Riconoscimento cittadinanza italiana iure sanguinis, annullamento

Tribunale di Nola, decreto del 10 maggio 2017 – – – Stranieri. Cittadinanza italiana iure sanguinis (a discendente di cittadino italiano emigrato in Brasile) – requisiti – P.A. (Comune di …) – gravi difetti nel procedimento di riconoscimento della cittadinanza – emissione decreto di annullamento – impugnazione – infondatezza

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STRANIERI

CITTADINANZA ITALIANA IURE SANGUINIS
(a discendente di cittadino italiano emigrato in Brasile)
Requisiti – P.A. (Comune di …) – gravi difetti nel procedimento di riconoscimento della cittadinanza – emissione decreto di annullamento – impugnazione – infondatezza 

Tribunale di Nola, Dott. Vincenza Barbalucca est., dott. Laura Alfano Giudice, dott. Sabrina Serrelli Giudice, decreto del 10 maggio 2017

La PA conserva sempre pieno potere discrezionale ad intervenire su un proprio atto anche con il ricorso all’autotutela, considerata la misura privilegiata e preferita per deflazionare il ricorso alla soluzione giudiziaria e snellire quindi la risoluzione delle questioni attinenti l’operato della PA. Inoltre di fronte ad atto nullo, la PA ai sensi della l. 241/1990 ha il compito quale atto dovuto di procedere in autotutela per eliminare l’atto viziato gravemente.

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Lo straniero rivendicante il riconoscimento della cittadinanza italiana, secondo le direttive della Circ. Min. n. K. 28.1 del 8.4.1991, deve produrre i seguenti documenti:
1) estratto per riassunto dell’atto di nascita dell’avo italiano emigrato all’estero, rilasciato dal comune italiano ove egli nacque (comprensivo di tutte le annotazioni ed ovviamente essenziali le eventuali annotazioni in ordine di perdita e/o riacquisto della cittadinanza italiana);
2) atti di nascita, in copia integrale, muniti di traduzione ufficiale italiana di tutti i suoi discendenti in linea retta, compreso quello della persona rivendicante il possesso della cittadinanza italiana;
3) atto di matrimonio, in copia integrale, dell’avo italiano emigrato all’estero, munito di traduzione ufficiale italiana se contratto all’estero;
4) atti di matrimonio, in copia integrale, dei suoi discendenti, in linea retta, compreso quello dei genitori della persona rivendicante il possesso della cittadinanza italiana;
5) atti di morte, in copia integrale, dell’avo italiano emigrato all’estero e dei discendenti;
6) certificato rilasciato dalle competenti Autorità dello Stato estero d’emigrazione, munito di traduzione ufficiale in lingua italiana attestante che l’avo italiano (indicando anche data e luogo di nascita), a suo tempo emigrato dall’Italia, non acquistò la cittadinanza dello stato estero d’emigrazione anteriormente alla nascita dell’ascendente dell’interessato.
Qualora l’ascendente italiano, nato in Italia ed emigrato all’estero, abbia utilizzato il proprio nome e cognome in forme diverse, ovvero le generalità dello stesso siano indicate in modo diverso negli atti relativi ai discendenti, è necessario che esse vengano tutte riportate nel predetto certificato.
7) certificato di residenza.
L’istanza, presentata in Italia, dovrà essere redatta su carta resa legale e i certificati forniti a corredo della medesima, ove rilasciati in Italia da Autorità italiane, dovranno essere prodotti in conformità con le disposizioni vigenti in materia di bollo.
I certificati rilasciati da Autorità straniere dovranno essere redatti su carta semplice ed opportunamente legalizzati dalla competente Autorità Italiana presente sul territorio estero (Ambasciata o Consolato Generale di Prima Categoria) salvo che non sia previsto l’esonero della legalizzazione in base a convenzioni internazionali ratificate in Italia.
I medesimi documenti dovranno essere muniti di traduzione ufficiale in lingua italiana.
L’ufficio, qualora ne ravvisi la necessità al fine dell’accertamento della discendenza jure sanguinis, si riserva la facoltà di richiedere la documentazione integrativa che di caso in caso si rendesse necessaria .
