Multe: notifica verbale codice strada, decorrenza termine iniziale

Contravvenzioni per violazione Codice della Strada – Decorrenza del termine iniziale utile alla notifica del verbale di accertamento ex art. 210 cds – – – Sentenza TAR Lombardia, Sez. III, 1 marzo – 7 giugno 2017, n. 1267.

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Contravvenzioni per violazione Codice della Strada – Decorrenza del termine iniziale utile alla notifica del verbale di accertamento ex art. 210 cds. – – – Sentenza TAR Lombardia, Sez. III, 1 marzo – 6/7 giugno 2017, n. 1267

 

Il primo comma dell’art. 201 CdS stabilisce che in caso di contestazione non immediata della violazione, il relativo verbale debba essere notificato all’effettivo trasgressore entro novanta giorni dall’accertamento, ovvero, in assenza di identificazione del trasgressore, ad uno dei soggetti indicati nell’art. 196 C.d.S. (proprietario, usufruttuario, acquirente con patto di riservato dominio o l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria del veicolo), che risulti dai pubblici registri alla data dell’accertamento.
Sovente, però, accade che dei verbali di accertamento di violazione al CdS vengano notificati ben oltre il termine di 90 giorni legislativamente previsto, in virtù di un’interpretazione peculiare della norma in esame da parte delle amministrazioni locali.
Il dubbio interpretativo nasce dalla controversa accezione che le Amministrazioni Pubbliche attribuiscono al termine “accertamento”, attività dalla quale inizia a decorrere il termine di 90 giorni fissato dall’art. 201 CdS. Gli Uffici degli organi accertatori, infatti, tendono a far coincidere il momento dell’accertamento con il momento effettivo dell’associazione dei dati della targa a quelli del titolare del veicolo, anche nelle ipotesi in cui gli accertamenti del caso siano di semplice e rapida esecuzione (come nel caso di un accertamento eseguito con una semplice e veloce Visura PRA).
Chiare le ricadute sul piano dell’individuazione del dies a quo di decorrenza del termine: alla stregua dell’interpretazione sostenuta dagli organi accertatori, il termine inizierà a decorrere dal momento del perfezionamento dell’attività amministrativa di identificazione del soggetto interessato; secondo la prospettazione contraria, invece, il termine correrà dal momento della commessa violazione.
Tale seconda interpretazione aveva già ricevuto l’avallo sia del Ministero dell’Interno, che con la Circolare nota n. 0016968 del 7 novembre 2014, resa su quesito avanzato sul punto dalla Prefettura di Milano che del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, sulla interrogazione parlamentare n.5-03805 dell’On. Librandi (prot. 5544 del 24.11.14) e sull’interpretazione dell’art. 201 Cds fornita ai Capi Dipartimento (prot. 5733 del 04.12.2014).
I Ministeri citati avevano evidenziato che dalla lettura complessiva del primo comma dell’art.201 CdS emerge che il dies a quo per la decorrenza del termine in questione, di regola, “non può che essere individuato in quello della commessa violazione”.
Tale interpretazione si fonda sulla logica considerazione che il Legislatore ha previsto – in deroga alla regola generale – la possibilità di decorrenza del termine da un momento successivo a quello della commessa violazione solo allorquando l’identificazione dell’interessato non sia stata immediatamente possibile per mancanza, al momento della commessa violazione, delle necessarie informazioni identificative risultanti dai pubblici registri o, in ogni caso, per mancanza delle condizioni per provvedere all’identificazione. Solo in tali ipotesi, infatti, il Legislatore ha posticipato la decorrenza del termine decadenziale, prevedendo che “qualora l’effettivo trasgressore od altro dei soggetti obbligati sia identificato successivamente alla commissione della violazione la notificazione può essere effettuata agli stessi entro novanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell’archivio nazionale dei veicoli l’intestazione del veicolo e le altre indicazioni identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione”.
Tra l’altro, una diversa interpretazione finirebbe per far dipendere la decorrenza del termine in esame da prassi organizzative interne, variabili da ufficio ad ufficio, e non da fattori esterni (come, ad es., la non immediata disponibilità di informazioni identificative indispensabili), unica eccezione idonea a legittimare la posticipazione della decorrenza del termine fissato dall’art. 201 CdS, con innegabile pregiudizio per i cittadini.
Ad avallare ulteriormente l’orientamento dei Ministeri sopra citati, è intervenuta la recentissima sentenza del TAR Lombardia, sez. III, 1 marzo – 7 giugno 2017, n. 1267, che testualmente recita “…Secondo l’interpretazione effettuata dal Ministero (dell’Interno, nd.r.), con comunicazione del 07.11.2014 alla Prefettura di Milano, “La disposizione [ad. 201, Cod. strada], che riproduce pressoché alla lettera il disposto della sopra citata decisione della Corte Costituzionale, costituisce un’ulteriore conferma all’assunto che, in linea di principio e salva la necessità di acquisire informazioni indispensabili da altri organismi, il dies a quo per la decorrenza dei termini non può che essere individuato in quello della commessa violazione”.
Pertanto la data di accertamento deve necessariamente coincidere con quella dell’infrazione in tutti quei casi in cui (come quello in esame) l’Organo agente possa accertare immediatamente il responsabile dell’illecito con una semplice visura al PRA, cui l’Amministrazione ha accesso immediato.
Diversa, invece, è la situazione in cui fattori esterni intervengano a ritardare l’identificazione del trasgressore, come nell’ipotesi in cui il mezzo sia a noleggio ovvero in leasing e, quindi, sia necessaria una dichiarazione del proprietario circa il nominativo dell’utilizzatore del veicolo o un accertamento più complesso: in questi casi il termine di 90 giorni decorre dal giorno in cui l’Amministrazione è posta in condizione di provvedere all’individuazione del trasgressore.
Infine, il Ministero dell’Interno precisa che nessuna rilevanza assume l’insufficienza dell’organizzazione interna dell’ente gravato del disbrigo di un elevato numero di contravvenzioni accertate: siffatta ragione, infatti, non è tale “da giustificare la violazione di un termine che è stabilito dalla legge a garanzia dell’effettività del diritto di difesa del soggetto cui viene notificato il verbale di contestazione”.

Pomigliano d’Arco, 15.06.2017
Avv. Giovanni Della Corte

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Testo sentenza  
TAR Lombardia, 7 giugno 2017. Notifica verbali codice strada

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