Rimborso anticipazioni, solo se c’è approvazione

Corte di Appello di Napoli, Sez. II Civile, sentenza 08.10.2014 – – Condominio – amministratore – rimborso anticipazioni / Il rimborso delle anticipazioni spetta solo se l’anticipazione è stata legittimamente approvata


 

 

 

CONDOMINIO

Corte di Appello di Napoli, Sez. II Civile,
sentenza 08.10.2014

RIMBORSO ANTICIPAZIONI

“L’amministratore di condominio non ha – salvo quanto previsto dagli artt. 1130 e 1135 cod. civ in tema di lavori urgenti – un generale potere di spesa, in quanto spetta all’assemblea condominiale il compito generale non solo di approvare il conto consuntivo, ma anche di valutare l’opportunità delle spese sostenute dall’amministratore; ne consegue che, in assenza di una deliberazione dell’assemblea, l’amministratore non può esigere il rimborso delle anticipazioni da lui sostenute, perché, pur essendo il rapporto tra l’amministratore ed i condomini inquadrabile nella figura del mandato, il principio dell’art. 1720 cod. civ – secondo cui il mandante è tenuto a rimborsare le spese anticipate dal mandatario – deve essere coordinato con quelli in materia di condominio, secondo i quali il credito dell’amministratore non può considerarsi liquido né esigibile senza un preventivo controllo da parte, dell’assemblea (Sez. 2, Sentenza n. 14197 del 27/06/2011; Sez. 2. Sentenza n. 18084 del 20/08/2014).
Di conseguenza, l’amministratore avrebbe dovuto dimostrare rigorosamente le spese erogate, provando sia le forniture e i servizi ricevuti da terzi, sia di aver provveduto al pagamento, sia di aver personalmente fatto fronte con propri fondi a queste spese, che dovevano risultare superiori agli incassi”

“Il rimborso delle anticipazioni spetta solo se l’anticipazione è stata legittimamente approvata”

 

Testo:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Appello di Napoli – II Sezione Civile. in persona dei Magistrati:
1) dott.ssa Rosamaria Venuta- Presidente;
2) dott.ssa Rosaria Papa – Consigliere;
3) dotto Francesco Pastore – Consigliere rel.;
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nelle cause iscritte ai nn. 2650/07 e 2767/07 R.G. riservate in decisione all’udienza del 14.5.2014 e vertenti:
la prima
TRA
Caio A. (C.F. …) e Caio B. (CF. …) rapp.te e difese in virtù di mandato in atti dall’Avv.
Pinko B. presso il cui studio elett.tc domiciliano in Napoli alla via…;
APPELLANTI
E
Società s.p.a, rapp.ta e difesa, in virtù di mandato in atti, dall’ Avv.
Ax presso il cui studio elett.te domicilia in Napoli alla via …;
APPELLATA
E
ZZZZ A., ZZZZ B., ZZZZ C., ZZZZ D., ZZZZ E. e ZZZZ F. quali eredi di Bx R. rapp.ti e difesi, in virtù di mandato in atti, dagli Avv.ti Cxx C. e Dxx G. presso il cui studio elett.te domiciliano in Napoli alla via …..;
APPELLATI

E
Exx C. rapp.to e difeso, in virtù di mandato in atti. dall’ Avv. Fxx R. presso il cui studio elett.te domicilia in Napoli alla via …;
APPELLATO
E
• Gxx S. rapp.ta e difesa, in virtù di mandato in atti. dall’Avv. Hxx R. presso il cui studio elett.te domicilia in … (Na) alla via…;
APPELLATA
E
Lxx E.;
APPELLATA CONTUMACE
E
APPELLATA CONTUMACE
• Mxx F.;
APPELLATA CONTUMACE
E
• Oxx C.;
APPELLATO CONTUMACE
La seconda
TRA
Gxx S. rapp.ta e difesa, in virtù di mandato in atti, daIl’Avv. Hxx R. presso il cui studio elett.te domicilia in … (Na) alla via …
APPELLANTE

