Sentenza predibattimentale d’appello – reato prescritto

Sentenza predibattimentale d’appello – reato prescritto: prevalenza della causa estintiva sulla dichiarazione di nullità. Cass. Sezioni Unite (ud. 27.04.2017) dep. 09.06.2017 n. 28954

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CORTE DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE (UD. 27.04.2017) DEP. 09.06.2017 N. 28954.

CAUSE DI ESTINZIONE DEL REATO E DELLA PENA – IMPUGNAZIONE – PRESCRIZIONE

di   Avv. Angelo Pignatelli

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Nell’ipotesi di sentenza predibattimentale d’appello, pronunciata in violazione del contraddittorio, con la quale, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, è stata dichiarata l’estinzione del reato per prescrizione, la causa estintiva del reato prevale sulla nullità assoluta ed insanabile della sentenza, sempreché non risulti evidente la prova dell’innocenza dell’imputato, adottare in tal caso la formula di merito di cui all’art. 129 c.p.p., comma 2

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La questione di diritto rimessa alle Sezioni Unite può essere così enunciata: — Se la Corte di cassazione debba dichiarare la nullità della sentenza predibattimentale di appello pronunciata in violazione del contraddittorio, con cui, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, è stata dichiarata l’estinzione del reato per prescrizione o, invece, debba dare prevalenza alla causa estintiva del reato–. Il contrasto interpretativo, si incentrava secondo la Terza sezione remittente, in due contrapposti indirizzi orientativi:

Un primo indirizzo, muovendo dalla considerazione che nel giudizio di appello non è consentita la pronuncia di una sentenza predibattimentale ex art. 469 c.p.p., né una pronuncia de plano, in quanto l’obbligo del giudice di dichiarare immediatamente la sussistenza di una causa di non punibilità presuppone un esercizio della giurisdizione con effettiva pienezza del contraddittorio, ne trae la conclusione che, pur in presenza di una pronuncia di proscioglimento per intervenuta prescrizione, si renderebbe comunque necessaria la regressione del procedimento e la celebrazione della fase d’appello.

Un secondo orientamento, invece, attribuisce prevalenza alle esigenze di immediata definizione del procedimento, negando la regressione dello stesso ove, a fronte dell’accertata nullità della sentenza pronunciata de plano, risulti comunque maturata la prescrizione. Il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall’art. 129 c.p.p., impone che nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva del reato – nel caso di specie la prescrizione – e una nullità processuale assoluta e insanabile, sia data prevalenza alla prima, salvo che l’operatività della causa estintiva non presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, nel qual caso assume rilievo pregiudiziale la nullità, in quanto funzionale alla necessaria rinnovazione del relativo giudizio. In altri termini, la nullità della sentenza deve essere dichiarata esclusivamente ove sia prospettata la concreta necessità di un giudizio di merito potenzialmente idoneo a condurre ad una decisione assolutoria maggiormente favore- vole per l’imputato. Pertanto l’imputato non può limitarsi ad eccepire la nullità per violazione del contraddittorio ma è necessario che indichi specificamente nel ricorso gli atti del processo dai quali risulti la causa di proscioglimento nel merito di immediata evidenza.

Il Supremo Consesso, prima di affrontare la soluzione del quesito,  avverte l’esigenza di ribadire il principio secondo il quale, una sentenza emessa senza la preventiva interlocuzione delle parti processuali necessariamente integra la massima violazione del contraddittorio e, quindi, risulta viziata da nullità assoluta ed insanabile, in quanto il contraddittorio tra le parti ha valore di rango costituzionale (art. 111 Cost., comma 2), ampiamente valorizzato dalla giurisprudenza CEDU, ed è il postulato indefettibile di ogni pronuncia terminativa del processo, la cui violazione è il paradigma da cui traggono origine tutte le forme di nullità previste dal codice di rito.  Non v’è dubbio, pertanto, che la sentenza predibattimentale di appello, di proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione, emessa de plano, sia viziata da nullità assoluta ed insanabile, ai sensi dell’art. 178 c.p.p., comma 1, lett. b) e c), e art. 179 c.p.p., comma 1.[1]

Le Sezioni Unite fissano quindi il problema se sia pregiudiziale la declaratoria di estinzione del reato o la causa di nullità.

All’uopo, ripercorrono le finalità perseguite dall’istituto previsto dall’art. 129 c.p.p., muovendo dalla considerazione che per l’applica- zione della norma in esame è richiesta l’evidenza della prova dell’innocenza dell’imputato. Nella citata disamina, i Supremi Giudici ricordano gli arresti delle precedenti decisioni a Sezioni Unite,  a cominciare  dalla sentenza Conti,[2] la quale richiama, a sua volta, il conforme arresto delle pregresse Sezioni Unite Cremonesi [3] secondo cui: “il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall’art. 129 c.p.p., impone nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva del reato e una nullità processuale assoluta e insanabile, di dare prevalenza alla prima, salvo che l’operatività della causa estintiva non presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, nel qual caso assume rilievo pregiudiziale la nullità, in quanto funzionale alla necessaria rinnovazione del relativo giudizio”.

