riguardanti il giudice e le parti, le eventuali conclusioni del Pubblico Ministero e dei difensori di queste ultime, nonché la concisa esposizione dei fatti e, dunque, dello svolgimento del processo).
            Sempre in via preliminare, è necessario rilevare la proponibilità della domanda risarcitoria avanzata dall’attrice, stante l’ottemperanza al combinato disposto degli artt. 18 e 22 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, dimostrata mediante la produzione, in atti, di copia della raccomandata, corredata dall’avviso di ricevimento, inviata all’impresa designata convenuta in giudizio (cfr., in atti, la predetta copia della raccomandata con il relativo avviso di ricevimento, da cui si desume chiaramente come la stessa sia stata ricevuta in data 13 novembre 2003 e, dunque, circa dieci mesi prima della notificazione dell’atto di citazione introduttivo della controversia, avvenuta in data 22 settembre 2004).
            Ancora in limine litis, deve essere dichiarata la validità di tutti gli atti introduttivi e di costituzione delle parti, atteso che i medesimi consentono di individuare gli elementi costitutivi delle domande avanzate e delle difese ed eccezioni proposte. In particolare, l’atto di citazione introduttivo del presente giudizio contiene, in modo adeguato, tutti gli elementi di identificazione del diritto azionato. Invero, come più volte chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, la nullità dell’atto di citazione per omessa od incerta determinazione della causa petendi non sussiste quando quest’ultima sia comunque suscettibile di essere individuata attraverso un esame complessivo dell’atto introduttivo del giudizio, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni, ma esteso altresì alla parte espositiva (cfr., in tal senso, Cass. 6 agosto 2007, n. 17180). Nel caso di specie, la nullità della citazione introduttiva deve essere senz’altro esclusa, dal momento che gli attori hanno indicato in modo specifico tutti i fatti costitutivi della pretesa azionata e le circostanze valevoli – secondo la prospettazione a sostegno della domanda dai medesimi proposta – a fondare la responsabilità ascrivibile al conducente del veicolo rimasto non identificato e la conseguente azione diretta avanzata nei riguardi dell’impresa designata convenuta.
La riprova di tale circostanza si ricava, del resto, dalla lettura della comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 15 dicembre 2004, nell’interesse della convenuta GENERALI ASSICURAZIONI S. p. A., quale impresa designata, per la Regione Campania, alla gestione del FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA, laddove la difesa di quest’ultima – proprio nel periodo immediatamente successivo a quello con cui eccepisce la nullità dell’atto di citazione per violazione dei requisiti di cui all’art. 163, e 164, comma quarto, cod. proc. civ. – svolge, compiutamente ed esaurientemente, la propria difesa, evidenziando come a carico degli attori gravasse l’onere di fornire rigorosa dimostrazione sia circa l’effettiva verificazione del sinistro stradale dedotto in giudizio, che con riguardo alla concreta sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 19, comma primo, lettera a), delle legge 24 dicembre 1969, n. 990.
Nel merito, la domanda è fondata deve, pertanto, trovare accoglimento, per quanto di ragione, avendo l’attrice fornito la prova dell’essere rimasto non identificato il veicolo danneggiante, ovvero il conducente del medesimo, per cause non suscettibili di essere imputate alla stessa istante.
Al riguardo deve considerarsi, infatti, che, come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, l’art. 19, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1969, n. 990, nello stabilire che l’azione per il risarcimento dei danni cagionati dalla circolazione dei veicoli o dei natanti per i quali vi è l’obbligo di assicurazione è ammessa nel caso in cui il sinistro sia stato cagionato da veicolo o natante non identificato, ha inteso riferirsi con quest’ultima espressione ai veicoli ed ai natanti che siano rimasti sconosciuti. E’ dunque onere del danneggiato che agisca in giudizio per ottenere il risarcimento del danno, dimostrare sia che il sinistro si sia verificato per condotta dolosa o colposa del conducente di un altro veicolo o natante, sia che quest’ultimo sia rimasto sconosciuto (cfr., ex multis, Cass. 8 marzo 1990, n. 1860).
In quest’ottica, la giurisprudenza ha precisato come la prova sul punto, a carico del danneggiato, debba riguardare innanzitutto la presenza di un veicolo non identificato ed, in secondo luogo, la circostanza che la mancata identificazione sia dipesa da impossibilità incolpevole.
L’imposizione, a carico del danneggiato, di un onere di diligenza nell’identificazione del veicolo al quale deve ascriversi il sinistro, ovvero del suo conducente, è conforme alla ratio della disposizione normativa sopra richiamata, in relazione non solo al principio generale dell’onere della prova di cui all’art. 2697 del Codice Civile, ma altresì alla finalità perseguita dal legislatore di impedire eventuali frodi che potrebbero verificarsi con l’imputazione a carico di ipotetici conducenti rimasti sconosciuti sia di danni derivati da altri fatti meramente accidentali, sia di danni cagionati da veicoli noti e dichiarati non identificati al fine di evitare conseguenze penali al conducente, ovvero la conseguenza rappresentata dall’inasprimento dei premi assicurativi.
Naturalmente, il suddetto onere probatorio ben può essere assolto anche attraverso il ricorso a presunzioni, purché rispondenti ai requisiti previsti dalla legge. Ed invero, la giurisprudenza del Supremo Collegio ha evidenziato come il fatto che il veicolo investitore sia rimasto non identificato rappresenti circostanza che, in via presuntiva e secondo l’id quod plaerumque accidit, può ritenersi dimostrata dal fatto che, dopo che l’incidente sia stato denunciato alle competenti autorità di polizia, le indagini da queste ultime compiute ovvero disposte dall’Autorità Giudiziaria per l’identificazione del veicolo danneggiante, abbiano avuto esito negativo. Irrilevante è, per contro, l’astratta possibilità di identificare il veicolo o natante rimasto sconosciuto, mediante indagini articolate e complesse da parte dello stesso danneggiato, spesso impossibilitato a procedervi a causa delle lesioni patite, ovvero perché non idoneo a compierle (cfr. sempre Cass. 8 marzo 1990, n. 1860).
