Opposizione a cartella esattoriale, canone depurazione acque

TRIBUNALE DI NAPOLI, Sez. dist. di Frattamaggiore, sentenza del 17 gennaio 2007 – –  Opposizione a cartella esattoriale, art. 615 c.p.c. – Sospensione cartella – Canone acqua – Canone depurazione – Giurisdizione – Revoca sospensione per canone di depurazione – Prescrizione (Atti interruttivi – Comportamento illecito) – Contratto con la PA (Necessità forma scritta – Assoluta carenza di manifestazione di volontà negoziale da parte di organi competenti a rappresentare l’Ente all’esterno) – Ingiustificato arricchimento, art. 2042 c.c. – Abusivo approvvigionamento idrico – Azione di responsabilità extracontrattuale, art. 2043 c.c. – Vocatio in ius della Gest Line


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[TRIBUNALE DI NAPOLI, Sez. dist. di  Frattamaggiore, Dott. Francesco Graziano, sentenza del 17 gennaio 2007
Opposizione a cartella esattoriale, art. 615 c.p.c.  – Abusivo approvvigionamento idrico da parte di soggetti privati residenti in Comune limitrofo – Richiesta del  Comune di pagamento canoni acqua e depurazione al Comune limitrofo di residenza dei soggetti con allacciamenti abusivi        

Sospensione cartella – Canone acqua – Canone depurazione – Giurisdizione –  Revoca sospensione per canone di depurazione – Prescrizione (Atti interruttivi – Comportamento illecito) – Contratto con la PA (necessità forma scritta, assoluta carenza di chiara manifestazione di volontà negoziale da parte degli organi competenti a rappresentare l’Ente all’esterno – nullità) –  Abusivo approvvigionamento idrico – Ingiustificato arricchimento, art 2042 c.c., Inammissibilità – Azione di responsabilità extracontrattuale, art. 2043 c.c. –  Vocatio in ius della Gest Line

 

Nella Sentenza

>> …  ingiustificato arricchimento inammissibile per carenza del requisito della sussidiarietà, contemplato, com’è noto, dall’art. 2042 del Codice Civile, non avendo il COMUNE di XXXXXX dimostrato di avere previamente esperito le azioni civili valevoli a conseguire tutela, avverso i soggetti concretamente responsabili dell’abusivo approvvigionamento idrico realizzato ai danni del predetto ente pubblico.

– Da ciò deriva anzitutto la manifesta insussistenza, tra i suddetti enti locali, di un rapporto giuridico suscettibile di essere qualificato in termini contrattuali, anche in ragione dell’assoluta carenza in atti di una chiara manifestazione di volontà negoziale, espressa con la forma scritta, prevista dalla legge a pena di nullità, da parte degli organi competenti a rappresentare all’esterno 

>> … mancata vocatio in ius della GEST LINE S.p.A. – Servizio Nazionale Riscossione Tributi Concessionaria per la Provincia di Napoli -. Ed invero, come chiarito da consolidata giurisprudenza di legittimità, nelle controversie come quella in esame, la legittimazione passiva del concessionario del servizio di riscossione tributi sussiste se ed in quanto l’impugnazione si diriga contro vizi propri della cartella esattoriale ovvero del procedimento esecutivo, mentre deve senz’altro essere esclusa qualora i motivi di impugnazione attengano alla debenza del canone (cfr., in tal senso, Cass. 7 dicembre 2001, n. 15499), così come accade nel caso di specie in cui l’ente locale istante contesta il credito vantato dal COMUNE DI XXXXXX in ordine al pagamento dei canoni relativi alla somministrazione idrica.  Pertanto, il predetto ente territoriale deve essere ritenuto unico legittimato passivo rispetto all’azione proposta dal COMUNE DI KKKKK , cioè unico soggetto nei confronti del quale, dunque, e non già del concessionario del servizio di riscossione, deve operare l’accertamento richiesto in questa sede, in ordine all’attuale esistenza del diritto di credito vantato nei riguardi dell’attore in relazione alle somme già più volte sopra menzionate (cfr., in tal senso, sempre Cass. 7 dicembre 2001, n. 15499; cfr. altresì Cass. 24 giugno 2004, n. 11746, la quale proprio con riferimento ad una fattispecie avente ad oggetto il credito dell’ente comunale per il canone dell’acqua potabile, riscosso a mezzo del ruolo esattoriale, ha chiarito come nel caso di riscossione di un’entrata patrimoniale di un ente locale a mezzo dei ruoli del servizio di riscossione dei tributi, legittimato passivo, nel giudizio di opposizione avverso la cartella esattoriale emessa dal concessionario, è soltanto il comune e non anche il soggetto incaricato della riscossione, in quanto soltanto il comune è titolare della situazione sostanziale dedotta in giudizio, mentre il concessionario può considerarsi un mero destinatario del pagamento, ma non è contitolare del diritto di credito, la cui inesistenza costituisce l’oggetto della domanda di accertamento).

