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Opposizione a precetto, art. 615 cpc, istanza sospensione titoli

TRIBUNALE DI NAPOLI, Sez. Frattamaggiore, ordinanza del 3 aprile 2009. Opposizione a precetto – abusivo riempimento di cambiale – istanza sospensione efficacia esecutiva dei titoli – pignoramento – potere di sospendere l’esecutività del titolo – rapporti fra giudice dell’opposizione a precetto e giudice dell’esecuzione – L. 80/2005 e L. 52/2006 – mancata proposizione querela di falso – rigetto istanza sospensione – cambiali in garanzia di un corrispettivo concordato – mancanza prova conclusione accordo – mancanza fumus boni iuris

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   OPPOSIZIONE A PRECETTO 
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ISTANZA SOSPENSIONE EFFICACIA CAMBIALE –  ABUSIVO RIEMPIMENTO TITOLI – MANCATA PROPOSIZIONE QUERELA DI FALSO – RIGETTO
 – Art. 615, 1° co, c.p.c. -
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[TRIBUNALE DI NAPOLI, Sez. di Frattamaggiore,  
Dott. Francesco Graziano, ordinanza del 3 aprile 2009]
 
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Opposizione a precetto – dedotto, abusivo riempimento di cambiale – istanza sospensione dell’efficacia esecutiva dei titoli di credito (cambiali) posti a fondamento dell’esecuzione preannunciata con il precetto opposto – pignoramento – potere di sospendere l’esecutività del titolo – rapporti fra giudice dell’opposizione a precetto e giudice dell’esecuzione – L. 14/5/2005 n. 80 e L. 24/2/2006 n. 52 –  mancata proposizione della querela di falso, strumento necessario per denunziare l’abusivo riempimento absque pactis o sine pactis – rigetto istanza art. 615, 1° co., c.p.c.  – cambiali in garanzia di un corrispettivo concordato – mancanza prova conclusione accordo – mancanza fumus boni iuris dell’istanza di sospensione
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Nell’Ordinanza:
 
>> … oggi si deve ritenere che l’inizio della esecuzione non inibisca il potere generale attribuito al giudice dell’opposizione a precetto, così come la decisione di tal giudice non esime il giudice dell’esecuzione ad esprimersi sull’istanza dinanzi a questi avanzata.
Il giudice dell’esecuzione, quindi, è titolare di un potere di sospensione dell’esecuzione che non deve peraltro sottostare alla sopravvenuta inefficacia esecutiva del titolo se disposto dal giudice dell’opposizione a precetto.
Ed invero, pur partendo dal presupposto dell’identità sostanziale e funzionale tra i due provvedimenti di sospensione, si deve ritenere che il giudice dell’esecuzione mantenga intatto il proprio potere sospensivo sia laddove il giudice dell’opposizione a precetto non si sia mai pronunciato in punto di sospensione, sia qualora abbia, invece, emesso un provvedimento; difatti, ove la decisione sia stata di rigetto, il debitore ben potrebbe proporre reclamo, se ancora in termini, peraltro invocando anche la sospensione da parte del giudice dell’esecuzione; qualora la decisione sia stata di accoglimento, invece, il giudice dell’esecuzione, a prescindere da qualsiasi istanza di parte, dovrebbe bloccare il processo esecutivo (trattandosi di prendere atto del provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo), ma potrebbe in ogni caso pronunciarsi egualmente sull’esistenza delle condizioni della sospensione.
Tale ragionamento trova il proprio fondamento nella considerazione che, a seguito della riforma dell’art. 624 cod. proc. civ., il giudice dell’esecuzione è titolare di un potere di sospensione suo proprio che non può ritenersi consumato o inibito dalla decisione del giudice dell’opposizione a precetto: si deve pensare che la decisione del primo giudice potrebbe essere ribaltata in sede di reclamo, ed il debitore potrebbe avvalersi, allora, della decisione del giudice dell’esecuzione. Parimenti, la riforma dell’art. 615 cod. proc. civ. ha attribuito un altrettanto generale potere sospensivo al giudice della opposizione preventiva, che non resta inibito, dunque, dall’inizio della esecuzione.
Riassumendo: l’attribuzione al giudice dell’opposizione a precetto della possibilità di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo, di incidere di conseguenza sul processo esecutivo, resta ferma anche se, nelle more della decisione, intervenga il pignoramento. Da questo momento sorge il medesimo potere sospensivo in capo al giudice dell’esecuzione. Le due decisioni si basano sui medesimi presupposti (fumus boni iuris e periculum in mora), ferma restando la possibilità della parte di introdurre con l’opposizione al pignoramento nuovi motivi non proposti nell’ambito dell’opposizione a precetto. 
Il processo esecutivo, così, si troverà a soggiacere alla pronuncia di due giudici, legato all’adozione adesiva alle tesi del ricorrente da parte di uno dei due organi giudicanti.
La decisione del giudice dell’opposizione al precetto non è in grado di inibire la decisione del giudice dell’esecuzione richiesta sui medesimi motivi, così come la decisione del secondo giudice che intervenga prima della decisione del giudice dell’opposizione (evento che dovrebbe risultare raro nella normalità dei casi) non impedirà al giudice dell’opposizione preventiva di decidere in merito ad una istanza legittimamente proposta.
Naturalmente, se investiti delle cause risultino essere giudici appartenenti al medesimo ufficio giudiziario, si porrà, successivamente all’adozione del provvedimento che decide sulla domanda di sospensione, un problema di eventuale riunione delle cause.
Qualora, invece, siano investiti uffici giudiziari diversi, si porrà un problema di litispendenza. Sul punto, il giudice dell’esecuzione, emesso il provvedimento relativo alla prosecuzione o meno del processo esecutivo, dovrà valutare, quindi, se sussista identità di causa con quella precedentemente proposta per opporsi al precetto. …  .
 
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IL TRIBUNALE DI NAPOLI
SEZIONE DISTACCATA DI FRATTAMAGGIORE
 
nella persona del GIUDICE ISTRUTTORE dott. Francesco Graziano,ha pronunciato la seguente

 

 
 
 
 
 
 
 
 
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