In sostanza, i requisiti da provare sono: a) la discendenza; b) l’assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza; c) la mancata naturalizzazione straniera da parte dell’avo, quantomeno prima della nascita di suo/a figlio/a; d) l’assenza di dichiarazioni di rinuncia alla cittadinanza italiana da parte dei suoi discendenti.

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Testo:
TRIBUNALE ORDINARIO DI NOLA
II SEZIONE CIVILE
IL TRIBUNALE in composizione collegiale nella persona dei magistrati
dott. VINCENZA BARBALUCCA Presidente est.
dott. LAURA ALFANO Giudice
dott. SABRINA SERRELLI Giudice
ha pronunciato il seguente
DECRETO
Nella causa civile iscritta al n. …/2016 avente per oggetto:
ricorso avverso decreto n. …/2016 del Comune di Ssss
vertente tra:
TIZIA AXX BXX ( Tizia Cxx Bxx ) n. … Brasile …1976 rapp.tata e difesa dall’avv. V. Dxx e avv. B. Dxx
(Ricorrente)
E
COMUNE di SSSS in persona del sindaco p/t dott. Fxx rapp.tato e difeso dall’avv. Gxx
(Resistente)
-Esaminato il ricorso depositato in data 19.12.2016 dalla ricorrente sopra epigrafata tendente ad ottenere la declaratoria di nullità del decreto n. …/2016 emesso dal Comune di Ssss con il quale si annullava il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis in capo alla ricorrente per assunta manifesta infondatezza, vista la prova documentale prodotta;
-Esaminati i rilievi svolti da parte resistente che concludeva per il rigetto del ricorso;
Osserva quanto segue in punto di
DIRITTO
La ricorrente esponeva in ricorso di essere discendente da cittadini italiani, emigrati in Brasile, di aver contratto matrimonio con cittadino brasiliano da cui divorziava, nonché altro matrimonio sempre con un cittadino brasiliano da cui pure divorziava. La ricorrente dichiarava di vantare la cittadinanza italiana per discendenza ininterrotta (capostipite: Tizia Hxx, di padre Lxx, di madre Mxx Nxx, che sposava Oxx Pxx , da cui nasceva Tizia Qxx, questi sposato con Rxx Sxx, brasiliana, da cui nasceva Txx Tizia che a sua volta contraeva matrimonio con Cxx Vvv Aaa, da cui nasceva in data 13.7.1976 la odierna ricorrente).
Il decreto oggetto della presente impugnativa emesso in autotutela dal Comune di Ssss si basava sulle seguenti motivazioni:
-Procedimento penale n. …/2015 innanzi al Tribunale di Nola relativo al sequestro di nn. 6 fascicoli afferenti il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, non riguardanti in ogni caso la odierna ricorrente;
a)- Nomina di nuovo Responsabile nell’Ufficio di Stato Civile;
b)- Riscontro di incongruità in atti di stato civile;
c)- Con particolare riferimento alla iscrizione anagrafica della ricorrente risultavano delle irritualità formali e precisamente: dichiarazione di ospitalità intestata a tale Uxx Vxx priva di firma e registrazione presso Comando di Polizia Municipale, fotocopie non autenticate di due pagine del passaporto brasiliano della odierna ricorrente, nella fase di iscrizione anagrafica risultavano mancanti la valida dichiarazione di ospitalità, certificato di idoneità alloggiativa, codice fiscale, verbale di accertamento di dimora abitualmente compilato, nonché dichiarazione di accettazione nel proprio stato di famiglia a firma dell’intestatario del foglio sig. De Zxx Xxx , non risulta effettuata la verifica della naturalizzazione dell’avo originariamente investito dello status di cittadino italiano, risulta mancante l’atto di nascita del figlio di questo avo cioè Qxx.
Insomma il decreto oggetto di impugnativa evidenziava la sussistenza di vizi formali nel procedimento di registrazione dell’atto non sussistendo tutti i documenti richiesti per la istruttoria attestanti l’assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza oltre che sulla prova della discendenza dall’avo italiano emigrato all’estero.
