Non si va al mare, è possibile una piscina gonfiabile in giardino?

Corte di Cassazione, Sezione II Penale, sentenza del 30 maggio 2018 – – –  Edilizia – piscina gonfiabile  – in area destinata a parcheggio – priva di aggancio al suolo  – con scaletta per accedervi – permesso di costruire – d.i.a – responsabilità penale?

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Piscina gonfiabile in area destinata a parcheggio – priva di aggancio al suolo – con scaletta per accedervi – permesso di costruire – d.i.a – responsabilità penale?

Corte di Cassazione, Sezione II Penale,
 sentenza n. 39406 del 30 maggio 2018

Con sentenza del 23 giugno 2016, il Tribunale di Ivrea condannava Tiziox e Caiox, per fatti accertati nel Comune di Xxx nel … luglio del 2014,  “alla pena sospesa di euro 4.000 di ammenda ciascuno, per il reato di cui all’art. 44 lett. a) del d.P.R. n. 380 del 2001, per avere, quali proprietari, in difformità del permesso a costruire n. …/06 nonché della d.i.a. del … 2007 ed in contrasto con le NTA del PRG, realizzato opere di trasformazione/cambio di destinazione d’uso dei luoghi, installando sull’area destinata a parcheggio una piscina gonfiabile ed altro materiale di varia natura”

Con decisione n. 39406 del 30 maggio 2018, la Corte di Cassazione, Sez. II Penale, dichiara che il fatto non sussiste  e annulla  senza rinvio la sentenza impugnata, così motivando:

“…La sentenza impugnata fonda la responsabilità penale degli imputati su un travisamento della prova e su un’errata interpretazione delle norme giuridiche di cui il giudice deve tenere conto nell’applicazione della legge penale, e segnatamente dell’art. 23 ter del d.P.R. n. 380 del 2001.”
Poi osserva che la “sentenza mostra di cadere in un errore giuridico laddove ritiene sussistente la contravvenzione con riguardo al deposito di “materiale edile vario” dal momento che la medesima sentenza dà atto che era stato rivenuto “sull’area limitrofa” all’area destinata a parcheggio che, secondo l’accusa, sarebbe stata oggetto di mutamento di destinazione d’uso, mediante opere, sicchè alcun rilievo penale assume il deposito di “altro materiale di varia natura” non ricadente nell’area dove sarebbe intervenuto il  mutamento di destinazione d’uso.”
Aggiunge che “la sentenza fonda la responsabilità degli imputati in relazione alle violazioni delle NTA, del permesso a costruire, per la modifica della destinazione d’uso a parcheggio con opere, realizzate, mediante posizionamento di una piscina gonfiabile, sulla scorta di un travisamento della prova – mentre dagli atti, a cui la Corte ha accesso essendo denunciato il suddetto vizio,  “risulta che una  piscina gonfiabile di piccole dimensioni del tipo di quelle in commercio per bambini, priva di aggancio al suolo e opere per il suo utilizzo (scaletta per accedervi) era posizionata sul giardino (dalle fotografie si apprezza anche la facile amovibilità, una volta sgonfiata).”
Afferma poi che costituisce ius receputm della stessa Corte  “il principio secondo cui in tema di reati edilizi, il mutamento di destinazione d’uso (ora disciplinato dall’art. 23-ter del d.P.R. n. 380 del 2001 (Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante), senza opere è assoggettato a D.I.A. (ora SCIA), purché intervenga nell’ambito della stessa categoria urbanistica, mentre è richiesto il permesso di costruire per le modifiche di destinazione che comportino il passaggio di categoria o, se il cambio d’uso sia eseguito nei centri storici, anche all’interno di una stessa categoria omogenea (Sez. 3, n. 26455 del 05/04/2016, P.M. in proc. Stellato, Rv. 267106; Sez. 3, n. 12904 del 03/12/2015, Postiglione, Rv 266483; Sez. 3, n. 39897 del 24/06/2014, Filippi, Rv. 260422; Sez. 3, n. 5712 del 13/12/2013; Tortora, Rv. 258686).”
Inoltre precisa che “La destinazione d’uso è un elemento che qualifica la connotazione dell’immobile e risponde agli scopi di interesse pubblico perseguiti dalla pianificazione. Essa, infatti, individua il bene sotto l’aspetto funzionale, specificando le destinazioni di zona fissate dagli strumenti urbanistici in considerazione della differenziazione infrastrutturale del territorio, prevista e disciplinata dalla normativa sugli standard, diversi per qualità e quantità proprio a seconda della diversa destinazione di zona. In tale ambito solo gli strumenti di pianificazione, generali ed attuativi, possono decidere, fra tutte quelle possibili, destinazione d’uso dei suoli e degli edifici, poiché alle varie e diverse destinazioni, in tutte le loro possibili relazioni, devono essere assegnate – proprio in sede pianificatoria – determinate qualità e quantità di servizi. Da cui l’ovvia conseguenza che le modifiche non consentite della singola destinazione, incidendo sull’assetto del territorio comunale come pianificato, incidono negativamente sull’organizzazione dei servizi, alterando appunto la possibilità di una gestione ottimale del territorio.
In tale contesto, il mutamento di destinazione d’uso con opere deve, pur sempre, avere i connotati modificativi tendenzialmente stabili e non può ritenersi in presenza di opere precarie perché destinate ad un uso temporaneo e facilmente amovibili al termine di utilizzo, situazione riscontrabile, nel caso in esame, in considerazione delle dimensioni della piscina gonfiabile appoggiata sul suolo e destinata per la sua stessa tipologia costruttiva ad essere sgonfiata al termine della stagione estiva e del suo temporaneo utilizzo.”
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