m4s0n501

Sospensione esecuzione, reclamo ex art. 669 terdecies, revoca

Tribunale di Nola, ordinanza, novembre 2008

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Esecuzione

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ORDINANZA DI SOSPENSIONE DELLA PROCEDURA ESECUTIVA - TITOLO DI CREDITO (CAMBIALI) AZIONATO DAL PROCEDENTE SOGGETTO A SEQUESTRO PENALE PROBATORIO EX ART. 253 C.P.P. – ORIGINALE DEL DOCUMENTO, COPIA AUTENTICA DELLE CAMBIALI – NECESSITA’ – POSIZIONE DEL CREDITORE INTERVENTORE COSTITUITOSI IN SEDE DI RECLAMO

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[Tribunale di Nola, Dott.ssa Rosamaria Venuta  Presidente, Dott.ssa Marina Tafuri  Giudice, Dott. Eduardo Savarese Giudice relatore, ordinanza del novembre 2008]

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Nell’Ordinanza

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>> Ritiene pertanto il collegio che gli interventori, chiamati dinanzi al Collegio su istanza del reclamante, abbiano il potere di proporre essi stessi tanto motivi di impugnazione “adesivi” rispetto alla posizione del reclamante, quanto diversi motivi. In terzo ed ultimo luogo, nel merito, deve esaminarsi se la doglianza sia fondata e cioè se l’avere omesso di prendere in considerazione la valida sussistenza di titoli esecutivi alla base degli interventori infici la validità dell’ordinanza impugnata. La doglianza è fondata. Ritiene il collegio che l’intervento, ove munito di titolo esecutivo, rappresenti autonoma domanda, sicché – anche quando non vi sia la possibilità (sopravvenuta carenza di titolo) o volontà (rinuncia agli atti esecutivi) da parte di chi ha dato inizio alla procedura di proseguirla – l’interventore può dare impulso alla stessa.

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IL TRIBUNALE DI NOLA

I SEZIONE CIVILE,

in composizione collegiale, composto da:

Dott.ssa Rosamaria Venuta – Presidente, Dott.ssa Marina Tafuri – Giudice, Dott. Eduardo Savarese – Giudice relatore, ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Nella causa civile iscritta al n. 8937 del ruolo generale degli affari contenziosi dell’anno 2006, avente ad oggetto: reclamo ex articolo 669 terdecies.

TRA

Axx Tiziox, elettivamente domiciliato in …, presso lo studio dell’avv. … che lo rappresenta e difende in virtù di mandato a margine del reclamo.

RECLAMANTE

CAIOX Sxx, elettivamente domiciliato in … presso lo studio dell’avv. …, e rappresentato e difeso dall’avv. …, come da procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta.

Chiamato in giudizio quale CREDITORE INTERVENTORE

E

Meviox Pxx, elettivamente domiciliato in …., presso lo studio dell’avv. … , che lo rappresenta e difende in virtù di procura in margine al ricorso ex art. 615 c.p.c.

RECLAMATO

KKKK SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, via …..

Chiamato in giudizio quale creditore interventore-CONTUMACE

Sempronia Oxx, residente in … .

RECLAMATA-CONTUMACE

A scioglimento della riserva formulata all’udienza del 4 novembre 2008, esaminati gli atti di causa, osserva quanto segue.

Con ricorso depositato il 29 settembre 2008, Axx Tiziox proponeva reclamo avverso l’ordinanza di sospensione della procedura esecutiva 258/01, del 6 agosto 2008, comunicata il 15 settembre 2008. Lamentava che l’ordinanza era fondata sul sequestro delle cambiali azionate, laddove il PM aveva richiesto l’archiviazione del procedimento penale, e che inoltre non considerava l’esistenza di altri creditori muniti di titolo. Tra questi, chiamati in causa, si costituiva il Caiox, che faceva proprio e reiterava il vizio da ultimo lamentato dal reclamante. Si costituiva il reclamato che deduceva che il GIP aveva disposto integrazione d’indagini, sicché il titolo esecutivo rimaneva oggetto di sequestro, e che non aveva il reclamante interesse a dolersi della presenza di altri interventori, la cui posizione era stata omessa dall’ordinanza de quo.

1. Il reclamo trova fondamento sull’assunto che il mero fatto di essere il titolo di credito azionato dal procedente soggetto a sequestro penale probatorio ex art. 253 c.p.p. abbia erroneamente fondato la pronuncia di sospensione, avendo il PM dopo l’emissione del provvedimento di sospensione chiesto l’archiviazione del procedimento penale a carico del creditore procedente. L’eccezione è priva di pregio. Correttamente il GE ha ritenuto non azionabile il titolo esecutivo soggetto a sequestro penale. I principi di diritto posti a base dell’ordinanza impugnata devono essere qui richiamati dal Collegio: ai fini dell’esecuzione forzata in base a un titolo di credito, l’originale di tale documento è indispensabile ed insostituibile, salvo l’ammortamento e pertanto, dopo il sequestro penale, non è possibile procedere esecutivamente, tanto meno in forza di copia rilasciata prima del sequestro stesso (sul punto si confronti Cass. 18 luglio 1980 n. 4696). D’altra parte, la stessa corte di legittimità ha precisato che in caso di sequestro è il giudice penale a dover rilasciare copia autentica delle cambiali che si trovino nel legittimo possesso di terzi di buona fede, e quando ciò sia necessario per evitare danni a terzi estranei al reato (Cass. pen. 8 febbraio 1979, n. 3471). Non è questa, evidentemente, la fattispecie che ricorre nella specie. D’altra parte la richiesta di archiviazione – fatto nuovo che avrebbe potuto legittimamente essere sottoposto al GE e non in sede di reclamo – è stata rigettata dal GIP, sicché allo stato il sequestro continua a sussistere.

