Procura: difetto, mancanza, invito a produrre atto mancante

[Cassazione, Sez. III  Civile, sentenza n. 19169 dell’11 settembre 2014] Procura speciale a margine ricorso per Cassazione – tenore letterale – sua validità  // mancata impugnazione difetto di procura – non può costituire giudicato interno  // procura a margine atto di precetto non prodotta nel giudizio di appello – obbligo del giudice di invito a produrre atto mancante 

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PROCESSO CIVILE – MANDATO – PROCURA ALLE LITI

[Cassazione, Sez. III Civile, sentenza n. 19169 dell’11 settembre 2014]

 

Procura speciale a margine ricorso per Cassazione – tenore letterale – sua validità 

Mancata impugnazione difetto di procura – non può costituire giudicato interno

Procura a margine atto di precetto non prodotta nel giudizio di appello – obbligo del giudice di invito a produrre atto mancante 

La Suprema Corte con la sentenza dell’11 settembre ha affermato quanto segue:

[Va fatta applicazione del principio per il quale “in relazione al requisito della specialità del mandato alle liti conferito per la proposizione di ricorso per Cassazione, l’apposizione del mandato a margine del ricorso già redatto esclude ogni dubbio sulla volontà della parte di proporlo, quale che sia il tenore letterale dei termini usati nella redazione dell’atto, con la conseguenza che, in questi casi, il ricorso va dichiarato ammissibile, anche qualora la procura sia redatta in termini generici o siano stati utilizzati timbri predisposti per altre evenienze” (così Cass. S.U. n. 12615/98 e numerose altre successive, tra cui, da ultimo, Cass. Ord. N. 21205/13).
La procura apposta sul presente ricorso, autenticata da avvocato iscritto all’albo dei cassazionisti, deve ritenersi ‘speciale’ ai sensi dell’art. 365 cod.proc.civ. proprio in quanto incorporata ad esso e posta a margine dell’impugnazione (art. 83, comma terzo, cod.proc.civ.), anche se il timbro prestampato nell’atto prevede che la rappresentanza processuale è conferita al difensore “nel presente giudizio in ogni stato e grado, ivi compresa la successiva fase esecutiva”.]

[La sussistenza della procura abilitante il difensore a proporre il gravame, non può costituire oggetto di giudicato interno , che comporterebbe la preclusione per il giudice d’appello di procedere alla relativa verifica. Trattasi infatti di accertamento che va compiuto necessariamente dal giudice di secondo grado, in quanto inerente alla legittimazione a proporre l’impugnazione.]