E
Società s.p.a. rapp.ta e difesa, in virtù di mandato in atti, dall’ Avv. Ax presso il cui studio elett.te domicilia in Napoli alla via …;
APPELLATA
E
• Caio A. e Caio B. rapp.te e difese in virtù di mandato in atti dall’ Avv. Pinko B. presso il cui studio elett.te domiciliano in Napoli al via …;
APPELLATE
E
ZZZZ A.. ZZZZ B. ZZZZ C., ZZZZ D. ZZZZ E. ZZZZ F. quale eredi di Bx R. rapp.ti e difesi, in virtù di mandato in atti, dagli Avv.ti Cxx C. e Dxx G. presso il cui studio elett.te domiciliano in Napoli alla via …;
APPELLATI
E
Exx C. rapp.to e difeso, in virtù di mandato in atti. daIl’Avv. Fxx R. presso il cui studio elett.te domicilia in Napoli alla via …;
APPELLATO
E
Lxx E.;
APPELLATA CONTUMACE
E
Pxx F.;

APPELLATA CONTUMACE
E
Mxx F.;
E
APPELLATA CONTUMACE
E
Oxx C.;
APPELLATO CONTUMACE
Oggetto: pagamento.
CONCLUSIONI: come da verbali di causa che si intendono integralmente richiamati e trascritti.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Nel giugno 2000, la Società s.p.a. conveniva in giudizio Caio A., Caio B., Tizio B., Lxx E., Pxx F.; Mxx F., Oxx C., Gxx S., Qxx C. erede Rxx E., Sxx S. erede Rxx E., Sxx F. erede Rxx E., in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli ed esponeva:
1 ) di avere amministrato il Condominio del fabbricato di via … in Napoli, effettuando notevoli anticipazioni per la gestione condominiale;
2) che nell’assemblea del 2.3.1999 i condomini avevano approvato i bilanci ed i riparti relativi agli anni dal 1992 al 1999, nonché lavori di restauro alle facciate del fabbricato per Lire 472.384.941;
3) di essere creditore dei singoli condomini convenuti delle somme specificate in citazione per ciascuno di essi.
Tanto premesso, chiedeva la condanna dei convenuti al pagamento di quanto dovuto, oltre interessi e rivalutazione.
Si costituivano Caio A. e Caio B. che chiedevano il rigetto della domanda, in via riconvenzionale, chiedevano condannarsi la Società spa al risarcimento dei danni morali e materiali ad essi arrecati per l’illecita condotta tenuta da Società. Chiamavano tuttavia in causa
Exx C., attuale amministratore del Condominio, al fine di essere garantite.
Con la sentenza. n. 5363/06 pubblicata in data 15.5.2006, il Tribunale di
Napoli accoglieva la domanda proposta dalla Società spa di Napoli e condannava Oxx C., Caio A. , Caio B.,
Gxx S., Pxx F., Lxx E., Tizio (così indicata in dispositivo, mentre in epigrafe della sentenza era indicata Tizio B.), Mxx F. nonché Qxx C., Sxx S. e Sxx F. quali eredi di Rxx E., al pagamento di quanto rispettivamente dovuto da ciascuno di essi.
Per quel che rileva, il primo giudice evidenziava che, pur essendo stata dichiarata nulla la delibera di approvazione del bilancio dalla quale sarebbe scaturito il diritto di parte attrice al conseguimento delle somme anticipate, il diritto alle restituzioni in favore dell’istante discendeva comunque dai principi del mandato ed in particolare dall’ art. 1720 c.c. Riteneva poi provato l’ammontare del credito rivendicato nei confronti di ciascun condomino in sostanziale applicazione del principio di non contestazione, osservando che “nessuna censura di segno concreto, specifico e circostanziato è stata mossa ai calcoli ed alle allegazioni prodotte dall’attrice a sostegno della domanda”.
Avverso tale sentenza, hanno proposto appello principale Caio A. e Caio B., nonché Gxx S.. In particolare le appellanti, constatato che, nelle more del giudizio, era deceduta la sig.ra Bx R. vedova ZZZZ, notificavano l’appello (tra il maggio ed il giugno del 2008) ai suoi eredi in epigrafe indicati.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Preliminarmente va dichiarata la contumacia di Lxx E., Pxx F., Mxx F. e Oxx C. ritualmente citati e non costituiti.
Con il primo motivo di appello, Caio A. e Caio B.. nonché Gxx S., censurano la sentenza di primo grado perché il Tribunale avrebbe errato nel ritenere che la Società spa abbia diritto alla restituzione delle anticipazioni, a norma dell’art. 1720 c.c. Il rimborso delle anticipazioni spetta solo se l’anticipazione è stata legittimamente approvata, mentre nella fattispecie di causa l’approvazione non c’è stata.