2. Deve tuttavia essere esaminata la posizione del Caiox, ulteriore creditore, costituitosi in sede di reclamo, il quale ha evidenziato che l’ordinanza di sospensione aveva preso in considerazione la sola posizione dell’odierno reclamante, laddove l’interventore era munito di titolo esecutivo e poteva legittimamente proseguire l’azione esecutiva, surrogandosi. Devono a questo riguardo esaminarsi tre profili. In primo luogo, tale doglianza è stata dedotta dallo stesso reclamante. Orbene, ritiene il Collegio che il reclamante – a prescindere dalla costituzione in fase di reclamo di ulteriori creditori, come nel caso di specie, che lamentino l’avere l’ordinanza sulla sospensione trascurato la propria posizione – abbia un interesse giuridico qualificato a dolersi esso stesso di tale aspetto, posto che, in caso di accoglimento del reclamo, la procedura esecutiva proseguirebbe, sebbene nessun atto esecutivo potrebbe essere compiuto su impulso del creditore il cui titolo esecutivo sia stato sospeso. In secondo luogo, vi è il preliminare problema di stabilire se il creditore interventore, che non abbia esso stesso proposto tempestivamente reclamo, possa poi, costituendosi dinanzi al Collegio, avanzare esso stesso motivi di erroneità dell’ordinanza impugnata dal creditore procedente. Il Collegio ritiene debba darsi risposta affermativa a tale questione. Ed infatti, oltre alla mancanza di preclusioni sul punto dettate dalla disciplina sul reclamo cautelare (art. 669terdecies c.p.c.), il reclamo, quale mezzo di impugnazione, deve essere esaminato attingendo, analogicamente, ai principi generali che informano la disciplina delle impugnazioni delle sentenze (art. 324 e ss.c.p.c.). Da tale disciplina ricaviamo che, sia in caso di rapporti plurisoggettivi inscindibili che scindibili (artt.331-332 c.p.c.), quando il mezzo di impugnazione coinvolga i diversi soggetti del rapporto processuale plurisoggettivo svoltosi in primo grado, questi possono proporre impugnazione incidentale (anche tardiva, in alcuni casi). Ora, certamente nel processo esecutivo la fase sulla delibazione dell’istanza di sospensione, che è fase camerale a cognizione sommaria, sussistono tanto rapporti giuridici (scindibili), ove il debitore ha un rapporto con ogni creditore indipendente dall’altro sul piano sostanziale, corrispondente ad ogni titolo esecutivo azionato, quanto rapporti non scindibili, quando la pronuncia, avendo natura processuale ed accertando un difetto dei requisiti propri del processo esecutivo (ad es. tardivo deposito di istanza di vendita, carente documentazione ex art. 567 c.p.c.), concerna l’intera procedura esecutiva. Ritiene pertanto il collegio che gli interventori, chiamati dinanzi al Collegio su istanza del reclamante, abbiano il potere di proporre essi stessi tanto motivi di impugnazione “adesivi” rispetto alla posizione del reclamante, quanto diversi motivi. In terzo ed ultimo luogo, nel merito, deve esaminarsi se la doglianza sia fondata e cioè se l’avere omesso di prendere in considerazione la valida sussistenza di titoli esecutivi alla base degli interventori infici la validità dell’ordinanza impugnata. La doglianza è fondata. Ritiene il collegio che l’intervento, ove munito di titolo esecutivo, rappresenti autonoma domanda, sicché – anche quando non vi sia la possibilità (sopravvenuta carenza di titolo) o volontà (rinuncia agli atti esecutivi) da parte di chi ha dato inizio alla procedura di proseguirla – l’interventore può dare impulso alla stessa. Il provvedimento impugnato, tuttavia, non prende in considerazione la posizione degli interventori muniti di titolo, che introducono un’autonoma domanda nel processo esecutivo e sono portatori di un distinto interesse allo svolgimento dello stesso (ove muniti di titolo esecutivo), facendo discende dal sequestro del titolo del procedente l’arresto (temporaneo) dell’intera procedura esecutiva. In questi limiti, il provvedimento di sospensione deve essere revocato, fermo restando che la posizione del procedente rimane allo stato inidonea a provocare singoli atti esecutivi, quale la vendita, o la partecipazione attiva alla distribuzione del ricavato.

3. Quanto alle spese, ritiene il collegio che la fase della sospensione costituisca autonoma sub-fase di carattere cautelare “ante causam”, sicché deve trovare applicazione l’art. 669 septies c.p.c. quanto alla regolamentazione delle spese. Nella specie, l’esito del reclamo induce a ravvisare giusti motivi per la integrale compensazione, tra le parti, delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale, in composizione collegiale, accoglie il reclamo e fissa udienza dinanzi al GE competente, dott.ssa Cianciulli, per la prosecuzione del processo esecutivo, al …. gennaio 2009 h. 9.00.

Si comunichi.

Il Giudice relatore

Il Presidente

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