[Va fatta applicazione del principio, che questa Corte ha da tempo affermato con riguardo alla procura per atto notarile, per il quale nel caso di omesso deposito della procura generale ad lites, che sia stata semplicemente enunciata o richiamata negli atti della parte, il giudice è tenuto, in adempimento del dovere impostogli dall’art. 182 cod.proc.civ., ad invitarla a produrre il documento mancante, e tale invito può e deve essere fatto, in qualsiasi momento anche dal giudice d’appello e solo in esito ad esso il giudice deve adottare le conseguenti determinazioni circa la costituzione della parte in giudizio (così già Cass. N. 7490/95 e n. 10382/98, nonché Cass. N. 13434/02 e n. 9915/06).
E’ vero peraltro che il principio risulta univocamente affermato con riguardo all’ipotesi della mancata produzione della procura generale alle liti, tanto che vi sono precedenti che ne hanno genericamente escluso l’applicazione, e le relative conseguenze, qualora la fattispecie fosse diversa (cfr. Cass. N. 1711/2000, nonché Cass. N. 22984/04), e, più specificamente, ne hanno escluso l’applicazione al caso di mancata produzione in giudizio di procura alle liti non rilasciata per atto di notaio (cfr. Cass. N. 28942/08, per la quale “il mancato reperimento della procura alle liti non impone al giudice di disporre le opportune ricerche tramite la cancelleria e, in caso di insuccesso, concedere un termine per la ricostruzione del proprio fascicolo. Tale criterio, infatti, valido per la documentazione inclusa nel fascicolo di parte, non appare riferibile automaticamente alla procura, la quale deve preesistere alla costituzione della parte. Il giudice potrà concedere il termine nell’unico caso in cui la procura alle liti sia stata rilasciata per atto notarile, di cui può essere agevole produrre una copia”).
Tuttavia si tratta di un’eccezione che non ha alcun riscontro normativo, ed anzi va disattesa in ragione del disposto dell’art. 182 cod.proc.civ. come affermato nella motivazione di altra sentenza in cui era all’attenzione un caso analogo al presente (Cass. N. 9846/01), la lettera del primo comma dell’art. 182 cod.proc.civ., che impone al giudice di verificare d’ufficio la regolarità della costituzione delle parti e, quando occorre, di invitarle a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi, si distingue dalla lettera del secondo comma, poiché soltanto in quest’ultimo e non anche nel primo –nel testo della norma anteriore alla sostituzione apportata dall’art. 46, comma secondo, dalla legge n. 69 del 2009– viene riconosciuto al giudice un potere discrezionale per la concessione del termine per sanare il difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione.
La differenza tra le due ipotesi è evidente, sol che si consideri, con riferimento al caso in trattazione, relativo alla procura alle liti, che rientra nella previsione del primo comma l’ipotesi della procura rilasciata prima del giudizio, enunciata negli atti di causa e non prodotta, laddove rientrano nella previsione del secondo comma le ipotesi di mancata costituzione delle persone cui spetta la rappresentanza o l’assistenza e di mancato rilascio delle necessarie autorizzazioni (nonché, dopo la modifica normativa su citata, anche le ipotesi di nullità della procura al difensore, evidentemente diverse dall’ipotesi in cui la procura vi sia e sia valida, ma ne risulti soltanto l’omesso deposito agli atti di causa).
Peraltro le Sezioni Unite, chiamate a dirimere il contrasto interpretativo sulla portata del secondo comma, hanno affermato il principio per il quale “l’art.182, secondo comma, cod.proc.civ. (nel testo applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche introdotte dalla legge n. 69 del 2009), secondo cui il giudice che rilevi un difetto rappresentanza, assistenza, o autorizzazione ‘può’ assegnare un termine per la regolarizzazione della costituzione in giudizio, dev’essere interpretato, anche alla luce della modifica apportata dall’art. 46, comma secondo, della legge n. 69 del 2009, nel senso che il giudice ‘’deve’’ promuovere la sanatoria, in qualsiasi fase e grado del giudizio e indipendentemente dalle cause del predetto difetto, assegnando un termine alla parte che non vi abbia provveduto di sua iniziativa, con effetti ex tuc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali>> (Cass. S.U. n. 9217/10).
A maggior ragione, allora, va affermato il seguente principio di diritto:
“l’art. 182, primo comma, cod.proc. civ. (non interessato dalla modifica di cui alla legge n. 69 del 2009) va interpretato nel senso che il giudice che rilevi l’omesso deposito della procura speciale alle liti rilasciata, ai sensi dell’art. 83, comma terzo, cod.proc.civ., che sia stata semplicemente enunciata o richiamata negli atti della parte, è tenuto ad invitare quest’ultima a produrre l’atto mancante, e tale invito può e deve essere fatto, in qualsiasi momento, anche dal giudice d’appello e solo in esito ad esso il giudice deve adottare le conseguenti determinazioni circa la costituzione della parte in giudizio, reputandola invalida soltanto nel caso in cui l’invito sia rimasto infruttuoso”.
Il principio si pone in linea di continuità con l’altro, di recente affermato da questa Corte, nella sentenza n. 10123/11, per il quale quando nell’atto di riassunzione dopo declinatoria di competenza o nell’atto di costituzione del convenuto in riassunzione viene richiamata dal difensore la procura rilasciatagli nell’atto di costituzione davanti al giudice a quo (oppure la procura rilasciata con atto separato in quel giudizio ed ivi prodotta) e non venga prodotto in originale o in copia ( se l’originale trovasi nel fascicolo d’ufficio del giudice a quo, che la cancelleria ha l’obbligo di acquisire ai sensi dell’art. 126 disp. att. cod. proc. civ.) l’atto contenente la procura o la procura stessa, il giudice della riassunzione è tenuto, ove rilevi tale mancata produzione e, quindi, il difetto di costituzione, a formulare l’invito a regolarizzare la costituzione, non potendo considerare quest’ultima invalida e, quindi, contumace la parte in difetto di invito e ottemperanza ad esso ]

 

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