Pertanto, fermo restando che non può addebitarsi al danneggiato l’onere di svolgere direttamente indagini articolate o complesse, ulteriori rispetto alla denuncia dell’accaduto alle autorità competenti ed alla messa a disposizione di queste ultime di tutti gli elementi informativi disponibili, è necessario esaminare se possa dirsi sussistente la prova dell’impossibilità incolpevole dell’identificazione, allorquando non risulti la prova dell’avvenuta presentazione di alcuna denuncia – querela, ovvero non sia stato sufficientemente dimostrato che le indagini, avviate a seguito di tale presentazione, abbiano sortito esito negativo.
A quest’ultimo fine deve tenersi conto del fatto che, nel caso di sinistro stradale da cui derivino danni alla persona, il responsabile che non si fermi a prestare soccorso ovvero che, pur essendosi fermato, non presti la necessaria assistenza al danneggiato, risponde non soltanto del delitto di lesioni colpose (art. 590 del Codice Penale), perseguibile a querela, ma altresì delle fattispecie criminose previste e punite dall’art. 189, commi 6 e 7 del Codice della Strada, che risultano, invece, perseguibili d’ufficio.
Ne deriva che, come chiarito del resto anche dalla giurisprudenza di questo Tribunale (sentenza 30 ottobre 2001, n. 12912), la previsione della condotta ascrivibile al conducente di un cosiddetto veicolo pirata, quale fattispecie penalmente rilevante suscettibile di essere perseguita d’ufficio, comporta un duplice significativo riflesso:
            a)da un primo punto di vista, l’ordinamento impone cautela a chiunque affermi falsamente essersi verificato un fatto avente rilievo penale, dinanzi all’Autorità Giudiziaria ovvero ad altra autorità che a quest’ultima abbia l’obbligo di riferire: a presidio di tale cautela sono poste le fattispecie criminose di cui agli artt. 367 (simulazione di reato) e 368 (calunnia) del Codice Penale;
            b)sotto un secondo profilo, se è vero che nessun obbligo di denuncia di reati perseguibili d’ufficio è posto a carico del cittadino (fatte salve alcune rare eccezioni), è altrettanto innegabile come il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio ed, in particolare, l’esercente una professione sanitaria, siano, sotto sanzione penale, tenuti alla denuncia o al referto in relazione a fatti suscettibili di integrare reati perseguibili d’ufficio appresi a causa o nell’esercizio delle funzioni, del servizio o della professione (artt. 361 e seguenti del Codice Penale ed artt. 331 e 334 del Codice di Procedura Penale). Con la conseguenza che, qualora fatti suscettibili di integrare i reati perseguibili d’ufficio previsti dall’art. 189 del Codice della Strada non siano già a conoscenza delle autorità di polizia, gli stessi devono essere portati a conoscenza alle predette autorità da parte degli esercenti la professione sanitaria che prendano in cura il ferito, sempre che, ovviamente, quest’ultimo, ovvero eventuali accompagnatori provvedano ad informarlo, se debitamente interrogati.
            Sulla base di quanto finora esposto non può, dunque, ritenersi coerente con il sistema previsto dalla legge 24 dicembre 1969, n. 990 il comportamento del danneggiato che, investito da un cosiddetto veicolo pirata, si astenga non soltanto dal compimento, peraltro inesigibile, di indagini articolate e complesse ai fini dell’identificazione del danneggiante, ma altresì dal rendere noto il fatto alle autorità competenti, con gli elementi notiziali posseduti o comunque acquisiti, attendendo per un ragionevole lasso temporale l’esito di indagini suscettibili di condurre all’identificazione del responsabile del sinistro stradale; comportamento, quest’ultimo, che pur non essendo esigibile sul piano penalistico, lo è certamente ai fini della valutazione dell’incolpevolezza o meno dell’impossibilità di conseguire la predetta identificazione (cfr., in tal senso, Tribunale di Napoli, sentenza 22 gennaio 2003, n. 1537, nonché sentenza 30 ottobre 2001, n. 12912, già sopra citata).
            La mancata denuncia, infatti, o comunque la mancata esposizione completa dei fatti a soggetti obbligati, per legge, alla denuncia o al referto, non consente di limitare le erogazioni previste a carico del FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA, alle sole ipotesi di effettiva mancata identificazione dei soggetti responsabili dei sinistri stradali, mediante l’intervento delle autorità preposte all’individuazione di questi ultimi.
            Ne consegue che, in conformità all’orientamento della prevalente giurisprudenza di legittimità e di merito, non può essere ritenuta incolpevole l’impossibilità in cui versa il danneggiato ai fini dell’identificazione del responsabile del sinistro, datosi alla fuga, qualora il danneggiato, ovvero altro soggetto istituzionalmente tenuto e messo dal danneggiato in condizioni di provvedervi, non abbiano almeno proceduto a denunciare il fatto (come già visto perseguibile d’ufficio) all’Autorità Giudiziaria o di polizia.
