Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

TAR Campania , Sez. VI , sentenza del 20 febbraio 2018 – – – Stranieri – Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, per sé e per i figli minori

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STRANIERI

TAR Campania , Sez. VI , sentenza del 20 febbraio 2018

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Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, per sé e per i figli minori

“la valutazione comparativa richiesta dagli artt. 4 e 5 del d.lgs. 286/1998, qualora l’intero nucleo familiare dello straniero sia radicato in Italia e non vi sia alcun legame nel Paese d’origine, non può limitarsi a postulare la prevalenza delle esigenze di tutela della collettività, in ragione delle caratteristiche del reato commesso, ma deve anche formulare un giudizio prognostico ex ante circa la verosimile probabilità che la condotta illecita sia reiterata dallo stesso trasgressore con la conseguente diffusione di un ulteriore allarme sociale (cfr. Cons. Stato, III, n. 4492/2016)”

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Sentenza

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso (…) proposto da:
Xxxx Zzzz, rappresentato e difeso dagli avvocati (…- …);
contro
Ministero dell’Interno, Questura Napoli, (…)

per l’annullamento del decreto del Questore di Napoli (…) emesso il …11.2016 e notificato il …01.2017, di respingimento dell’istanza di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo richiesto per sé e per i tre figli minori

(…).

FATTO e DIRITTO
Parte ricorrente – premesso che immigrava in Italia nel 2004 all’età di vent’anni e che qui costruito la sua famiglia sposandosi con un connazionale regolarmente soggiornate e avendo tre figli nati a Napoli ed inseriti nel permesso di soggiorno della madre sicché il nucleo familiare è fortemente radicato – impugna il provvedimento in epigrafe per insufficienza motivazionale non operando alcuna delle ulteriori valutazioni richieste al comma 4, art. 9 t.u. immigrazione, nè valutando e bilanciando le circostanze di cui all’articolo 5, comma 5, per. 2^, t.u.
Il ricorso è fondato e va accolto nei limiti e per le ragioni che seguono.
Il Collegio si uniforma al principio (ribadito, nel presente giudizio, dal Consiglio di Stato in sede di appello cautelare con ord. n …/2017) secondo il quale la valutazione comparativa richiesta dagli artt. 4 e 5 del d.lgs. 286/1998, qualora l’intero nucleo familiare dello straniero sia radicato in Italia e non vi sia alcun legame nel Paese d’origine, non può limitarsi a postulare la prevalenza delle esigenze di tutela della collettività, in ragione delle caratteristiche del reato commesso, ma deve anche formulare un giudizio prognostico ex ante circa la verosimile probabilità che la condotta illecita sia reiterata dallo stesso trasgressore con la conseguente diffusione di un ulteriore allarme sociale (cfr. Cons. Stato, III, n. 4492/2016). Nel caso in esame, detto principio non è stato applicato (o, quanto meno, il provvedimento impugnato non contiene al riguardo un’adeguata motivazione).

Infatti, da un lato gli elementi di fatto esposti e documentati dalla parte ricorrente non sono stati confutati. Dall’altro, nessun elemento oggettivo, oltre alla condanna, è stato prospettato e tantomeno documentato a carico della parte ricorrente, e, soprattutto, è mancata la valutazione comparativa richiesta dalla norma.
Deve pertanto concludersi che il diniego, al di là delle formule stereotipe, non evidenzia che gli elementi forniti dalla ricorrente, alla luce della sua decennale permanenza in Italia e del coinvolgimento nella richiesta di rinnovo dei suoi tre figli minori, siano stati specificamente considerati e ponderati.
Tuttavia, si ripete, l’esistenza di precedenti penali, per quanto relativa ad un reato grave e tale da comportare allarme sociale, non è ritenuta dall’art. 5, comma 5, cit., di per sé sufficiente a giustificare il diniego, così esonerando dall’onere di ulteriore motivazione, qualora sussistano legami familiari ed una stabile permanenza in Italia.
Il ricorso deve pertanto essere accolto, con annullamento del diniego impugnato, fatta salva, come emerso già in sede di appello cautelare, la potestà dell’amministrazione di adottare ulteriori atti, essendo la Questura conseguentemente tenuta a rivalutare la posizione della ricorrente e ad adottare riguardo all’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno un nuovo motivato provvedimento.
Considerata la natura e l’esito della controversia, le spese del giudizio possono essere compensate.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 7 febbraio 2018 con l’intervento dei magistrati:
Paolo Passoni, Presidente
Carlo Buonauro, Consigliere, Estensore
Paola Palmarini, Consigliere
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