Stranieri. Cessazione misure di accoglienza, L. 241/1990

TAR Campania, Sez. VI, sentenza del 12 aprile 2017 – – – Stranieri – protezione internazionale – Prefettura – emissione provvedimento di cessazione delle misure di accoglienza – mancata partecipazione degli interessati al procedimento (omessa attivazione articolo 7 della legge n. 241/1990  – comunicazione ai cittadini stranieri degli avviati procedimenti di cessazione dell’accoglienza in loro favore e del motivo a base di tale decisione) – adozione di un unico atto di contenuto seriale nei confronti di tredici persone indistintamente, senza tener conto della particolare situazione della persona interessata – violazione e falsa applicazione di legge – sussiste – annullamento provvedimento

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TAR Campania, Sez. VI, Paolo Passoni  Pres., enata Emma Ianigro, Cons. Est. sentenza del 12 aprile 2017

Stranieri – Protezione internazionale – Prefettura – emissione provvedimento di cessazione delle misure di accoglienza – mancata partecipazione degli interessati al procedimento (omessa attivazione articolo 7 della legge n. 241/1990 – comunicazione ai cittadini stranieri degli avviati procedimenti di cessazione dell’accoglienza in loro favore e del motivo a base di tale decisione) – adozione di un unico atto di contenuto seriale nei confronti di tredici persone indistintamente, senza tener conto della particolare situazione della persona interessata – violazione e falsa applicazione di legge – sussiste – annullamento provvedimento

 

(…)

