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Morte congiunto, risarcimento danni, criteri di calcolo, rca

Tribunale di Nola, sentenza del 13 dicembre 2007

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Risarcimento danni – Rca

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INCIDENTE STRADALE - MORTE DI CONGIUNTO – PROCEDIBILITA’ DELLA DOMANDA – RESPONSABILITA’ DELLA CAUSAZIONE DEL SINISTRO – DANNO DA MORTE, IURE SUCCESSIONIS, IURE PROPRIO – QUANTUM RISARCITORIO, DIVERSE POSTE DI DANNO – DANNI PATRIMONIALI, ANCHE FUTURI, SUBITI DAI CONGIUNTI, CONDIZIONI PER LA RICONOSCIBILITA’ – CRITERI PER LA DETERMINAZIONE - DANNO MORALE – DANNO ESISTENZIALE – DANNO PARENTALE – DANNO BIOLOGICO SOMME LIQUIDATE, DEBITO DI VALORE – RIVALUTAZIONE – INTERESSI

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[Tribunale di Nola, Dott. Francesco Notaro, sentenza del 13 dicembre 2007]

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Nella Sentenza

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>>Responsabilità “…per consolidata giurisprudenza, non è sufficiente che risulti individuato il comportamento colposo di uno dei soggetti coinvolti nel sinistro, perché automaticamente l’altro sia ritenuto assolto da ogni responsabilità, ma occorre in ogni caso che egli dimostri di essersi esattamente uniformato alle norme della circolazione ed a quelle di comune prudenza, nonché di aver fatto tutto il possibile per evitare l’incidente”

>>Danno morale “… deve essere risarcito, per consolidato indirizzo giurisprudenziale, in via equitativa, tenendo conto in primo luogo del grado di parentela con la vittima e della sua convivenza o meno con chi agisce a ristoro dei danni patiti, nonché, ove sussistano, di ulteriori componenti derivanti dalla specificità del caso concreto, che possono essere ricondotte sia alla particolare gravità del fatto, riguardata dal lato del comportamento del responsabile e delle connesse ricadute emotive sulla persona del congiunto, sia alle conseguenze afflittive subite da quest’ultimo a cagione di eventuali peculiarità del rapporto con la vittima. Non va, infatti, dimenticato che la determinazione del danno in parola richiede comunque che questo debba essere necessariamente personalizzato, dovendo il giudice, pur procedendo alla liquidazione equitativa, necessitata dalla natura del pregiudizio connesso alle qualità morali del soggetto e alle sue condizioni oggettive e soggettive, tenere conto delle particolarità del caso concreto, non essendo ammesse determinazioni ‘forfettarie’, svincolate da plausibili parametri di riferimento.” “…, quali parametri di riferimento ai fini della determinazione del danno soccorrono innanzi tutto il grado di parentela e lo stato di convivenza.”

>>Danno biologico “…, il giudice di legittimità, ha avuto modo di evidenziare che la salute e la vita sono beni diversi, tanto che il danno biologico non può che essere stimato quale danno che esplica i suoi effetti nel futuro, concretizzandosi soltanto laddove il soggetto sia rimasto in vita. Infatti, nel caso di morte, non può essere ipotizzato alcun danno biologico di carattere permanente, posto che l’invalidità permanente si considera sorta quando la malattia ha compiuto il suo decorso – ‘attraversando’ semmai una fase di inabilità temporanea – e il soggetto non è riuscito a riacquistare la sua completa validità, sicché la nozione medico-legale di invalidità permanente, presuppone necessariamente “che la malattia sia cessata e che l’organismo abbia (ri)acquistato il suo equilibrio, magari alterato, ma stabile”, mentre nel caso in cui la morte sia causata dalle lesioni, non è configurabile alcuna invalidità permanente in senso medico-legale, atteso che la malattia “non si risolve con esiti permanenti, ma determina la morte dell’individuo”, residuando al più, laddove sia intercorso un apprezzabile lasso di tempo tra il fatto ed il decesso, il ristoro dei danni relativo al periodo di inabilità temporanea.

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TRIBUNALE DI NOLA

II Sezione Civile

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Nola in composizione monocratica, nella persona del giudice dott. Francesco Notaro, ha pronunciato la seguente;

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n.2858 del registro generale degli affari contenziosi per l’anno 2000, avente ad oggetto risarcimento danni da circolazione di autoveicoli, vertente

TRA

Tiziox Aaxx, Tiziox Anna Bbxx, Tiziox Ccxx e Tiziox Ddxx, in proprio e quali eredi di Tiziox Eexx, rappresentati e difesi dall’avv. … giusta mandato a margine dell’atto di citazione ed elett.nte dom.ti presso lo studio del medesimo procuratore sito in …. –attori-

XXXXX XX s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. … giusta procura stesa in calce alla copia notificata della chiamata in causa, elett.nte dom.to presso lo stesso procuratore in -terza chiamata-

E

Caiox Ffxx, nato il ….. a …. ed ivi res.te alla via … e Caiox Ggxx, nato il … a … e res.te in … , -convenuti contumaci-

NONCHE’

KKKK Assicurazioni s.p.a., quale incorporante la YYYY Assicurazioni s.p.a., in persona dei legali rappresentanti pro tempore come indicati in atti, elett.nte dom.ti presso lo studio dell’avv. … in …. dal quale sono rappresentati e difesi giusta procura in calce alla copia notificata dell’atto di citazione. –convenuta-

E

La Meviox LLxx, rappresentata e difesa dall’avv. … , giusta procura stesa a margine della comparsa di costituzione e risposta ed elett.nte dom.ta presso il suo studio sito in … -convenuta in riconvenzionale-

NONCHE’

La ZZZZ Assicurazioni s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t. come indicato in atti giusta procura per notar Pxx, rep. N….. del 9.2.2000, rappresentato e difeso dall’avv. … in virtù di procura stesa in calce alla copia notificata dell’atto di citazione ed elett.nte dom.to presso il suo studio sito in … -convenuta-

CONCLUSIONI

All’udienza del 15.5.2007 le parti concludevano come da verbale, da intendersi qui integralmente trascritto.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato in data 23, 26 e 27.5.2000 Tiziox Aaxx, Tiziox Bbxx, Tiziox Ccxx e Tiziox Ddxx convenivano in giudizio Caiox Ggxx, la KKKK Ass.ni s.p.a., la La ZZZZ Ass.ni s.p.a., in persona dei rispettivi legali rappresentanti, La Meviox LLxx e Caiox Ffxx, assumendo di essere il genitore ed i fratelli di Tiziox Eexx, nato ad … il …. e deceduto in Napoli il ….; che nella stessa data da ultimo indicata, intorno alle ore 19,30 circa, mentre Tiziox Eexx percorreva la SS. 268, proveniente da Wwww ed in direzione Ssss, in prossimità del distributore della Q 8, veniva in collisione con la Lancia Ooxx tg. … condotta da Caiox Ggxx e di proprietà di Caiox Ffxx; che nel sinistro veniva coinvolta anche l’autoveicolo Ppzz tg … condotta e di proprietà di La Meviox LLxx, la quale proveniva da Ssss, con direzione Wwww; che il sinistro si verificava perché la Lancia Ooxx, nel cercare di entrare nel distributore di benzina Q 8, si portava al centro della strada, così andando ad investire la Y10 condotta dal Tiziox, che proveniva dal senso opposto di marcia; che la Y10, dopo l’urto, andava a sbattere violentemente contro il muro posto sul lato sinistro della carreggiata, sulla parte opposta al predetto distributore; che successivamente sopraggiungeva la Ppzz, la quale rovinava violentemente contro la Y10; che dopo l’urto i conducenti dei veicoli venivano portati presso l’ospedale Nuovo Pellegrini di Napoli, dove il Tiziox decedeva alle ore 21,55; che il processo penale instaurato a carico di Caiox Ggxx si concludeva con la condanna dello stesso a sei mesi di reclusione; aggiungevano che Tiziox Eexx era studente universitario iscritto al II anno della Facoltà di Magistero di Salerno, che frequentava con ottimi voti, avendo sostenuto sette esami riportando la media del ventotto; che svolgeva, altresì, la attività di venditore ambulante ed era iscritto alla CCIAA di Napoli con n. …. dal 9.11.1994 e tutto il reddito guadagnato veniva versato in famiglia per contribuire alla gestione familiare; che in conseguenza della perdita del proprio familiare, essi attori avevano subito grande sconforto ed un forte stato depressivo; che vane erano risultate le raccomandate inviate alle compagnie che assicuravano la Lancia Ooxx e la Ppzz; chiedevano, pertanto, previa declaratoria di responsabilità dei convenuti nella causazione del sinistro, la condanna degli stessi al ristoro dei danni subiti “per le sofferenze nonché per il grave turbamento psichico generato dalla perdita prematura di un loro caro congiunto”, quale danno patrimoniale e morale, come conseguenza diretta dell’illecito; come “perdita di quei contributi patrimoniali e di quelle utilità economiche che presumibilmente e secondo un criterio di normalità il soggetto venuto meno prematuramente avrebbe apportato”, “assumendo come base di calcolo lo stipendio medio annuo di £.36.000.000 per la percentuale di invalidità, per il coefficiente di capitalizzazione, per il coefficiente di minorazione, detratto lo scarto tra attività fisica e lavorativa; oltre il danno morale e alla vita di relazione “cagionati agli istanti in seguito alla morte del Tiziox” in misura non inferiore a £.375.000.000 per il genitore e a £.281.000.000 per ciascuno dei fratelli; ed ancora “Quanto al risarcimento del danno agli istanti, essendosi affermata la risarcibilità dei danni riflessi, di cui siano portatori soggetti diversi dalla vittima”, chiedevano “il danno morale derivante dal pretium doloris cagionato dalla morte del congiunto, il danno da mancato guadagno corrispondente al venir meno di quel contributo economico che il giovane apportava in famiglia”; nonché “il danno biologico iure hereditatis per essere deceduto il Tiziox successivamente al sinistro”, da quantificarsi in £.1.000.000.000, oltre alle spese e competenze del giudizio da attribuirsi al procuratore degli attori per dichiarato anticipo.