La ricorrente deduce di aver compulsato anche il Consolato di Rio de Janeiro in merito alle contestate omissioni: il Consolato si pronunciava negativamente in merito alle stesse.
Il Comune dava quindi luogo ad un procedimento per riesaminare il procedimento.
La ricorrente infine deduceva di ricevere grave nocumento dal mancato riconoscimento della cittadinanza italiana svolgendo attività di consulente in un’azienda, la ZZZZ che opera in tutto il mondo.
I motivi della impugnativa erano i seguenti:
a)- Il Comune ha proceduto all’annullamento senza fare le dovute ricerche tramite Consolato in merito alla effettiva presentazione di tutti i documenti richiesti dalla legge e specificamente quelli indicati dalla circolare K. 28.1 del Ministero dell’Interno, evidenziando che i documenti inviati dal Consolato erano stati a loro trasmessi al Consolato dal Comune che lamentava in secondo momento la mancanza.
b)- Risulta che il Consolato ha inviato al Comune due fondamentali documenti ai fini del procedimento per riconoscimento della cittadinanza e cioè la mancata naturalizzazione dell’avo originariamente investito dello status di cittadino italiano ossia Tizia Hxx e l’atto di nascita del di lui figlio Tizia Yxx, atti a loro volta pervenuti dal Comune di Ssss.
La ricorrente quindi deduceva che alcuna mancanza od omissione è imputabile alla stessa ragion per cui eventuali mancanze vanno imputate ai responsabili degli Uffici e non al cittadino.
Il Comune di Ssss costituito eccepiva la sussistenza di gravi difetti nel procedimento per la registrazione anagrafica ai fini del riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis .
In successive memorie integrative parte ricorrente deduceva la nullità del decreto …/2016 del Comune in quanto solo con ricorso al Giudice ordinario è possibile modificare un atto amministrativo e non ricorrendo all’autotutela come nel caso di specie.
In merito a tale questione preliminare il Tribunale ritiene che sia destituita di fondamento in quanto la PA conserva sempre pieno potere discrezionale ad intervenire su un proprio atto anche con il ricorso all’autotutela, considerata la misura privilegiata e preferita per deflazionare il ricorso alla soluzione giudiziaria e snellire quindi la risoluzione delle questioni attinenti l’operato della PA. Inoltre di fronte ad atto nullo, la PA ai sensi della l. 241/1990 ha il compito quale atto dovuto di procedere in autotutela per eliminare l’atto viziato gravemente.
Passando al merito della questione si osserva in punto di diritto quanto segue.
La legge sulla cittadinanza (L. 5 febbraio 1992 n. 91[1]), nell’abrogare la precedente L. 555/1912, ne ha mantenuto il principio-guida dello jus sanguinis (= diritto per discendenza) in ordine al riconoscimento della cittadinanza italiana, lasciando in posizione di residualità il principio dello jus soli (= diritto per nascita sul territorio dello Stato).
A norma dell’art. 1 della L. 91/92 è quindi riconosciuto cittadino italiano “il figlio di padre o di madre cittadini”. Riconoscimento, questo, che consiste nell’attribuzione non ex novo bensì dalla nascita, in quanto ricognizione del possesso dello status civitatis derivato al soggetto in virtù della discendenza da un cittadino italiano per nascita.
In sede di applicazione pratica della norma, il cittadino straniero discendente da emigrato italiano si vede riconoscere la cittadinanza italiana inevitabilmente secondo un procedimento a ritroso: ove un genitore (padre o madre) siano riconosciuti cittadini italiani, anch’egli godrà del medesimo status. Tuttavia, a seguito del fenomeno di emigrazione che ha colpito soprattutto il nostro meridione nel secolo scorso, precipuamente verso il continente sudamericano, il procedimento di riconoscimento a ritroso della cittadinanza necessariamente si sviluppa sovente in più passaggi generazionali. Ad esempio, nel caso in cui il più prossimo ascendente italiano sia, in ipotesi, un bisnonno, occorrerà riconoscere la cittadinanza jure sanguinis al di lui figlio (nonno dell’interessato), seppur nato in terra straniera (e quindi straniero per nascita). Allo stesso modo, la cittadinanza italiana si trasmetterà al figlio del nonno, ossia al genitore dell’interessato. E così, accertata la cittadinanza italiana del genitore, anche al figlio potrà essere applicato l’art. 1 della Legge.