            D’altronde, sempre in base al prevalente indirizzo giurisprudenziale, se è vero che non può pretendersi dal danneggiato di adoperarsi personalmente in indagini articolate e complesse ricerche, è necessario e sufficiente dimostrare quanto meno che, dopo l’incidente, sia stata presentata denuncia alle competenti autorità di polizia e che le indagini compiute da queste ultime o disposte dall’Autorità Giudiziaria, ai fini dell’identificazione del veicolo investitore, abbiano avuto esito negativo (cfr., in tal senso, Cass. 10 aprile 1986, n. 2514; Cass. 1° agosto 1987, n. 6672; Cass. 7 febbraio 1989, n. 775; Cass. 8 marzo 1990, n. 1860; Tribunale di Nocera Inferiore, 28 marzo 2001).
            Peraltro, lo scrivente magistrato condivide integralmente le osservazioni espresse nella sentenza del Tribunale di Napoli – Quarta Sezione Civile – del 4 ottobre 1999, in cui si afferma che non sussiste alcun particolare onere a carico del danneggiato di denunciare l’accaduto all’autorità di polizia perché la circostanza che il veicolo sia rimasto sconosciuto può essere provata anche in altro modo, tra cui la dichiarazione testimoniale.
La richiamata sentenza aggiunge che indubbiamente la denuncia, pur non essendo indispensabile, laddove conduca ad un esito negativo delle indagini di polizia (ed all’archiviazione dell’azione penale) costituisce la piena prova della mancata identificazione.
Ne consegue che ciò che conta non è l’esito della ricerca, bensì la diligenza posta nell’individuazione del veicolo – pirata. Non può, pertanto, condividersi l’affermazione secondo cui il danneggiato dovrebbe versare in atti il decreto d’archiviazione dell’indagine penale, sia perché ciò significherebbe che il requisito previsto dalla citata norma sia assicurato solo laddove le indagini conducano all’archiviazione dell’azione penale (mentre si è detto che è sufficiente una verifica dell’impossibilità ad identificare l’autore della condotta illecita) sia perché in tal modo surrettiziamente l’azione civile (o quanto meno il suo accoglimento) sarebbe postergata alla chiusura delle indagini ed all’archiviazione dell’azione penale, il che appare sicuramente in contrasto con il diritto d’azione garantito ex art. 24 della Costituzione.
In altri termini, laddove manchi o la denuncia – querela o il decreto d’archiviazione (o entrambi) il giudice civile non deve arrestarsi al dato formale (quasi individuando delle forme improprie di giurisdizione condizionata), ma deve verificare in concreto se, sulla scorta di tutto il materiale istruttorio (tra cui anche la prova orale), possa ritenersi adeguatamente provata la fattispecie costitutiva del diritto al risarcimento del danno, incluso il requisito, che ne costituisce parte integrante, della non identificabilità del veicolo investitore.
Allo stesso modo, deve ritenersi, ad avviso di questo giudice, che, anche nelle ipotesi – come quella in esame – in cui il danneggiato abbia provveduto a denunciare l’accaduto alle competenti autorità ed abbia fornito dimostrazione del fatto che le indagini da queste ultime disposte, ai fini dell’identificazione dei soggetti responsabili e del veicolo danneggiante, abbiano sortito esito negativo, il giudice non possa arrestare la propria cognizione di fronte alla sussistenza di tali elementi di ordine formale, ma sia tenuto comunque ad accertare, in concreto e sulla scorta di tutte le risultanze istruttorie acquisite al processo, se possa ritenersi adeguatamente provata la fattispecie costitutiva del diritto al risarcimento del danno, incluso i requisiti, che ne costituiscono parte integrante, della non identificabilità del veicolo investitore e della diligenza utilizzata dal danneggiato ai fini dell’identificazione del cosiddetto veicolo pirata e del suo conducente. E ciò in quanto, come si è già detto, l’attore è tenuto non solo a fornire la prova del fatto che il veicolo danneggiante sia rimasto non identificato, ma altresì a dimostrare di non aver contribuito, in alcun modo, con comportamenti connotati da scarsa diligenza, a produrre tale mancata identificazione.
Del resto, tale conclusione risulta confortata dalla recente giurisprudenza di legittimità che ha posto in evidenza come l’omessa denuncia all’autorità non sia idonea, in sé, ad escludere che il danno sia stato effettivamente cagionato da veicolo non identificato; così come l’intervenuta denuncia o querela contro ignoti non valga, in se stessa, a dimostrare che tanto sia senz’altro accaduto. Entrambe le evenienze devono, invece, essere apprezzate in relazione alle caratteristiche delle singole fattispecie, non suscettibili di tipizzazioni astratte, e considerate potenzialmente idonee a suffragare l’una o l’altra conclusione del Giudice di merito nell’ambito della ragionevole valutazione complessiva delle risultanze processuali demandata al suo prudente apprezzamento, del quale è tenuto a dare conto nella motivazione della sentenza. A nessuna delle due circostanze suddette (denuncia – omessa denuncia) è peraltro consentito assegnare, salva la possibile valenza sintomatica dell’una o dell’altra in relazione alle caratteristiche del caso concreto, una sorta di efficacia probatoria automatica, nel senso che il sinistro sia senz’altro riconducibile alla fattispecie astratta di cui alla legge 24 dicembre 1969, n. 990, art. 19, comma 1, lettera a), se la denuncia vi sia stata, ovvero che certamente non lo sia se la denuncia sia mancata (cfr., in tal senso, la motivazione Cass. 3 settembre 2007, n. 18532, la cui massima testualmente recita: “In caso di azione proposta per il risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 19 l. n. 990 del 1969, nei confronti dell’impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada, la prova che il danneggiato è tenuto a fornire che il danno sia stato effettivamente causato da veicolo non identificato, può essere offerta mediante la denuncia o querela presentata contro ignoti alle competenti autorità, ma senza automatismi, sicché il giudice di merito può sia escludere la riconducibilità della fattispecie concreta a quella del danno cagionato da veicolo non identificato, pur in presenza di tale denuncia o querela, sia affermarla, in mancanza della stessa.”).