FATTO e DIRITTO
1. Con ricorso iscritto al n. (*)/2016 i cittadini bengalesi ricorrenti impugnavano, chiedendone l’annullamento, il decreto del …2016 con cui il Prefetto di Napoli disponeva la cessazione delle misure di accoglienza disposte ai sensi dell’art. 14 comma 4 del d.lgs. n. 142/2015.
A sostegno del ricorso deducevano i seguenti motivi di diritto:
1) Violazione e falsa applicazione di legge (art. 41 Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., art. 97 Cost, articoli 3, commi 1 e 3 , e 6, lett. “a” e “b” e 7, l.n. 241/1990, art. 16 dir. 2003/9/Ce, art. 20 dir. 2013/33/Ue- art. 14, d.lgs. 142/15) ed eccesso di potere (travisamento assoluto dei fatti e presupposti- carenza di istruttoria- difetto di motivazione e violazione del giusto procedimento);
Il provvedimento è stato adottato con richiamo alle ordinanze del Tribunale di Napoli con cui il Giudice designato avrebbe rigettato le istanze di sospensione in questione. Ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge n. 241/1990 nel caso in cui un atto amministrativo sia motivato per relationem l’atto cui la decisione si richiama deve essere indicato e reso disponibile. In realtà alla data di adozione e notifica del provvedimento il Tribunale di Napoli non aveva adottato alcun decreto di rigetto di istanza di sospensione per nessuno dei ricorrenti. L’atto è dunque abnorme poiché adottato in violazione di legge e comunque affetto da eccesso di potere nelle figure sintomatiche del travisamento assoluto dei fatti e dei presupposti, carenza di istruttoria e carenza assoluta di motivazione. A riprova del travisamento per alcuni dei ricorrenti, il Tribunale ha concesso la sospensione della decisione della Commissione Territoriale mentre per altri non si è ancora pronunciato.
L’amministrazione avrebbe dovuto attivare l’articolo 7 della legge n. 241/1990 dando comunicazione ai cittadini stranieri degli avviati procedimenti di cessazione dell’accoglienza in loro favore e del motivo a base di tale decisione. Il coinvolgimento dei ricorrenti nei procedimenti amministrativi avrebbe fatto emergere il reale stato dei ricorso pendenti e la fondamentale circostanza che per nessuno alla data di adozione e di notifica dell’atto impugnato era stato adottato un decreto di rigetto dell’istanza di sospensiva delle decisioni di manifesta infondatezza adottate dalla Commissione Territoriale di Salerno. L’amministrazione, nella motivazione dell’atto, richiama altresì i decreti di espulsione, senza considerare che per tutti i ricorrenti il giudice concedeva la sospensione dell’espulsione e quattro ricorsi avverso l’espulsione sono stati accolti con conseguente annullamento del decreto.
2) Violazione e falsa applicazione di legge (art. 41 Carta dei diritti fondamentali dell’U.E.- art. 97 Cost.- art. 16 dir. 2003/9/Ce – art. 20 dir. 2013/33/Ue- art. 14 d.lgs. 142/15);
L’atto è affetto da violazione e falsa applicazione della normativa comunitaria relativa all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, tenuto conto che ai sensi dell’art. 20 comma 5 della direttiva 2013/33/Ue le decisioni di ridurre o revocare le condizioni materiali di accoglienza sono adottate in modo individuale obiettivo e imparziale e sono motivate anche sulla particolare situazione della persona interessata, tenendo conto del principio di proporzionalità.
Nel caso di specie l’amministrazione ha adottato un unico atto di contenuto seriale nei confronti di tredici persone indistintamente, senza tener conto della particolare situazione della persona interessata.
Concludeva per l’accoglimento del ricorso con vittoria di spese da distrarsi in favore del procuratore antistatario.
L’amministrazione si costituiva per opporsi al ricorso con atto di costituzione dell’1.09.2016.
Con ordinanza n. … del 18.01.2017 veniva accolta l’istanza di sospensione cautelare del provvedimento impugnato.
Alla pubblica udienza del 12.04.2017 il ricorso veniva discusso ed introitato per la decisione.
2. Con il decreto impugnato la Prefettura di Napoli disponeva ai sensi dell’art. 14 comma 4 del d.lgs. n. 142/2015 la cessazione delle misure di accoglienza adottate in favore dei ricorrenti, ospitati presso una Struttura in XXXX, sul rilievo che, con nota del  ….05.2016 la Questura di Napoli aveva comunicato che la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Salerno aveva emesso provvedimento di rigetto della domanda di protezione internazionale per manifesta infondatezza il Tribunale di Napoli, aveva respinto le istanze di sospensione inoltrate in sede di ricorso proposto ex art. 19 commi 4 e 5 del d.lgs. n. 150/2011.
2.1 Va innanzitutto precisato, in diritto, che, ai sensi dell’art. 14 comma 4 del d.lgs. n. 142/2015 le misure di accoglienza sono assicurate per la durata del procedimento di esame della domanda da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di cui all’art. 4 del d.lgs. n. 25/2008, e succ. mod., e, in caso di rigetto, fino alla scadenza del termine per l’impugnazione della decisione.
La decisione di rigetto della Commissione Territoriale è impugnabile innanzi al giudice ordinario ex art. 35 del d.lgs. n. 25/2008, e, sulla base del comma 4 dell’art. 19 del d.lgs. 150/2011, la proposizione del ricorso sospende l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato tranne nelle ipotesi ivi menzionate sub a) b) c) e d) in cui rientra, sub d), la fattispecie in esame che riguarda il caso in cui sia proposto ricorso avverso un decreto con cui sia stata rigettata la domanda “per manifesta infondatezza” come indicato nel provvedimento impugnato.