Si costituiva La Meviox LLxx, la quale resisteva alla domanda avversa e spiegava a sua volta domanda riconvenzionale; contestava la dinamica enunciata in citazione dai Tiziox, osservando che l’evento si era prodotto a causa delle errate manovre di guida poste in essere dai conducenti dei veicoli Y10 e Lancia Ooxx, i quali si urtavano frontalmente e venivano successivamente proiettati contro l’autoveicolo Ppzz Qqqq di essa convenuta; che, in ragione di quanto accaduto, la La Meviox veniva trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Nola, dove si rendeva necessario il suo ricovero per le gravi lesioni subite; che anche il veicolo di proprietà di essa convenuta subiva ingenti danni meccanici e alla carrozzeria; che erano risultati vani i tentatavi di ottenere il risarcimento dei danni tramite le raccomandate inoltrate alla YYYY s.p.a., poi KKKK s.p.a. e alla XXXXX XX s.p.a.; chiedeva, pertanto, il rigetto della domanda avanzata dai Tiziox ed in accoglimento della riconvenzionale proposta, la condanna in via solidale, degli attori e dei convenuti, unitamente alle compagnie assicuratrici dei loro veicoli, al risarcimento dei danni personali e materiali sopportati da essa La Meviox, oltre rivalutazione ed interessi dal giorno del sinistro, al soddisfo, nonché spese e competenze di lite da distrarsi in favore del procuratore antistatario.

Si costituiva la KKKK Ass.ni s.p.a. la quale resisteva anch’essa alla domanda proposta dagli attori, contestando la responsabilità dei Caiox nella causazione del sinistro, essendo questa ascrivibile a tutti i conducenti dei veicoli coinvolti, in misura da accertarsi; contrastava, altresì, la domanda avversa in punto di quantum, in particolare in relazione al danno richiesto iure hereditario; chiedeva conseguentemente, in primo luogo la declaratoria di nullità della domanda ex artt.163 e 164 c.p.c.; nel merito, previa declaratoria della responsabilità di tutti i conducenti dei veicoli coinvolti, che l’accoglimento della richiesta di parte attrice venisse limitata per quanto di ragione, con compensazione delle spese del giudizio; in subordine, riconoscersi agli attori il solo danno morale, non eccedente £.250.000.000 ed attesa la almeno pari responsabilità dei Caiox, condannare essa convenuta in proporzione al grado di responsabilità attribuito al conducente del veicolo assicurato, con compensazione delle spese di lite quantomeno con l’altra compagnia assicuratrice.

Si costituiva la La ZZZZ s.p.a. la quale contestava ogni responsabilità in testa alla conducente del veicolo assicurato con essa compagnia e chiedeva il rigetto della domanda con vittoria di spese e competenze del giudizio.

Alla prima udienza di comparizione gli attori Tiziox, preso atto della domanda riconvenzionale avanzata dalla La Meviox, chiedevano di estendere il contraddittorio anche nei confronti della impresa che assicurava il veicolo condotto da Tiziox Eexx ed a tanto venivano autorizzati.

Si costituiva, conseguentemente la XXXXX XX s.p.a., la quale eccepiva l’improcedibilità della domanda ex art.22 legge n.990 del 1969, nonché il difetto di legittimazione attiva di La Meviox LLxx; nel merito pieno contestava la dinamica del sinistro, aderendo alla ricostruzione offerta dagli attori, nonché la determinazione del quantum risarcitorio; chiedeva, pertanto, in via pregiudiziale, la declaratoria di improcedibilità della domanda e nel merito il rigetto della domanda riconvenzionale proposta dalla La Meviox.

Istruita la causa mediante produzione documentale, prova per testi e c.t.u. medica sulla persona della La Meviox e ricostruttiva della dinamica dell’incidente, la stessa, sulle conclusione rese all’udienza indicata in epigrafe, veniva riservata in decisione con la concessione dei termini di cui all’art.190 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

A)In via pregiudiziale, si osserva che risulta provata la condizione di procedibilità di cui all’art.22 della legge 990 del 1969, vigente all’epoca di instaurazione della lite, sia in relazione alla domanda avanzata dai Tiziox, che a quella proposta in via riconvenzionale dalla La Meviox (vds. racc. nell’interesse dei primi, ricevute in data 11 e 15.11.1996 e 22.7.1998, nonché nell’interesse della seconda ricevute nel febbraio, marzo ed aprile 1997 e nel marzo 1999).

B) Tanto premesso si può certamente passare ad esaminare la dinamica dell’incidente, al fine di determinare a chi debba essere ascritta la responsabilità della causazione del sinistro.

In proposito, ad avviso del tribunale, appare opportuno prendere le mosse proprio dalle allegazioni delle parti attrici, avendo i Tiziox, nella narrativa dell’atto di citazione e con specifico riferimento al primo ‘frammento’ della dinamica dell’incidente, asserito che l’evento sarebbe stato determinato dal fatto che il conducente della Lancia Ooxx si sarebbe portato al centro della strada “per entrare nel distributore di benzina Q8”, andando così ad investire la Y10 condotta da Tiziox Eexx che proveniva dall’opposto senso di marcia.

Tale prospettazione dell’accaduto pare derivare da quanto ebbe a dichiarare nell’immediatezza Caiox Ggxx, conducente della Ooxx, ai militare intervenuti dopo il fatto, atteso che fu proprio il convenuto a sostenere, sebbene previa accensione degli indicatori di direzione e dopo essersi fermato, che era sua intenzione di entrare nell’area di servizio Q8.

Singolarmente, però, il primo dei testi escussi su input della difesa degli attori, all’udienza del 20.5.2004, ebbe a riferire che la Lancia Ooxx stava “uscendo” dal distributore di benzina ed anzi aveva già impegnato il senso di marcia della Y10 per immettersi sulla opposta corsia.

Detta dichiarazione risulta, pertanto, in stridente contraddizione non soltanto con le ulteriori dichiarazioni provenienti dai testi delle parti avverse, ma con la originaria dinamica raccontata dagli attori in citazione.

Sul punto si rileva, infatti, che, sebbene, come si è detto, nell’atto introduttivo gli attori avessero dato una diversa versione dell’accaduto, nelle note istruttorie capitolavano la circostanza di cui al punto 3), introducendo la nuova dinamica poi ‘confermata’ dal teste, senza, peraltro, essersi avvalsi di alcuna precisazione all’udienza di trattazione o nei termini, neppure richiesti, ex art.183 comma 5 c.p.c..

In verità, quanto appena osservato non può di per sé che rilevare in termini di grave, intrinseca debolezza dell’intera linea difensiva tracciata dai Tiziox, dovendosi immediatamente osservare che la mutata dinamica offerta quale spiegazione causale dell’evento è quella, con certezza assoluta, esclusa dai riscontri effettuatati dai militari in sede di sopralluogo subito dopo l’incidente.

Infatti, che in ogni caso l’incidente non ebbe a verificarsi con le modalità appena esposte, appare incontestabilmente comprovato dal dato desumibile dai rilievi dei CC. – del tutto obliterato nelle considerazioni svolte dalla difesa degli attori – che il conducente della Ooxx, prima di impattare la Y10, effettuò una brusca frenata, lasciando una traccia della lunghezza di quasi quindici metri, circostanza che smentisce plasticamente l’ipotesi affacciata che la Ooxx stesse uscendo dal distributore.

Sia dalla relazione del perito nominato nel procedimento penale, che da quella del c.t.u. Rrxx, si evince che la frenata è cominciata prima del varco di ingresso al distributore e sul piano viario con direzione Wwww, non certo in senso trasversale e tanto tacendo del fatto che la presumibile velocità posseduta da un veicolo che si immette sulla strada non avrebbe determinato il rilascio di quel tipo di tracce.

Inoltre, nella relazione del perito Ttxx, viene evidenziato che le tracce di frenata a semicerchio, provano come la Ooxx stesse rientrando nella propria corsia, così confermando la prospettazione della convenuta La Meviox circa il fatto che la stessa si trovasse in fase conclusiva di sorpasso.

Il perito aggiunge, altresì, che la corsia di pertinenza della Y10 era soltanto parzialmente occupata dalla Ooxx e ciò viene confermato da quanto riscontrato dal c.t.u. nel presente procedimento, il quale individua la posizione originaria della Ooxx a cavallo delle due corsie, con punto d’urto sostanzialmente conforme, sebbene con ulteriore spostamento verso la corsia di pertinenza della Ooxx per effetto della manovra di rientro dal sorpasso.

Da quanto precede si evince, conseguentemente, che il Tiziox si trovasse anch’esso spostato a sinistra ed a centro strada, così andando inesorabilmente a collidere con la Lancia Ooxx proveniente dal lato opposto.

Riguardo a tale circostanza, entrambi i consulenti che si sono occupati della ricostruzione del sinistro, ipotizzano che ciò possa essere dovuto al fatto che anche egli si trovasse in fase di sorpasso, o perché indotto a spostarsi per l’immettersi nella propria corsia di altro veicolo proveniente dal distributore di benzina, ed è significativo che la prima circostanza sia stata riferita, sebbene non con certezza, dalla La Meviox ai CC. nell’immediatezza del fatto.

In relazione poi alla condotta di quest’ultima, si osserva che il perito Ttxx evidenzia come la La Meviox abbia di fatto ‘subito’ l’incidente, mentre il c.t.u. Rrxx, nonostante rilevi che la convenuta stesse viaggiando ad una velocità superiore a quella consentita, come si accorge la difesa di quest’ultima, pone in risalto la circostanza secondo la quale la Y10, “per effetto della rotazione, occupando la opposta corsia di marcia, volgeva il lato sinistro verso il senso di marcia della Ppzz, che, non avendo lo spazio necessario per evitare l’impatto, attingeva la Y10 nello sportello sinistro (lato guida)”.