Orbene, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, è innegabile come i fatti di causa fossero stati portati immediatamente a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria, in forza di informativa trasmessa a cura di uno dei nosocomi in cui il giovane TIZIOX BX venne ricoverato a seguito delle lesioni patite per effetto del sinistro stradale dedotto in giudizio  (cfr., in atti, la certificazione relativa all’avvenuta pronuncia del decreto di archiviazione, prodotta dalla difesa degli attori).
Ne deriva come la stessa denuncia – querela successivamente sporta dagli attori, fosse, dunque, radicalmente superflua, dal momento che il fatto risultava essere stato già portato a tempestiva conoscenza di persone appartenenti alla Polizia Giudiziaria, come tali tenute all’obbligo di denuncia nei confronti dell’Autorità Giudiziaria, quanto ai reati di cui ai commi 6 e 7 dell’art. 189 del Codice della Strada, i quali, come si è già chiarito sopra, risultano perseguibile d’ufficio e non necessitano, pertanto, della presentazione di querela da parte della persona offesa.
Infine, ad ulteriore dimostrazione della propria diligenza, gli attori sigg. TIZIOX AX e DEL MEVIAX CX hanno prodotto, come si è già sopra evidenziato, anche la certificazione relativa all’avvenuta archiviazione del procedimento penale – aperto con riguardo al tentativo di rapina subito dal minore Tiziox Bx – essendo rimasti ignoti gli autori del fatto. In tal modo, dunque, gli istanti hanno pienamente comprovato come la mancata identificazione del veicolo danneggiante sia dipesa da cause non suscettibili di essere ad essi imputate. 
Ciò chiarito, deve evidenziarsi, in ordine alla dinamica del sinistro stradale dedotto in giudizio, come le circostanze descritte nell’atto di citazione abbiano trovato puntuale conferma nelle deposizioni testimoniali assunte nel corso della fase istruttoria. In particolare, i testimoni DI GX GGX e HX HHX, che hanno assistito direttamente allo svolgimento dell’incidente, hanno chiarito di aver visto due giovani a volto scoperto ed a bordo di un ciclomotore che, dopo avere affiancato il ciclomotore condotto dal minore Tiziox Bx e che stava percorrendo con velocità moderata la Via  …. in  …. (NA), urtarono il predetto veicolo all’altezza della ruota posteriore, probabilmente al fine di tentare una rapina.
Ambedue i testimoni suddetti hanno altresì posto in rilievo come, per effetto dell’impatto, piuttosto violento, il ciclomotore condotto dal giovane TIZIOX BX (il quale, stando alle deposizioni dei testi, indossava il casco di protezione) cadde, unitamente al suo occupante, sul proprio lato destro, peraltro proseguendo la propria corsa ancora per alcuni metri, mentre i due giovani a bordo del veicolo investitore si dileguarono, anche perché probabilmente dissuasi dal portare a termine il proprio intendimento criminoso dalle urla del teste sig. DI GX GGX il quale, secondo la deposizione dallo stesso fornita, aveva intuito tali intenzioni. Peraltro, i testi hanno evidenziato di non essersi affatto preoccupati di provvedere a rilevare il numero di targa del veicolo rimasto non identificato, giacché entrambi impegnati a soccorrere il giovane TIZIOX BX che, infatti, a seguito della caduta dal proprio ciclomotore, giaceva al suolo privo di conoscenza e con perdite ematiche sia dall’orecchio destro, che dalla bocca e dall’addome.
Infine, ambedue i testimoni hanno ricordato come fossero accorse, sul luogo di verificazione del sinistro stradale, anche altre persone e come, dopo alcuni minuti, fosse arrivata anche l’ambulanza che provvide a trasportare in ospedale il giovane infortunato.
Peraltro, non può farsi a meno di rilevare la sussistenza di elementi in forza dei quali è possibile ritenere la deposizione fornita dal teste sig. DI GX GGX (zio del giovane TIZIOX BX, in quanto coniuge della sorella della madre di quest’ultimo) sostanzialmente riscontrata dalle dichiarazioni fornite dall’altro testimone escusso nel corso del presente giudizio (sig. HX HHX), atteso che quest’ultimo, nel corso della propria deposizione, ha evidenziato come sul luogo del sinistro fosse presente anche “… un parente del ragazzo …” (cfr., al riguardo, le dichiarazioni fornite dal teste HX e documentate nel verbale relativo all’udienza dell’8 gennaio 2007).
Dalle considerazioni finora svolte discende, dunque, l’accoglimento della domanda giudiziale proposta dagli attori sigg.  TIZIOX AX e DEL MEVIAX CX.
Risulta, infatti, evidente come, trattandosi di un vero e proprio “speronamento” intenzionalmente eseguito ai danni del ciclomotore condotto dal giovane TIZIOX BX, con finalità criminosa, deve ritenersi superata la presunzione di corresponsabilità di cui al secondo comma dell’art. 2054 cod. civ.