Sotto il profilo operativo, lo straniero che intenda vedersi riconoscere la cittadinanza italiana deve quindi, documentare e far certificare la cittadinanza dei propri ascendenti, uno per uno, risalendo nelle generazioni sino all’avo (emigrato) di nascita italiana. Ciò comporta, intuitivamente, la necessità di ricostruzione documentale di tutti i singoli passaggi nell’albero genealogico, non senza difficoltà: dopo aver accertato eventuali variazioni nei nomi, talora mal trascritti, talora deformati dalla lingua del paese di emigrazione, occorre acquisire la documentazione anagrafica di tutti gli ascendenti (per comprovare la continuità genealogica) e, in particolare dell’avo italiano la cui documentazione, però, è rimasta in Italia, presso il comune di nascita. Senonché la ricerca del documento cartaceo di vecchia data (per il quale non ha luogo parlare di informatizzazione) è sovente ostacolata dalla dispersione degli archivi pubblici, vuoi in conseguenza di distruzione bellica degli uffici, vuoi per avvenuta soppressione o accorpamenti di municipalità; e deve così dirigersi verso altre fonti quali, ad esempio, gli archivi di Stato, gli archivi parrocchiali, gli archivi delle caserme dove l’avo ha prestato servizio militare; e così via, progredendo o bloccandosi a seconda della minore o maggiore dispersione dei documenti.
Il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis si è ancora più estesa per gli appartenenti a famiglia di antica origine italiana i quali siano nati dopo il 1° gennaio 1948 in quanto, a partire da tale data, debbono essere considerati, secondo il dettato della sentenza n. 30 del 9 Febbraio 1983 della Corte Costituzionale, cittadini italiani anche i figli nati da madre in possesso della cittadinanza italiana all’epoca della loro nascita ovvero riconosciuti dalla madre o la cui maternità sia stata giudizialmente dichiarata.
Ne consegue che pure i discendenti di nostra emigrante o di figlia di nostro emigrante sono da reputarsi cittadini italiani jure sanguinis per derivazione materna purchè nati dopo il 1° gennaio 1948, data d’entrata in vigore della Costituzione repubblicana.
Requisito fondamentale è quello di essere discendenti di emigrati italiani all’estero (i quali a loro volta non abbiano perduto la cittadinanza italiana).
Il procedimento prevede che lo straniero di origine italiana, residente all’estero, deve rivolgersi all’Autorità consolare italiana competente per luogo di residenza all’estero.
Se lo straniero di origine italiana è residente legalmente in Italia, chi intende ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, deve presentare domanda, in carta resa legale, al Sindaco del Comune di residenza.
Lo straniero rivendicante il riconoscimento della cittadinanza italiana, secondo le direttive della Circ. Min. n. K. 28.1 del 8.4.1991, deve produrre i seguenti documenti:
1) estratto per riassunto dell’atto di nascita dell’avo italiano emigrato all’estero, rilasciato dal comune italiano ove egli nacque (comprensivo di tutte le annotazioni ed ovviamente essenziali le eventuali annotazioni in ordine di perdita e/o riacquisto della cittadinanza italiana);
2) atti di nascita, in copia integrale, muniti di traduzione ufficiale italiana di tutti i suoi discendenti in linea retta, compreso quello della persona rivendicante il possesso della cittadinanza italiana;
3) atto di matrimonio, in copia integrale, dell’avo italiano emigrato all’estero, munito di traduzione ufficiale italiana se contratto all’estero;
4) atti di matrimonio, in copia integrale, dei suoi discendenti, in linea retta, compreso quello dei genitori della persona rivendicante il possesso della cittadinanza italiana;
5) atti di morte, in copia integrale, dell’avo italiano emigrato all’estero e dei discendenti;
6) certificato rilasciato dalle competenti Autorità dello Stato estero d’emigrazione, munito di traduzione ufficiale in lingua italiana attestante che l’avo italiano (indicando anche data e luogo di nascita), a suo tempo emigrato dall’Italia, non acquistò la cittadinanza dello stato estero d’emigrazione anteriormente alla nascita dell’ascendente dell’interessato.