Sul punto, ad avviso del tribunale, in considerazione della velocità tenuta dalla La Meviox, non di molto superiore al limite di velocità e soprattutto delle circostanze imprevedibili che hanno portato la Y10 a sbarrarle la strada all’improvviso, mentre la convenuta si trovava pienamente all’interno della propria corsia di marcia, anzi maggiormente spostata verso la destra, devono condividersi le conclusioni del perito Ttxx laddove afferma che la La Meviox ha di fatto subito l’incidente.

In merito poi alle contestazioni mosse al c.t.u. Rrxx si evidenzia che egli ha proceduto alla verifica dei danni subiti dalle vetture e all’andamento d’urto, riportato nell’elaborato; riguardo alla ricostruzione dell’accaduto ha offerto una esauriente spiegazione dei passaggi e della metodica utilizzata, senza che sia stata proposta una adeguata ricostruzione alternativa dell’evento, neppure in ordine alle velocità tenute, avendo correttamente il c.t.. considerato, ai fini della complessiva ricostruzione dell’evento, quanto rilevato dai CC. circa le condizioni della strada, il suo stato di manutenzione e quello degli pneumatici, mentre ha rettificato le conclusioni relative alla velocità della Ooxx, precisando l’errore in cui era incorso, pervenendo, sostanzialmente, a conclusioni non particolarmente difformi da quelle rilevate dal Ttxx.

Né si può contestare il fatto che egli abbia utilizzato il materiale acquisto in seno alla relazione del perito nominato in sede di accertamento penale, in primis perché ciò costituiva la logica conseguenza del fatto che tali elementi di giudizio erano stati ritualmente introdotti nel presente procedimento proprio dagli attori, avendoli prodotti al proprio fascicolo di parte; inoltre, perché, altrettanto logicamente, egli è stato chiamato ad operare a diversi anni dal momento in cui era accaduto l’evento oggetto d’accertamento, sicché non poteva che ‘lavorare’ su acquisizioni pregresse, pervenendo, peraltro, ad accertamenti ulteriori ed in parte a conclusioni anche difformi rispetto a quelle operate dal perito del p.m., sempre dando conto espressamente dei risultati raggiunti.

La difesa degli attori si duole poi del fatto che i periti avrebbero illegittimamente ipotizzato che la Y10 fosse in fase di sorpasso, ovvero indotta a spostarsi a sinistra per il sopraggiungere di un’auto dall’area di servizio, senza che ciò fosse stato riscontrato da testi, ma solo dalle dichiarazioni rese dalla La Meviox ai CC..

In proposito si può replicare che la circostanza che la Y10 si trovasse spostata a sinistra ed a centro strada emerge dai rilievi all’esito del sopralluogo, dei quali si è diffusamente dato conto in precedenza, essendo ciò pienamente compatibile anche con i punti di impatto dei veicoli, uno dei quali in fase iniziale di spostamento a sinistra, l’altro di rientro dal precedente sorpasso.

Peraltro, sul punto giova evidentemente ricordare che, per consolidata giurisprudenza, non è sufficiente che risulti individuato il comportamento colposo di uno dei soggetti coinvolti nel sinistro, perché automaticamente l’altro sia ritenuto assolto da ogni responsabilità, ma occorre in ogni caso che egli dimostri di essersi esattamente uniformato alle norme della circolazione ed a quelle di comune prudenza, nonché di aver fatto tutto il possibile per evitare l’incidente (cfr. tra le tante, Cass. n. 12524 del 2000; Cass. n.4648 del 1999; Cass. n.5671 del 2000; Cass. n. 12692 del 1998); tanto che, finanche nell’evenienza in cui sia stato effettivamente accertato che uno dei veicoli coinvolti abbia invaso la semicarreggiata riservata agli altri provenienti in senso opposto, ciò non comporta automaticamente l’affermazione di colpa esclusiva del conducente che ha oltrepassato la linea mediana della strada e non libera l’altro conducente dalla presunzione stabilita dall’art.2054 comma 2 cit., ove non risulti accertato che il suo comportamento sia pienamente conforme alle norme della circolazione o alla comune prudenza.

Pertanto, alla luce degli inequivoci dati di fatto emersi in relazione al punto in cui si trovavano i veicoli Ooxx e Y10 al momento dell’impatto ed in considerazione della distribuzione dei carichi probatori cui si è appena fatto cenno, il Tiziox deve certamente essere ritenuto corresponsabile nella causazione dell’evento che ha condotto alla sua prematura scomparsa, giacché viaggiava, seppur di poco oltre il limite di velocità e si spostava inspiegabilmente a centro strada, non avvenendosi dell’arrivo della Ooxx, nonostante questa si trovasse già in fase di rientro dal precedente sorpasso, cosa che avrebbe potuto consentirgli, mantenendo la destra, di evitare lo scontro.

Non può però condividersi l’opinione del perito nominato dal p.m. circa il fatto che la condotta maggiormente imprudente sarebbe da ascrivere proprio al Tiziox, rispetto a quella tenuta da Caiox Ggxx, conducente della Ooxx.

Questi, infatti, stava effettuando un sorpasso in una zona in prossimità di un distributore di benzina – con la possibilità di presumibili ingressi sull’opposta corsia di marcia, tali da alterare il flusso della circolazione ed è importante rilevare che la circostanza che non si sia potuto appurare se ciò, nella specie, sia effettivamente accaduto, ridonda a svantaggio di entrambi i conducenti e non solo del Tiziox –, cosa che avrebbe dovuto indurre a regolare la velocità, che invece era, in senso non proprio trascurabile, superiore al limite consentito in quel tratto.

Sicché, in base a tutte le esposte considerazioni, i due vanno ritenuti in pari grado responsabili del sinistro.

C) Circa il quantum risarcitorio e partendo dalla domanda proposta dagli attori, si evidenzia che questa si ‘compone’ della richiesta di diverse poste di danno, denunciando i Tiziox, in primo luogo, le “sofferenze” ed “il grave perturbamento psichico generato dalla perdita prematura di un loro caro congiunto”, con le conseguenti ricadute in termini di danno “patrimoniale e morale”.

Sotto il primo profilo si richiamano alla “possibile perdita di quei contributi patrimoniali e di quelle utilità economiche che presumibilmente e secondo un criterio di normalità”, tenuto conto del notorio e della comune esperienza, il Tiziox Eexx avrebbe apportato al nucleo familiare.

Inoltre, viene richiesto il “danno morale e alla vita di relazione”, dovendosi riconoscere gli estremi del fatto reato nella condotta della controparte.

Infine gli attori instano affinché siano risarciti del “danno biologico iure successionis per essere il Tiziox deceduto successivamente al sinistro”.

Per comodità espositiva, presentando tutti i profili segnalati, problematiche di ampio respiro non sempre uniformemente risolte, soprattutto riguardo ai criteri di liquidazione, si ritiene opportuno muovere dalla verifica circa la riconoscibilità, nel caso di specie, dei danni patrimoniali, anche futuri, che gli attori assumono di aver subito in conseguenza della perdita del proprio congiunto.

Ca) In proposito la difesa dei Tiziox, senza per la verità, sviluppare alcuna ipotesi presuntiva o criterio determinativo della richiesta posta di danno, se non richiamando mere formule di stile, si limita a segnalare che Tiziox Eexx svolgeva l’attività di venditore ambulante nel settore dell’abbigliamento ed era iscritto “con profitto” alla facoltà di Magistero, corso di laurea in materie letterarie.

Riguardo al primo aspetto è stato ascoltato un unico teste, il quale ha dichiarato che il Tiziox svolgeva l’attività di ambulante – la circostanza emergeva, del resto già dalla documentazione depositata al fascicolo di parte – e che, al ritorno dalla giornata di lavoro, egli consegnava l’incasso al proprio genitore, trattenendo “lo stretto necessario” per i propri bisogni.

Sempre il teste evidenzia – ma anche ciò era già ricavabile dagli atti – che l’attività in parola è stata proseguita da suoi familiari.

Circa i risultati che tale prova offre all’attenzione del giudicante, in primo luogo non può che rilevarsi l’assoluta laconcità dei dati di riferimento – che si ‘lega’, per così dire, in negativo, alla già rimarcata povertà delle allegazioni delle parti attrici in merito ai criteri presuntivi che dovrebbero presiedere alla determinazione del danno –, sol che si consideri che non viene data alcuna spiegazione della situazione familiare dei Tiziox e di come mai un ragazzo di ventitre anni, anziché godere dei frutti del proprio lavoro, si determinasse a consegnare pressoché per intero il ricavato dell’attività da lui svolta, al padre; in assenza di elementi di maggiore pregnanza rispetto alla situazione e alle esigenze familiari, sarebbe stato più plausibile immaginare, al massimo, ad una contribuzione, mentre in questo caso si sostiene addirittura che tenesse per sé solo lo stretto necessario.

Sicché, l’affermazione del teste si rivela per se stessa insufficiente ed insuscettibile di un serio controllo di attendibilità.

Peraltro, come si è anticipato, è pacifico che l’attività è stata proseguita da altri familiari – agli atti è stata depositata documentazione che manifesta come questa sia stata ‘volturata’ a nome di uno degli odierni attori – di tal che non si comprende in cosa venga prospettato consistere il danno.

Infatti, se si vuole sostenere un danno futuro per i mancati apporti di denaro al nucleo familiare che sarebbero derivati specificamente dall’attività di ambulante del Tiziox, allora si deve constatare che tale attività non è cessata, ma anzi è stata proseguita dagli stessi familiari che hanno agito nel presente giudizio.