Non possono trovare ingresso alcuno e devono, quindi, essere disattese le considerazioni svolte dalla difesa della convenuta impresa designata concernente la inoperatività della garanzia, in primo luogo per la volontarietà dell’investimento e, in secondo luogo, per non essere la condotta del conducente riconducibile alla circolazione stradale, avendo lo stesso utilizzato il veicolo come arma impropria, con la finalità di commettere una rapina ai danni del figlio degli attori. Fattispecie analoga a quella di cui è causa ha formato oggetto di esame da parte della Corte di Cassazione riguardando un danno sofferto in conseguenza di un tentativo di rapina subito dalla danneggiata ad opera di ignoti, che, a bordo di un ciclomotore, avevano speronato quello sul quale viaggiava (cfr., al riguardo, Cass. 17 maggio 1999, n. 4798). In tale fattispecie ricorre sia il carattere doloso della condotta del danneggiante , sia l’uso improprio del veicolo in circolazione, utilizzato, lo si ribadisce ancora un volta, per compiere una rapina. Orbene, nell’ipotesi suddetta la Suprema Corte ha ritenuto che fosse operativa la garanzia assicurativa (del Fondo di Garanzia per le vittime della strada) nei confronti del terzo danneggiato e che il carattere doloso della condotta del danneggiante, avesse rilievo unicamente nel rapporto contrattuale interno, consentendo alla compagnia assicuratrice (ovvero al Fondo di Garanzia per le vittime della strada) di esperire l’azione di rivalsa, a norma dell’art. 18, comma secondo, o dell’art. 29 della legge n. 990 del 1969.
Tale condivisibile orientamento giurisprudenziale si fonda sul dato normativo, per il quale, sebbene l’art. 1 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, per la delimitazione dell’ambito di applicazione della legge, e l’art. 18 per l’esercizio della tutela diretta, contengano un riferimento alla figura del fatto illecito da circolazione di cui all’art. 2054 cod. civ., tuttavia tale ultima norma non configura una fattispecie autonoma di illecito civile, rispetto alla figura generale indicata nella clausola generale dell’art. 2043 cod. civ., per cui, rientrando l’illecito da circolazione nell’ambito di tale norma generale, che contiene un concetto di colpa inteso in senso generale, sia come condotta colposa da negligenza, imperizia e imprudenza, sia come condotta intenzionalmente lesiva o dolosa, non vi è ragione per escludere la condotta dolosa dall’ambito di applicazione della legge in esame. Nemmeno vi è motivo per ritenere tale interpretazione incompatibile con il disposto art. 1917 cod. civ., che esclude, nel suo comma primo, che l’assicurazione per la responsabilità civile possa operare per fatti dolosi, dovendosi ritenere che la disciplina generale dettata dal codice civile risulti derogata dalla disciplina speciale successiva dettata in materia di circolazione stradale (legge 24 dicembre 1969, n. 990), per cui l’esclusione in parola non opera nel caso di danno derivante da fatto doloso compiuto dal conducente di un veicolo nell’ambito della circolazione stradale. Per comprendere la ratio della disciplina dettata dalla legge n. 990 del 1969, rispetto a quella codicistica, appare opportuno sottolineare, come ha fatto la Suprema Corte nella sentenza n. 4798 del 17 maggio 1999, la netta separazione tra il rapporto tra assicuratore ed assicurato (ancora soggetto, sia pure con qualche riserva, alla disciplina privatistica del contratto) ed il rapporto tra assicuratore e danneggiato, che ha invece connotazione pubblicistiche in relazione alla finalità sociale perseguita dal legislatore di garantire, a quest’ultimo, il risarcimento anche quando il rischio non sia stato assunto nel contratto assicurativo e persino nell’ipotesi in cui il contratto non sia mai stato stipulato [cfr., all’uopo, l’art. 19 lett. b) della legge 24 dicembre 1969, n. 990], ovvero che il veicolo investitore sia rimasto sconosciuto [art. 19 lett. a)]. In sostanza, le esigenze sociali che scaturiscono dalla frequenza e dalla gravità degli incidenti connessi alla circolazione stradale hanno indotto il legislatore ad aggiungere alla disciplina privatistica concernente i rapporti tra i contraenti (assicuratore e assicurato) una disciplina di natura pubblicistica che, proprio in quanto volta alla tutela del danneggiato, si distacca in larga misura dalla predetta disciplina privatistica ed in rilevante misura prescinde dal contenuto del contratto assicurativo eventualmente stipulato e dalla stessa sussistenza di un contratto. Pertanto, mentre nell’ambito dei rapporti tra assicuratore e danneggiato è improprio parlare di rischio assicurato, poiché si è al di fuori della disciplina assicurativa privatistica propriamente detta, come dimostrato dal disposto dell’art. 18 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, che sancisce il diritto del danneggiato di ottenere il risarcimento direttamente dalla compagnia assicuratrice, con il solito limite del massimale assicurativo, e senza che la compagnia possa opporre al terzo danneggiato eccezioni derivanti dal contratto. In altri termini la tutela del danneggiato è stata attuata dal legislatore tramite un autonomo complesso di norme rispetto al quale il concetto di rischio assicurato è estraneo ed irrilevante, dato che la tutela del danneggiato deve operare (tendenzialmente) sempre e comunque, rimanendo ad essa estranei i rapporti tra assicuratore ed assicurato.
Nell’ambito di tale ultimo rapporto la legge n. 990 del 1969 non ha inteso derogare al principio per il quale colui che compie intenzionalmente un atto dannoso deve pagare in prima persona le conseguenze di esso, con la conseguenza che non è consentito ad alcuno assicurarsi per le conseguenze di un fatto intenzionale (art. 1917 cod. civ.) e che, pertanto, deve ritenersi nulla anche nel capo dell’assicurazione obbligatoria (sempre limitatamente ai predetti rapporti) l’eventuale clausola che garantisca la copertura assicurativa anche per i fatti dolosi dell’assicurato. Pertanto, se la natura dolosa della condotta dell’assicurato non vale ad escludere l’operatività dell’assicurazione rispetto al terzo danneggiato, la stessa rileva nei rapporti interni, consentendo l’esercizio dell’azione di rivalsa (art. 18 della legge 24 dicembre 1969, n. 990).