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI NAPOLI

SEZIONE DISTACCATA DI FRATTAMAGGIORE

nella persona del Giudice Monocratico dott. Francesco Graziano, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al numero 501/AC/2004 del Ruolo Generale de¬gli Af¬fari Contenziosi dell’anno 2004, avente ad oggetto riscossione entrate patrimoniali – opposizione avverso cartella esattoriale (art. 615, comma primo, C. P. C.) – e promossa        

DA

COMUNE di KKKKK , in persona Sindaco pro tempore, con sede in KKKKK  (NA),  … ed elettivamente domiciliato in Frattamaggiore (NA),  …, presso lo studio dell’avv. … che lo rappresenta e difende giusta procura a margine dell’atto introduttivo del presente giudizio, rilasciata in esecuzione della deliberazione di Giunta Comunale n. …. del … settembre 2004 (attore)

CONTRO

COMUNE di XXXXXX, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato presso la casa comunale sita in XXXXXX (NA),  …, unitamente all’avv. …, che lo rappresenta e difende in forza di procura a margine della comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 30 novembre 2004, giusta Deliberazione di Giunta Comunale n. … del … ottobre 2004 (convenuto)

CONCLUSIONI RASSEGNATE DALLE PARTI

All’udienza fissata per la precisazione delle conclusioni, ambedue le parti concludevano, quanto al merito della controversia, riportandosi alle conclusioni già rassegnate nei propri atti e scritti introduttivi.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto ricorso depositato in Cancelleria in data 22 settembre 2004, il COMUNE DI KKKKK , in persona del Sindaco legale rappresentante pro tempore proponeva opposizione avverso la cartella esattoriale n. 071 2004 00738078 05, notificata dalla GEST LINE S. p. A. – SERVIZIO NAZIONALE RISCOSSIONE TRIBUTI CONCESSIONARIA PER LA PROVINCIA DI NAPOLI -, per conto del COMUNE di XXXXXX, con la quale veniva intimato il pagamento della somma complessiva di € 48.611,73 (quarantottomilaseicentoundici/73) inerente al ruolo n. 2004/9096 emesso dall’ente pubblico appena menzionato e reso esecutivo in data  4 maggio 2004, codice 9000/9023 anno 1996 per canone acqua e depurazione acque senza chiara indicazione della causale, chiedendo, previa sospensione dell’atto impugnato, dichiararsi non dovuto l’importo predetto e, conseguentemente, pronunciarsi l’annullamento della cartella esattoriale medesima. Deduceva, infatti, l’istante di non avere mai ricevuto alcuna fornitura di acqua dal COMUNE di XXXXXX e di non avere mai stipulato con quest’ultimo alcun contratto per tale fornitura.

Evidenziava altresì come, per la validità dei contratti conclusi dalla Pubblica Amministrazione, fosse richiesta dall’ordinamento giuridico la forma scritta ad substantiam e fosse necessario che la manifestazione di volontà valevole ad impegnare l’ente pubblico provenisse dall’organo abilitato a rappresentare quest’ultimo, con la conseguenza che, in assenza di tali presupposti, la pattuizione doveva considerarsi nulla e priva di effetti.

Peraltro, il COMUNE di KKKKK  rilevava come l’ente pubblico convenuto non avesse mai fornito la dimostrazione delle forniture effettuate né delle tariffe applicate ed eccepiva, in ogni caso, l’avvenuta prescrizione del diritto di richiedere la corresponsione delle somme relative alle presunte forniture, atteso che ai canoni dovuti per la derivazione di acque pubbliche andava applicato il termine prescrizionale quinquennale previsto dall’art. 2948, n. 4. del Codice Civile.

Pertanto, ritenuta del tutto infondata e non provata la richiesta di pagamento formulata dal COMUNE di XXXXXX mediante la cartella esattoriale oggetto di opposizione, il COMUNE di KKKKK  chiedeva che, previa immediata sospensione dell’efficacia esecutiva della suddetta cartella, venisse accertata, in via principale, che esso istante non aveva mai ricevuto alcuna fornitura di acqua dal COMUNE di XXXXXX e, comunque, non aveva mai stipulato alcun contratto per la fornitura di acqua, con conseguente illegittimità dell’iscrizione a ruolo esattoriale della cartella di pagamento in contestazione, da dichiararsi nulla e priva di effetti.