Ancora, il mandatario avrebbe violato l’obbligo impostogli dall’ art. 1713 c.c. di rendere il conto del proprio operato e rimettere tutto ciò che ha ricevuto a causa del mandato. Sotto diverso profilo, le appellanti sostengono che le somme pretese dalla Società non le erano dovute neppure quale rimborso di spese di manutenzione straordinaria urgente, essendo insussistente il presupposto dell’urgenza. Sicché, l’istante non aveva diritto alla ripetizione, neppure nella veste di maggior condomino anticipatario, non sussistendo i presupposti di cui all’art. 1134 c.c.
Con il secondo motivo di appello, le appellanti si dolgono della mancata ammissione della CTU contabile al fine di stabilire l’esatto ammontare del credito azionato, benché avessero mosso (con la memoria ex art. 184 c.p.c.) una specifica contestazione alla documentazione contabile esibita da controparte. Detta CTU si presentava necessaria anche in considerazione del fatto che tale documentazione era disordinata, illogica e contraddittoria. I motivi sono fondati nel limiti che si chiariranno.
L’amministratore di condominio non ha – salvo quanto previsto dagli artt. 1130 e 1135 cod. civ in tema di lavori urgenti – un generale potere di spesa, in quanto spetta all’assemblea condominiale il compito generale non solo di approvare il conto consuntivo, ma anche di valutare l’opportunità delle spese sostenute dall’amministratore; ne consegue che, in assenza di una deliberazione dell’assemblea, l’amministratore non può esigere il rimborso delle anticipazioni da lui sostenute, perché, pur essendo il rapporto tra l’amministratore ed i condomini inquadrabile nella figura del mandato, il principio dell’art. 1720 cod. civ – secondo cui il mandante è tenuto a rimborsare le spese anticipate dal mandatario – deve essere coordinato con quelli in materia di condominio, secondo i quali il credito dell’amministratore non può considerarsi liquido né esigibile senza un preventivo controllo da parte, dell’assemblea (Sez. 2, Sentenza n. 14197 del 27/06/2011; Sez. 2. Sentenza n. 18084 del 20/08/2014).
Di conseguenza, l’amministratore avrebbe dovuto dimostrare rigorosamente le spese erogate, provando sia le forniture e i servizi ricevuti da terzi, sia di aver provveduto al pagamento, sia di aver personalmente fatto fronte con propri fondi a queste spese, che dovevano risultare superiori agli incassi (Sez. 2, Sentenza n. 18084 del 20/08/2014 in motivazione). Tale onere probatorio non è stato adempiuto. Già sul piano delle allegazioni, l’attore omise di precisare quali erano le forniture ed i servizi di cui assumeva avere anticipato i corrispettivi e come aveva determinato l’ammontare del preteso credito. Neppure chiari come avesse concretamente quantificato il debito di ciascuno dei condomini convenuti. Inoltre, come evidenziato dalle appellanti la Società spa depositò una gran mole di documenti contabili relativi agli anni in cui aveva ricoperto l’incarico di amministratore, senza alcuno specifico e pertinente riferimento all’ammontare del credito che tali documenti avrebbero dovuto provare e senza comunque dimostrare di aver fronteggiato gli esborsi con fondi propri. Sicché, una eventuale CTU avrebbe avuto una inammissibile finalità esplorativa, surrogatoria delle allegazioni insufficienti e delle carenze probatorie. Per questo motivo, il tribunale ha anche errato allorché ha ritenuto provato il quantum del credito azionato perché “nessuna censura di segno concreto, specifico e circostanziato è stata mossa ai calcoli ed alle allegazioni prodotti dall’attrice a sostegno della domanda “, posto che, come detto la società attrice non fece nessuna specifica allegazione e nessun calcolo.
Con il terzo motivo di appello, le (sole)appellanti Caio sostengono, che il Tribunale ha errato nel rigettare la domanda riconvenzionale da esse proposta, in quanto sfornita di prova. E ciò sia perché l’inadempimento di Società agli obblighi professionali era provato documentalmente; sia perché il tribunale ha immotivatamente rigettato la istanza di ammissione di prova testimoniale e di interrogatorio formale dell’amministratore. E non ha neppure fatto ricorso al giuramento suppletorio, il motivo è infondato.