            In conclusione, alla luce degli elementi probatori sopra riassunti, nonché dei principi di diritto sopra enunciati, non è configurabile alcun dubbio circa la sussistenza dell’esclusiva responsabilità del conducente del veicolo non identificato nella produzione causale del sinistro stradale oggetto di controversia.
            Per quanto concerne il quantum debeatur, deve rilevarsi come, dalla documentazione medica in atti e dalla Consulenza Tecnica di parte di tipo medico – legale espletata, logicamente argomentata e pienamente condivisa da questo giudice, anche in ragione del fatto che la stessa risulta espletata presso il Dipartimento di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Azienda Universitaria Policlinico di Napoli, si desuma che il minore danneggiato ha riportato, a seguito del sinistro di cui si tratta, un“Trauma cranico commotivo con stato di coma e frattura della rocca petrosa, della squama del temporale e della cavità glenoidea a destra; trauma toraco – addominale con contusione epatica e polmonare; rottura di milza con emoperitoneo secondario”. Il Consulente Tecnico di parte attrice, poi, hacorrettamente descritto come “Esiti anatomo funzionali dell’intervento di asportazione della milza. Esiti radiografici delle pregresse fratture craniche con lieve ipoacusia di tipo neurosensoriale a dx. Sindrome soggettiva del traumatizzato cranico” e quantificato, nella misura del 20% (venti percento), i postumi permanenti residuati al danneggiato ed ha indicato in quaranta (40) giorni il periodo di invalidità temporanea totale ed in ulteriori trenta (30) giorni quello di invalidità temporanea parziale, al 50% (cinquanta percento), connessi alle predette lesioni. 
 Ciò posto, trattandosi di lesioni non suscettibili di rientrare nelle cosiddette micropermanenti, questo giudicante ritiene applicabili, in via equitativa, i parametri di liquidazione attualmente adottati dal Tribunale di Napoli, i quali, peraltro, com’è noto, sono mutuati dalle tabelle elaborate presso il Tribunale di Milano con riguardo all’anno 2009.
Pertanto, valutati i postumi permanenti nella misura del 20% (venti percento), questo giudicante, in applicazione dei parametri sopra menzionati ed in considerazione dell’età dell’infortunato al momento del sinistro (16 anni circa), ritiene di determinare il quantum debeatur, all’attualità,per il danno biologico residuato al minore Tiziox Bx, nella somma di €. 73.521,00 (euro settantatremilacinquecentoventuno/00) per i suddetti postumi permanenti, nonché in quella di €. 3.528,00 (euro tremilacinquecentoventotto/00) per Invalidità Temporanea Totale ed, infine, in quella di €. 1.323,00 (euro milletrecentoventitre/00) per Invalidità Temporanea Parziale al 50% (cinquanta percento). Il tutto, per un importo pari ad €. 78.372,00 (euro settantottomilatrecentosettantadue/00) a titolo di danno biologico complessivo, così composto:
1.        Invalidità Temporanea Totale: €. 88,20 (euro ottantotto/20) x 40 (quaranta) giorni = €. 3.528,00 (euro tremilacinquecentoventotto/00): si è proceduto dunque a moltiplicare il valore giornaliero come stabilito con riguardo all’Invalidità Temporanea Totale – riconosciuta dal Consulente Tecnico d’Ufficio – per il numero di giorni attribuiti dall’ausiliario del giudice, pari a quaranta (40), ottenendo in tal modo l’importo di  €. 3.528,00 (euro tremilacinquecentoventotto/00);
2.        Invalidità Temporanea Parziale al 50%: €. 44,10 (quarantaquattro/10) x 30 (trenta) giorni = €. 1.323,00 (milletrecentoventitre/00): si è proceduto, ancora, a moltiplicare il valore giornaliero come stabilito con riguardo all’Invalidità Temporanea Parziale al 50% – riconosciuta dal Consulente Tecnico d’Ufficio – per il numero di giorni attribuiti dall’ausiliario del giudice, pari a trenta (30), ottenendo in tal modo l’importo di €. 1.323,00 (euro milletrecentoventitre/00);
3.        Invalidità Permanente pari al 20% (venti percento) in soggetto di anni 16 (sedici) al momento del sinistro: €. 3.974,11 (euro tremilanovecentosettantaquattro/11) x 20 (venti) punti x coefficiente demoltiplicatore (di riduzione per età) pari a 0,925 = €. 73.521,00 (euro settantatremilacinquecentoventuno/00): si è proceduto a moltiplicare il valore del punto come stabilito dalla tabella prescelta, con riguardo all’invalidità del 20% (venti percento) – riconosciuta dal Consulente Tecnico d’Ufficio – per il numero di punti di invalidità attribuiti dal consulente, pari a venti (20), ottenendo in tal modo l’importo di €. 79.482,20 (euro settantanovemilaquattrocentottantadue/20). La predetta somma è stata, infine, moltiplicata per il coefficiente di riduzione per l’età – così come stabilito dalle richiamate tabelle – pari a 0,925 in considerazione dell’età dell’attrice al momento del sinistro (settantanove anni circa), ottenendosi la cifra di €. 73.521,00 (euro settantatremilacinquecentoventuno/00) da riconoscersi alla parte attrice a titolo di risarcimento del danno biologico da invalidità permanente nella misura del 20% (venti percento).