In via subordinata, la Pubblica Amministrazione attrice concludeva chiedendo dichiararsi la prescrizione del preteso credito vantato dal  convenuto e, nell’eventualità in cui quest’ultimo avesse, nelle more del 

giudizio, percepito le somme richieste, condannarsi il predetto alla restituzione di queste ultime con i correlati diritti di riscossione ed indennità di mora, oltre agli interessi legali. Il tutto, con vittoria di spese di lite. Instauratosi il contraddittorio nei confronti del COMUNE di XXXXXX, quest’ultimo, nel costituirsi in giudizio, mediante comparsa di risposta depositata in Cancelleria in data 30 novembre 2004, eccepiva, in via preliminare, il difetto di giurisdizione del giudice adito evidenziando come la cartella di pagamento opposta avesse ad oggetto sia il canone per acqua di consumo che il corrispettivo dovuto per il servizio di scarico e depurazione delle acque reflue. Pertanto, essendo quest’ultimo qualificabile in termini di tributo comunale, la giurisdizione relativa a tale materia, a detta dell’ente convenuto, esulava dalla sfera di attribuzione del giudice ordinario, restando assorbita in quella delle commissioni tributarie.

Nel merito, il COMUNE DI XXXXXX contestava quanto dedotto ed eccepito dall’attore.

Sosteneva, infatti, che, in data 20 febbraio 1995, propri tecnici di fiducia, a seguito di accertamenti idrici, avevano scoperto che esisteva un’indebita appropriazione di acqua da parte del   COMUNE di KKKKK  in danno del COMUNE di XXXXXX e che, una volta informati dell’accaduto il Sindaco dell’ente locale istante, la competente Autorità Giudiziaria ed il Prefetto di Napoli, si era provveduto ad apporre, in prossimità delle diramazioni delle condutture idriche, alcuni misuratori, allo scopo di calcolare la quantità di acqua illegittimamente sottratta dal COMUNE di KKKKK .

Successivamente, con varie informative, il Commissario Prefettizio del COMUNE di XXXXXX aveva comunicato alla controparte l’avvenuta installazione dei suddetti misuratori, chiedendo alla stessa che venissero identificati i nuclei familiari allacciati alle condotte idriche interessate ed iscritti nei ruoli di riscossione.

Pertanto, eseguite regolarmente le varie misurazioni, il  COMUNE di XXXXXX aveva correttamente proceduto a richiedere il pagamento del canone in base ai consumi rilevati, iscrivendo negli appositi ruoli di riscossione il COMUNE di KKKKK  alla stregua dei somministrati residenti.

La Pubblica Amministrazione convenuta, dunque, evidenziava l’assoluto fondamento della richiesta di pagamento avanzata nei confronti del COMUNE di KKKKK , il quale, tra l’altro, percepiva anche il canone dai propri utenti, con la conseguenza che, essendo risultata evidente la responsabilità di quest’ultimo nell’illegittima captazione di acqua, esso andava certamente condannato a versare le somme dovute.

In merito, poi, alla sollevata eccezione di prescrizione del proprio diritto a richiedere il versamento delle somme corrispondenti ai consumi rilevati, il COMUNE di XXXXXX deduceva, da un lato, che tra le parti erano intercorse, sin dall’inizio, trattative di bonario componimento (comprovate altresì dalla sussistenza di una copiosa corrispondenza) che avevano interrotto il decorso del termine prescrizionale e, dall’altro, che, trattandosi, nel caso di specie, di un fatto illecito, costituito dall’illegittima captazione di acqua, la prescrizione decorreva man mano che si consumava il comportamento contra legem da parte dell’autore e, pertanto, permanendo la condotta abusiva dell’attore, il termine di prescrizione era da considerarsi in continuo divenire.

In ogni caso, il COMUNE di XXXXXX poneva in rilievo di avere provveduto, con due solleciti di pagamento inviati al COMUNE di KKKKK  ed acquisiti al protocollo n. … e …, ad interrompere il termine di prescrizione sopra menzionato.

Quanto alla dedotta nullità per difetto della forma scritta ad substantiam, l’ente convenuto poneva in rilievo come il rapporto giuridico oggetto di contestazione si fosse perfezionato validamente, sia a seguito della copiosa corrispondenza ed incontri tenuti tra le amministrazioni comunali interessate, sia per effetto dell’iscrizione nei ruoli di esso COMUNE di XXXXXX, elementi che, a suo dire, dovevano considerarsi valevoli ad integrare, per natura e contenuto, il requisito della forma scritta. All’uopo il COMUNE di XXXXXX osservava come tale requisito non richiedesse necessariamente l’espressione della volontà delle parti mediante la sottoscrizione di un documento cartolarmente unico, ma altresì mediante scritti non contestuali contenenti gli elementi contrattuali.

Peraltro, nell’ipotesi in cui l’adito giudicante non avesse ritenuto sussistere un valido rapporto negoziale, la Pubblica Amministrazione convenuta chiedeva accogliersi le spiegate domande riconvenzionali di risarcimento dei danni subiti e subendi e di ingiustificato arricchimento, sia con riguardo al periodo in contestazione (anno 1996), sia a quelli antecedenti alla scoperta dell’illecita captazione idrica.

