Investimento pedone, morte, accertamento della responsabilità

Corte di Cassazione, Sez. III Civ., sentenza del 4 aprile 2017 – – – Incidente stradale – pedone – attraversamento repentino della strada davanti all’autobus dal quale era appena sceso – sorpasso – investimento letale – adeguamento della velocità alle circostanze del caso concreto – condotta di guida particolarmente prudente – necessità – evitabilità del sinistro – accertamento della responsabilità

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Corte di Cassazione, Sez. III Civ., sentenza del 4 aprile 2017, n. 8663

Incidente stradale – pedone – attraversamento repentino della strada davanti all’autobus dal quale era appena sceso – sorpasso – investimento letale – adeguamento della velocità alle circostanze del caso concreto – condotta di guida particolarmente prudente – necessità – evitabilità del sinistro – accertamento della responsabilità

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-In primo grado il Tribunale di Roma ha dichiarato che la responsabilità del sinistro doveva ascriversi per il 50% al pedone e per il residuo 50% al conducente dell’auto investitrice

-La Corte di Appello ha dichiarato il pedone esclusivo responsabile del sinistro e, per l’effetto, ha rigettato la domanda di risarcimento danni, disponendo la restituzione in favore della compagnia di assicurazione (… S.p.A.) delle somme dalla stessa corrisposte in esecuzione della sentenza di primo grado.

-La Suprema Corte ha cassato la sentenza di appello impugnata, con rinvio alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, affinchè il giudice del rinvio possa valutare nuovamente la fattispecie, alla luce del seguente principio di diritto:

“l’accertamento di un comportamento colposo del pedone investito da veicolo non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’articolo 2054 c.c., comma 1, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno; ai fini di tale dimostrazione non è sufficiente neanche l’anomalia della condotta del pedone, occorrendo che il conducente del veicolo dimostri di avere adottato tutte le cautele esigibili, anche sotto il profilo della velocità di guida mantenuta, in relazione alle circostanze del caso concreto, che la condotta anomala del pedone non fosse ragionevolmente prevedibile, e che quindi il sinistro non fosse in concreto evitabile”.

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Nella sentenza

[…, il collegio giudica il ricorso fondato.

In base al costante indirizzo di questa Corte, l’accertamento del comportamento colposo del pedone investito da veicolo non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità.

È infatti pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’articolo 2054 c.c., comma 1, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Ai fini di tale dimostrazione non è sufficiente la violazione da parte del pedone delle regole del codice della strada, e neanche l’anomalia della sua condotta.