         Inoltre, rivestendo la fattispecie, almeno in astratto, i caratteri di illecito penale (lesioni colpose: art. 590 c.p.), compete, in astratto ed ai sensi dell’art. 2059 c.c. in relazione all’art. 185 c. p., il risarcimento del danno morale la cui liquidazione, tuttavia, risulta già ricompresa in quella del cosiddetto danno biologico, poiché effettuata sulla base di tabelle (quelle predisposte dall’Osservatorio per la Giustizia Civile di Milano) che, sulla scorta di quanto affermato dal Supremo Organo di nomofilachia (cfr., in tal senso, Cass., SS. UU. 11 novembre 2008, n. 26972; Cass., SS. UU. 11 novembre 2008, n. 26973; Cass., SS. UU. 11 novembre 2008, n. 26074; Cass., SS. UU. 11 novembre 2008, n. 26975), risultano elaborate proprio allo scopo di realizzare una liquidazione complessiva del danno non patrimoniale conseguente a "lesione permanente dell’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale", nei suoi risvolti anatomo – funzionali e relazionali medi ovvero peculiari, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di "dolore", "sofferenza soggettiva", in via di presunzione con riguardo ad una determinata tipologia di lesione e, dunque, una liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo: 1) di cosiddetto danno biologico “standard”; 2) cosiddetto danno morale. Naturalmente, le tabelle di cui si tratta, lasciano salva (ed, anzi, addirittura espressamente contemplano) la possibilità di riconoscere percentuali di aumento dei valori medi da esse previste, da utilizzarsi – onde consentire una adeguata "personalizzazione" complessiva della liquidazione – laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate (anche in via presuntiva) dal danneggiato, in particolare, sia quanto agli aspetti anatomo – funzionali e relazionali sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva. Tuttavia, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, alcuna specifica peculiarità, risulta essere stata concretamente allegata e dedotta, né, a fortiori comprovata, dalla difesa degli attori.
            Il suddetto criterio di liquidazione del cosiddetto danno morale, utilizzato dalle tabelle di liquidazione applicate nella presente sede, in quanto valevole a prendere in considerazione le sofferenze che, in senso stretto, risultano suscettibili di essere, anche in via presuntiva, correlate con le lesioni patite dall’attrice, risulta, del resto, perfettamente in linea con i recenti approdi della giurisprudenza di legittimità, in tema di danno non patrimoniale.
            Giova, infatti, rammentare come le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, nelle recenti, ma ormai ampiamente note sentente dell’11 novembre 2008, n. 26972, 26973, 26974 e 26975 abbiano affermato, al riguardo, principi che non possono essere elusi in questa sede. In particolare, per quanto qui interessa, si legge nella motivazione delle suddette decisioni: "Viene in primo luogo in considerazione nell’ipotesi in cui illecito configuri reato, la sofferenza morale. Definitivamente accantonata la figura del c.d. danno morale soggettivo, la sofferenza morale, senza ulteriori connotazioni in termini di durata, integra pregiudizio non patrimoniale. Deve tuttavia trattarsi di sofferenza soggettiva in sé considerata, non come componente di un più complesso pregiudizio non patrimoniale. Ricorre il primo caso ove sia allegato il turbamento dell’animo, il dolore intimo sofferti, ad esempio, dalla persona diffamata o lesa nella identità personale, senza lamentare degenerazioni patologiche della sofferenza. Ove siano dedotte siffatte conseguenze, si rientra nel danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente. Determina quindi duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale nei suindicati termini inteso, sovente liquidato in percentuale (da un terzo alla metà) del primo. Esclusa l’applicabilità di tale operazione, dovrà il giudice, qualora si avvalga delle note tabelle, procedere ad adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza".
         Competono, infine, gli importi corrispondenti alla spese mediche sostenute, che, sulla base della documentazione prodotta, possono essere forfettariamente liquidate in misura pari ad €. 200,00 (euro duecento/00).
In definitiva, sulla base delle considerazioni finora svolte, l’impresa designata convenuta dovrà corrispondere agli attori sigg. TIZIOX AX e DEL MEVIAX CX, in solido tra loro e nella qualità di genitori del minore TIZIOX BX, a titolo di risarcimento danni, l’importo complessivo di €. 79.815,22 (euro settantanovemilaottocentoquindici/22), pari alla sommatoria dell’importo concernente le spese mediche sostenute, con quello di €. 79.615,22 (euro settantanovemilaseicentoquindici/22), quest’ultimo equivalente alla rivalutazione dalla data del 1° gennaio 2009 (di vigenza delle tabelle di liquidazione utilizzate) all’attualità e sulla base dell’indice ISTAT delle variazioni dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati ed operai (cosiddetto indice FOI), di quello già sopra riconosciuto a titolo di danno biologico complessivo. 
         Nella liquidazione del danno cagionato da illecito aquiliano, in caso di ritardo nell’adempimento, tuttavia, deve altresì tenersi conto del nocumento finanziario (lucro cessante) subito dal soggetto danneggiato a causa della mancata tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento, la quale se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto essere investita per ricavarne un lucro finanziario; tale danno, invero, ben può essere liquidato con la tecnica degli interessi, con la precisazione, tuttavia, che detti interessi non debbono essere calcolati né sulla somma originaria, né su quella rivalutata al momento della liquidazione, dovendo gli stessi computarsi, piuttosto, o sulla somma originaria progressivamente rivalutata, anno per anno, ovvero in base ad un indice di rivalutazione medio (cfr., in tal senso ed ex multis, Cass. SS. UU., 17 febbraio 1995, n. 1712, nonché Cass. 10 marzo 2000, n. 2796).