Pertanto, semmai, si sarebbe dovuto allegare – e conseguentemente provare sulla base di concreti elementi di raffronto – che, per le particolari attitudini di Tiziox Eexx, l’attività, alla sua ripresa, aveva successivamente subito un decremento di introiti, ovvero che il decremento aveva interessato (o potuto interessare sotto la forma di perdita di concrete occasioni di lavoro) l’attività di chi tra i familiari lo ha sostituito, rispetto ai quali, però, nulla viene prospettato.

Ovvero, sotto altro profilo, si sarebbe dovuto domandare il danno effettivamente sopportato – sulla base, però, sempre di elementi temporali e soprattutto ‘reddituali’ certi di raffronto – per il periodo intercorrente tra la sospensione dell’attività, derivata dalla morte prematura del ragazzo, e la ripresa della stessa da parte di altri componenti della famiglia.

Il tutto però è rimasto imprecisato e, a fortiori, non adeguatamente provato.

Cb) Anche l’ulteriore elemento allegato, relativo al fatto che il Tiziox stesse frequentando il magistero, ad avviso del tribunale, non consente alcuna presunzione in ordine alla sussistenza di danni futuri di carattere patrimoniale a carico dei familiari.

Su tale aspetto occorre fare una premessa.

E’ noto che la giurisprudenza dei tribunali ha offerto interpretazioni del tutto discordanti riguardo al risarcimento del danno patrimoniale da morte subito dai familiari (o da soggetti legati da particolari vincoli con il morto).

Da un lato, una giurisprudenza più ‘permissiva’, in verità prevalente e supportata anche dal giudice di legittimità, ha ritenuto di dover provvedere a ‘ricostruzioni ipotetiche’, riferite all’esistenza del soggetto privato del bene vita: si è così fatto ricorso al criterio dell’età media della durata della vita; alla presumibile attività lavorativa del morto, anche in riferimento al momento in cui sarebbe stato immesso nel mercato del lavoro; a quanto del reddito da lui percepito sarebbe stato destinato ai bisogni della famiglia di origine; a quanto (e soprattutto da quando), invece, sarebbe stato destinato al proprio nucleo familiare da lui successivamente formato, arrivandosi, persino, ad una sorta di compensatio lucri cum damno, tra ciò che i genitori avrebbero dovuto corrispondere per educare e mantenere i figli e ciò che avrebbero ricevuto ‘in cambio’ una volta che questi avessero raggiunto l’indipendenza economica, fino ad ipotizzare la sussistenza addirittura di aspettative di carattere successorio riguardo ai risparmi che presumibilmente il familiare deceduto avrebbe messo da parte (in questo filone giurisprudenziale si innestano alcune pronunce – anche recenti – aspramente criticate e dal forte impatto nell’opinione pubblica e sui media, le quali, volte a determinare l’attività lavorativa del soggetto deceduto, soprattutto nel caso in cui si tratti di minori ed al fine di procedersi al calcolo del danno subito dai familiari, l’agganciavano a quella paterna o della madre).

Altri tribunali si sono invece pronunciati, in assenza di dati concreti, per l’irrisarcibilità di tale voce di danno, ricevendo spesso un analogo risalto in negativo, quasi come il danno da morte di un prossimo congiunto non fosse affatto risarcibile.

Anche volendo aderire al primo indirizzo, non può non osservarsi che il giudice dovrebbe in ogni caso essere messo in condizione di formulare, sebbene sulla base di una scelta di carattere probabilistico (addirittura per altri sarebbe sufficiente misurarsi in termini di mera possibilità, così dilatando ulteriormente la frattura con i principi che governano il nostro sistema di responsabilità civile), un giudizio ipotetico, fondato su dati univoci, circa il tipo di attività lavorativa rispetto alla quale ‘presumere’ il reddito da porre a base di calcolo della posta risarcitoria.

Sicché, nel caso di specie, avendo gli stessi attori introdotto il dato che il Tiziox si stesse occupando sia di un’attività commerciale, che degli studi universitari, questo giudice, ‘in aggiunta’, sarebbe chiamato anche ad ipotizzare quale delle due attività egli avrebbe scelto.

E qui se proprio si vuole fare ricorso al notorio, ci si dovrebbe domandare, nell’attuale situazione occupazionale italiana, che tipi di sbocchi avrebbe offerto la facoltà intrapresa dal povero Tiziox Eexx e soprattutto a far data da quando egli avrebbe potuto ottenere uno stabile ritorno economico da porre ancora una volta a base del reddito che egli avrebbe presuntivamente conseguito (e destinato a vantaggio della famiglia).

Sicché si dovrebbe propendere per la scelta che egli avrebbe preferito proseguire la propria attività commerciale, come attesterebbe il fatto che, dopo aver dato esami nel corso del ‘94 e del ’95, con una cadenza media quadrimestrale, dalla fine di settembre 1995, fino al giorno della sua tragica morte, avvenuta alla fine di luglio del 1996, cioè per quasi un anno, egli aveva cessato di dare esami.

Il che, supposto che egli avrebbe optato per l’attività commerciale, ci riconduce al discorso fatto in precedenza circa l’incertezza dei profili di danno denunciati e la conseguente assenza di prova del pregiudizio lamentato dai congiunti, in relazione all’attività di venditore ambulante di biancheria.

Cc) In realtà non ci si può esimere dal rilevare che il giudizio ipotetico appena svolto – che questo stesso giudice non esita ad ammettere essere certamente opinabile –, costituisce la migliore riprova del perché si debba ritenere, ‘a monte ’, preferibile l’opzione interpretativa che rifugge da tali iperboliche ipotesi, fondate su dati del tutto incontrollabili, lasciando all’arbitrio del giudice l’individuazione dei criteri attraverso i quali giungere alla determinazione del quantum debeatur (ma sarebbe, forse, più corretto dire, senza infingimenti, all’invenzione di tali parametri), dimenticando, funditus, che il nostro sistema di responsabilità civile – anzi l’intero ordinamento civilistico nel suo complesso –, si fonda sull’attualità e determinatezza del danno o sulla sua concreta determinabilità in base a dati oggettivi e non puramente ipotetici.

Sul punto lo stesso indirizzo che qui si contrasta pare dimenticare le premesse da cui pure parte – evidentemente solo in apparenza – il ragionamento, posto che, sebbene si evidenzi che il danno da lucro cessante deve essere risarcito non solo in caso di assoluta certezza, ma anche sulla base delle “proiezioni” di future situazioni, viene specificato sempre che le circostanze del caso concreto da apprezzare ai fini del giudizio prognostico in parola, devono essere comunque “già esistenti”, così da poter fondare “una ragionevole” previsione che il danno si produrrà effettivamente in futuro (vds. Cass. n.1908 del 1991; le premesse sono sostanzialemente comuni anche ad altre pronunce come Cass. nn.2869/03; 4205/02 o in tema di decesso da fatto illecito Cass. n.12124/04).

Ma allora non si comprende in che modo possano ritenersi “già esistenti” gli elementi su cui si sviluppa tutta la serie conseguenziale – quale lavoro, come nel caso in esame, il defunto avrebbe scelto tra più opzioni comunque astrattamente possibili; a che età egli avrebbe cominciato a percepire un reddito stabile derivante dalla nuova attività intrapresa per effetto del conseguimento della laurea; quanto di questo avrebbe destinato ai bisogni familiari; da quale momento avrebbe cessato, per effetto del formarsi di un proprio nucleo familiare, di contribuire al menage della famiglia d’origine; finanche da quando avrebbe provveduto, in età avanzata dei genitori o dei fratelli, ai loro eventuali bisogni alimentari – su cui basare la determinazione del danno.

Anche il ricorso al notorio, alla stregua di presunti criteri di “normalità” o statistici, stravolge, ad avviso del tribunale, i caratteri del ragionamento inferenziale, atteso che è sempre il dato certo che viene interpretato, sulla base di regole di esperienza, al fine di ricavare il dato da presumere, sebbene nei limiti del probabile o del maggiormente preferibile ed anche laddove si ragioni in prospettiva, mentre in questo caso i (pretesi) criteri statistici si sostituiscono essi stessi ai fatti, dando per provato l’oggetto della dimostrazione e tanto non potendo esimersi dal rilevare che già sulla base del notorio ci si dovrebbe ‘statisticamente’ domandare quale sia l’incidenza numerica dei casi in cui giovani che si affacciano alla vita lavorativa e nel successivo pieno evolversi delle loro esigenze di vita, si determinino a destinare parte del proprio reddito ai genitori o addirittura ai fratelli, senza che siano offerti elementi di sostegno di sicura pregnanza, chiaramente agganciati all’effettiva e concreta situazione familiare, tali da rendere verosimile la contribuzione.

In altri termini se è ragionevole ritenere che ciò avvenga in favore dei figli, da parte dei genitori, molto meno, in verità – proprio secondo i richiesti criteri di normalità – è dato presumere possa avvenire l’inverso, quand’anche il nostro sistema positivo contempli astrattamente tali obblighi a carico dei figli; si consideri che anche in tema di ccdd. perdite di chance il ragionamento prognostico di tipo necessariamente probabilistico, deve fondarsi sulla verifica della positiva presenza di effetti prodromici e preparatori rispetto all’utilità finale che si intendeva perseguire, cioé “deve essere ancorato a precise circostanze di fatto, obiettivamente provate e a positive regole di esperienza, se non vuole trasformarsi in arbitraria, incontrollabile congettura” (cosi efficacemente Cass. 10.739 del 2002).

Ampiamente da condividere, pertanto, è il secondo indirizzo, il quale lascia aperta la strada ad altre forme di risarcimento del danno subito dai congiunti – appunto, sotto la forma del danno morale, cui si affianca, ‘in aggiunta’ quello “parentale”, ovvero, se sussistente e provato, quello biologico iure proprio –, in piena rispondenza con la tutela dei diritti in campo civile e non delle mere aspettative, le quali, nel nostro ordinamento ricevono riconoscimento solo in ipotesi espressamente definite dalla legge.