A sua volta il comma 5 del medesimo art. 19 cit. dispone che, nei casi di cui al precedente comma 4, lettere a) b) c) d) (ossia i casi in cui la sospensione non è automatica in funzione della proposizione del ricorso) l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo quanto previsto dall’art. 5, a tenore del quale, il giudice se richiesto e sentite le parti, dispone la sospensione “con ordinanza non impugnabile, quando ricorrono gravi e circostanziate ragioni esplicitamente indicate nella motivazione” (comma 1). Inoltre (comma 2 art. 5 cit.): “In caso di pericolo imminente di un danno grave e irreparabile, la sospensione può essere disposta con decreto pronunciato fuori udienza. La sospensione diviene inefficace se non è confermata, entro la prima udienza successiva, con l’ordinanza di cui al comma 1.”
Nei casi in cui sia proposto ricorso giurisdizionale avverso la decisione di rigetto della Commissione Territoriale ai sensi dell’art. 19 comma 7 del d.lgs. n. 150/2011, il richiedente trattenuto “rimane nel Centro fino all’adozione del provvedimento di cui agli artt. 5 e 19 comma 5 del medesimo decreto legislativo, nonché per tutto il tempo in cui è autorizzato a rimanere nel territorio nazionale in conseguenza del ricorso giurisdizionale proposto”.
3. Ciò premesso, il ricorso risulta fondato e merita accoglimento sotto il profilo della mancata comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo di cui all’art. 7 della legge 241/90.
I ricorrenti difatti, ove notiziati dell’avvio del procedimento di cessazione delle misure di accoglienza di cui erano destinatari, avrebbero potuto interloquire con l’amministrazione sullo stato del procedimento giurisdizionale avviato avverso il decreto della Commissione Territoriale onde contrastare quanto loro opposto, in assenza di contraddittorio e di menzione nel contenuto del provvedimento impugnato delle singole ordinanze cautelari di reiezione delle istanze cautelari proposte.
Si è innanzi chiarito che ai sensi dell’art. 19 comma 7 del d.lgs. n. 150/2011, nei casi in cui sia proposto ricorso giurisdizionale avverso la decisione di rigetto della Commissione Territoriale, il richiedente trattenuto “rimane nel Centro fino all’adozione del provvedimento di cui agli artt. 5 e 19 comma 5 del medesimo decreto legislativo, nonché per tutto il tempo in cui è autorizzato a rimanere nel territorio nazionale in conseguenza del ricorso giurisdizionale proposto.
L’amministrazione pertanto, prima di dichiarare cessate le misure di accoglienza, avrebbe dovuto garantire la partecipazione degli interessati al procedimento onde consentir loro di interloquire sullo stato dei ricorsi e delle istanze di sospensione cautelare inoltrate al Giudice Ordinario.
L’effetto utile della omessa partecipazione al procedimento in esame risulta riscontrato in atti dalla produzione di alcuni dei decreti con cui, nella prima fase di delibazione sommaria, il Tribunale Civile di Napoli, sospendeva l’efficacia esecutiva del provvedimento di rigetto delle misure di protezione emesso dalla Commissione territoriale che rivelano pertanto la non attendibilità ed il deficit di istruttoria sulla circostanza posta a base del provvedimento, nonché sulle posizioni individuali di ciascun ricorrente, in presenza di ricorsi proposti individualmente.(cfr decreto n. …/2016 r.g.a.c. Trib. Civ. Napoli dell’….2016 Trib. Civ. Napoli ricorso (**); decreto n. …/2016 r.g.a.c. Trib. Civ. Napoli ricorso(***); decreto n. …/2016 del …2016 Trib. Civ. Napoli ricorso (****).
Come noto l’art. 7 della legge n.241/1990 è espressione di un principio generale dell’ordinamento giuridico, avente la finalità di assicurare la corretta formazione della volontà di provvedere della pubblica amministrazione (Cons. St., sez. IV, 26 giugno 2004, n. 4480), garantendo al contempo la piena visibilità all’azione amministrativa nel momento della sua realizzazione, nonché la partecipazione del soggetto destinatario dell’atto finale alla fase istruttoria preordinata all’adozione del provvedimento (Cons. St., sez. V, 10 gennaio 2007, n. 36), consentendo così all’interessato, già nel corso del procedimento, di formulare osservazioni e di rappresentare all’amministrazione stessa nuovi elementi, anche al fine di evitare l’emanazione di un atto che, altrimenti, potrebbe essere affetto da eccesso di potere per erroneità nei presupposti e nelle valutazioni (T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 24 febbraio 2011, n. 1129).
In tale contesto normativo, appare pertanto evidente che la dedotta ed incontestata inosservanza delle norme relative agli adempimenti procedimentali di cui agli artt. 7, 8 e 10 bis della legge n. 241/90, abbia impedito ai ricorrenti di poter eventualmente allegare, in sede di istruttoria procedimentale, possibili circostanze legittimanti, nei termini sopra descritti, il permanere, per il tempo necessario alla definizione del gravame avverso la decisione di rigetto della Commissione, delle misure di accoglienza di cui erano beneficiari. Ciò ha determinato, ad avviso del Collegio, una disfunzione all’interno del processo decisionale dell’amministrazione procedente, la quale, a seguito del mancato apporto sostanziale del destinatario del provvedimento finale, non si è trovata nella posizione di poter comparare al meglio gli interessi coinvolti e, in particolare, l’interesse pubblico principale a fronte degli altri interessi sia pubblici che privati coinvolti (Cons. St., sez. V, 21 aprile 2006, n. 2254).
In definitiva, per quanto sopra esposto, il ricorso merita accoglimento e le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo, unitamente al contributo unificato spettante al passaggio in giudicato della decisione, il tutto con distrazione in favore del procuratore istante dichiaratosi antistatario.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Condanna l’amministrazione intimata al rimborso in favore di parte ricorrente delle spese giudiziali che si liquidano nella misura di € … oltre accessori di legge se dovuti, e rimborso del contributo unificato, il tutto con distrazione in favore del procuratore antistatario.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2017
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