Occorre invece che il conducente del veicolo dimostri, da una parte, di avere adottato tutte le cautele esigibili, anche sotto il profilo della velocità di guida mantenuta, in relazione alle circostanze del caso concreto e, dall’altra parte, che la condotta del pedone non fosse ragionevolmente prevedibile e dunque il sinistro evitabile (cfr. Cass., Sez. 3, Sentenza n. 24472 del 18/11/2014, Rv. 633520 01; Sez. 3, Sentenza n. 3964 del 19/02/2014, Rv. 630412 – 01: “in caso di investimento pedonale, la circostanza che il pedone abbia repentinamente attraversato un incrocio regolato da semaforo per lui rosso non vale ad escludere la responsabilità dell’automobilista, ove tale condotta anomala del pedone fosse per le circostanze di tempo e di luogo, che avrebbero consigliato una maggiore prudenza e in particolare una minore velocità – ragionevolmente prevedibile”; Sez. 3, Sentenza n. 5399 del 05/03/2013, Rv. 625422 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 3542 del 13/02/2013, Rv. 625216 – 01, con specifico riguardo alla velocità prudenziale da tenere: “in tema di responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli, per superare la presunzione di cui all’articolo 2054 c.c., comma 1, non è sufficiente che il conducente provi che l’investimento del pedone sia avvenuto mentre il veicolo procedeva alla velocità consentita nel centro abitato in condizioni ottimali, dovendo la stessa velocità essere costantemente adeguata alle circostanze del caso concreto, onde prevenire un’eventuale situazione di pericolo”; Sez. 3, Sentenza n. 524 del 12/01/2011, Rv. 616132 – 01; in precedenza, v. anche: Sez. 3, Sentenza n. 6707 del 16/06/1993, Rv. 482791 – 01: “nel caso di investimento di un pedone che abbia attraversato fuori dalle strisce pedonali, la semplice inosservanza, da parte del pedone, dell’obbligo di dare la precedenza al conducente, può essere considerata una concausa dell’evento ma non esclude, di per sè, la responsabilità del conducente, la cui colpa, essendo egli comunque tenuto alla osservanza delle regole di comportamento del Decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393, articoli 101 e 102, può essere esclusa solo se l’ostacolo si sia frapposto in modo così improvviso ed imprevedibile da non essere evitabile e non quando, quindi, esso avrebbe potuto e dovuto essere percepito ove il conducente avesse usato l’ordinaria prudenza ed accortezza, senza lanciare il suo veicolo ad una velocità che, avuto riguardo alle particolari condizioni di tempo e di luogo, doveva considerarsi eccessiva”; Sez. 3, Sentenza n. 8066 del 20/07/1993, Rv. 483226-01; Sez. 3, Sentenza n. 5667 del 18/09/1986, Rv. 448152-01; Sez. 3, Sentenza n. 3967 del 24/08/1978, Rv. 393570-01; Sez. 3, Sentenza n. 5253 del 03/12/1977, Rv. 388902-01; Sez. 3, Sentenza n. 3846 del 23/08/1977, Rv. 387517- 01; Sez. 3, Sentenza n. 2163 del 18/07/1974, Rv. 370515-01; Sez. 3, Sentenza n. 438 del 16/02/1974, Rv. 368148-01; Sez. 3, Sentenza n. 1649 del 08/06/1973, Rv. 364532-01; Sez. 3, Sentenza n. 2891 del 30/07/1969, Rv. 342718-01).

Nella specie il collegio reputa insufficiente la motivazione sulla base della quale la corte di appello ha ritenuto che la responsabilità del sinistro fosse da addebitare esclusivamente al pedone investito, per avere repentinamente attraversato la strada davanti all’autobus dal quale era appena sceso, arrestatosi al di fuori degli spazi dedicati, in un luogo dove era consentito il sorpasso alle autovetture provenienti nello stesso senso di marcia.

La liceità del sorpasso dell’autobus da parte dell’autovettura, nonchè la bassa velocità da essa mantenuta in fase di sorpasso (e che però non aveva consentito di evitare l’impatto letale), non possono ritenersi circostanze sufficienti a giustificare la decisione, essendo necessario il positivo accertamento che le specifiche circostanze del caso concreto non imponessero al conducente del veicolo di tenere una velocità ancora inferiore (o addirittura di fermarsi), che l’attraversamento da parte del pedone davanti all’autobus fermo fosse ragionevolmente imprevedibile, e che dunque l’investimento non sarebbe stato evitabile mediante una condotta di guida maggiormente prudente, adeguata alla situazione di fatto.

La sentenza impugnata deve pertanto essere cassata, affinchè il giudice del rinvio possa valutare nuovamente la fattispecie, alla luce del seguente principio di diritto:   “l’accertamento di un comportamento colposo del pedone investito da veicolo non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’articolo 2054 c.c., comma 1, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno; ai fini di tale dimostrazione non è sufficiente neanche l’anomalia della condotta del pedone, occorrendo che il conducente del veicolo dimostri di avere adottato tutte le cautele esigibili, anche sotto il profilo della velocità di guida mantenuta, in relazione alle circostanze del caso concreto, che la condotta anomala del pedone non fosse ragionevolmente prevedibile, e che quindi il sinistro non fosse in concreto evitabile”.]

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