Da) Non vi sono incertezze, invece, circa la ricorribilità, nel caso di specie, del danno morale, il quale deve essere risarcito, per consolidato indirizzo giurisprudenziale, in via equitativa, tenendo conto in primo luogo del grado di parentela con la vittima e della sua convivenza o meno con chi agisce a ristoro dei danni patiti, nonché, ove sussistano, di ulteriori componenti derivanti dalla specificità del caso concreto, che possono essere ricondotte sia alla particolare gravità del fatto, riguardata dal lato del comportamento del responsabile e delle connesse ricadute emotive sulla persona del congiunto, sia alle conseguenze afflittive subite da quest’ultimo a cagione di eventuali peculiarità del rapporto con la vittima.

Non va, infatti, dimenticato che la determinazione del danno in parola richiede comunque che questo debba essere necessariamente personalizzato, dovendo il giudice, pur procedendo alla liquidazione equitativa, necessitata dalla natura del pregiudizio connesso alle qualità morali del soggetto e alle sue condizioni oggettive e soggettive, tenere conto delle particolarità del caso concreto, non essendo ammesse determinazioni ‘forfettarie’, svincolate da plausibili parametri di riferimento.

Sul piano della prova, poi, in considerazione del legame dato dai vincoli familiari, non si dubita, invero, che la perdita di un prossimo congiunto produca, nella normalità dei casi, un grave perturbamento nella sfera degli affetti, sicché, pur non potendosi ritenere che il danno sussista in re ipsa (come avverrebbe nel caso di danno direttamente riscontrato nei confronti della persona del leso), questo può essere ragionevolmente presunto dal rapporto di parentela, salva la prova del contrario laddove emergano situazioni che dimostrino l’assenza di rapporti o l’esistenza di gravi ragioni di conflitto con la vittima.

Nel caso in esame, da un lato non emerge alcun elemento che porti a ritenere che gli odierni attori non fossero legati da quel profondo rapporto che caratterizza il vincolo familiare; dall’altro, però, nulla è stato dedotto e correlativamente provato in ordine alla sussistenza di particolari ragioni che inducano a ravvisare un aggravamento di quel patema d’animo di carattere transeunte di cui si sostanzia, in primo luogo, tale voce di danno.

Pertanto, quali parametri di riferimento ai fini della determinazione del danno soccorrono innanzi tutto il grado di parentela e lo stato di convivenza.

Dalla documentazione prodotta dagli attori e dall’istruzione svolta si ricava che Tiziox Eexx, al momento della sua morte, conviveva certamente con il padre e per quanto è dato presumere dalla giovane età dei fratelli, con Anna Bbxx e con Ddxx; inoltre, tenuto conto del fatto che la sorella Ccxx, sebbene coniugata, era anch’essa molto giovane al momento del sinistro e risulta essersi trasferita oltre un anno dopo la morte del fratello, deve ritenersi che anch’essa alla data del 25.7.1996 fosse con questo convivente.

Circa il criterio da utilizzare in riferimento alla quantificazione di tale posta di danno e sempre avuto riguardo, ovviamente, alle persone dei prossimi congiunti, va detto che, in ambito giurisprudenziale sono state seguite due differenti prospettazioni: una prima è incline a prefissare un limite minimo e massimo entro il quale far rientrare la quantificazione del danno, sicché, seguendo tale impostazione, la liquidazione avviene al di fuori di qualunque aggancio a valori predeterminati, risolvendosi in una libera creazione del giudicante; la seconda prevede, invece, che il dato di partenza debba essere costituito da una frazione percentuale della somma che sarebbe spettata al defunto a titolo di danno morale, ove egli fosse rimasto in vita, riportando una invalidità del 100% (criterio abitualmente adottato da questo tribunale).

Tale opzione appare preferibile perché, oltre a sottrarre al giudice il potere di stabilire il ristoro al di fuori di qualsiasi effettivo controllo, con evidenti ricadute in tema di uniformità di trattamento riguardo ai criteri di partenza cui ancorare la determinazione del pregiudizio, muove da un presupposto che deve ritenersi condivisibili: infatti, è ragionevole presumere che il perturbamento emotivo derivato al prossimo congiunto sia correlato alla gravità del danno subito dalla vittima primaria, criterio che trova, del resto, conferma nel fatto che la giurisprudenza esclude la sussistenza del danno morale quale pecunia doloris in capo ai congiunti, nei casi ccdd. di microinvalidità.

Orbene, in considerazione della gravità del fatto e della situazione di convivenza tra gli attori e il defunto Tiziox Eexx, valutata unitamente alla imprevedibilità dell’evento – circostanza che induce a ritenere particolarmente rilevante il pregiudizio a cagione dell’improvviso distacco affettivo derivante dalla morte prematura ed in giovane età, rispettivamente del proprio figlio e fratello –, si stima equo, in assenza di ulteriori allegazioni e della considerazione che comunque il Tiziox non era figlio unico, determinare il danno morale patito dal genitore nella percentuale della metà di quello parametrato al danno morale della vittima; quello sopportato dai fratelli, nella misura di un terzo.

In particolare a Tiziox Aaxx è dovuta la somma di euro 78.025,75 (euro 6676,00 x 0,935 x 100 = 624.206,00 / 2, tenuto conto del danno morale della vittima = 312.103,00 / 2, quale danno morale del genitore, = 156.051,50 /2, a cagione del ritenuto concorso di colpa = 78.025,75); ai fratelli Tiziox Anna Bbxx, Tiziox Ccxx e Tiziox Ddxx è dovuta la somma di euro 52.017,17 ciascuno (l’operazione è analoga salvo che per il penultimo passaggio, dovendo procedersi alla divisione per un terzo).

Db) Gli attori, riferendosi al danno morale, si richiamano anche al danno alla vita di relazione subito per effetto della morte prematura di Tiziox Eexx.

Appare evidente che la principale interrelazione personale ed affettiva che è stata loro sottratta, riguarda proprio il rapporto con la vittima.

E’ noto che il giudice di legittimità, a partire dalle sentenze nn.8827 e 8828 del 2003 e in aderenza all’opinione più volte espressa dalla migliore dottrina, ha ‘reinterpretato’ il sistema di responsabilità civile, riconducendo i danni di natura patrimoniale alla violazione dell’art.2043 c.c. e facendo rientrare il ristoro dei danni non patrimoniali – compresi quelli relativi alla compromissione del danno alla salute – nella previsione dell’art.2059 c.c. (tale interpretazione ha ricevuto il sigillo della Consulta con la sentenza n.233 del 2003, la quale, prendendo a pretesto il mutato indirizzo della giurisprudenza della Cassazione, addirittura quale diritto vivente – che certamente non poteva essere considerato tale, ove si consideri la stessa magmaticità delle successive pronunce in tema di danno esistenziale – ha aderito chiaramente alla riscrittura complessiva del sistema).

Ora, non rileva in questa sede affrontare funditus la dibattuta questione riferita alle ipotesi in cui si possa riconoscere il cd. danno esistenziale (e se questo possa essere addirittura considerato, nel ritrovato sistema bipolare, la terza ‘sottocategoria’ del danno non patrimoniale, al fianco del danno biologico e di quello morale), che troppo spesso è stato, soprattutto dai giudici onorari, ritenuto sussistere in caso di pregiudizi tra i più svariati e bagattellari (tanto da dar vita a quel fenomeno che la giurisprudenza statunitense ha icasticamente indicato quale “lotteria dei danni”), dimenticando che, diversamente dall’art.2043 c.c., la struttura dell’art.2059 c.c. postula la tipicità della fattispecie e delle presupposte ipotesi di illecito.

Certamente, però, è prevalente, sulla scorta della particolare significatività dei beni coinvolti – tutti, nel solco tracciato dalla giurisprudenza di legittimità (che è anche il limite che assicura la necessaria tipicità della fattispecie), di sicuro riferimento costituzionale –, l’opzione interpretativa tesa a riconoscere il cd. “danno parentale”, che ‘supera’ quello morale di natura transeunte, costituito dalla sofferenza, per così dire, acuta ed immediata, provocata dalla perdita di un prossimo congiunto, attenendo alla perdita stabile delle relazioni affettive e solidaristiche in seno alla famiglia.

Invero, già prima della svolta del 2003, numerosi tribunali avevano cominciato a percorrere tale strada, sebbene, per gli allora ritenuti limiti consustanziali alla previsione di cui all’art.2059 c.c., procedendo ad un’operazione interpretativa analoga a quella praticata in tema di danno biologico, mettendo cioé in correlazione l’art.2043 c.c. con gli artt.2, 29 e 30 cost..

Tra le conseguenze dell’illecito si ritenevano, infatti, rientrare anche quelle relative alla perdita di un prossimo congiunto, la quale ridonda nella sfera relazionale del soggetto in maniera definitiva ed irreversibile.

Si sosteneva, infatti, che il danno era costituito nel “fatto storico di non avere più il marito, o il padre o il figlio e quindi di non poter più essere (relativamente a quella data persona) moglie o figlio o genitore.” (vds. per es., trib Treviso, 5.3.1992, n.567); per questo altri tribunali, come si è anticipato, ritenevano di dover argomentare il danno in discorso, attraverso un’operazione di segno analogo a quello della Corte costituzionale, ma riempendo il precetto di cui all’art.2043 c.c., non già con i contenuti dell’art.32 Cost., ma con quelli degli artt.2, 29 e 30 Cost. (vds. trib Bologna, 30 novembre 1993; così, peraltro, limitando il risarcimento alle ipotesi di vincoli di parentela derivanti dall’esistenza di una famiglia legittima, unica riconosciuta dalla nostra Costituzione); altri ancora, aderendo a tale interpretazione, stimavano che tale posta di danno dovesse essere considerata sub specie di danno biologico, atteso che il danno alla vita di relazione era stato dalla giurisprudenza del tutto assorbito nel danno de quo, evidenziando che l’entità del pregiudizio si appalesava di somma rilevanza, tenuto conto della peculiare natura del rapporto che lega i soggetti in questione e della gravissima perdita che viene a verificarsi nella sfera affettiva del soggetto (trib Castrovillari 2.7.1997).

