Omicidio stradale, può essere esclusa la responsabilità

Cassazione, VI Sez. Penale, sentenza del 24 maggio 2016 – L’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità  // Omicidio stradale (motociclista, in orario notturno, su arteria urbana a 100 – 110 km/h e a fari spenti, investito da autovettura che effettuava svolta a sinistra dopo essersi fermata allo stop) – responsabilità – solo con: puntuale ricostruzione dei fatti e dei luoghi – attenta valutazione di tutte le circostanze – esame della concreta prevedibilità e evitabilità dell’incidente


 

 

 

 

CASSAZIONE, VI SEZ. PENALE, sentenza n. 21581 del 24 maggio 2016

 

CIRCOLAZIONE STRADALE
L’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità

Omicidio stradale (motociclista, in orario notturno, su arteria urbana a 100 – 110 km/h e a fari spenti, investito da autovettura che effettuava svolta a sinistra dopo essersi fermata allo stop) – responsabilità – solo con: puntuale ricostruzione dei fatti e dei luoghi – attenta valutazione di tutte le circostanze – esame della concreta prevedibilità e evitabilità dell’incidente

 

 

Per la Suprema Corte è ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale “secondo il quale il principio dell’affidamento, nello specifico campo della circolazione stradale, trova un opportuno temperamento nell’opposto principio, secondo cui l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità (in epoca recente, per tutte, vds. Sez. 4, n. 8090 del 15/11/2013, dep. 2014, Saporito, Rv. 259277). Tale prevedibilità dev’essere però valutata non già in astratto, ma in concreto, così come già affermato da (Sez. 4, n. 46741 del 08/10/2009, Minunno, Rv. 245663), riferita a un caso in cui è stata ritenuta in concreto imprevedibile per l’imputato la condotta della parte lesa, una ciclomotorista che aveva sorpassato scorrettamente sulla destra la colonna ferma di autoveicoli, omettendo inoltre di fermarsi o rallentare in prossimità dell’ingresso all’impianto di distribuzione di carburanti”.
La stessa S.C., nella sentenza, ha precisato che “Il criterio della prevedibilità in concreto si sostanzia nell’assunto che la prevedibilità vale non solo a definire in astratto la conformazione del rischio cautelato dalla norma, ma anche va ragguagliata alle diverse classi di agenti modello ed a tutte le specifiche contingenze del caso concreto (Sez. U., n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn e altri, non massimata sul punto).”

Nella fattispecie in esame, considerata la giurisprudenza esistente  e ritenendo doveroso affrontare  “il problema della concreta prevedibilità ed evitabilità nelle condizioni date, da parte della ricorrente, dello sviluppo antigiuridico della sua condotta, anche in considerazione del fatto che la valutazione in concreto della prevedibilità non può, nella specie, prescindere dal fatto, pacificamente acclarato, che la vittima percorreva in orario notturno un’arteria urbana a 100-110 chilometri l’ora: ossia a una velocità più che doppia rispetto a quella consentita e sicuramente tale da rendere meno prevedibile, per gli altri utenti della strada, l’avvicinamento di un motociclo; ciò, com’è agevole comprendere, assumerebbe rilievo ancor più evidente nel caso in cui fosse accertato che il   (-motociclista-)  procedeva a fari spenti e che la visibilità era effettivamente scarsa”,    e ritenuta sussistente l’esigenza che, nella ricostruzione dell’accaduto, sia compiutamente chiarito l’aspetto della concreta possibilità, per la conducente dell’autovettura, di avvistare il sopraggiungere della moto, alla luce delle circostanze emerse dalle deposizioni dei testi, in ordine alle quali la motivazione resa nella sentenza impugnata si appalesa carente,   la Cassazione,  VI Sez. Penale,  ha annullato la sentenza con rinvio alla Corte d’appello per nuovo giudizio, nel quale dovrà procedersi a nuova valutazione dei punti sopra richiamati.

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