Responsabilità medica, relazioni tecniche dell’accusa e della difesa

Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, sentenza del 4 marzo 2020 – – – Responsabilità medica – Decesso di un paziente a causa di insufficienza cardiocircolatoria – Parità delle relazioni tecniche dell’accusa e della difesa

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Responsabilità medica

Decesso di un paziente a causa di insufficienza cardiocircolatoria – Responsabilità medica – Relazioni tecniche dell’accusa e della difesa. Una decisione che sancisce la parità tra relazioni tecniche dell’accusa e della difesa su circostanze non sempre valutate dalle linee guida

Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, sentenza n. 10175 del 4 marzo 2020

Una decisione che sancisce la parità tra relazioni tecniche dell’accusa e della difesa su circostanze non sempre valutate dalle linee guida

 

A fronte di due pareri discordanti dei consulenti dell’accusa e della difesa su circostanze non espressamente valutate dalle linee guida, ma che hanno, tuttavia, caratterizzato il caso esaminato dal medico, la decisione dei giudici di merito che scelga tra le due posizioni non può fondarsi sul mero rinvio alle linee guida, che non contemplano e non valutano dette circostanze e che, proprio perchè elaborate in via astratta, non possono esaurire tutte le situazioni concrete.

Una cardiologa era stata condannata in primo e secondo grado per aver cagionato il decesso di un paziente a causa di insufficienza cardiocircolatoria acuta da trombo embolia polmonare massiva per trombosi venosa profonda. L’accusa era quella di aver omesso con imprudenza e negligenza, la prescrizione e somministrazione di adeguata terapia profilattica antitrombotica a base di derivati eparinici, terapia che, se tempestivamente somministrata, avrebbe potuto scongiurare l’evento.

La Suprema Corte annulla la sentenza evidenziando la mancanza di nesso causale tra la condotta del sanitario e il decesso sopravvenuto, sottolineando come nel reato colposo omissivo improprio il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica che tenga conto delle contingenze significative del caso concreto, quali:
a) l’andamento della patologia in concreto accertata;
b) l’efficacia delle terapie;
c) i fattori che solitamente influenzano il successo degli sforzi terapeutici.
In particolare, i Giudici di merito sono stati censurati non solo per aver trascurato di valutare – nell’accertamento del nesso causale – le condizioni specifiche della paziente (età ed altre patologie accertate tra cui la sincope che aveva determinato il ricovero, il diabete mellito di tipo 2, la gastrite cronica, la ipertensione, ed altre circostanze temporali ) ma soprattutto per aver preferito la consulenza dell’accusa con la quale si operava un astratto rinvio alle linee guida che nella specie non valutavano le circostanze del caso concreto.
Tanto statuito, i Giudici Ermellini hanno chiesto al giudice di merito – in sede di rinvio – di dover spiegare, in base alle leggi scientifiche adattate alle peculiarità del caso concreto, le ragioni che lo inducevano a scegliere tra le contrapposte posizioni dei consulenti dando conto non solo della scelta adottata ma anche del contenuto della tesi disattesa e delle contro-deduzioni.

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