Sospensione della pena, condanna inferiore a quattro anni

TRIBUNALE NOLA, ordinanza del 16 novembre 2017 – – – Esecuzione penale: sospensione della pena – condanna inferiore a quattro anni // Perseguimento da parte delle norme della finalità di ridurre in forme controllate la popolazione carceraria e di evitare l’ingresso negli istituti penitenziari di soggetti che possano usufruire di misure alternative, autorizza un’interpretazione adeguatrice dell’art. 656 c.p.p e consente di mantenere il parallelismo con i più ampi limiti di pena previsti dal richiamato art. 47, comma 3 bis ord. pen.

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Esecuzione penale
Sospensione della pena – condanna inferiore a quattro anni – applicazione.
(art. 656 c. 5 cpp)

Tribunale Nola, GM Dott. Minauro, ordinanza del 16 novembre 2017

 

Con riferimento alla questione relativa alla sospensione dell’esecuzione della pena in caso di condanne superiori a tre anni, ma inferiori a quattro, si è sviluppato un contrasto giurisprudenziale di merito, che vede contrapposto a un orientamento tendente ad una interpretazione letterale dell’art. 656 comma 5 ed uno opposto che, sviluppando l’interpretazione sistematico evolutiva degli artt. 656 c.p.p. e 47 ord. pen., amplia la sospensione dell’esecuzione di tutte le condanne non superiori a quattro anni. Il secondo orientamento ha trovato di recente avallo nella giurisprudenza consolidata della Suprema Corte (Cass. Pen. Sez. feriale, 04-09-2017, n. 39889; Cass., Sez. 1, n.37848 del 04/03/2016; sez.1 n. 51864 del 31/5/2016,: sez.1 n. 21667 del 18/1/2016,) secondo la quale l’entità della sanzione prevista in astratto per la sospensione della esecuzione, ai sensi dell’art. 656 c.p.p., comma 5, deve essere quella pena, anche residua, non superiore ad anni 4 quando la sospensione sia richiesta ai sensi dell’art. 47, comma 3 bis, ord. pen.. Tale soluzione resta avvalorata dal richiamo dall’art 656 c.p.p., comma 5, secondo periodo, dall’art. 47 ord. pen. Nella sua interezza, il che offre sul piano sistematico e tecnologico argomenti per superare l’assenza di una espressa previsione normativa che allinei la regolamentazione della sospensione dell’esecuzione alla disposizione che disciplina i requisiti di accesso alla predetta misura alternativa. In altri termini, il perseguimento da parte delle due norme della stessa finalità di ridurre in forme controllate la popolazione carceraria e di evitare l’ingresso negli istituti penitenziari di soggetti che possano usufruire di misure alternative, autorizza un’interpretazione adeguatrice dell’art. 656 e consente di mantenere il parallelismo con i più ampi limiti di pena previsti dal richiamato art. 47, comma 3 bis. Al PM – e dopo di lui al giudice dell’esecuzione – non è rimesso alcun giudizio di merito se il condannato “meriti o meno” la misura dell’affidamento in prova cd. “allargato” di cui all’art. 47 comma 3 bis, giudizio che tale norma rimette esclusivamente alla magistratura di sorveglianza. È quindi del tutto evidente che in tal modo il PM o il GE al suo posto finiranno per sospendere l’esecuzione della condanna in carcere anche nei casi in cui successivamente il Tribunale di Sorveglianza dovesse poi ritenere il condannato non meritevole di detto beneficio.

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