            In ordine alla consapevolezza dell’effettiva fornitura effettuata da parte del COMUNE di XXXXXX, la difesa di quest’ultimo osservava come il Commissario Prefettizio della Pubblica Amministrazione locale istante avesse riconosciuto, con nota datata 1° febbraio 2000 e recante numero di protocollo … che:”…i precitati contatori sono installati in zone ubicate sulla linea di confine dei due comuni, in quanto l’acqua viene fornita dalla rete idrica di XXXXXX. Al riguardo si precisa che tale esigenza è allo stato determinata dalla mancanza di rete idrica a servizio di dette zone. Il costo dell’acqua fatturata risulta essere superiore a quello imposto da questo comune agli utenti, per cui l’acqua erogata dal comune di XXXXXX viene acquistata ad un prezzo superiore a quello calcolato ai singoli utenti”.

A conferma di quanto appena posto in rilievo, la difesa del convenuto rilevava altresì come, il Sindaco del COMUNE di KKKKK  si fosse, in data 11 maggio 2000, recato presso la sede del COMUNE di XXXXXX al fine di chiedere:”…il riallaccio sulla rete idrica di questo comune già precedentemente utilizzata, in quanto in data 10 u. s. dipendenti del comune di KKKKK  hanno provveduto al distacco della condotta idrica …” e, contestualmente, si fosse impegnato ad:”eliminare il contenzioso instaurato con la notifica dell’atto di citazione del 14 gennaio 2000” ed al “pagamento delle somme dovute in virtù delle forniture fin qui effettuate…”.

A tali circostanze avevano, poi, fatto seguito ulteriori note, colloqui ed incontri, all’esito dei quali i competenti organi del COMUNE di KKKKK  avevano comunicato, in data 8 agosto 2000, di essere pervenuti “ad una ipotesi transattiva dell’intera vertenza con una nostra proposta di pagamento del 50% su quanto accertato e condiviso”.

Peraltro, ad ulteriore riprova della fornitura ed utilizzo della rete idrica di proprietà della Pubblica Amministrazione convenuta, quest’ultima evidenziava come, a seguito di nota sindacale datata 29 ottobre 2004 e recante numero di protocollo … con la quale si sospendeva la fornitura idrica somministrata al COMUNE DI KKKKK  per ragioni di servizio, il Sindaco di quest’ultimo informava la cittadinanza, con un avviso pubblico, della disposta sospensione della fornitura idrica per le zone del proprio territorio.

Pertanto, il COMUNE DI XXXXXX, come sopra rappresentato e difeso,  concludeva chiedendo il rigetto delle avverse pretese e proponendo, al contempo, domanda riconvenzionale, allo scopo di ottenere, a titolo di risarcimento dei danni subiti e subendi ovvero a titolo di indennizzo per ingiustificato arricchimento, la condanna dell’ente pubblico istante al pagamento delle somme asseritamente dovute dal medesimo per il periodo in contestazione (anno 1996) nonché per i periodi anteriori alla scoperta dell’illecito approvvigionamento idrico.           Il tutto, con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa da attribuirsi al difensore dichiaratosi anticipatario e condanna dell’attore al risarcimento danni ex art. 96 del Codice di Procedura Civile.

Sospesa l’efficacia esecutiva dell’atto impugnato, in base alla documentazione prodotta e sulle conclusioni sopra indicate, la causa veniva trattenuta in decisione, previa concessione dei termini di cui all’art. 190 del Codice di Procedura Civile per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve trovare accoglimento, sebbene solo in parte, l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dalla difesa del COMUNE di XXXXXX, risultando dalla documentazione prodotta (cfr. la cartella esattoriale in atti) ed essendo pacifico tra le parti il fatto che, con la cartella esattoriale oggetto di impugnazione, il predetto ente locale abbia intimato il pagamento non solo del canone relativo all’erogazione dell’acqua potabile, ma altresì quello inerente al servizio di scarico e depurazione delle acque reflue.

Ed invero, come recentemente chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, il canone per il servizio di scarico e depurazione delle acque di rifiuto provenienti da superfici e fabbricati privati, ancorché sia applicato in collegamento con il canone per l’erogazione dell’acqua potabile, integra un tributo comunale, sulla scorta delle disposizioni dettate in materia, prima, dall’art. 17- ter della legge n. 319 del 1976 (come aggiunto dall’art. 3 del decreto legge n. 38 del 1981, convertito, con modificazioni, nella legge n. 153 del 1981) e poi, dopo l’abrogazione di tale norma ad opera dell’art. 32 della legge n. 36 del 1994, dall’ultimo comma dell’art. 17 della stessa legge n. 319 del 1976, inserito dall’art. 2, comma 3-bis, del decreto legge n. 79 del 1995, convertito nella legge n. 172 del 1995.