Anche la ricostruzione operata dalla sentenza Conti assume particolare interesse in merito alle finalità perseguite dall’istituto previsto  dall’art. 129 c.p.p.:

  1. a) l’art. 129, è disposizione che opera con carattere di pregiudizialità nel corso dell’intero iter processuale, ed assolve a due funzioni fondamentali: la prima è quella di favorire l’imputato innocente, prevedendo l’obbligo dell’immediata declaratoria di cause di non punibilità “in ogni stato e grado del processo”, la seconda è quella di agevolare in ogni caso l’exitus del processo, ove non appaia concretamente realizzabile la pretesa punitiva dello Stato;
  2. b) implicita alle sopraindicate funzioni ne è individuabile una terza, consistente nel fatto che l’art. 129 rappresenta, sul piano processuale, la proiezione del principio di legalità stabilito sul piano del diritto sostanziale dall’art. 1 c.p. In sostanza, l’art. 129, si muove nella prospettiva di interrompere, allorchè emerga una causa di non punibilità, qualsiasi ulteriore attività processuale e di addivenire immediatamente al giudizio, cristallizzando l’accerta- mento a quanto già acquisito agli atti;
  3. c) l’eventuale interesse dell’imputato a proseguire l’attività processuale, in vista di un auspicato proscioglimento con formula liberatoria di merito, sarebbe tutelato dalla possibilità di rinunciare alla prescrizione e deve bilanciarsi, alla luce della normativa vigente, con l’obiettivo, di pari rilevanza, della sollecita definizione del processo, che trova fondamento nella previsione di cui all’art. 111 Cost., comma 2, che codifica il principio della ragionevole durata del processo;
  4. d) deve riconoscersi priorità all’immediata operatività della causa estintiva anche rispetto alle questioni di nullità assoluta, fatto salvo il limite dell’evidente innocenza dell’imputato che il legislatore si è preoccupato di tutelare con la previsione contenuta nell’art. 129, comma 2. Si tratta di “una scelta legislativa che trova la sua ratio nell’intento di evitare la prosecuzione infruttuosa di un giudizio e nella finalità di assicurare la pronta definizione dello stesso, evitando così esasperati, dispendiosi e inutili formalismi”.

Un altro importante approdo meritevole di essere citato è la sentenza Tettamanti [4] , la quale ha esaminato il problema dell’ambito del sindacato di legittimità sui vizi della motivazione in presenza di cause di estinzione del reato pervenendo ad enunciare il seguente principio di diritto:<< All’esito del giudizio, il proscioglimento nel merito, nel caso di contraddittorietà o insufficienza della prova, non prevale rispetto alla dichiarazione immediata di una causa di non punibilità>>. A tale conclusione, la sentenza Tettamanti perviene richiamando gli arresti delle sentenze Cremonese e Conti, confermando la prevalenza della causa di estinzione del reato, con la conseguenza che, in presenza di una causa di estinzione del reato, in sede di giudizio di legittimità è da escludere la rilevazione del vizio di motivazione della sentenza impugnata, che dovrebbe condurre all’annullamento con rinvio. In caso di annullamento, infatti, il giudice del rinvio si troverebbe nella medesima situazione che gli impone l’obbligo della immediata declaratoria della causa di estinzione del reato: e ciò anche in presenza di una nullità di ordine generale che, dunque, non può essere rilevata nel giudizio di legittimità, essendo l’inevitabile rinvio al giudice del merito incompatibile con il principio dell’immediata applicabilità della causa estintiva.

In pratica, gli elementi da cui poter evincere l’inesistenza del fatto, la irrilevanza penale di esso o la non commissione dello stesso da parte dell’imputato, devono emergere dagli atti in modo assolutamente non contestabile, con la conseguenza che la valutazione richiesta alla Cassazione attiene più al concetto di “constatazione” che non a quello di “apprezzamento”, senza che possa assumere rilievo la mera contraddittorietà o insufficienza della prova, che richiede, invece, un apprezzamento ponderato tra opposte risultanze[5] In conclusione deve essere affermato il seguente principio di diritto: — nell’ipotesi di sentenza predibattimentale d’appello, pronunciata in violazione del contraddittorio, con la quale, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, è stata dichiarata l’estinzione del reato per prescrizione, la causa estintiva del reato prevale sulla nullità assoluta ed insanabile della sentenza, sempreché non risulti evidente la prova dell’innocenza dell’imputato, dovendo la Corte di Cassazione adottare in tal caso la formula di merito di cui all’art. 129 c.p.p., comma 2–

[1] Sul punto cfr. Sez. U, n. 3027 del 2002, Angelucci, cit.; Sez. 6, n. 50013 del 24/11/2015, Capodicasa, Rv. 265700-01; Sez. 6, n. 10960 del 25/02/2015, Tavecchio, Rv. 262833; Sez. 6, n. 28478 del 27/06/2013, Corsaro, Rv. 255862; Sez. 2, n. 42411 del 04/20/2012, Napoli, Rv. 254351; Sez. 6, n. 24062 del 10/05/2011, Palau Giovannetti, Rv. 250499).

[2] Sezioni Unite Conti n. 17179 del 2002, Rv. 221403;

[3] Sezioni Unite Cremonesi n. 1021 del 28/11/2001, dep. 2002, Rv. 220511.

[4] Sezioni Unite Tettamanti n. 35490 del 28/05/2009, Rv. 244275.

[5]Si veda Sez. U. Tettamanti, cit. Rv.244274).

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