Rinnovo permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo

TAR Campania Napoli,  Sez. VI, sentenza del 28 settembre 2016 – – Istanza rinnovo permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, presentata in ritardo – cause di giustificazione – diniego per mancata allegazione da parte della straniera di documenti ritenuti rilevanti – mancanza nel provvedimento di elementi valutativi circa la condizione familiare e lavorativa del ricorrente e circa la durata del suo soggiorno nel territorio italiano – annullamento provvedimento impugnato

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Stranieri

TAR Campania Napoli Sez. VI, sentenza del 28 settembre 2016

Istanza rinnovo permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, presentata in ritardo – cause di giustificazione – diniego per mancata allegazione da parte della straniera di documenti ritenuti rilevanti – mancanza nel provvedimento di elementi valutativi circa la condizione familiare e lavorativa del ricorrente e circa la durata del suo soggiorno nel territorio italiano – annullamento provvedimento impugnato

Il motivo ostativo incentrato sulla violazione dei termini nella presentazione dell’istanza, non può supportare l’impugnato diniego, avuto riguardo alla circostanza che l’istanza è stata inoltrata a pochi mesi dalla scadenza del termine del precedente titolo, e tenuto conto delle significative ragioni giustificative addotte riconducibili a importanti cambiamenti nell’organizzazione familiare, sicchè il ritardo non può essere considerato come espressione di un sostanziale disinteresse alla definizione della procedura.