Nel mutato clima storico, il danno in discorso rientra a pieno titolo in quello non patrimoniale, la cui tutela è garantita dall’art.2059 cit. ed il cui ristoro, ad avviso di questo giudice e diversamente da quanto ritenuto in precedenza (trib. Castrovillari cit.), non può sostenersi rientrare nell’ambito del danno alla salute o del danno da compromissione della integrità bio-psichica del soggetto.

Infatti, la perdita del rapporto con il prossimo congiunto attiene alla sfera degli affetti e a quel legame solidaristico che caratterizza in maniera affatto peculiare i rapporti familiari, sicché, riguardando l’ambito soggettivo della persona e non consustanziandosi in una perdita riferita all’integrità bio-psichica del danneggiato, finisce ontologicamente per rilevare sempre in termini di danno morale (sul punto si vedano le argomentazioni di Cass. n.15760 del 2006).

Invero, mentre il danno morale tradizionalmente inteso, caratterizza la fase ‘acuta’ ed immediata del danno provocato dalla perdita del familiare, non può non riconoscersi rilevanza all’ulteriore componente determinata dalla perdita stabile di quel rapporto.

Riguardo poi alla quantificazione di tale componente del danno, si ritiene, ivi richiamandosi anche gli aspetti di carattere “relazionale”, possa farsi riferimento, come di recente statuito da questo stesso tribunale (vds. trib. Nola, 18.10.2007, giudice istruttore Scermino), in via equitativa e quale criterio di indirizzo, (posto che tale norma, da un lato riguarda il danno biologico e dall’altro non era in vigore al momento del verificarsi dell’evento de quo), fatte salve eventuali ulteriori peculiarità del caso di specie, a quanto previsto dall’art.138 d.lgs. n.209 del 2005, il quale contempla la possibilità di ‘praticare’ una maggiorazione fino al 30% del danno ‘base’.

In questo caso, alla luce dell’età dell’attore, si stima equo aumentare del 20 % il danno patito da Tiziox Aaxx.

Stante il diverso grado di parentela, la giovane età della vittima e dei fratelli Ddxx ed Anna Bbxx, che anche successivamente al fatto, componevano stabilmente il nucleo familiare dei Tiziox, e la conseguente, presumibile maggiore intensità ed ‘aspettativa temporale’ relativa al legame affettivo-solidaristico tra questi esistente, tale aumento va determinato nel 20%.

Constando che Tiziox Ccxx a distanza di poco più di un anno dal fatto, non era più convivente con i fratelli superstiti e con il padre, ma tenuto conto della presumibile aspettativa relazionale, la maggiorazione può essere determinata nella misura del 15 %.

Pertanto, a Tiziox Aaxx è dovuta l’ulteriore somma di euro 15.605,15 (20 % di 78.025,75).

A Tiziox Ddxx e Tiziox Anna Bbxx euro 10.403,43 ciascuno (20% di 52.017,17).

A Tiziox Ccxx 7.802,57 (15 % di 52.017,17).

E) Non può, invece, essere riconosciuto il danno da morte iure hereditatis.

E’ pacifico che Tiziox Eexx ha cessato di vivere a distanza di circa due ore dal fatto.

Ea) Investita della questione di legittimità costituzionale degli artt.2043 e 2059 c.c. proprio in relazione (anche) al danno da morte (da altri definito danno “tanatologico” da distinguersi da quello cd. da agonia o “terminale” relativo al danno alla salute patito durante il periodo, purché apprezzabile, intercorrente tra l’evento ed il decesso), la Corte costituzionale, con la nota sentenza n.372 del 1994, abbandonando, a dispetto di quanto pure dichiarato expressis verbis nella pronuncia, il sentiero tracciato da Corte cost. n.184 del 1986 e ponendo così fine alla distinzione tra danno evento, immediatamente risarcibile, e danno conseguenza, ha, infatti, affermato, che “L’ostacolo a riconoscere ai congiunti un diritto di risarcimento in qualità di eredi [proviene] da un limite strutturale della responsabilità civile: limite afferente sia all’oggetto del risarcimento, che non può consistere se non in una perdita cagionata dalla lesione di una situazione giuridica soggettiva, sia alla liquidazione del danno, che non può riferirsi se non a perdite…”.

Aderendo a tale prospettiva, il giudice di legittimità, ha avuto modo di evidenziare che la salute e la vita sono beni diversi, tanto che il danno biologico non può che essere stimato quale danno che esplica i suoi effetti nel futuro, concretizzandosi soltanto laddove il soggetto sia rimasto in vita.

Infatti, nel caso di morte, non può essere ipotizzato alcun danno biologico di carattere permanente, posto che l’invalidità permanente si considera sorta quando la malattia ha compiuto il suo decorso – ‘attraversando’ semmai una fase di inabilità temporanea – e il soggetto non è riuscito a riacquistare la sua completa validità, sicché la nozione medico-legale di invalidità permanente, presuppone necessariamente “che la malattia sia cessata e che l’organismo abbia (ri)acquistato il suo equilibrio, magari alterato, ma stabile”, mentre nel caso in cui la morte sia causata dalle lesioni, non è configurabile alcuna invalidità permanente in senso medico-legale, atteso che la malattia “non si risolve con esiti permanenti, ma determina la morte dell’individuo”, residuando al più, laddove sia intercorso un apprezzabile lasso di tempo tra il fatto ed il decesso, il ristoro dei danni relativo al periodo di inabilità temporanea (in questi termini Cass. n.7632 del 2003).

Sotto altro profilo, inoltre, viene rimarcato il dato secondo il quale il risarcimento svolge la funzione di reintegrazione e di riparazione del danno, ma non di sanzione (cfr. tra le altre, Cass. nn 4991 del 1996, 1704 del 1997, 2134 del 2000, 7632 del 2003, 3549 del 2004), funzione che assumerebbe il ristoro del danno da morte nel caso di decesso istantaneo o prossimo all’evento, in considerazione della natura squisitamente personale del bene, fruibile solo in natura da parte del suo titolare, avendo egli cessato di esistere.

Eb) Per contro, la giurisprudenza di merito, in alcune pronunce, aderendo all’opinione di un illustre Autore, si è dimostrata incline a riconoscere il danno tanatologico iure siccessionis, sostenendo, a confutazione dell’indirizzo seguito dal giudice di legittimità, non essere condivisibile la distinzione tra bene vita e salute, atteso che “la salute, intesa come benessere psicofisico, è per definizione una qualità essenziale della vita, costituendone un presupposto indefettibile” e che “il decesso, per quanto ravvicinato all’evento lesione non può che porsi ontologicamente, prima che temporalmente, fra le conseguenze del fatto”; ha aggiunto che “se la logica del combinato disposto – artt.2043 c.c. e 32 cost. – ha portato alla piena affermazione del danno alla salute, non si vede come analoga tutela risarcitoria non possa essere riconosciuta richiamandosi all’art. 2 cost., quale norma diretta a tutelare i diritti inviolabili delle persone, fra cui si deve convenire, va inclusa la vita”; che, pertanto, non tanto di danno iure hereditatis si dovrebbe discorrere, venendo in considerazione proprio il danno per perdita della vita; che se il danno alla salute “può essere apprezzato al termine del periodo di malattia, in termini di perdita permanente della possibilità di fruire di quell’insieme di funzioni dell’essere umano…in caso di lesione cui consegue la morte della vittima ciò che si risarcisce è proprio la perdita del bene vita.” (trib. Venezia, 15.3.2004).

Altre pronunce, riguardo al secondo aspetto, pongono in risalto come il sistema di responsabilità civile non assolva solo alla funzione riparatoria, ma anche a quella sanzionatoria e di deterrenza, sicché sarebbe inammissibile non concepire, nel caso in cui venga determinata la morte della persona, la sanzione del risarcimento del danno (vds. sempre trib. Venezia cit.; trib. Santa Maria Capua Vetere 14.1.2003; trib. Vibo Valentia, 28.5.2001).

A tale proposito la stessa Dottrina che più di ogni altra si è fatta propugnatrice della tesi favorevole al risarcimento del danno da morte in sé, evidenzia come l’opzione che postula l’impossibilità che il diritto di credito risarcitorio entri a far parte del patrimonio della vittima, a cagione del fatto che egli non è più in vita, contrasterebbe con il dato inoppugnabile che i diritti di credito non si estinguono per la morte del creditore, essendo pacificamente trasmessi agli eredi.

Sicché, si potrebbe aggiungere, seguendo questa strada, che il risarcimento non si connette necessariamente alla fruibilità da parte del suo titolare.

Osserva questo giudice, sempre seguendo tale opzione interpretativa, che si potrebbero dare, a titolo esemplificativo, i seguenti casi: (a) la persona muore per effetto dell’esplosione e conseguente distruzione della propria abitazione provocata dallo scoppio di una bombola di gas difettosa; (b) ovvero quello in cui il soggetto viene stroncato da un infarto nell’atto di riceve offese alla propria dignità e reputazione; (c) o anche il caso in cui derivino lesioni di una tale gravità da ridurre la persona ad uno stato vegetativo che neppure consente di percepire il danno; ipotesi rispetto alle quali si ammette il risarcimento relativo alla distruzione dell’immobile o alla lesione alla reputazione dell’offeso in capo agli eredi, ovvero del danno morale e biologico in testa alla persona del suo titolare, nonostante, nelle prime due, il soggetto abbia cessato di esistere e nella terza, indipendentemente dall’effettiva percezione del danno.

