Stranieri. Ricongiungimento familiare, annullamento diniego visto

TAR Campania, Sezione Settima, sentenza del 23 marzo 2018 – – – Stranieri. Ricongiungimento familiare – annullamento diniego del visto d’ingresso – ritardo (non giustificato) nell’ottemperare alla sentenza del giudice ordinario – risarcimento danni

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Stranieri

Ricongiungimento familiare – annullamento diniego del visto d’ingresso – ritardo (non giustificato) nell’ottemperare alla sentenza del giudice ordinario – risarcimento danni

TAR Campania, Sezione Settima, sentenza del 23 marzo 2018

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Il ritardo (non giustificato) nell’ottemperare alla sentenza del giudice ordinario con la quale è annullato il diniego del visto d’ingresso per ricongiungimento familiare e stabilita la spettanza del relativo visto, rappresenta una grave lesione del diritto alla unità familiare, in quanto tale risarcibile dal Ministero degli Affari Esteri, per la cui determinazione è utilizzabile il canone dell’equità. Le spese seguono la soccombenza.

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Testo

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Settima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale xxx del 2016, proposto da:
Aaa Bbb Ccc, Ddd Eee, rappresentati e difesi dall’avvocato … , con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, … ;
contro
Ministero degli Affari Esteri non costituito in giudizio;
per l’esecuzione
dell’ordinanza del 28.7.2015 RG xxx/2015 del Tribunale di Napoli con il quale è stato annullato il provvedimento n. xxx/2014 di diniego di rilascio di visto d’ingresso per ricongiungimento al padre.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2018 il dott. Luca De Gennaro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Considerato che:
– i ricorrenti hanno chiesto l’esecuzione dell’ordinanza suindicata con cui è stato annullato il provvedimento n. xxx/2014 dell’ambasciata italiana a Islamabad di diniego del visto d’ingresso per ricongiungimento familiare tra il sig. Ddd Eee, residente con permesso di soggiorno in Italia e il figlio Aaa Bbb Ccc, residente in Pakistan;
– il giudice ordinario con tale ordinanza (emessa a seguito del rito di cui all’art. 20 D.lgs 150/2011, divenuta definitiva e idonea a produrre gli effetti del giudicato ex art. 2909 c.c.) ha stabilito la spettanza del visto di ingresso al sig. Aaa Bbb Ccc;
– il suddetto visto è stato rilasciato dall’amministrazione il 21.xxx.2016, una volta introdotto il giudizio di ottemperanza;
– per la parte volta ad ottenere il visto, il ricorso è quindi improcedibile per cessata materia del contendere, come dichiarato dallo stesso difensore dei ricorrenti all’udienza camerale del 20 marzo 2018;
– permane l’interesse alla decisione della domanda risarcitoria per violazione del giudicato;
– nel merito di tale domanda, il ritardo nell’ottemperare alla sentenza del giudice ordinario ha rappresentato un’evidente lesione del diritto alla unità familiare quale diritto fondamentale della persona (cfr. Corte Costituzionale n. 28/1995, n. 376/2000, n. 202 del 2013).
– la controversia promossa dallo straniero nei confronti del Ministero degli Esteri per il risarcimento del danno da ritardo nel rilascio del visto d’ingresso per ricongiungimento familiare appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo (Cass. sez. un. 22612/2014);
– di fronte al giudice dell’ottemperanza può essere proposta azione di risarcimento dei danni connessi alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato (art. 112 cod. proc. amm.).
– il ritardo non ha alcuna giustificazione, che sia ricavabile dagli atti del giudizio;
Ritenuto che:
– occorre dichiarare la cessazione della materia del contendere per quanto concerne la richiesta di visto d’ingresso;
– sussistono i presupposti per la condanna in via risarcitoria in quanto il ritardo ingiustificato nel rilascio del visto contrasta colpevolmente con quanto statuito dal giudice civile;
– il ritardo ha provocato l’impossibilità temporanea di ricongiungimento tra padre e figlio;
– tenuto conto del tempo trascorso tra la decisione del giudice civile e il rilascio del visto, dell’età del sig. Ccc (divenuto maggiorenne il xxx 2013), della distanza tra Italia e Pakistan e della situazione complessiva appare equa la determinazione di una somma complessiva di 3.000 euro (1.500 per ciascun ricorrente) a titolo di risarcimento del danno subito per tardiva esecuzione del giudicato.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
– dichiara parzialmente cessata la materia del contendere;
– condanna a titolo risarcitorio il Ministero degli Esteri al pagamento della somma, determinata in via equitativa, di 1.500 euro per ciascuno dei due ricorrenti;
– condanna lo stesso Ministero alla rifusione delle spese di giudizio, liquidate in complessivi 1.500 euro, oltre Iva, Cpa e rimborso spese generali, come per legge; oltre al contributo unificato, se ed in quanto versato. Con distrazione in favore dei difensori antistatari.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2018 con l’intervento dei magistrati:
Rosalia Maria Rita Messina, Presidente
Marina Perrelli, Consigliere
Luca De Gennaro, Consigliere, Estensore
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