(…)
FATTO e DIRITTO
1. Con ricorso iscritto al n. …/2015 la cittadina (… …), impugnava, chiedendone l’annullamento, il decreto prot. n. (…)- notificatogli il …2015, con cui il Questore di Caserta (…) per lavoro autonomo.
Premesso che risiede in Italia da quasi venti anni, che in Italia ha stabilito la sua famiglia (…) , e che da sempre ha lavorato avendo ottenuto dal Comune di XXXX nel 2009 autorizzazione al commercio su aree pubbliche e potendo quindi documentare un reddito da fonte lecita, deduceva i seguenti vizi di legittimità avverso il gravato decreto:
1) Violazione e falsa applicazione di legge (articoli 3 e 7 L.241/90 -articoli 5, co. 5, per. 2^, e 9 d.lgs. n.286/98 – Direttiva n.2003/86/Ce –d.lgs.n.52/2007 – Direttiva n.2003/109/Ce – d.lgs. n.3/2007- art. 8 Cedu) ed eccesso di potere (errata valutazione di fatti, presupposti e ragioni giuridiche – carenza d’istruttoria e di motivazione – mancato bilanciamento – ingiustizia manifesta – perplessità).
Il ritardo nella richiesta è dipeso dalla necessità di riorganizzare la propria vita familiare a seguito della morte della madre, della nascita di Nnnn, e della rottura del legame con il compagno.
Nell’atto impugnato, la P.A., sebbene richiami espressamente anche l’art.5, comma 5, d.lgs. n.286/98, aprioristicamente esclude la rilevanza di tutte le circostanze indicate nella invocata norma, poiché non opera alcun reale e concreto bilanciamento tra i motivi ritenuti ostativi (ritardo dell’istanza di rinnovo e assenza di certificato di residenza/ iscrizione anagrafica del figlio minore) e la natura e fattività dei vincoli familiari, l’inserimento sociale e lavorativo e la durata quasi ventennale del soggiorno in Italia: il diniego è, quindi, illegittimo e va annullato. Nel caso di specie, concorrono entrambi gli aspetti indicati dalla invocata giurisprudenza (significativi legami familiari e durata quasi ventennale del regolare soggiorno) e la cui valutazione non poteva essere omessa dall’amministrazione in virtù di sterili formalismi. Di contro, una corretta istruttoria avrebbe consentito alla medesima p.a. di avvedersi della presenza in capo all’istante di tutti i requisiti per il suo regolare soggiorno nel territorio nazionale: unitamente alla valutazione della durata ventennale del soggiorno e della presenza del figlio minore nato in Italia, che avrebbero dovuto comportare il rinnovo del titolo di soggiorno richiesto.
Concludeva quindi per l’accoglimento del ricorso con ogni conseguenza di legge e, per il caso di mancata ammissione beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato, chiedeva la distrazione in suo favore delle spese processuali per anticipo fattone dal procuratore antistatario.
Con decreto …/2016 la Commissione competente in via anticipata e provvisoria respingeva l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio motivando il diniego del beneficio sul presupposto dell’inidoneità probatoria dell’attestazione consolare prodotta.
Con ordinanza cautelare n. … del 17.02.2016 venivano disposti incombenti istruttori a carico dell’amministrazione intimata onde acquisire copia dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno inoltrata l’ …2015 dalla ricorrente e di tutta la documentazione ad essa allegata, nonché documentati chiarimenti in ordine all’effettiva produzione agli atti della comunicazione di cessione di fabbricato del … 2015, disponendosi nelle more la sospensione del provvedimento impugnato. All’esito dell’espletata istruttoria con ordinanza n. … del …2016 veniva accolta la domanda di sospensione cautelare del provvedimento impugnato.
All’udienza pubblica del 28.09.2016 il ricorso veniva introitato per la decisione.
2. Il ricorso è fondato e merita accoglimento come di seguito si va ad esporre.
Con il decreto prot. n. … del ….2015 oggetto di gravame, il Questore della provincia di Caserta respingeva l’istanza di rinnovo di permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo inoltrata l’ …2015 dalla ricorrente poiché l’istante non aveva ottemperato a quanto richiesto con comunicazione di avvio del … 2015 in ordine alla giustificazione del ritardo nella presentazione della istanza di rinnovo rispetto alla scadenza del … 2014 del titolo di soggiorno, nonché per la produzione del certificato di residenza e di iscrizione anagrafica del figlio minore Nnnn nato a Napoli il … 2013.
2.1 Le ragioni addotte dall’amministrazione a sostegno del diniego impugnato, come dedotto in ricorso dal ricorrente, non possono ritenersi motivi idonei a legittimare il diniego opposto. Il motivo ostativo incentrato sulla violazione dei termini nella presentazione dell’istanza, non può supportare l’impugnato diniego, avuto riguardo alla circostanza che l’istanza è stata inoltrata a pochi mesi dalla scadenza del termine del precedente titolo, e tenuto conto delle significative ragioni giustificative addotte riconducibili a importanti cambiamenti nell’organizzazione familiare, sicchè il ritardo non può essere considerato come espressione di un sostanziale disinteresse alla definizione della procedura.
2.2 In relazione alla mancata documentazione della situazione alloggiativa si osserva che la normativa di riferimento non impone la presentazione di un certificato di residenza, ma si limita (art. 9 comma 2 lett. b) del Regolamento di cui al d.p.r. n. 394/1999) a richiedere di indicare all’atto della richiesta “il luogo dove l’interessato dichiara di voler soggiornare”. In ogni caso le informazioni contenute nel certificato in questione, d’altra parte, sono oggetto di dichiarazioni sostitutive e devono essere acquisite d’ufficio dalle pubbliche amministrazioni (artt. 40 e 43 D.P.R. n. 445/2000). Nella specie l’amministrazione era in grado di operare questa verifica dal momento che, dalla eseguita istruttoria, è emerso che, con la presentazione dell’istanza di rinnovo del titolo, la ricorrente ha allegato agli atti del procedimento la disponibilità alloggiativa presso il domicilio di via … n. … in XXXX, nonché l’esistenza del legame familiare invocato con la figlia minore.
Rispetto all’esistenza dei legami familiari la giurisprudenza amministrativa si è ben presto orientata nel senso di interpretare estensivamente il beneficio riconoscendolo “non solo in presenza di un nucleo familiare (ri)costituitosi grazie alla procedura di ricongiungimento, ma anche quando un nucleo familiare avente analoga composizione e analoghe caratteristiche si trovi già unito ab origine o comunque si sia formato senza necessità di un apposito procedimento (Cons. St. n.5089/2012 cit.).
La Corte Costituzionale con sentenza n. 202 del 18.07.2013 ha poi chiarito rispetto alla tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione, che nell’ambito delle relazioni interpersonali, ogni decisione che colpisce uno dei soggetti finisce per ripercuotersi anche sugli altri componenti della famiglia ed il distacco dal nucleo familiare, specie in presenza di figli minori, è decisione troppo grave perché sia rimessa in forma automatica e generalizzata a presunzioni di pericolosità assolute, stabilite con legge, o ad automatismi procedurali, senza lasciare spazio ad un circostanziato esame della situazione particolare dello straniero interessato e dei suoi familiari. Sicché la Corte Costituzionale, interpellata in ordine alla diversa disposizione di cui all’art. 5 comma 5, l’ha dichiarata incostituzionale parte in cui non estende la disciplina più favorevole a tutti gli stranieri aventi “legami familiari” in Italia, a prescindere dalla circostanza che vi sia stata o meno una formale procedura di ricongiungimento. Il Collegio confermando quanto già anticipato nel corso della fase cautelare all’esito dello scrutinio di merito della controversia, rileva che, nel corpo del provvedimento impugnato, non affiora alcun passaggio motivazionale diretto ad esternare le ragioni che inducono l’amministrazione a denegare il rinnovo del permesso di soggiorno, registrando dunque l’assenza di un doveroso approfondimento istruttorio.
Il provvedimento impugnato facendo leva sulla mancata allegazione da parte della straniera di documenti ritenuti rilevanti non tiene in alcun conto i canoni legislativi sopra richiamati. La motivazione infatti, come si è già segnalato, non contiene neppure in termini sintetici, alcun elemento valutativo circa la condizione familiare e lavorativa della ricorrente e circa la durata del suo soggiorno nel territorio italiano.
Per contro, dalla documentazione versata in atti dalla difesa del ricorrente si evidenziano consistenti elementi di giudizio che impongono, quanto meno, agli Uffici idonei approfondimenti nell’ottica del bilanciamento valutativo della complessiva condizione socio familiare e lavorativa della ricorrente al fine di poter più compiutamente decidere in ordine all’accoglimento ovvero alla reiezione dell’istanza proposta. Tale valutazione, nel caso della ricorrente è completamente mancata atteso il tenore del provvedimento di diniego gravato. Ove l’amministrazione avesse eseguito i dovuti accertamenti istruttori sulla condizione della straniera avrebbe quanto meno potuto rilevare, quali elementi utili ai fini della comparazione del giudizio di pericolosità sociale con le esigenze rappresentate in atti, l’esistenza di un legame familiare tra la medesima ed una figlia minore nata e vivente in Italia.
In ragione delle suesposte considerazioni le censure si presentano fondate ed il ricorso va accolto con annullamento dell’atto impugnato, conseguendone l’onere a carico dell’amministrazione di riesaminare la ricorrenza dei presupposti per il mantenimento in capo alla ricorrente del titolo di soggiorno denegato alla luce delle coordinate ermeneutiche imposte dalla presente decisione.
Le spese processuali seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo, con distrazione in favore del procuratore istante dichiaratosi antistatario.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Condanna l’amministrazione intimata al rimborso delle spese processuali nella misura di € … oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato, con distrazione in favore del procuratore istante dichiaratosi antistatario.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
(omissis)
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 28 settembre 2016

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