Le sigg.re Caio denunciarono un illecito comportamento della Società spa perpetrato nei confronti del condominio e dei singoli condomini che aveva provocato loro danni morali e materiali. Avrebbero voluto provare tale assunto attraverso due capi di prova aventi ad oggetto la circostanza che: A) “… il Condominio … tra il 1997 ed il 2000 versava in stato di abbandono per costante inadempimento ai suoi doveri di amministratore della Società spa … e per l’inadempimento dei doveri di controllo sul custode dello stabile..”; B) ” … tra il 1997 ed il 2000 … durante le ore dello stabile meriggio e della mattina nei giorni feriali, il portiere … era assente … ed il Condominio si presentava sporco e nel cortile sostavano motocicli …” (cfr. memoria ex art. 184 cpc depositata il 30.9.2003). Appare evidente che, quand’anche queste circostanze fossero state dimostrate, esse non avrebbero provato l’esistenza di danni patrimoniali e/o non patrimoniali in capo alle attuali appellanti. Va quindi confermata la decisione di rigetto per mancanza di prova.
Con il quarto motivo di appello, le appellanti Caio deducono che il tribunale avrebbe dovuto dichiarare inammissibile la domanda, in quanto la stessa andava rivolta nei confronti del Condominio e non dei singoli
condomini. In ogni caso, avrebbe dovuto riconoscere la responsabilità dell’attuale amministratore Exx C., condannandolo a garantirle degli esborsi da esse dovute alla Società spa.
Il motivo, nella sua prima parte, è assorbito dall’accoglimento dei primi due motivi di appello. Per quanto riguarda la domanda contro Exx C. si dirà in seguito.
Gli eredi di Bx R. hanno eccepito che la Società spa di Napoli nella citazione di primo grado aveva indicato tra i condomini morosi la sig.ra Tizio per la somma di € 3.121.224. E dopo tale dichiarazione, aveva citato la sig.ra Tizio B. vedova ZZZZ che è un nominativo che a Napoli non esiste. Di conseguenza, la sig.ra Tizio B. non sarebbe mai stata convenuta in giudizio.
Peraltro, il Tribunale condannò tale sig.ra Tizio anch’essa mai convenuta in lite.
Il corollario di tale, ragionamento, secondo gli eredi Bx R. è che loro difettano di legittimazione passiva nel presente giudizio sicché andrebbe rigettata ogni domanda svolta nei loro confronti. Eccepiscono anche
che il litisconsorzio non è integro, in quanto la sig.ra Tizio aveva un’altra figlia (erede), ZZZZ M. P., non citata in appello. Infine, evidenziano che l’appartamento sito nel Condominio di via … era, in origine, di proprietà del loro genitore ZZZZ V., deceduto il 22.12.1975. Pertanto, la proprietà dell’immobile si trasferì alla moglie (Bx R.) e agli otto figli legittimi che avrebbero dovuto partecipare al giudizio di primo grado, quali litisconsorti necessari. Per questo motivo, la sentenza di primo grado sarebbe nulla e la causa andrebbe rimessa al primo giudice ex art. 354 c.p.c. In subordine, eccepiscono di avere estinto ogni
debito.
Queste doglianze in parte sono inammissibili ed in parte infondate.
Nella fattispecie di causa, rispetto alle domande di pagamento proposte dalla Società spa nei confronti dei vari condomini convenuti, si configura un’ipotesi di cause scindibili. Di conseguenza, poiché la sentenza appellata fu pubblicata il 15.5.2006, non andava disposta (in appello, all’udienza del 12.3.2008, l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi di Bx R., perché le statuizioni contenute in sentenza nei confronti di Tizio e/o Tizio B. erano ormai passate in giudicato (art. 332 c.p.c.), Non sono dunque ammissibili le censure di merito prospettate dagli eredi costituiti.
Per questa stessa ragione, è infondato il rilievo secondo cui, nel presente grado di appello, il litisconsorzio non è integro, per la mancata citazione di un’altra erede della sig.ra Tizio (la figlia ZZZZ M. P.). Allo stesso modo è infondata l’eccezione secondo cui al giudizio di primo grado avrebbero dovuto partecipare tutti i comproprietari dell’appartamento condominiale, quali litisconsorti necessari. Infatti comproprietari di un’unità immobiliare sita in condominio sono tenuti in solido, nei confronti del condominio medesimo, al pagamento degli oneri condominiali, sia perché detto obbligo di contribuzione grava sui contitolari del piano e della porzione di piano inteso come cosa unica e i comunisti stessi rappresentano, nei confronti del condominio, un insieme, sia in virtù del principio generale dettato dall’art. 1294 cod. civ. secondo il quale, nel caso di pluralità di debitori, la solidarietà si presume (Sez. 2, Sentenza n. 21907 del 21/10/2011). Tale principio è applicabile anche alla fattispecie di causa, attesa l’identità di ratio.