Di recente, anche la Suprema Corte, in una isolata pronuncia, ha fatto sue gran parte delle argomentazioni a sostegno della risarcibilità del danno da morte iure successionis, osservando che tanto discende dagli artt. 2 cost. e 11, 62 costituzione europea, dove è sancito il diritto inviolabile alla vita, nel senso di diritto di esistere; che, del resto, la morte immediata, essendo legata alla distruzione delle cellule cerebrali e alla cessazione dell’attività elettrica, non potrebbe che rinvenirsi in ipotesi estreme quali la decapitazione e lo spappolamento integrale del cervello, di tal non vi sarebbero limiti al fatto che il diritto di credito risarcitorio da danno da morte possa entrare a far parte del patrimonio del defunto, considerazioni che, però, sono state svolte all’interno di un ‘vistoso’ obiter dictum, posto che, nel caso sottoposto al suo esame, gli eredi avevano omesso di avanzare richiesta (vds. la già citata Cass. n.15.760 del 2006, cui pure si è precedentemente aderito circa gli approdi cui perviene in tema di danno parentale, quale sottocategoria del danno morale).

Ec1) Orbene, ritiene il tribunale, che la prima argomentazione svolta dall’indirizzo consolidato del giudice di legittimità che esclude la risarcibilità del danno de quo, iure successionis, sulla scorta del rilievo relativo alla diversità tra il bene vita e quello salute, deve certamente essere condivisa, posto che, effettivamente, danno alla salute può esservi solo se il soggetto resti in vita, attenendo alla proiezione per il futuro, della compromissione bio-psichica del soggetto, sicché ricomprendere il bene salute in quello alla vita, quale componente in sé del secondo – costituendo in tal modo la morte null’altro che la lesione del cento per cento della salute – è affermazione suggestiva e metagiuridica che non ha fondamento e, soprattutto, che non risolve, sul piano del diritto, il problema della risarcibilità del danno da morte iure hereditatis, perché non ne spiega il presupposto: come, cioè, quel diritto risarcitorio, per le sue ontologiche peculiarità, legate necessariamente alla persona della vittima, possa entrare a far parte del patrimonio del soggetto leso una volta che questi non sia più in vita.

Invero anche nei casi che precedentemente sono stati, in via esemplificativa, ipotizzati a conferma della tesi della risarcibilità, la trasmissione del diritto di credito risarcitorio è possibile proprio perché: (a) o non è connessa necessariamente alla persona del suo titolare, sicché nulla osta a che entri a far parte del suo patrimonio all’atto stesso del decesso, per essere trasmessa agli eredi; (b) o perché, per le caratteristiche del danno, questo si propaga, per così dire, ‘oltre la vita del suo titolare’, ammettendosi in tal guisa la trasmissione del relativo diritto; (c) ovvero perché, nel terzo caso dato, si guarda alla dimensione obiettiva della compromissione massima del diritto alla salute o delle capacità emotive e relazionali del soggetto che, comunque, al di là di ogni impropria equiparazione, è oggettivamente rimasto in vita.

Mentre nell’ipotesi di morte del soggetto, il danno da perdita della vita, per triste e forse cinica che sia tale constatazione, muore con il soggetto stesso.

Ec2) Infatti (ed infine), al di là degli aspetti appena enunciati, è probabilmente il secondo profilo – quello relativo alla funzione restitutoria e riparatoria del risarcimento del danno – che rende impossibile dare ingresso a tale forma di ristoro.

Non si deve certo riepilogare in questa sede con pretese di esaustività il dibattito succedutosi nel tempo circa le funzioni assolte dal sistema di responsabilità civile.

Si può constatare, però, che il risarcimento del danno non può assumere portata solo esclusivamente sanzionatoria o di deterrence.

E’ vero che, nelle intenzioni del legislatore del ’42, la fattispecie di cui all’art.2043 c.c., incentrata sull’elemento soggettivo del dolo e della colpa e pertanto sulla persona del danneggiante, conservava una funzione eminentemente sanzionatoria, nel solco tracciato dall’art.1382 codice napoleone (e ‘di rimando’ dall’art.1151 c.c. abrogato, richiamandosi significativamente, anche nella terminologia, alla nota categoria di derivazione romanistica dei ccdd. delitti e quasi delitti).

Non può, però, dimenticarsi che l’elemento del dolo o soprattutto della colpa, serviva a dilatare i casi di responsabilità, visto che, altrimenti, ‘vigeva’ la regola generale secondo la quale i danni dovessero restare allocati a carico di chi li aveva subiti; allargamento dell’area della responsabilità in funzione servente, però, della tutela da apprestare a beni di valore assoluto e in particolare di carattere patrimoniale, di tal che, in re ipsa, la sanzione finiva automaticamente per assolvere anche alla funzione di riparazione del danno.

Ma già lo stesso codice del 1942 ‘affianca’ alla regola generale contenuta nel citato art.2043 c.c., le ulteriori ipotesi disciplinate dalle disposizioni che lo seguono, alcune delle quali (differenziandosi in maniera non trascurabile dalla precedente formulazione degli artt.1153, 1154 e 1155 c.c. abr.), solo per fictio e nonostante le professioni contenute nella relazione al codice, possono essere effettivamente ricondotte alla sussistenza della colpa del danneggiante, ‘spostando’ drasticamente l’attenzione sulla persona del danneggiato.

Attenzione che si è, infatti, enormemente accresciuta nel secolo appena passato, segnando il definitivo superamento del primo modello di responsabilità civile fondato sulla colpa e sulla funzione sanzionatorio-punitiva del danneggiante, che, in ogni caso, mai poteva obliterare del tutto il profilo della sussistenza del danno e della sua riparazione dal lato della vittima.

Orbene, non può, invero, disconoscersi che risarcire della perdita della vita colui che ha cessato di esistere, non avrebbe alcuna funzione riparatoria o di compensation, ma esclusivamente valore di punizione del colpevole, finendo per attribuire al risarcimento del danno il carattere di pena privata che non gli è proprio e che necessita di un’espressa previsione legislativa.

Del resto il problema salta all’occhio ove si volga lo sguardo al criterio che dovrebbe presiedere alla conseguente quantificazione del danno.

Infatti, parametrarlo al 100% del danno da invalidità permanente (come avviene da parte di chi lo riconosce), significa stravolgere tutta la concezione del danno alla salute, che, per contro, come si è visto, guarda, anche in relazione ai coefficienti che lo compongono, ontologicamente al futuro.

Di tale difficoltà sembrano essersi resi conto anche taluni tra coloro che accedono all’opzione che riconosce il risarcimento da morte.

Infatti sul presupposto “che la funzione di tale risarcimento è essenzialmente preventiva e punitiva”, c’è chi ha ritenuto “adeguata una somma che sia certamente inferiore a quella corrispondente ad una invalidità del 100%, la quale serve a compensare una sofferenza permanente del soggetto leso”, atteso che, “Nel caso di perdita del diritto della vita si tratta di sanzionare un illecito e di indurre a livelli di comportamento precauzionale rivolti ad evitare incidenti mortali” e pertanto “Si può allora convenire un risarcimento che sia circa la metà di quello che a livello nazionale si liquida per il 100% di invalidità.” (cosi trib. Vibo Valentia, 28.5.2001 cit.).

Tale apprezzabile tentativo di sistemazione (in quanto consapevole della funzione esclusivamente di sanzione che finirebbe per essere attribuita al risarcimento), nasconde, però, la contraddizione che così ci si mostra perfettamente coscienti della diversità dei beni in oggetto, con buona pace dei presupposti iniziali da cui muove ogni confutazione dell’indirizzo consolidato del giudice di legittimità, senza considerare che si perviene contemporaneamente al totale ribaltamento di prospettiva, posto che il bene salute, come “qualità essenziale della vita, costituendone un presupposto indefettibile”, finisce per valere di più della vita stessa.

Si consideri, ‘a chiusura’, che anche successivamente alla sentenza sopra indicata della Cassazione, quest’ultima, chiamata specificamente a pronunciarsi in ordine al danno da morte, ha confermato il suo consolidato indirizzo, ammettendo esclusivamente la trasmissibilità dell’eventuale danno morale sopportato dalla vittima – ove consti da specifici elementi la prova dello stesso – nel breve lasso di tempo intercorrente tra il fatto ed il decesso (vds. Cass. n.6946 del 2007).

F) Pertanto, tutto considerato, complessivamente a Tiziox Aaxx vanno euro 93.630,90; euro 62.420,60 per Tiziox Ddxx e Tiziox Anna Bbxx; euro 59.819,74 per Tiziox Ccxx.

Trattandosi di debito di valore, devono essere accordati la rivalutazione e gli interessi, siccome riferiti ad autonomi presupposti, avendo la prima funzione pienamente reintegratoria del patrimonio del soggetto leso, i secondi funzione correlata alla mancata disponibilità della somma di danaro.

Questi ultimi, in considerazione della nuova disciplina della determinazione del relativo tasso e dell’epoca in cui è avvenuto il sinistro, si ritiene possano essere individuati nella misura di quelli legali, nelle varie epoche di riferimento; al fine, però, di evitare indebiti effetti locupletativi ed in ossequio al consolidato indirizzo della Suprema Corte (cfr. la nota pronuncia delle sez. un. n.1712 del 1995; nonché di recente Cass. n.492 del 2001), questi non potranno essere calcolati sulla somma liquidata all’attualità e comprensiva, pertanto, della rivalutazione, di tal che gli interessi vanno computati sulla minor somma ottenuta dividendo quelle liquidate all’attualità (come sopra precisate) per il coefficiente ISTAT relativo alla data del fatto (25.7.1996), via via annualmente rivalutata sempre sulla base degli indici ISTAT, dalla data del fatto a quella di pubblicazione della presente sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi; da tale ultima data, divenuto il debito di valuta, saranno dovuti gli interessi, sempre al tasso legale, sulla somma come sopra determinata, fino all’effettivo soddisfo.