Qualora l’ascendente italiano, nato in Italia ed emigrato all’estero, abbia utilizzato il proprio nome e cognome in forme diverse, ovvero le generalità dello stesso siano indicate in modo diverso negli atti relativi ai discendenti, è necessario che esse vengano tutte riportate nel predetto certificato.
7) certificato di residenza.
L’istanza, presentata in Italia, dovrà essere redatta su carta resa legale e i certificati forniti a corredo della medesima, ove rilasciati in Italia da Autorità italiane, dovranno essere prodotti in conformità con le disposizioni vigenti in materia di bollo.
I certificati rilasciati da Autorità straniere dovranno essere redatti su carta semplice ed opportunamente legalizzati dalla competente Autorità Italiana presente sul territorio estero (Ambasciata o Consolato Generale di Prima Categoria) salvo che non sia previsto l’esonero della legalizzazione in base a convenzioni internazionali ratificate in Italia.
I medesimi documenti dovranno essere muniti di traduzione ufficiale in lingua italiana.
L’ufficio, qualora ne ravvisi la necessità al fine dell’accertamento della discendenza jure sanguinis, si riserva la facoltà di richiedere la documentazione integrativa che di caso in caso si rendesse necessaria .
In sostanza, i requisiti da provare sono: a) la discendenza; b) l’assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza; c) la mancata naturalizzazione straniera da parte dell’avo, quantomeno prima della nascita di suo/a figlio/a; d) l’assenza di dichiarazioni di rinuncia alla cittadinanza italiana da parte dei suoi discendenti.
Inoltre la Circolare K. 28.1 chiarisce che, “allo scopo di poter accertare in modo compiuto il mancato esercizio – da parte dei soggetti reclamanti il possesso della cittadinanza italiana – della facoltà di rinunziarvi… si rende necessario, da un lato, svolgere adeguate indagini presso il Comune italiano d’origine o di ultima residenza dell’avo italiano emigrato all’estero… e, dall’altro lato, contattare direttamente tutte le Rappresentanze consolari italiane competenti per le varie località estere ove gli individui in questione abbiano risieduto”. Ciò significa che, se l’avo italiano si era trasferito (parlando dell’Argentina), ad esempio, da Buenos Aires a Cordoba e poi a Mendoza, il certificato di cui al n. 6 dovrà essere richiesto a ciascun Consolato competente, nella cui giurisdizione ricade ogni singola località di residenza: e ciò non avviene d’ufficio, bensì su interessamento personale.
L’Ufficiale di stato civile, vagliata la documentazione in ordine alle certificazioni e alle indagini presso il comune italiano d’origine dell’avo, riscontrata la regolarità e la fondatezza della domanda, inoltra la richiesta di cittadinanza al Consolato italiano competente in base al luogo di nascita dell’interessato. Il Consolato, verificate le condizioni, emette il certificato di cui al p.to 6.
Compiuta l’istruttoria sulla scorta della documentazione presentata, a norma dell’art. 16 del DPR 12 ottobre 1993 n. 572 (Regolamento di esecuzione della L. 91/92) il Sindaco del comune di residenza (ovvero il Consolato italiano se la residenza è all’estero) emette la certificazione di cittadinanza e la trasmette all’Ufficiale di stato civile (comma 5) il quale, predisposta la trascrizione degli atti di stato civile, dà comunicazione della cittadinanza, oltre che all’interessato, anche alla Questura e al Ministero dell’Interno, Divisione Cittadinanza.
La Legge 91/1992 consente di presentare la domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana: 1) al Comune dove l’interessato risiede o intende stabilire la propria residenza; 2) all’Autorità diplomatica o consolare del luogo estero di residenza.