         Orbene, per ottenere l’effetto pratico del riconoscimento degli interessi calcolati sulla somma rivalutata in base ad un indice di rivalutazione medio questo Giudicante reputa opportuno condannare la convenuta al pagamento, in favore degli attori sigg. Tiziox Ax e Del Meviax Cx, in solido tra loro e nella qualità di genitori del minore Tiziox Bx, degli interessi al tasso legale previsto dall’art. 1284 cod. civ., dalla data dell’evento dannoso (6 ottobre 2002) sull’importo di €. 69.407,07 (euro sessantanovemilaquattrocentosette/07), pari alla devalutazione, in base all’indice ISTAT delle variazioni dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati ed operai (cosiddetto indice FOI), alla suddetta data del 6 ottobre 2002 – quale momento in cui l’illecito si è prodotto – di quella sopra riconosciuta a titolo risarcitorio e, quindi, anno per anno, ed a partire dal 6 ottobre 2003, fino al momento della pubblicazione della presente decisione (mediante deposito in Cancelleria), sulla somma di volta in volta risultante dalla rivalutazione di quella sopra appena indicata, sempre in base all’indice ISTAT menzionato (FOI), con divieto di anatocismo.
         Dal momento della pubblicazione della presente sentenza e fino all’effettiva corresponsione, infine, dovranno essere corrisposti, sulla somma totale sopra liquidata a titolo risarcitorio, gli ulteriori interessi al tasso legale suddetto, ai sensi dell’art. 1282 cod. civ., posto che, al momento della pubblicazione della sentenza, l’obbligazione risarcitoria, che ha natura di debito di valore, si trasforma in debito di valuta, con conseguente applicabilità degli istituti tipici delle obbligazioni pecuniarie in senso stretto, sulla somma globale composta da capitale, rivalutazione e coacervo degli interessi maturati fino alla data predetta (pubblicazione della sentenza: cfr., in tal senso, Cass. 3 dicembre 1999, n. 13470; Cass. 21 aprile 1998, n. 4030).        
         Le spese di lite seguono la sostanziale soccombenza della convenuta impresa designata e si liquidano come da dispositivo, tenendo conto, ai fini dell’individuazione del valore della presente controversia, della somma effettivamente attribuita alla parte vittoriosa, a titolo di risarcimento dei danni complessivamente patiti per effetto dell’illecito aquiliano dedotto in lite, così come previsto dall’art. 6, comma 1, del D. M. 5 ottobre 1994, n. 585. In tale ottica, dunque, non è possibile tenere conto delle somme indicate nella notula depositata in Cancelleria dal difensore di parte attrice, in quanto manifestamente scaturenti dall’applicazione, ai fini dell’individuazione del valore della presente controversia, di uno scaglione di importi notevolmente superiori rispetto a quello riconosciuto in favore dell’attore a titolo di risarcimento danni.
            Deve, infine, disporsi, ai sensi dell’art. 93 del Codice di Procedura Civile, la distrazione delle spese di lite in favore dall’avv. DX DDX, difensore di parte attrice e dichiaratasi anticipataria delle stesse, già a far tempo dalla notificazione dell’atto di citazione introduttivo del presente giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale di Napoli – Sezione distaccata di FRATTAMAGGIORE-, definitivamente pronunziando nella causa civile promossa come in epigrafe, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
·       -  in accoglimento della domanda giudiziale, dichiara l’esclusiva responsabilità del conducente del veicolo rimasto non identificato, nella produzione del sinistro stradale di cui alla presente controversia;
·        -condanna, per l’effetto, la convenuta GENERALI ASSICURAZIONI S. p. A., quale impresa designata, per la Regione Campania, alla gestione del FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, come indicati in epigrafe, al pagamento, in favore degli attori sigg. Tiziox Ax e Del Meviax Cx, in solido tra loro e nella qualità di genitori del minore TIZIOX BX, della somma complessiva di €. 79.815,22 (euro settantanovemilaottocentoquindici/22), a titolo di risarcimento danni, oltre agli interessi legali al tasso previsto dall’art. 1284 cod. civ., inizialmente calcolati, dalla data del 6 ottobre 2002, sulla somma di €. 69.407,07 (euro sessantanovemilaquattrocentosette/07) ed, inoltre, su tale somma come progressivamente rivalutata, anno per anno ed in base all’indice ISTAT indicato in motivazione, dalla data del 6 ottobre 2003, fino a quella di pubblicazione della presente sentenza, con divieto di anatocismo, nonché, infine, oltre agli interessi legali al tasso previsto dall’art. 1284 cod. civ., calcolati sull’importo di €. 79.815,22 (euro settantanovemilaottocentoquindici/22), dalla data della predetta pubblicazione fino all’effettiva corresponsione, sempre con divieto di anatocismo;
·     -   condanna, infine, la convenuta GENERALI ASSICURAZIONI S. p. A., quale impresa designata, per la Regione Campania, alla gestione del FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, come indicati in epigrafe, al pagamento, in favore degli attori sigg. Tiziox Ax e Del Meviax Cx, in solido tra loro e nella qualità di genitori del minore Tiziox Bx, delle spese del presente giudizio, che si liquidano, complessivamente, in €. 8.387,00 (euro ottomilatrecentottantasette/00), di cui €. 500,00 (euro cinquecento/00) per spese vive, €. 1.887,00 (euro milleottocentottantasette/00) per diritti ed €. 6.000,00 (euro seimila/00) per onorari di causa, oltre al rimborso spese generali, I. V. A. e Cassa Previdenza Avvocati come per legge;
·      - disponela distrazione delle spese di lite come sopra liquidate, in favore dell’avv. DX DDX, quale difensore degli attori sigg. Tiziox AX e Del Meviax Cx, nella qualità di genitori del minore Tiziox Bx, e dichiaratasi anticipataria delle medesime.
Sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege.
Così deciso in Frattamaggiore, lì 27 maggio 2010.
 IL GIUDICE MONOCRATICO
  dott. Francesco Graziano
 
 

 
 
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