Morte, perdita capacità della parte, ultrattività mandato

Cassazione, Sezioni Unite Civili, sentenza del 4 luglio 2014 – –  Morte o perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore – Ultrattività del mandato – Condizioni – Limiti – Responsabilità dell’avvocato


 

 

 

PROCURA ALLE LITI – MANDATO

ULTRATTIVITA’ DEL MANDATO

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MORTE O PERDITA DI CAPACITA’ DELLA PARTE  

[Cassazione, Sezioni Unite Civili, Rel. A. Spirito, sentenza n. 15295 del 4 luglio 2014]

 

Le Sezioni Unite, chiamate nuovamente a pronunciarsi sulla questione, a composizione del contrasto esistente (con una sentenza che, in numerose pagine, analizza i vari orientamenti  succedutisi nel tempo, anche a proposito della cancellazione della società dal registro delle imprese, alla luce della intervenuta novellazione normativa) hanno affermato il principio secondo cui :

“L’incidenza sul processo degli eventi previsti dall’art.299 c.p.c. (morte o perdita di capacità della parte) è disciplinata, in ipotesi di costituzione in giudizio a mezzo di difensore, dalla regola dell’ultrattività del mandato alla lite, in ragione della quale, nel caso in cui l’evento non sia dichiarato o notificato nei modi e nei tempi di cui all’art. 300 c.p.c., il difensore continua a rappresentare la parte come se l’evento non si sia verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale e nelle successive fasi di quiescenza e riattivazione del rapporto a seguito della proposizione dell’impugnazione. Tale posizione giuridica è suscettibile di modificazione nell’ipotesi in cui, nella successiva fase d’impugnazione, si costituiscano gli eredi della parte defunta o il rappresentante legale della parte divenuta incapace, oppure se il procuratore di tale parte, originariamente munito di procura alla lite valida anche per gli ulteriori gradi del processo, dichiari in udienza o notifichi alle altre parti l’evento verificatosi, o se, rimasta la medesima parte contumace, l’evento sia documentato dall’altra parte (come previsto dalla novella di cui all’art. 46 della legge n. 69 del 2009), o notificato o certificato dall’ufficiale giudiziario ai sensi del quarto comma dell’art. 300 c.p.c. Ne deriva che: a) la notificazione della sentenza fatta a detto procuratore, a norma dell’art. 285 c.p.c., è idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione nei confronti della parte deceduta o del rappresentante legale della parte divenuta incapace; b) detto procuratore, qualora gli sia originariamente conferita procura alla lite valida anche per gli ulteriori gradi del processo, è legittimato a proporre impugnazione (ad eccezione del ricorso per cassazione, per la proposizione del quale è richiesta la procura speciale) in rappresentanza della parte che, pur deceduta o divenuta incapace, va considerata nell’ambito del processo ancora in vita e capace; c) è ammissibile l’atto di impugnazione notificato, ai sensi del primo comma dell’art. 330 c.p.c., presso il procuratore, alla parte deceduta o divenuta incapace, pur se la parte notificante abbia avuto diversamente conoscenza dell’evento”

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Avvocato – Obbligo di informazione – Obbligo di compiere di sua iniziativa solo gli atti urgentissimi che siano indispensabili ad evitare decadenze – Omissione – Responsabilità disciplinare e civile

Tra l’altro, la Corte, a conclusione di quanto detto circa le questioni dalla stessa  analizzate, ritiene che:

occorre apporre un’avvertenza. Tutto quanto finora detto e la soluzione adottata non significa certamente che la causa “della parte” si possa trasformare in causa  “dell’avvocato”. Al contrario, la soluzione qui accolta carica di maggiore responsabilità il difensore, poiché è vero che la scelta di esteriorizzare o meno dell’evento è solo sua e fa capo alla propria, discrezionale scelta professionale (sia essa concordata o non con i successori della parte scomparsa), ma è maggiormente vero che siffatto complesso di legittimazioni e poteri lo pone in una situazione professionalmente e deontologicamente delicatissima nei confronti dei successori stessi.

Occorre, infatti, ricordare che uno dei principali obblighi scaturenti dal contratto d’opera professionale è quello d’informazione, il che significa che è implicito al sistema che il procuratore alla lite, verificatosi uno degli eventi dei quali s’è finora discorso, è legittimato a ricevere gli atti dei quali s’è detto ed tenuto a compiere di sua iniziativa solo gli atti urgentissimi che siano indispensabili ad evitare decadenze; per il resto, egli ha il preciso obbligo professionale di individuare immediatamente i successori o il rappresentante del suo cliente per informarli dello stato della causa, illustrare la strategia difensiva e ricevere disposizioni in merito. Diversamente egli è responsabile in via disciplinare ed in via civile per qualsiasi pregiudizio derivante al cliente dalla sua colpevole condotta.  

 

 

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