La Legge 91/1992, quindi, consente ma non impone la fissazione di una residenza del cittadino straniero in Italia. Il che equivale a dire che la previsione di una residenza in territorio italiano non è funzionalmente stabilita quale atto amministrativo prodromico al riconoscimento della cittadinanza, ben potendo il cittadino interessato adire il Consolato italiano competente in caso di sua residenza all’estero. Al contrario, la residenza in un Comune italiano è esclusivamente prevista ove l’interessato intenda far seguire l’istruttoria all’ufficio municipale, lasciando al Consolato la sola verifica che nessuno degli ascendenti emigrati abbia mai rinunciato all’originaria cittadinanza italiana; col vantaggio di vedersi riconoscere con meno ritardo il proprio diritto, attesa la maggior rapidità dell’istruttoria effettuata dai comuni rispetto a quella dei consolati. Da ciò discende che l’atto amministrativo di concessione della residenza è unicamente il passaggio solo eventuale di un iter amministrativo ma, in quanto privo di nesso teleologico rispetto al successivo atto amministrativo di riconoscimento della cittadinanza, non si pone come presupposto rispetto a quest’ultimo, rimanendo appunto la cittadinanza soggetta non alla residenza, bensì ai ben diversi presupposti dello jus sanguinis
Ebbene nel caso che ci occupa il Comune ha evidenziato che a seguito di un controllo formale da parte dell’ente su tutti i procedimenti di riconoscimento di cittadinanza italiana, in correlazione a procedimento penale intentato dalla Procura di Nola n. …/2015 rgnr sia nei confronti dell’ allora Ufficiale di Stato Civile poi destituito dal ruolo per falso in atto pubblico, sia nei confronti di soggetti stranieri che avevano attivato la procedura per riconoscimento di cittadinanza italiana (tra cui non vi era la Tizia), per il caso di specie, erano state constatate delle gravi anomalie procedimentali quali la mancanza di protocollo dei documenti rilevati nei fascicoli cartacei, la mancanza di certificati tradotti e legalizzati, la mancanza di formale istanza di concessione della cittadinanza italiana iure sanguinis da parte della Tizia, oltre altre irregolarità che davano luogo ad incompleta documentazione, quale la mancanza dell’atto di nascita dell’avo Tizia Yxx (tale ultimo documento in uno al certificato negativo di naturalizzazione dell’avo italiano emigrato all’estero risultano acquisiti solo nel 2017 quindi decisamente dopo il decreto oggetto di impugnativa )
Il Comune evidenzia altresì delle incongruenze e gravi incertezze nel fascicolo anagrafico. Infatti nella dichiarazione di residenza la ricorrente indicava via Pzzz Szzz n. 1 tale sito che di fatto corrisponde al giardino di una Chiesa, mentre l’Ufficiale Anagrafico fissa come residenza via Pzzz Szzz n. 2 . Inoltre dalle verifiche svolte emerge che la Tizia sarebbe stata ospite in Ssss del sig. De Zxx Xxx a sua volta ospite della sig. Wxx Mmm Tzz , che secondo la cennata ipotesi investigativa sarebbe stata a capo di una organizzazione volta a facilitare l’acquisto della cittadinanza italiana da parte di oriundi brasiliani semplificando le procedure di acquisto della residenza in Ssss e comuni limitrofi.
Insomma le precise contestazioni mosse dal Comune sia sotto il profilo della ritualità formale sia sotto il profilo della sussistenza dei requisiti sostanziali e della compiuta prova degli stessi, non risultano superati da alcun dedotto ma soprattutto da alcun elemento probatorio significativo da parte della ricorrente atto a suffragare il convincimento che il decreto di annullamento della cittadinanza n. … del 2016 sia illegittimo.
Ragion per cui vi è solo da asserire che il comportamento della PA non è censurabile.
Attesa la complessità della questione giuridica il Tribunale ritiene che sussistono equi motivi per compensare le spese di lite
PQM
rigetta il ricorso; spese compensate
Così deciso in Nola addì 10.5.2017
Il Presidente est. dott. Vincenza Barbalucca
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