Solo a partire dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 258 del 2000, e cioè dal 3 ottobre 2000 (quale risulta, a seguito delle modificazioni ivi introdotte, che hanno fatto slittare a quella data la proroga della decorrenza di tale mutamento, inizialmente fissata al 1° gennaio 1999, poi rinviata dall’art. 62 del decreto legislativo n. 152 del 1999), si applica l’innovazione introdotta dall’art. 31, comma 28, della legge n. 448 del 1998, la quale, abrogando l’art. 17, ultimo comma, della legge n. 319 del 1976, ha stabilito che il canone in questione è una quota tariffaria, componente del corrispettivo dovuto dall’utente al servizio idrico, e, quindi, non più un tributo comunale. Ne consegue che, ferma la giurisdizione ordinaria in ordine alle controversie relative all’erogazione dell’acqua, che attiene a posizioni di diritto soggettivo di fonte negoziale, quelle inerenti ai canoni di fognatura e depurazione, maturati prima di tale data, sono devoluti alla giurisdizione del giudice tributario, anche nella vigenza del testo originario dell’art. 2 del decreto legislativo n. 546 del 1992, prima dell’ampliamento delle attribuzioni delle commissioni tributarie, disposto dall’art. 12 della legge n. 448 del 2001 (cfr., in tal senso, Cass. SS. UU. 15 maggio 2002, n. 7099; Cass. SS. UU. 6 febbraio 2003 n. 1735; Cass. SS. UU. 17 luglio 2003, n. 11188; Cass. SS. UU. 17 dicembre 2003 n. 19388; Cass. SS. UU. 17 febbraio 2004 n. 3054; Cass. SS. UU. 8 luglio 2004, n. 12607). Pertanto, ribadendosi il riportato principio, deve dichiararsi il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda relativa al canone per il servizio di scarico e depurazione delle acque di rifiuto il quale, secondo la cartella esattoriale oggetto di opposizione, risulta relativo all’anno 1996, ed ammontano, complessivamente ad € 14.853,77 (quattordicimilaottocentocinquantatre/77).

Naturalmente, la declaratoria di difetto di giurisdizione comporta altresì, sempre limitatamente ai canoni per le acque reflue e per la depurazione, la revoca del provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva della cartella di pagamento opposta, emesso, con il decreto di fissazione dell’udienza, in data 13 ottobre 2004.

Risulta, invece, destituita di fondamento l’eccezione di prescrizione, sollevata dalla Pubblica Amministrazione attrice, posto che il COMUNE di XXXXXX ha prodotto ben due solleciti di pagamento, aventi ad oggetto le somme da esso pretese ed oggetto di contestazione nel presente giudizio, i quali risultano notificati all’ente pubblico istante in data 23 ottobre 2001 e, dunque, prima che decorresse il termine prescrizionale contemplato dalla disposizione normativa di cui al n. 4) dell’art. 2948 del Codice Civile.

Passando alle ulteriori questioni di merito prospettate dalle parti, relativamente al canone per la somministrazione di acqua potabile, ritiene questo giudice che la domanda giudiziale proposta dal COMUNE di KKKKK  sia senz’altro fondata e debba, pertanto, trovare accoglimento.

Invero, sia dalle difese svolte dall’ente locale convenuto, che dalla documentazione prodotta in atti da quest’ultimo (cfr., in particolare, la nota sottoscritta dal Commissario Prefettizio del COMUNE di XXXXXX in data 22 aprile 1995 e recante numero di protocollo …, prodotta in atti dalla difesa del suddetto ente pubblico territoriale), emerge, con notevole evidenza, come le somme pretese con la cartella di pagamento oggetto dell’odierna opposizione, scaturiscano essenzialmente da una illecita ed abusiva captazione di acqua posta in essere da alcuni cittadini abitanti all’interno del territorio del COMUNE di KKKKK  ai danni della rete idrica propria del COMUNE di XXXXXX. Da ciò deriva anzitutto la manifesta insussistenza, tra i suddetti enti locali, di un rapporto giuridico suscettibile di essere qualificato in termini contrattuali, anche in ragione dell’assoluta carenza in atti di una chiara manifestazione di volontà negoziale, espressa con la forma scritta, prevista dalla legge a pena di nullità, da parte degli organi competenti a rappresentare all’esterno ciascuna delle Pubbliche Amministrazioni locali già sopra menzionate.