Per quanto riguarda, infine, la posizione di Exx C., va evidenziato quanto segue. Egli fu chiamato in causa da Caio A. e Caio B. per essere garantite in caso di condanna, sul presupposto che egli, quale amministratore in carica, non le aveva avvisate delle richieste di pagamento provenienti dalla Società spa. Viene perciò in rilievo una ipotesi di cd. garanzia impropria (in quanto la domanda proposta nei suoi confronti si basa su un titolo diverso ed indipendente da quello su cui si fonda la domanda principale) che introduce una causa scindibile, sottratta in sede di impugnazione alla disciplina dell’integrazione obbligatoria del contraddittorio di cui all’art. 331 cod. proc. civ. e regolata invece dall’art. 332 cod. proc. civ (Sez. 3, Sentenza n. 12942 del 04/06/2007). Per questo motivo, l’appello proposto nei suoi confronti dalle sigg.re Caio va dichiarato inammissibile perché notificato tardivamente il 10.5.2008, quando la statuizione di rigetto della domanda di cd. garanzia proposta nei suoi confronti era ormai passata in giudicato.
Alla luce delle considerazioni svolte, l’appello principale va parzialmente accolto ed in riforma della sentenza impugnata la domanda proposta dalla Società spa di Napoli nei confronti di Gxx S., Caio e Caio B. deve essere rigettata.
All’accoglimento dell’appello, consegue il dovere di regolamentazione delle spese del doppio grado del giudizio (Sez. L, Sentenza n. 18837 del 30/08/2010). Tenuto conto della reciproca soccombenza tra la Società spa e Caio A. e Caio B., tali spese possono essere compensate tra tali parti. Sussistono i giusti motivi di compensazione anche nei confronti degli eredi Bx R., stante la natura meramente processuale della loro vocatio in ius nel presente grado e l’assenza di domande proposte da e/o nei confronti delle appellanti principali. Per lo stesso motivo, possono essere compensate le spese del presente grado tra Exx C. e Gxx S. perché la Gxx S. non ha proposto alcuna domanda nei suoi confronti e la notifica dell’appello che la stessa ha fatto al Exx C. deve reputarsi avvenuta per ragioni meramente processuali, per cui il Exx C. avrebbe potuto anche non costituirsi contro di lei.
Viceversa, le spese del doppio grado del giudizio tra Gxx S. e la Società spa di Napoli e quelle del presente grado tra Caio A. e Caio B. e Exx C. seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo in considerazione del valore della causa e delle questioni trattate, facendo applicazione del D.M 20 marzo 2014 n.55.
P.Q.M
la Corte di Appello di Napoli – Il sezione civile, definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto e tra le parti ivi indicate, così provvede:
-accoglie l’appello proposto da Gxx S., Caio e Caio B. avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 5363/06 pubblicata in data 15.5.2006 e per l’effetto in parziale riforma della predetta sentenza rigetta la domanda proposta nei loro confronti dalla Società s.p.a. di Napoli;
-dichiara inammissibile l’appello proposto da Caio e Caio B. nei confronti di Exx C.;
-dichiara infondati e/o inammissibili, nei sensi indicati in motivazione, i motivi di gravame proposti dagli eredi Bx R. ;
-conferma per il resto la sentenza impugnata;
-compensa le spese del giudizio tra le appellanti principali e gli eredi Bx R., nonché tra la Società spa e Caio e Caio B., nonché tra Exx C. e Gxx S.:
-condanna la Società s.p,a, al pagamento delle spese del doppio grado del giudizio in favore di Gxx S. liquidate:
1) per il primo grado: in € 4.835,00 per compensi professionali, oltre 15% per rimborso spese forfettarie;
2 per il presente grado di appello, in € 170,00 per spese ed € 5.532,00 per compensi professionali, oltre 15% per rimborso spese forfettarie, Iva e CPA come per legge, per tutti i gradi, con attribuzione all’Avv. Hxx R. dichiaratosi anticipatario;
-condanna Caio e Caio B. al pagamento delle spese del presente grado del giudizio in favore di Exx C. liquidate in € 2.775,00 per compensi professionali, oltre 15% per rimborso spese forfettarie, Iva e CPA come per legge.
Cosi deciso nella Camera di Consiglio in data 8.10.2014.
Il Consigliere est.                                                  Il Presidente

 

 

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