G) Venendo ad esaminare la domanda avanzata dalla La Meviox, si osserva che la convenuta, attrice in riconvenzionale, ha domandato il ristoro dei danni “personali e materiali” derivanti dalle lesioni subite da essa La Meviox, nonché alle parti meccaniche e alla carrozzeria delL’autoveicolo Ppzz Qqqq.

La convenuta è stata sottoposta a c.t.u. medico legale.

L’ausiliare ha evidenziato che le lesioni subite possono considerarsi stabilizzate e che ne è derivata “una compromissione dell’efficienza estetica con deviazione della piramide nasale a destra con infossamento del dorso del naso e presenza di esiti cicatriziali; esiti cicatriziali anche in regione toracica, al gomito destro e al ginocchio sinistro”; inoltre, una “riduzione di circa due terzi della capacità respiratoria nasale secondaria…presenza di corpi estranei in regione oleocranica destra con secondaria limitazione funzionale del gomito…limitazione funzionale del ginocchio sinistro ai gradi estremi con idrarti recidivanti” ed ha potuto riscontrare che la perizianda è affetta da “sindrome vertiginosa oggettiva …” e da “sindrome del traumatizzato cronico con disturbi comportamentali di tipo ossessivo reattivo all’evento traumatico”.

Il c.t.u. ha offerto una esauriente descrizione delle patologie e i risultati dell’accertamento non sono stati confutati da alcuna obiezione ad opera delle controparti, essendo l’ausiliare del giudice pervenuto, anche in considerazione della molteplicità delle lesioni riscontrate, ad una valutazione del danno biologico di natura permanente del 17%, con itt di 130 giorni ed itp (da stimarsi nella misura media del 50%) di 70 giorni.

Pertanto, a titolo di danno di carattere permanente all’integrità bio-psichica alla La Meviox sono dovuti euro 34.149,60 (euro 2232,00 x 0,900 = x 17 = 34.149,60); per itt e per itp euro 7590 (46 x 130; 46 x 70/2).

Deve, inoltre, esserle riconosciuto il danno morale che, in considerazione della natura e delle conseguenze immediate dei danni subiti, ed alla luce anche degli interventi cui la stessa è stata sottoposta successivamente per cercare di ovviare alle problematiche estetiche e ai deficit respiratori, si stima equo determinare nella metà di quello biologico di natura permanente, pertanto nella somma di euro 17.074,80.

Il tutto, per i danni personali di carattere non patrimoniale, liquidati all’attualità, per complessivi euro 58.814,40.

Trattandosi di debito di valore, devono essere accordati la rivalutazione e gli interessi, siccome riferiti ad autonomi presupposti, avendo la prima funzione pienamente reintegratoria del patrimonio del soggetto leso, i secondi funzione correlata alla mancata disponibilità della somma di danaro.

Questi ultimi, come precisato, in considerazione della nuova disciplina della determinazione del relativo tasso e dell’epoca in cui è avvenuto il sinistro, si ritiene possano essere individuati nella misura di quelli legali, nelle varie epoche di riferimento; al fine, però, di evitare indebiti effetti locupletativi ed in ossequio al consolidato indirizzo della Suprema Corte (cfr. la nota pronuncia delle sez. un. n.1712 del 1995; nonché di recente Cass. n.492 del 2001), questi non potranno essere calcolati sulla somma liquidata all’attualità e comprensiva, pertanto, della rivalutazione, di tal che gli interessi vanno computati sulla minor somma ottenuta dividendo quella liquidata all’attualità (euro 58.814,40) per il coefficiente ISTAT relativo alla data del fatto (25.7.1996), via via annualmente rivalutata sempre sulla base degli indici ISTAT, dalla data del fatto a quella di pubblicazione della presente sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi; da tale ultima data, divenuto il debito di valuta, saranno dovuti gli interessi, sempre al tasso legale, sulla somma come sopra determinata, fino all’effettivo soddisfo.

Come da consulenza a firma del perito Rrxx, alla La Meviox è dovuta, altresì, la somma di euro 2.582,28 alla data del 25.7.1996, per i danni al veicolo Ppzz.

Anche su tale somma sono dovuti la rivalutazione secondo indici istat, da calcolarsi anno per anno, nonché gli interessi da calcolarsi anch’essi anno per anno, non sulla somma complessivamente rivalutata, ma sulla somma via via rivalutata annualmente.

Circa il governo delle spese, le stesse, regolate secondo soccombenza, vanno compensate per la metà riguardo al rapporto processuale tra i Tiziox, i Caiox e la compagnia KKKK Assicurazioni s.p.a.; vanno poste a carico di tutti i convenuti in riconvenzionale, rispetto a quelle sopportate dalla La Meviox, potendo essere compensate quelle sostenute dalla compagnia di quest’ultima, a cagione delle difese svolte, sostanzialmente ‘agganciate’ a quelle del proprio litisconsorte; entrambe le c.t.u. restano definitivamente a carico dei Tiziox, dei Caiox e delle loro compagnie assicuratrici (i diritti vanno liquidati in base alla tariffa vigente al momento dell’espletamento dell’attività).

P.Q.M.

Il Tribunale, sulla domanda proposta da Tiziox Aaxx, Tiziox Bbxx, Tiziox Ddxx e Tiziox Ccxx, in proprio e quali eredi di Tiziox Eexx, nei confronti della KKKK Ass.ni s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., di Caiox Ggxx e Caiox Ffxx, nonché di La Meviox LLxx e della La ZZZZ Ass.ni s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., e sulla domanda riconvenzionale avanzata da La Meviox LLxx nei confronti degli attori, dei Caiox, dell’KKKK Ass.ni s.p.a. e della XXXXX XX s.p.a., ogni altra domanda ed eccezione disattesa, così provvede:

a) accoglie per quanto di ragione la domanda degli attori e per l’effetto, ritenuto il pari concorso di colpa nella causazione del sinistro avvenuto in data 25.7.1996, tra Tiziox Eexx e Caiox Ggxx

a1) condanna l’KKKK Assicurazioni s.p.a., Caiox Ggxx e Caiox Ffxx, in solido tra loro, al pagamento in favore rispettivamente, di Tiziox Aaxx, della somma di euro 93.630,90; di Tiziox Bbxx e Tiziox Ddxx, di euro 62.420,60 ciascuno; di Tiziox Ccxx, di euro 59.819,74, somme tutte liquidate all’attualità, oltre interessi al tasso legale vigente nelle varie epoche di riferimento, da computarsi sulla minor somma – ottenuta dividendo quella liquidata all’attualità, come sopra precisata, per il coefficiente ISTAT relativo alla data del fatto (25.7.1996) –, via via annualmente rivalutata sempre sulla base degli indici ISTAT, dalla data del fatto a quella di pubblicazione della presente sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi; oltre interessi, da tale ultima data di pubblicazione, sempre al tasso legale, sulla somma come sopra determinata, fino all’effettivo soddisfo;

b) accoglie la domanda riconvenzionale proposta da La Meviox LLxx e, per l’effetto, tenuto conto del pari concorso di colpa nella causazione del sinistro di Tiziox Eexx e Caiox Ggxx, condanna Tiziox Aaxx, Tiziox Bbxx, Tiziox Ddxx, Tiziox Ccxx, Caiox Ggxx, Caiox Ffxx, la KKKK Ass.ni s.p.a. e la XXXXX XX Ass.ni s.p.a. in solido tra loro, al pagamento, in favore della La Meviox, della somma

b1) di euro 58.814,40, liquidata all’attualità, oltre interessi al tasso legale vigente nelle varie epoche di riferimento, da computarsi sulla minor somma – ottenuta dividendo quella liquidata all’attualità, come sopra precisata, per il coefficiente ISTAT relativo alla data del fatto (25.7.1996) –, via via annualmente rivalutata sempre sulla base degli indici ISTAT, dalla data del fatto a quella di pubblicazione della presente sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi; oltre interessi, da tale ultima data di pubblicazione, sempre al tasso legale, sulla somma come sopra determinata, fino all’effettivo soddisfo;

b2) nonché al pagamento di euro 2582,28, oltre rivalutazione monetaria dalla data del fatto (25.7.1996), da computarsi anno per anno, secondo indici istat, nonché interessi legali da calcolarsi dalla data del fatto, sempre anno per anno, sulla somma via via annualmente rivalutata; oltre interessi di legge, dalla data della presente pronuncia, sulla somma, come sopra determinata, fino al soddisfo;

c) condanna i Caiox e la KKKK Ass.ni s.p.a., in solido tra loro, alla refusione delle spese in favore del procuratore antistatario dei Tiziox, che, compensate per la metà, si liquidano in euro 212,00 per spese; euro 1251,00 per diritti ed euro 4500,00 per onorari, oltre spese generali, iva e c.p.a come per legge;

d) condanna i predetti Tiziox, i Caiox e le compagnie KKKK Ass.ni s.p.a. e XXXXX Ass.ni s.p.a., alla refusione delle spese di lite in favore del procuratore antistatario della La Meviox che si liquidano in euro 51,33 per spese (cui si aggiungono quelle per anticipo di c.t.u.); euro 1841,55 per diritti ed euro 6.400,00 per onorari, oltre spese generali, iva e c.p.a. come per legge;

e) compensa le spese in relazione alla posizione della La ZZZZ s.p.a., restando quelle relative alle c.t.u. Rrxx e Uuxx a carico degli attori, dei Caiox e delle loro compagnie assicuratrici.

Nola, così deciso in data 13 dicembre 2007.

Il Giudice Istruttore Dott. Francesco Notaro

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