Al riguardo, infatti, non può non osservarsi come, anche la richiesta di riallaccio avanzata dal Sindaco dell’ente pubblico istante durante la riunione tenutasi in data 11 maggio 2000 e documentata dal verbale redatto in pari data e prodotto in atti, rappresenti non già la manifestazione di una volontà di tipo negoziale, ma esclusivamente una esortazione, al fine di salvaguardare la situazione di quei cittadini e nuclei familiari che, a seguito del distacco avvenuto qualche giorno prima, si erano venuti a trovare privi di approvvigionamento idrico. Senza contare, poi, che l’impegno all’eliminazione del contenzioso “in atto” assunto, nella stessa sede appena menzionata, dal Sindaco del COMUNE DI KKKKK  oltre a riguardare (com’è desumibile dall’utilizzo dell’espressione sopra inserita tra virgolette) solo ed esclusivamente il giudizio all’epoca pendente tra i due enti locali di cui si tratta e definito, successivamente, con la sentenza n. 16 del 30 gennaio 2004 (citata anche dall’attore nel ricorso introduttivo della presente lite), non può certamente intendersi come assunzione, da parte dell’amministrazione locale attrice, dell’obbligo di corrispondere le somme dovute dai cittadini che avevano realizzato l’abusiva captazione di acqua ai danni del COMUNE DI XXXXXX, ma, se del caso, solo come espressione di una volontà diretta a verificare l’eventuale sussistenza di soluzioni transattive, concernenti la controversia allora in corso.

Deve, infatti, porsi in rilievo che, a differenza di quanto pare adombrato dalla difesa del convenuto in comparsa di risposta, la lettura del verbale relativo alla riunione suddetta rende piuttosto agevole constatare come il Sindaco del COMUNE DI KKKKK  non abbia mai espresso alcuna volontà di impegnarsi al pagamento delle somme dovute in virtù delle forniture già effettuate, limitandosi ad affermare il proprio intendimento di eliminare il contenzioso in atto in tempi brevi con il coinvolgimento dei legali costituiti. Ed invero, solo nella parte finale del verbale relativo alla riunione finora menzionata e solo da parte del Sindaco del COMUNE DI XXXXXX (e non già ad opera di quello dell’ente locale attore) viene fatto riferimento, peraltro in termini di espressione di un mero auspicio verso la possibilità di una rapida definizione della vicenda, al fatto che l’impegno assunto, nei sensi già sopra precisati, dal legale rappresentante dell’ente locale attore potesse risolversi nella corresponsione delle somme suddette.

Trattasi, dunque, di espressione che, proprio in ragione della sua provenienza da soggetto diverso da quello che impersonava l’organo preposto a manifestare all’esterno la volontà dell’ente pubblico COMUNE DI KKKKK  (odierno istante) non possono considerarsi valevoli a rappresentare una volontaria assunzione, da parte di quest’ultimo, dell’obbligazione avente ad oggetto il pagamento delle somme dovute da parte dei soggetti privati resisi responsabili dell’abusiva captazione di acqua.

In definitiva, alla luce delle difese e della documentazione prodotta dall’ente pubblico convenuto (nell’ambito della quale cui deve includersi anche l’avviso pubblico alla cittadinanza del COMUNE DI KKKKK  del 29 ottobre 2004, in cui si fa espresso riferimento ad accertamenti in corso da parte del COMUNE DI XXXXXX al fine di vigilare su presunti allacciamenti abusivi alla rete idrica appartenente allo stesso), risulta chiaro come quest’ultimo abbia richiesto ed intimato al COMUNE DI KKKKK  il pagamento di somme di denaro che, sempre che queste ultime fossero state dimostrate nel loro ammontare, avrebbe dovuto costituire oggetto di un’obbligazione gravante solo ed esclusivamente a carico di coloro che avevano posto in essere il comportamento illecito più volte sopra indicato.

Si è trattato, dunque, di un’estensione soggettiva di responsabilità operata, da parte del COMUNE DI XXXXXX, in modo del tutto arbitrario ed, inoltre, non consentita da alcuna disposizione normativa tra quelle presenti nel nostro ordinamento giuridico, cosicché anche la domanda risarcitoria da quest’ultimo proposta, in via riconvenzionale, non può trovare accoglimento, proprio in quanto diretta contro soggetto giuridico che, per stessa documentazione prodotta dal convenuto, non può ritenersi responsabile dell’abusiva captazione di acqua consumata, ai danni di quest’ultimo, da parte soggetti portatori di interessi non suscettibili di essere ricondotti a quelli  propri del COMUNE DI KKKKK  e, specificamente, da parte di privati cittadini colpevoli, tra l’altro, di condotta idonea ad integrare gli estremi di fattispecie criminosa (peraltro già segnalata all’Autorità Giudiziaria dal convenuto, con la nota del 22 aprile 1995).   

Quanto alla domanda di ingiustificato arricchimento, non è chi non veda come quest’ultima debba ritenersi inammissibile per carenza del requisito della sussidiarietà, contemplato, com’è noto, dall’art. 2042 del Codice Civile, non avendo il COMUNE DI XXXXXX dimostrato di avere previamente esperito le azioni civili valevoli a conseguire tutela, avverso i soggetti concretamente responsabili dell’abusivo approvvigionamento idrico realizzato ai danni del predetto ente pubblico.

Ed invero, ai sensi della disposizione normativa sopra menzionata, l’azione di ingiustificato arricchimento non è proponibile allorquando il danneggiato possa esercitare altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito. Ne deriva che l’azione suddetta deve considerarsi inammissibile tutte le volte in cui al soggetto impoverito (ovvero che lamenti di aver subito un impoverimento) spetti altro rimedio, sebbene quest’ultimo sia eventualmente caduto in prescrizione o in decadenza (Cass. 5 aprile 2001, n. 5072). Tale soluzione risulta costantemente ribadita in giurisprudenza (cfr., in tal senso, Cass. 9 maggio 2002, n. 6647), anche nell’ipotesi, analoga a quella in esame, in cui il soggetto che possa essere convenuto mediante l’esercizio di altro rimedio giurisdizionale, sia diverso da quello che ha (ovvero che si assume avere) conseguito l’arricchimento senza causa (cfr., in tal senso, Cass. 27 giugno 1998, n. 6355; Cass. 15 luglio 2003, n. 11067).

Nella specie, dunque, è evidente come la Pubblica Amministrazione locale convenuta in giudizio, ben avrebbe potuto esercitare, nei riguardi dei privati cittadini responsabili dell’illecita captazione di acqua, quanto meno l’azione di responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2043 del Codice Civile, allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni (patrimoniali e non) subiti a seguito del comportamento illecito suddetto. Non avendolo fatto, la domanda di ingiustificato arricchimento, proposta in via riconvenzionale, deve necessariamente essere dichiarata inammissibile.

Peraltro, giova evidenziare come la suddetta domanda, oltre a condurre ad una declaratoria di inammissibilità per difetto del requisito previsto ex art. 2042 c. c., risulti altresì, nel merito, sfornita di qualsiasi sostegno probatorio e pertanto non accoglibile, dal momento che il COMUNE DI XXXXXX, da un lato, non ha prodotto documentazione valevole a comprovare l’illegittima riscossione di somme relative alla fornitura di acqua, realizzata dal COMUNE DI KKKKK  nei confronti di quei nuclei familiari approvvigionati grazie alla rete idrica del primo, dall’altro, si è limitato ad  avanzare, a tal fine, un’istanza, ai sensi dell’art. 210 del Codice di Procedura Civile, la quale, in quanto diretta a conseguire l’esibizione di “idonea documentazione contabile, quali le liste di carico per i canoni acqua di consumo, reflue e di depurazione, limitatamente ai contribuenti iscritti nei propri ruoli e residenti nelle zone di KKKKK  prive di rete idrica e forniti dall’approvvigionamento effettuato in danno della comparente.” (cfr., in tal senso, la comparsa di risposta depositata in cancelleria in data 30 novembre 2004, alla penultima pagina), risulta, con tutta evidenza, inammissibile, in quanto non avente ad oggetto documentazione specificamente indicata e, comunque, indispensabile ai fine della prova del fatto controverso (che deve ritenersi costituito non già dall’iscrizione a ruolo delle somme dovute dai contribuenti menzionati dalla difesa dell’ente pubblico convenuto, ma piuttosto dall’effettivo arricchimento conseguito dal COMUNE DI KKKKK , consistente nella concreta percezione delle somme suddette). Giova, al riguardo, rammentare come, secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (fino da epoca piuttosto risalente), l’azione generale di arricchimento sia data allorquando all’arricchimento ingiustificato di un soggetto corrisponda, con altrettanta mancanza di causa giustificativa, una proporzionale diminuzione patrimoniale di un altro soggetto, onde essa mira a rimuovere, nei limiti dell’arricchimento compiuto dal primo, il depauperamento subito dal secondo (cfr., in tal senso ed ex multis, Cass. 21 marzo 1962, n. 585).

Da ciò consegue il carattere di concretezza che l’arricchimento ingiustificato deve assumere, non potendo, alla luce di quanto appena osservato, riconoscersi il rimedio di cui si tratta, in presenza di un arricchimento meramente potenziale e di cui non risulti dimostrata l’effettiva verificazione.

Da ultimo, a mero titolo di completezza, appare opportuno porre in rilievo l’inconferenza delle questioni sollevate dalle parti nel corso del presente giudizio con riferimento alla mancata vocatio in ius della GEST LINE S. p. A. – Servizio Nazionale Riscossione Tributi Concessionaria per la Provincia di Napoli -. Ed invero, come chiarito da consolidata giurisprudenza di legittimità, nelle controversie come quella in esame, la legittimazione passiva del concessionario del servizio di riscossione tributi sussiste se ed in quanto l’impugnazione si diriga contro vizi propri della cartella esattoriale ovvero del procedimento esecutivo, mentre deve senz’altro essere esclusa qualora i motivi di impugnazione attengano alla debenza del canone (cfr., in tal senso, Cass. 7 dicembre 2001, n. 15499), così come accade nel caso di specie in cui l’ente locale istante contesta il credito vantato dal COMUNE DI XXXXXX in ordine al pagamento dei canoni relativi alla somministrazione idrica.  Pertanto, il predetto ente territoriale deve essere ritenuto unico legittimato passivo rispetto all’azione proposta dal COMUNE DI KKKKK , cioè unico soggetto nei confronti del quale, dunque, e non già del concessionario del servizio di riscossione, deve operare l’accertamento richiesto in questa sede, in ordine all’attuale esistenza del diritto di credito vantato nei riguardi dell’attore in relazione alle somme già più volte sopra menzionate (cfr., in tal senso, sempre Cass. 7 dicembre 2001, n. 15499; cfr. altresì Cass. 24 giugno 2004, n. 11746, la quale proprio con riferimento ad una fattispecie avente ad oggetto il credito dell’ente comunale per il canone dell’acqua potabile, riscosso a mezzo del ruolo esattoriale, ha chiarito come nel caso di riscossione di un’entrata patrimoniale di un ente locale a mezzo dei ruoli del servizio di riscossione dei tributi, legittimato passivo, nel giudizio di opposizione avverso la cartella esattoriale emessa dal concessionario, è soltanto il comune e non anche il soggetto incaricato della riscossione, in quanto soltanto il comune è titolare della situazione sostanziale dedotta in giudizio, mentre il concessionario può considerarsi un mero destinatario del pagamento, ma non è contitolare del diritto di credito, la cui inesistenza costituisce l’oggetto della domanda di accertamento).

In definitiva, dalle considerazioni finora svolte deriva, senz’altro, il parziale accoglimento della domanda giudiziale formulata dal COMUNE DI KKKKK , con conseguente annullamento della cartella di pagamento opposta, limitatamente alla somma relativa al canone per la somministrazione di acqua potabile, sussistendo, come già detto, il difetto di giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria, in ordine al canone di depurazione delle acque reflue.

Infine, la domanda riconvenzionale proposta dalla Pubblica Amministrazione convenuta, a titolo di risarcimento danni, deve essere rigettata, mentre quella avanzata a titolo di ingiustificato arricchimento va dichiarata inammissibile.

Le spese di lite, che si liquidano come da dispositivo, seguono la soccombenza del convenuto COMUNE DI XXXXXX in misura esattamente proporzionale all’ammontare della somma corrispondente al canone non dovuto (tre quarti) e devono, quindi, essere compensate per la parte residua, stante la parziale fondatezza della questione pregiudiziale di rito, sollevata dalla predetta Pubblica Amministrazione locale ed attinente alla giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria, adita con il ricorso introduttivo del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale di Napoli, – Sezione distaccata di Frattamaggiore – definitivamente pronunziando sulla controversia civile promossa come in narrativa, così provvede:

•-dichiara, quanto alla domanda relativa al canone inerente al servizio di depurazione delle acque reflue, il proprio difetto di giurisdizione, per essere quest’ultima attribuita al giudice tributario;

•-revoca, limitatamente al predetto canone, la sospensione dell’efficacia esecutiva della cartella esattoriale impugnata, disposta con decreto emesso in data 13 ottobre 2004;

•-accoglie la domanda relativa al canone per la somministrazione di acqua potabile, proposta nei confronti del convenuto comune di xxxxxx e, per l’effetto, annulla la cartella di pagamento n. … notificata in data 26 agosto 2004 all’attore Comune di Kkkkk  e dichiara altresì non dovuto da quest’ultimo il pagamento della somma pari ad €. 33.757,96 (trentatremilasettecentocinquantasette/96) intimato con riferimento al canone già sopra indicato;

•-rigetta la domanda riconvenzionale proposta, dal convenuto comune di xxxxxx, a titolo di risarcimento danni;

•-dichiara inammissibile la domanda riconvenzionale proposta, dal convenuto comune di xxxxxx, a titolo di ingiustificato arricchimento;

•-dichiara compensate, tra le parti e nella misura di un quarto, le spese del presente giudizio;

•-condanna il convenuto comune di xxxxxx, in persona del sindaco pro tempore, al pagamento, in favore dell’attore comune di kkkkk , in persona del sindaco pro tempore, dei tre quarti delle spese del presente giudizio, che si liquidano, complessivamente, in € 3.000,00 (tremila/00), di cui € 1.350,00 (milletrecentocinquanta/00) per diritti ed € 1.650,00 (milleseicentocinquanta/00) per onorari di causa, oltre al rimborso spese generali, I.V.A. e Cassa Previdenza Avvocati come per legge.

sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege.

Così deciso in Frattamaggiore, lì 13 gennaio 2007.

 Il  Giudice monocratico

dott. Francesco Graziano

 

 

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